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Sezione Seconda Penale — Anno 2022

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Confisca beni contraffatti: archiviazione penale non salva la merce
Un commerciante ha proposto ricorso contro la decisione di confiscare e distruggere migliaia di capi di abbigliamento ritenuti contraffatti, nonostante il procedimento penale a suo carico fosse stato archiviato. L'uomo sosteneva di aver acquistato regolarmente la merce e che i capi non avrebbero ingannato i consumatori. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la **confisca beni contraffatti** è legittima e obbligatoria anche in caso di archiviazione, se il fatto di reato (la contraffazione) sussiste materialmente. La regolarità fiscale dell'acquisto non esclude la natura contraffatta dei beni.
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Ricettazione di assegni clonati: l’incasso esclude il delitto
La vicenda nasce dal versamento bancario di due titoli di credito falsificati. La titolare del conto corrente ha incassato due titoli integralmente contraffatti a nome di un terzo soggetto ignaro. I giudici di merito hanno condannato la donna per il reato di ricettazione, escludendo la sua partecipazione alla materiale contraffazione a causa della complessità tecnica dell'operazione e della sua condizione personale. La difesa ha contestato la qualificazione giuridica, sostenendo il concorso nel reato presupposto di falso, incompatibile con la ricettazione. La Suprema Corte di Cassazione ha evidenziato l'errore dei giudici di merito, stabilendo che il concorso nella falsificazione non richiede necessariamente la manipolazione materiale del titolo, bastando la preventiva disponibilità a incassarlo. Tuttavia, accertata l'assenza di cause di sospensione, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato contestato di ricettazione di assegni clonati per intervenuta prescrizione, annullando la condanna senza rinvio.
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Termini Custodia Cautelare: Aggravante non contestata e durata
Un Lavoratore, sottoposto a custodia cautelare per reati legati all'associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.), ha contestato la durata della sua misura. Egli sosteneva che i termini della custodia cautelare fossero scaduti, poiché riteneva non contestata una specifica circostanza aggravante (art. 416 bis, comma 6 c.p.) che avrebbe prolungato tali termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i Tribunali precedenti avevano correttamente considerato la circostanza aggravante come presente fin dall'inizio, influenzando così il calcolo dei termini di custodia cautelare e rendendo la misura ancora valida.
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Gravità Indiziaria: Estorsione e Associazione Mafiosa Confermate
La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale che aveva ribadito la sussistenza della gravità indiziaria per un Lavoratore accusato di partecipazione ad associazione mafiosa e di estorsione aggravata. Il Tribunale aveva riesaminato il caso dopo un precedente annullamento con rinvio della Cassazione per carenza di motivazione. La Suprema Corte ha ritenuto logica e persuasiva la motivazione del Tribunale, basata su intercettazioni, videosorveglianza e la presenza del Lavoratore sui luoghi dei fatti, elementi che dimostravano la sua stabile partecipazione all'organizzazione criminale e la *gravità indiziaria per associazione mafiosa*. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato.
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Termini impugnazione penale: Notifica tardiva non riapre i giochi
Un Imputato ha presentato un ricorso contro la dichiarazione di inammissibilità del suo appello, ritenuto tardivo. L'Imputato sosteneva che una notifica non dovuta della sentenza di primo grado avesse fatto decorrere nuovamente i termini impugnazione penale. Ha anche sollevato una questione di legittimità costituzionale sull'equiparazione del sabato alla domenica per i termini processuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che una notifica non necessaria non riapre i termini per l'impugnazione e ha giudicato generica la questione costituzionale. L'Imputato ha perso e dovrà pagare le spese.
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Prescrizione del reato: Truffa e tempi stretti, il ricorso è inammissibile
Un Lavoratore è stato accusato di truffa contrattuale. Il Tribunale ha dichiarato la prescrizione del reato, ma lo ha condannato a pagare le spese legali alla Parte Civile. La Corte d'Appello ha revocato la condanna alle spese, confermando la prescrizione. La Parte Civile ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il termine di prescrizione del reato fosse stato calcolato male, sia per il momento di inizio sia per l'omessa considerazione della recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici precedenti avevano correttamente individuato il momento di consumazione del reato nel 1996 e applicato le norme sulla prescrizione, anche tenendo conto della recidiva. La Parte Civile dovrà pagare le spese processuali.
