Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione non Riesamina i Fatti
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16647 del 2024, ha ribadito un principio fondamentale del nostro ordinamento processuale: il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una terza istanza di merito. La vicenda offre uno spunto per analizzare le ragioni che portano a un ricorso inammissibile e le relative conseguenze per chi lo propone. Il caso in esame riguarda un individuo condannato per tentato furto che ha cercato di ottenere una riqualificazione del reato basandosi su argomenti giudicati inconsistenti dalla Suprema Corte.
La Vicenda Processuale: dal Tentato Furto alla Cassazione
La vicenda giudiziaria ha origine da una condanna per il reato di tentato furto, previsto dagli articoli 56 e 624 bis del codice penale. Dopo la conferma della condanna da parte della Corte d’Appello di Roma, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. L’obiettivo del ricorrente non era contestare un errore di diritto nell’applicazione delle norme, ma ottenere una diversa qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che le sue azioni configurassero il reato meno grave di invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.) anziché il tentato furto.
Le Ragioni del Ricorso Inammissibile secondo la Suprema Corte
Il cuore della decisione della Cassazione risiede nella natura dei motivi presentati dall’imputato. La Corte ha stabilito che il ricorso inammissibile si fondava su due pilastri deboli e non ammessi nel giudizio di legittimità:
- Non consentite rivisitazioni del fatto: L’imputato chiedeva alla Cassazione di riesaminare le prove e le circostanze materiali del caso per giungere a una diversa interpretazione. Tuttavia, la Suprema Corte non è un ‘terzo giudice’ del fatto; il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata, non ricostruire l’accaduto.
- Assunti del tutto apodittici: Le argomentazioni a sostegno della richiesta di derubricazione sono state giudicate ‘apodittiche’, ovvero presentate come verità evidenti ma prive di un reale fondamento probatorio o di una solida argomentazione giuridica. Mancavano, in sostanza, elementi concreti per sostenere la tesi difensiva.
La Richiesta di Derubricazione
Il tentativo di far passare il fatto da tentato furto a invasione di edifici è stato il fulcro del ricorso. Questa strategia difensiva mirava a ottenere una pena significativamente più mite. Tuttavia, per la Cassazione, tale richiesta implicava una rilettura del quadro fattuale già cristallizzato nei precedenti gradi di giudizio, un’operazione preclusa in sede di legittimità.
Le Motivazioni della Decisione
Le motivazioni della Corte sono chiare e lineari. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a ottenere una nuova valutazione del merito della vicenda, compito che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha il ruolo di garante della nomofilachia, cioè dell’uniforme interpretazione e applicazione della legge su tutto il territorio nazionale. Non può, quindi, sostituire la propria valutazione dei fatti a quella dei giudici che l’hanno preceduta, a meno che la motivazione di questi ultimi non sia manifestamente illogica, contraddittoria o carente, vizi che non sono stati riscontrati nel caso di specie.
Le Conclusioni
L’ordinanza si conclude con una declaratoria di inammissibilità del ricorso. Tale decisione comporta due conseguenze dirette per il ricorrente. In primo luogo, la condanna per tentato furto diventa definitiva. In secondo luogo, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 Euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o dilatori, che sovraccaricano il sistema giudiziario senza avere reali possibilità di accoglimento.
Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si basava su una richiesta di rivalutazione dei fatti del processo, attività non consentita alla Corte di Cassazione, e su argomentazioni ritenute del tutto apodittiche, cioè prive di un adeguato supporto probatorio e giuridico.
Cosa chiedeva il ricorrente alla Corte di Cassazione?
Il ricorrente chiedeva che il reato per cui era stato condannato, ovvero il tentato furto ai sensi degli artt. 56 e 624 bis c.p., venisse riqualificato (derubricato) nel delitto meno grave di invasione di terreni o edifici, previsto dall’art. 633 c.p.
Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.