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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per furto, resistenza e possesso di grimaldelli. Il motivo del ricorso, relativo al mancato riconoscimento di un’attenuante, è stato giudicato una mera riproposizione di censure già respinte dalla Corte d’Appello, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 5 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16641 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 16641/2024)

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Motivi Ripetitivi

Quando si presenta un ricorso in Corte di Cassazione, è fondamentale formulare censure specifiche e nuove rispetto a quanto già discusso nei precedenti gradi di giudizio. In caso contrario, si rischia una declaratoria di ricorso inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese e di una sanzione. Un’ordinanza recente della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di questa regola procedurale.

I Fatti del Processo

Il caso in esame riguarda un individuo condannato in primo grado e in appello per una serie di reati: furto in abitazione, resistenza a pubblico ufficiale e possesso ingiustificato di grimaldelli. L’imputato, non soddisfatto della sentenza della Corte d’Appello di Napoli, ha deciso di presentare ricorso per cassazione.

Tuttavia, l’appello si basava su un unico motivo: un presunto vizio di motivazione della sentenza impugnata riguardo al mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all’art. 62 n. 4 del codice penale.

La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16641/2024, ha tagliato corto, dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno rilevato che il motivo presentato dal ricorrente non era altro che una riproposizione di argomenti già ampiamente esaminati e motivatamente respinti dal giudice di merito, ovvero la Corte d’Appello.

Questa decisione comporta non solo l’impossibilità di esaminare nel merito la questione sollevata, ma anche due conseguenze economiche dirette per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La motivazione della Suprema Corte si fonda su un principio cardine del giudizio di legittimità. La Corte di Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono rivalutare i fatti e le prove. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione delle sentenze precedenti. Presentare un ricorso che si limita a ripetere le stesse argomentazioni già disattese, senza individuare uno specifico errore di diritto commesso dal giudice d’appello, trasforma il ricorso in un tentativo di ottenere una nuova valutazione del merito, compito che non spetta alla Cassazione. Nel caso di specie, i giudici hanno evidenziato che la Corte d’Appello aveva già fornito “corretti argomenti giuridici” per giustificare il mancato riconoscimento dell’attenuante. Pertanto, il ricorso è stato giudicato privo dei requisiti minimi per poter essere esaminato.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

La decisione in commento ribadisce un’importante lezione pratica: l’appello in Cassazione deve essere preparato con estrema cura, focalizzandosi su vizi di legittimità e non sulla semplice riproposizione delle proprie tesi. Un ricorso inammissibile non solo è inefficace ai fini della difesa, ma si traduce anche in un aggravio di costi per l’imputato. È quindi essenziale, per i legali, strutturare il ricorso evidenziando in modo chiaro e specifico le violazioni di legge o i vizi logici della sentenza impugnata, evitando di presentare doglianze generiche o meramente ripetitive, destinate a un’inevitabile dichiarazione di inammissibilità.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
È stato dichiarato inammissibile perché l’unico motivo proposto era una semplice riproposizione di censure già adeguatamente esaminate e respinte con corretti argomenti giuridici dalla Corte d’Appello.

Qual era l’oggetto principale del ricorso?
L’oggetto del ricorso era il presunto vizio di motivazione della sentenza d’appello in merito al mancato riconoscimento della circostanza attenuante prevista dall’art. 62 n. 4 del codice penale.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ordinanza
Provvedimento del giudice che decide su questioni procedurali o istanze specifiche senza definire il merito finale della causa, come nel caso della dichiarazione di inammissibilità di un ricorso.
Ricorso inammissibile
Un'impugnazione che non viene esaminata nel merito perché priva dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge, ad esempio quando si limita a ripetere argomenti già respinti.
Circostanza attenuante
Elemento previsto dalla legge che, se riconosciuto, può comportare una diminuzione della pena per il reato commesso.
Vizio di motivazione
Un difetto nel ragionamento logico-giuridico con cui il giudice ha giustificato la propria decisione.
Giudice di merito
Il giudice che valuta i fatti e le prove del caso (tribunale di primo grado e corte d'appello), a differenza del giudice di legittimità (Corte di Cassazione) che controlla la corretta applicazione della legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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