Società in house providing e contratti: la Cassazione si pronuncia sulla competenza
Una recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha affrontato una questione procedurale di grande rilevanza: la competenza a decidere le controversie che coinvolgono una società in house providing. Questo tipo di società, pur avendo la forma di un’azienda privata, opera come un vero e proprio braccio operativo della Pubblica Amministrazione. Il caso esaminato chiarisce quale sezione specializzata della Corte Suprema debba trattare queste specifiche liti.
I fatti del caso
La vicenda nasce da un contratto di fornitura di energia elettrica. Una società per azioni, incaricata della gestione del servizio idrico integrato per conto di 64 comuni, aveva stipulato un contratto con un importante fornitore di energia. Successivamente, la società del servizio idrico ha agito in giudizio per ottenere la risoluzione del contratto, sostenendo l’avveramento di una condizione risolutiva prevista da una normativa speciale (D.L. 95/2012) applicabile alle pubbliche amministrazioni, che le avrebbe consentito di passare a tariffe più vantaggiose.
Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno respinto le richieste della società idrica, affermando che essa, pur essendo a totale partecipazione pubblica, non rientrasse nella definizione di ‘pubblica amministrazione’ ai fini di quella specifica legge, e che quindi non potesse invocarne le tutele.
La questione della natura della società in house providing
La società idrica ha quindi presentato ricorso in Cassazione, basando le sue difese su due motivi principali.
Con il primo motivo, ha sostenuto che i giudici di merito avessero errato nel non considerarla una pubblica amministrazione. Ha richiamato una consolidata giurisprudenza, sia amministrativa che delle Sezioni Unite della Cassazione, che qualifica le società in house come longa manus dell’ente pubblico controllante, equiparandole di fatto a un’articolazione della P.A. Di conseguenza, secondo la ricorrente, le norme speciali invocate avrebbero dovuto essere applicate.
Con il secondo motivo, ha affermato che, anche a non voler applicare la legge direttamente, la condizione risolutiva fosse stata comunque recepita nel contratto per volontà delle parti, come dimostrato da una serie di comportamenti concludenti e dalla consapevolezza del fornitore di applicare alla società idrica un trattamento riservato alle pubbliche amministrazioni.
Le motivazioni
La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, investita del ricorso, non è entrata nel merito della controversia. Ha invece emesso un’ordinanza interlocutoria focalizzandosi su un aspetto puramente procedurale: la competenza tabellare.
La Corte ha osservato che l’oggetto della causa, pur originando da un contratto di somministrazione di diritto privato, riguarda una domanda avanzata contro una società in house providing, incaricata di gestire un servizio pubblico fondamentale come quello idrico integrato. Citando un proprio precedente specifico (Cass. n. 18166/2023), i giudici hanno stabilito che le controversie di questa natura rientrano nella competenza della Prima Sezione Civile, ovvero la sezione specializzata nelle materie che coinvolgono la Pubblica Amministrazione e i suoi enti.
La decisione si basa sulla natura sostanziale del soggetto coinvolto. La qualifica di società in house providing non è un mero dettaglio formale, ma definisce la sua essenza di strumento dell’ente pubblico per il perseguimento di finalità di interesse generale. Pertanto, anche le liti che la riguardano devono essere trattate dalla sezione della Corte con la competenza specifica in materia.
Le conclusioni
In conclusione, la Corte di Cassazione non ha deciso se la società idrica avesse o meno diritto a risolvere il contratto, ma ha stabilito un importante principio procedurale. Il caso è stato rinviato a nuovo ruolo e trasmesso alla Prima Sezione Civile, che sarà l’organo competente a decidere nel merito. Questa ordinanza rafforza l’orientamento giurisprudenziale che riconosce la natura sostanzialmente pubblica delle società in house, con importanti implicazioni sulla gestione del contenzioso che le vede coinvolte. La scelta della sezione competente non è una formalità, ma garantisce che la decisione sia presa dal collegio con la massima esperienza nella specifica area del diritto pubblico e societario.
Una società che opera secondo il modello in house providing è considerata una pubblica amministrazione ai fini procedurali in Cassazione?
Sì, secondo questa ordinanza, una controversia che ha per oggetto una domanda proposta contro una società organizzata secondo il modello in house providing e incaricata di gestire un servizio pubblico integrato rientra nella competenza tabellare della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, specializzata in materia di pubblica amministrazione.
Qual è stata la decisione principale presa dalla Corte con questa ordinanza?
La Corte non ha deciso il merito della controversia (cioè se il contratto dovesse essere risolto o meno), ma ha emesso un’ordinanza interlocutoria con cui ha disposto la trasmissione del ricorso alla Prima Sezione Civile, ritenendola tabellarmente competente a trattare il caso data la natura del soggetto coinvolto.
Perché la natura del contratto (fornitura di energia) non è stata decisiva per stabilire la competenza della sezione?
Sebbene il caso nasca da un contratto di somministrazione, che è di diritto privato, la Corte ha ritenuto prevalente la natura del soggetto parte della controversia. La qualifica di società in house providing, che agisce come un’estensione della pubblica amministrazione, ha indirizzato la questione verso la sezione specializzata in materia di P.A., indipendentemente dal tipo di contratto alla base della lite.