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Ricorso Penale Inammissibile: Difesa Assente e Mancata Richiesta
Un individuo, condannato per furto con strappo, rapina aggravata, tentata rapina aggravata e lesioni aggravate, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa lamentava nullità procedurali, come la mancata traduzione dell'imputato detenuto e l'assenza del difensore all'udienza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha stabilito che le richieste di partecipazione o di trattazione orale non erano state presentate nei termini di legge. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Motivazione per relationem: legittima se il giudice valuta autonomamente
L'Indagata, accusata di tentata estorsione e altri reati gravi contro due anziane Vittime, era stata posta agli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura. L'Indagata ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la "motivazione per relationem" del Tribunale, ritenuta non sufficientemente autonoma e meramente ripetitiva del provvedimento iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito la legittimità della "motivazione per relationem" quando il giudice compie un effettivo vaglio degli elementi e giustifica la rilevanza degli indizi e delle esigenze cautelari. Nel caso specifico, il Tribunale aveva operato una valutazione autonoma, rendendo le censure della difesa generiche e infondate.
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Sequestro preventivo per usura: la Cassazione limita l’entità del blocco
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sequestro preventivo per usura, disposto su beni di un'indagata accusata di concorso nel reato con il fratello. L'indagata contestava la mancanza di motivazione specifica e la sproporzione dell'importo sequestrato (76.610 euro) rispetto al suo presunto profitto (6.000 euro) per un singolo episodio di usura. La Cassazione ha ritenuto sufficiente la motivazione per relationem, ma ha accolto il ricorso sulla sproporzione del sequestro. La Corte ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame sull'entità del sequestro preventivo, che deve essere proporzionato al ruolo e al profitto effettivo dell'indagata.
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Prescrizione del reato: Truffa e falsità, la Cassazione annulla per tempo scaduto
Due individui, un Richiedente e un Allevatore, erano stati condannati per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico (art. 640 bis c.p.) e falsità ideologica (art. 483 c.p.) relative a dichiarazioni sul pascolo di animali. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza per gli effetti penali, riconoscendo l'intervenuta Prescrizione del reato. La Corte d'Appello aveva erroneamente calcolato il periodo di sospensione dei termini processuali legati all'emergenza COVID-19. Nonostante l'annullamento penale, le statuizioni civili sono state confermate, mantenendo la responsabilità per il risarcimento dei danni.
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Appropriazione Indebita: Ricorsi Inammissibili, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati condannati per appropriazione indebita di gioielli. Gli imputati avevano ricevuto i preziosi con un contratto estimatorio, ma non li avevano restituiti né pagati. La difesa aveva contestato la prova del reato e l'applicazione delle aggravanti di danno grave e abuso di fiducia. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per Cassazione non permette di riesaminare i fatti, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione. Ha confermato la responsabilità degli imputati e l'applicazione delle aggravanti, condannandoli al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende, oltre al risarcimento della parte civile.
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Prescrizione del reato: condanna annullata dopo anni
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per tentata estorsione a carico di un imputato a causa dell'avvenuta prescrizione del reato. I giudici di merito avevano ridotto la pena in appello ma non avevano rilevato il decorso dei termini massimi di legge. Tra la sentenza di primo grado e quella di secondo grado sono trascorsi più di sei anni e otto mesi. Avendo l'imputato un solo precedente penale risalente a oltre cinque anni prima, la legge consentiva di applicare esclusivamente la recidiva semplice con un aumento contenuto della pena. La Suprema Corte ha accolto il ricorso difensivo, chiarendo che il ritardo processuale ha estinto ogni responsabilità penale prima della pronuncia d'appello.
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Prescrizione COVID: Truffa Aggravata Annullata per Errata Sospensione
Una Cittadina è stata condannata per tentata truffa aggravata. Ha presentato ricorso, sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la sospensione prescrizione COVID, introdotta durante l'emergenza pandemica, si applica solo a procedimenti con udienze fissate o termini processuali attivi in un periodo specifico. Poiché il caso della Cittadina non rientrava in queste condizioni, la Corte ha annullato la condanna, dichiarando il reato di tentata truffa aggravata estinto per prescrizione.
