Strade pubbliche, responsabilità della pubblica amministrazione

L’ente pubblico proprietario di una strada extraurbana ha l’obbligo di mantenere in buono stato di manutenzione anche la zona non asfaltata, posta a livello tra i margini della carreggiata stradale e i limiti della sede stradale, definita “banchina”. Così si è espressa la Suprema Corte in merito alla richiesta di risarcimento dei danni morali e materiali subiti a seguito di un incidente occorso su una strada provinciale, allorquando, il ciglio destro della carreggiata franava sotto il peso di un autocarro, facendolo precipitare nella sottostante scarpata. La Corte evidenzia come tale zona sia parte della struttura della strada, e la relativa utilizzabilità, anche per sole manovre saltuarie di breve durata, pone esigenze di sicurezza e prevenzione analoghe a quelle che valgono per la carreggiata. Anche essa, come quest’ultima, non deve invero presentare per l’utente insidie o trabocchetti, con conseguente imputabilità alla P.A. dei danni che ne siano derivati. Sebbene non pavimentata, tale zona, in assenza di specifica segnalazione di segno contrario, suscita infatti negli utenti, anche per la sua apparenza esteriore, affidamento di consistenza e di sicura transitabilità. L’ente proprietario di strade pubbliche ha l’obbligo di relativa manutenzione, nonché l’obbligo di prevenire e, se del caso, di segnalare qualsiasi situazione di pericolo o di insidia inerente non solo alla sede stradale ma anche alla zona non asfaltata sussistente ai limiti della medesima. La P.A. incontra limiti al suo agire discrezionale nell’obbligo di vigilanza e controllo dei beni demaniali derivanti dalle norme di legge e di regolamento, nonché dalle norme tecniche e da quelle di comune prudenza e diligenza, e, in particolare, dalla norma primaria e fondamentale del neminem laedere, in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al cosiddetto trabocchetto o insidia stradale. L’insidia determinante pericolo occulto non è contemplata dalla norma di cui all’art. 2043, con la conseguenza che, diversamente da quanto pure affermato dalla stessa Corte, della relativa prova non può ritenersi onerato il danneggiato. La posizione probatoria del danneggiato risulterebbe diversamente aggravata, in contrasto non solo con il tenore letterale ed il portato sostanziale della norma ma anche con le stesse scelte di fondo dell’ordinamento in materia di responsabilità civile, rispondenti al riconosciuto favor per il soggetto che ha subito la lesione di una propria posizione giuridica soggettiva giuridicamente rilevante e tutelata, che, laddove non prevenuta, ne impone la rimozione o il ristoro da parte del danneggiante. L’insidia e trabocchetto può sul piano probatorio considerarsi viceversa rilevante laddove al proprietario di strade pubbliche è consentito dare la c.d. prova liberatoria, dimostrando cioè di avere adottato tutte le misure idonee a prevenire ed impedire che il bene demaniale presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto produttiva di danno a terzi, con lo sforzo diligente adeguato alla natura della cosa e alle circostanze del caso concreto, al fine di fare in sostanza valere la propria mancanza di colpa e, se del caso, il concorso di colpa del danneggiato (per la compatibilità tra la responsabilità della p.a. ex. art. 2043 c.c. per cd. insidia stradale ed il concorso colposo del danneggiato ex. art. 1227 c.1 c.c.). Cassazione Civile, Sezione Terza, Sentenza n. 5445 del 14 marzo 2006