Ricorso Inammissibile: La Cassazione Boccia l’Appello “Fotocopia”
Presentare un ricorso in appello è un diritto fondamentale, ma deve seguire regole precise. Un ricorso inammissibile è l’esito che attende chi ignora un principio cardine del processo: l’impugnazione deve essere una critica argomentata alla sentenza che si contesta, non una semplice riproposizione di vecchie difese. Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ribadisce con fermezza questo concetto, sanzionando un appello che si è rivelato una mera “fotocopia” del precedente.
Il Contesto del Caso: Rifiuto di Sottoporsi agli Accertamenti
La vicenda giudiziaria trae origine da una condanna emessa dal Tribunale e parzialmente riformata dalla Corte d’Appello. Un automobilista era stato ritenuto colpevole del reato previsto dall’art. 187, comma 8, del Codice della Strada, per essersi rifiutato di sottoporsi agli accertamenti volti a verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti. La pena rideterminata in appello consisteva in quattro mesi di arresto e 1.000,00 euro di ammenda.
Contro questa decisione, l’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione, lamentando una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione sulla sussistenza del reato.
Le ragioni del ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione, tuttavia, non è nemmeno entrata nel merito della questione. Il ricorso è stato dichiarato immediatamente inammissibile. La ragione è tanto semplice quanto fondamentale dal punto di vista procedurale: il ricorso presentato era una sterile reiterazione delle stesse argomentazioni già sollevate nell’atto di appello e già respinte, con ampia motivazione, dalla Corte territoriale.
In altre parole, il difensore non ha formulato una critica specifica contro le argomentazioni della sentenza d’appello, ma si è limitato a riproporre le medesime doglianze, ignorando completamente il percorso logico-giuridico seguito dal giudice di secondo grado per confermare la responsabilità penale.
La Funzione dell’Impugnazione: Critica Argomentata e non Mera Ripetizione
La Suprema Corte coglie l’occasione per ricordare quale sia la funzione tipica di ogni impugnazione. Ai sensi degli articoli 581 e 591 del codice di procedura penale, un ricorso, per essere ammissibile, deve contenere l’indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sostengono la richiesta.
Questo si traduce in un obbligo preciso: confrontarsi puntualmente con la motivazione del provvedimento che si intende contestare. Se l’atto di impugnazione, come nel caso di specie, non dialoga con la decisione impugnata ma si limita a ripetere argomenti già esaminati, perde la sua funzione essenziale. Non è più una critica, ma un lamento generico, e come tale non può essere accolto.
Le motivazioni
La motivazione della Cassazione si fonda su un principio consolidato: l’effetto devolutivo dell’appello non consente di riproporre sic et simpliciter le stesse questioni al giudice superiore. L’appellante ha l’onere di dimostrare l’erroneità della prima decisione attraverso una critica mirata. Quando, come in questo caso, la Corte d’Appello ha fornito una risposta puntuale alle censure mosse, il successivo ricorso in Cassazione deve attaccare quella risposta, non riproporre le censure originarie. Non facendolo, il ricorso si svuota di significato e diventa un atto processuale superfluo, destinato inevitabilmente all’inammissibilità.
Le conclusioni
La decisione ha importanti implicazioni pratiche. Essa serve da monito per gli operatori del diritto sull’importanza di redigere atti di impugnazione specifici e argomentati. Un approccio “copia e incolla” non solo è processualmente inefficace, ma comporta anche conseguenze economiche negative per l’assistito. La declaratoria di inammissibilità, infatti, ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già presentate nel precedente atto di appello, senza confrontarsi criticamente e specificamente con le motivazioni della sentenza impugnata.
Cosa deve contenere un atto di impugnazione per essere valido?
Secondo la Corte, un atto di impugnazione deve contenere una critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce. Deve indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso, confrontandosi in modo puntuale con le argomentazioni della decisione che si contesta.
Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso 3.000,00 euro) in favore della Cassa delle ammende. Inoltre, la sentenza impugnata diventa definitiva.