Doppia licenza scommesse: la Cassazione prende tempo
L’installazione di apparecchi da gioco in un’attività di raccolta scommesse richiede una doppia licenza scommesse? È questa la complessa domanda al centro di una recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione. Con il provvedimento n. 17616 del 2024, i giudici hanno deciso di non decidere, rinviando la causa a una pubblica udienza per approfondire le delicate questioni sollevate, che toccano anche i principi del diritto europeo.
I Fatti del Caso
Tutto ha origine da un verbale di contestazione del 2014. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli multava il titolare di un esercizio commerciale per aver installato videoterminali da intrattenimento (previsti dall’art. 110, comma 6, lett. a del TULPS) senza la specifica autorizzazione di polizia richiesta dall’art. 88 dello stesso Testo Unico. L’esercente si difendeva sostenendo di essere già in possesso della licenza ex art. 86 TULPS per la raccolta di scommesse e che, pertanto, non fosse necessario un ulteriore titolo autorizzativo. A complicare il quadro, vi era il fatto che il titolare aveva già impugnato dinanzi al tribunale amministrativo il diniego al rilascio della licenza ex art. 88.
La Decisione dei Giudici di Merito
Sia il Giudice di Pace che, in appello, il Tribunale di Bari, hanno dato ragione all’Agenzia delle Dogane. Secondo i giudici di merito, la licenza per la raccolta scommesse (art. 86 TULPS) e quella per l’installazione di apparecchi da gioco (art. 88 TULPS) sono due autorizzazioni distinte e non fungibili. La presenza della prima non esclude la necessità della seconda. Inoltre, il Tribunale ha ritenuto irrilevante la pendenza del ricorso amministrativo contro il diniego della licenza, affermando che l’illecito sussiste per la semplice mancanza del titolo autorizzativo al momento del controllo.
I Motivi del Ricorso e la questione sulla licenza scommesse
L’esercente ha portato il caso davanti alla Corte di Cassazione, sollevando cinque motivi di ricorso. I punti principali della sua difesa si concentravano su:
- Errata interpretazione delle norme: La tesi era che, in presenza di una licenza ex art. 86, non fosse necessaria quella ex art. 88, evidenziando una presunta contraddittorietà e incertezza interpretativa nella normativa.
- Impossibilità di sanzionare: Si sosteneva l’illegittimità della multa inflitta mentre era ancora pendente il giudizio amministrativo contro il diniego della licenza.
- Violazione del diritto dell’Unione Europea: Il ricorrente ha lamentato un contrasto tra la normativa nazionale, così interpretata, e i principi europei di libertà di stabilimento e libera circolazione dei servizi (artt. 49 e 56 TFUE), chiedendo un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’UE.
Le Motivazioni dell’Ordinanza Interlocutoria
La Corte di Cassazione, di fronte alla complessità delle argomentazioni, ha emesso un’ordinanza interlocutoria. Questo tipo di provvedimento non decide il merito della controversia, ma serve a gestire il procedimento. I giudici hanno ritenuto che le questioni sollevate, in particolare quelle relative all’interpretazione delle norme nazionali in rapporto al diritto dell’Unione Europea, fossero di tale importanza da meritare una trattazione approfondita in una pubblica udienza. La Corte ha quindi deciso di “rinviare la causa a nuovo ruolo”, prendendo tempo per un esame più ponderato e collegiale.
Le Conclusioni
L’ordinanza n. 17616/2024 lascia aperta la questione cruciale sul cumulo delle autorizzazioni nel settore dei giochi e delle scommesse. La decisione finale della Corte di Cassazione, che seguirà alla pubblica udienza, avrà un impatto significativo per tutti gli operatori del settore. Sarà fondamentale per chiarire se la licenza scommesse ex art. 86 TULPS possa in qualche modo assorbire o rendere superflua quella prevista dall’art. 88 per gli apparecchi da gioco, e soprattutto per stabilire la compatibilità di questo doppio binario autorizzativo con i principi fondamentali del mercato unico europeo.
È sufficiente la licenza ex art. 86 TULPS per installare apparecchi da intrattenimento in un locale per scommesse?
Secondo le decisioni dei giudici di merito riportate nel provvedimento, no. Essi hanno ritenuto necessaria anche la specifica autorizzazione prevista dall’art. 88 TULPS, considerandole due licenze distinte. La Corte di Cassazione non si è ancora espressa definitivamente sulla questione.
Si può essere multati per mancanza di una licenza se è in corso un ricorso contro il suo diniego?
Sì. Secondo quanto affermato dal Tribunale nel giudizio d’appello, la pendenza di un’impugnazione contro il diniego di una licenza non sospende l’obbligo di possederla. L’illecito amministrativo si configura per il solo fatto di operare senza il titolo autorizzativo richiesto.
Qual è stata la decisione finale della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione non ha emesso una decisione finale sul merito. Con l’ordinanza interlocutoria analizzata, ha rinviato la causa a una futura udienza pubblica per poter discutere in modo approfondito le complesse questioni sollevate, in particolare quelle relative alla compatibilità della normativa italiana con il diritto dell’Unione Europea.