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Revoca della sentenza di non luogo a procedere e nuove prove
Il Pubblico Ministero ha richiesto la revoca della sentenza di non luogo a procedere nei confronti di un presunto appartenente a un clan mafioso, invocando l'acquisizione di nuove prove e dichiarazioni di collaboratori di giustizia emerse in indagini successive. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha dichiarato inammissibile la richiesta, sostenendo che le nuove indagini non fossero estranee al procedimento già chiuso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, evidenziando che l'ordinanza del giudice di merito conteneva una motivazione meramente apparente e apodittica. Il giudice non ha esaminato in concreto il contenuto degli atti e la documentazione delle parti. Pertanto, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e ha ordinato il rinvio ad un diverso giudice per riesaminare la richiesta.
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Truffa e Recidiva: la Non Punibilità per Tenuità del Fatto è esclusa
Un Tribunale aveva dichiarato la non punibilità per tenuità del fatto di un imputato, accusato di truffa, nonostante avesse precedenti per recidiva reiterata specifica. Il Procuratore Generale ha impugnato questa decisione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la non punibilità per tenuità del fatto non si applica in presenza di recidiva reiterata specifica. Questo perché la recidiva indica un comportamento abituale e una maggiore pericolosità sociale. L'imputato aveva diverse condanne per reati simili (furto, ricettazione, truffa). La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, rinviando il caso per la determinazione della pena.
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Truffa aggravata per erogazioni pubbliche: fondi e fatture false
L'amministratrice di una società ha ottenuto contributi statali per duecentomila euro presentando fatture per operazioni inesistenti. L'impresa fornitrice non possedeva i mezzi tecnici e il personale necessari per realizzare i lavori edili fatturati. La difesa ha sostenuto l'effettiva esecuzione delle opere e la mancanza di una violazione fiscale nella dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata per erogazioni pubbliche. I giudici hanno stabilito che l'impiego di documenti non veritieri integra un raggiro ai danni dello Stato. Tale artificio rende irrilevante sia l'esecuzione materiale degli interventi sia l'assoluzione per il reato tributario.
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Ricorso per Usura Inammissibile: La Cassazione Conferma la Condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da due imputati condannati per usura. I ricorrenti contestavano il rigetto di un rinvio per impedimento del difensore, l'omessa dichiarazione di prescrizione del reato e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Cassazione ha ritenuto i motivi manifestamente infondati o privi di specificità. Ha ribadito che il reato di usura si perfeziona con la promessa o l'effettiva dazione degli interessi usurari. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti e gli imputati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la condanna per usura.
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Estorsione e Misure Cautelari: Ricorso Inammissibile, Rischio Reato Confermato
Un individuo, accusato di estorsione e sfruttamento dei lavoratori, aveva ricevuto una misura cautelare di custodia in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva confermato tale decisione. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e la mancanza di attuali esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le contestazioni sugli indizi generiche e ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando il rischio di reiterazione del reato data la professionalità dell'accusato nell'agevolare lo sfruttamento. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Gravi indizi di colpevolezza: Cassazione conferma l’usura, ricorso inammissibile
Un indagato, inizialmente in carcere e poi agli arresti domiciliari per usura e associazione per delinquere, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la valutazione dei "gravi indizi di colpevolezza" e la motivazione del provvedimento cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma verificare la logicità e la correttezza giuridica della motivazione. La sentenza ha chiarito che i "gravi indizi di colpevolezza" per le misure cautelari non richiedono la stessa prova piena necessaria per una condanna definitiva.
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Misure cautelari: il pericolo di reiterazione del reato non svanisce col tempo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Pubblico Ministero contro la decisione del Tribunale della Libertà di Bologna. Quest'ultimo aveva revocato una misura cautelare interdittiva (divieto di ricoprire ruoli direttivi) nei confronti di un individuo accusato di associazione per delinquere finalizzata a bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Il Tribunale aveva ritenuto insussistente il pericolo di reiterazione del reato. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso, affermando che la gravità dei fatti, la professionalità piegata a scopi illeciti e la personalità dell'indagato evidenziano un concreto e attuale rischio di nuove condotte criminose. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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