Appello avverso la sentenza di separazione personale, inammissibilità o improcedibilità

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
CORTE DI APPELLO DI CALTANISSETTA
SEZIONE CIVILE

La Corte di Appello di Caltanissetta, Sezione Civile, così composta:
in camera di consiglio, ha pronunciato la seguente

SENTENZA n. 290/2019 pubblicata il 06/05/2019

nella causa civile iscritta al n. /2017 R.G. avente ad oggetto appello avverso la sentenza del Tribunale di Gela n. /2017 del 30 marzo 2017, promossa da

XXX, nata a, elettivamente domiciliata in presso lo studio dell’Avv. ;

– appellante ricorrente –

rappresentata e difesa dall’Avv.; contro

YYY, nato a;

– appellato – e

con la partecipazione del Pubblico Ministero presso questa Corte.

CONCLUSIONI DELLE PARTI

Per l’appellante: nel merito

– confermare i punti 1, 2 e 3 della sentenza;

– riformare il punto 4 della sentenza e così porre a carico di YYY un assegno di mantenimento in favore di XXX pari alla metà del reddito mensile da pensione dallo stesso percepito (secondo la quantificazione che scaturirà dall’ordine di esibizione chiesto in linea istruttoria, e comunque in misura non inferiore ad euro 450,00), o, in subordine, ad euro 350,00 (per come originariamente stabilito nell’Ordinanza presidenziale del 6 marzo 2013);

– riformare il punto 5 della sentenza e così condannare l’appellato al pagamento delle competenze dei due gradi di giudizio.

Il rappresentante della Procura della Repubblica presso questa Corte ha espresso parere contrario all’accoglimento del gravame.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con sentenza n. 263/2017 del 30 marzo 2017 il Tribunale di Gela così statuiva:

1) dichiarava la separazione personale dei coniugi XXX e YYY, unitisi in matrimonio in Gela in data 23/01/1969;

2) respingeva la domanda di addebito a carico della XXX;

3) assegnava la casa coniugale sita in, ad entrambi i coniugi secondo la seguente modalità: ciascuno nell’appartamento autonomo, in atto occupato da ciascun coniuge, ubicati un piano sopra l’altro;

4) poneva a carico del YYY l’obbligo di corrispondere alla XXX la somma di € 200,00 mensili, rivalutata annualmente secondo gli indici ISTAT (FOI), da pagarsi entro il giorno 5 di ogni mese; YYY veniva altresì onerato del pagamento delle utenze e delle tasse relative alla casa comune;

5) compensava interamente tra le parti le spese del giudizio;

6) mandava alla cancelleria di trasmettere copia autentica del dispositivo, limitatamente al primo capo, al suo passaggio in giudicato, all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di, perché provvedesse alle annotazioni ed ulteriori incombenze di legge.

Avverso la predetta decisione ha proposto appello XXX, con ricorso depositato in data 30/10/2017, concludendo, previa riapertura dell’istruttoria, come indicato in epigrafe.

Con decreto del 16 novembre 2017 la prima udienza è stata fissata in data 7 febbraio 2018 ed è stato assegnato termine all’impugnante sino al 31/12/2017 per la notificazione dell’appello e del decreto stesso alla controparte. All’udienza del 7.02.2018 l’appellante ha rappresentato di non aver potuto notificare il decreto di fissazione di udienza; la Corte ha quindi concesso termine sino al 15 marzo 2018 per la notifica del decreto di comparizione e del verbale d’udienza, rinviando all’udienza del 6.06.2018.

A quest’ultima l’impugnante ha nuovamente chiesto termine per la rinotifica. La Corte, salva ogni valutazione in punto di ammissibilità del gravame in sede di decisione, ha concesso nuovo termine per la notifica del ricorso e ha rinviato all’udienza del 3 ottobre 2018, alla quale è stata fissata l’udienza di discussione in data 6/03/2019. A tale udienza l’appellante ha insistito nelle proprie domande e richieste istruttorie; la causa è stata quindi posta in decisione.

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L’appello è improcedibile.

Secondo un recente arresto della Suprema Corte “Nel procedimento di appello avverso la sentenza di divorzio, disciplinato dal rito camerale, il termine per la notifica del ricorso e del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di comparizione non ha carattere perentorio, sicchè la sua inosservanza non comporta la dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione, ma impone soltanto, ove l’appellato non si sia costituito, l’assegnazione di un nuovo termine, perentorio, mentre la sua avvenuta costituzione ha efficacia sanante del vizio di omessa o inesistente notifica, in applicazione analogica del regime previsto dagli artt. 164 e 291 cod. proc. civ.” (Cass. Sez. I Civ., 7 ottobre 2014, n. 21111). Non v’è motivo per non ritenere estensibile detto orientamento anche al giudizio di appello avverso la sentenza di separazione personale, procedimento anch’esso retto dal rito camerale (v. artt. 709 bis, ult. periodo c.p.c. e 23, co. 1 L. 6 marzo 1987, n. 74 in combinato disposto con l’art. 4, co. 15 L. n. 898/1970, come modificato dall’art. 8 L. n. 74 cit.).

Ordunque dal principio sopra enunciato si ricava come il secondo termine assegnato per la notifica del ricorso introduttivo e del susseguente decreto di fissazione d’udienza abbia carattere perentorio, sicché un suo imputabile infruttuoso decorso condurrà inesorabilmente alla dichiarazione di improcedibilità del giudizio. Ed invero, la preclusione all’evocazione in giudizio della parte appellata determinata dall’inosservanza colpevole del termine perentorio a tal fine assegnato si traduce nell’impossibilità di una corretta instaurazione del contraddittorio, circostanza che in tutta evidenza osta alla definizione nel merito del gravame.

Nel caso di specie il secondo termine – questo sì perentorio – assegnato alla XXX all’udienza del 7 febbraio 2018 per la notifica alla controparte dell’atto introduttivo e del pedissequo decreto non è stato osservato dall’appellante; la stessa non ha poi nè chiesto di essere rimessa in termini, nè ha comunque addotto ragioni di sorta che giustificassero la non imputabilità della predetta inosservanza. Non essendo stato rispettato il termine concesso all’udienza del 7.02.2018 l’appello va pertanto dichiarato improcedibile.

Nè ad una conclusione siffatta appare di ostacolo il provvedimento reso dalla Corte all’udienza del 6.06.2018, in quanto espressamente emesso con riserva di ogni valutazione in ordine alla regolarità in rito del giudizio.

La mancata costituzione nel presente procedimento di YYY esime questa Corte dallo statuire sulle spese di lite.

P. Q. M.

la Corte d’Appello

definitivamente pronunciando, reietta ogni contraria istanza, eccezione e difesa, dichiara improcedibile l’appello sollevato da XXX avverso la sentenza del Tribunale di Gela n. /2017 del 30 marzo 2017.

Nulla sulle spese.

Dà atto della sussistenza dei presupposti di cui all’art. 13, co. 1 quater D.P.R. n. 115/2002.

Caltanissetta, 2 maggio 2019.

Il Consigliere est. Il Presidente

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