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Legge 335/1995

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Contributo di solidarietà sulle pensioni: rimborso dopo 10 anni
Un ente previdenziale privatizzato ha operato trattenute illegittime sui ratei di reversibilità di un pensionato a titolo di contributo di solidarietà. La Cassa ha sostenuto la legittimità del prelievo per esigenze di bilancio e l'avvenuta prescrizione quinquennale del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che gli enti previdenziali autonomi non possiedono il potere di imporre prelievi patrimoniali straordinari sui trattamenti già liquidati, facoltà riservata esclusivamente alla legge statale. I giudici hanno inoltre sancito che la richiesta di restituzione delle somme indebitamente prelevate tramite il contributo di solidarietà sulle pensioni soggiace alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve di cinque anni, in quanto la somma trattenuta non era mai stata posta nell'effettiva disponibilità del pensionato.
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Prescrizione contributi previdenziali: proroga e conteggio
L'Ente Previdenziale richiede a un Libero Professionista i contributi dovuti alla Gestione Separata per l'anno 2008. Il Professionista eccepisce l'estinzione del debito per decorso del tempo. I giudici di merito accolgono l'eccezione, fissando l'inizio del termine al 16 giugno 2009 e dichiarando inefficace la richiesta dell'Ente giunta il 1° luglio 2014. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La prescrizione contributi previdenziali decorre dal termine effettivo di versamento, differito per legge al 6 luglio 2009 tramite decreto ministeriale per le attività soggette a studi di settore. Il giudice deve individuare d'ufficio la corretta scadenza iniziale senza vincoli di giudicato interno. L'Ente vince il ricorso e la causa torna in Corte d'appello.
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Iscrizione alla Gestione separata: niente debiti sotto i 5000 euro
L'Ente Previdenziale richiedeva a un Avvocato il versamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista risultava iscritto all'albo forense, ma non alla cassa di categoria per via dei bassi compensi percepiti. Il legale aveva dichiarato un reddito annuo inferiore a cinquemila euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente. I giudici hanno confermato che l'iscrizione alla Gestione separata presuppone l'esercizio abituale dell'attività professionale. La percezione di guadagni inferiori alla soglia minima costituisce un chiaro indice di non abitualità. L'ente impositore non ha fornito prove contrarie per dimostrare la continuità dell'impegno lavorativo.
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Contributi Cassa Geometri dovuti anche con cariche societarie
Un professionista iscritto all'albo ha contestato una cartella di pagamento emessa dall'ente previdenziale. Il professionista sosteneva di non dovere i contributi Cassa Geometri per l'anno di riferimento. Egli deduceva di ricoprire solo cariche societarie in un'impresa con codice ATECO non espressamente inserito nei controlli ispettivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno confermato che l'amministrazione di una società con oggetto sociale tecnico ed edile costituisce effettivo esercizio della professione. Tale attività fa scattare l'obbligo previdenziale soggettivo a prescindere dal codice di classificazione formale dell'impresa.
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Gestione separata e reddito minimo: vince il legale
L'Ente previdenziale richiedeva a un legale la contribuzione obbligatoria per l'attività professionale svolta nell'anno 2010. Il professionista risultava iscritto all'Albo ma non alla propria Cassa di categoria, avendo percepito compensi inferiori a cinquemila euro. Il lavoratore ha impugnato la pretesa contributiva sostenendo l'occasionalità della prestazione. I giudici di merito hanno accolto la domanda del professionista, rilevando l'assenza del requisito di continuità lavorativa e la mancanza di prove contrarie fornite dall'Istituto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'Ente. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata richiede l'esercizio abituale dell'attività. L'Ente previdenziale deve provare l'effettiva continuità dell'impegno lavorativo per superare la presunzione di occasionalità legata a guadagni minimi.
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Prescrizione contributi previdenziali: il termine resta a 5 anni
L'Ente Previdenziale ha notificato un'intimazione di pagamento a una cittadina per recuperare crediti contributivi pregressi. La contribuente ha contestato l'atto eccependo l'intervenuta prescrizione contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione, accertando che il credito si era estinto per decorso del termine breve di cinque anni e stabilendo il difetto di legittimazione passiva dell'agente della riscossione sul merito della pretesa. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la mancata impugnazione tempestiva della cartella esattoriale originaria trasformasse il termine di prescrizione da quinquennale a decennale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente. I giudici hanno confermato che la cartella non opposta rende il debito non contestabile nel merito ma non allunga i tempi di prescrizione, i quali restano fissati a cinque anni.
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Contributi previdenziali professionisti e Albo
La Corte d'Appello ha stabilito che i contributi previdenziali professionisti sono dovuti finché permane l'iscrizione all'Albo, indipendentemente dall'esercizio effettivo della professione o dalla chiusura della partita IVA. La sentenza chiarisce inoltre che la prescrizione non decorre se l'iscritto omette di inviare le comunicazioni reddituali obbligatorie all'ente.
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Assegno sociale: diritto e stato di bisogno
Il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto all'assegno sociale per una cittadina ultrasessantenne priva di reddito, ribaltando il diniego dell'ente previdenziale. L'istituto sosteneva che l'interessata dovesse prima agire contro l'ex coniuge per il mantenimento. La sentenza chiarisce che lo stato di bisogno è un requisito oggettivo e non subordinato alla richiesta di assegni alimentari a terzi.
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Prescrizione contributi previdenziali: stop alle pretese INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme erogate a un lavoratore per la mobilità lunga, comprensive di indennità e contribuzione figurativa. L'Azienda ha eccepito la prescrizione delle somme. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo applicabile il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che il credito per il rimborso di tali oneri rientra nell'ampia categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni prevista dalla legge. L'Ente Previdenziale perde la causa ed è condannato a rimborsare all'Azienda le somme già versate e a pagare le spese processuali.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde dopo 5 anni
L'ente previdenziale ha richiesto a un'azienda il pagamento di oltre quarantamila euro per il contributo di ingresso in mobilità tramite cartelle esattoriali. L'azienda ha contestato la richiesta eccependo l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di appello, rigettando il ricorso dell'ente previdenziale. La Corte ha stabilito che gli oneri per l'accesso alla mobilità a carico del datore di lavoro hanno natura contributiva. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni e non quella ordinaria di dieci anni. L'ente previdenziale perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi Gestione separata: l’INPS si salva
Un libero professionista, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, contestava la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi del 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'Appello gli dava ragione, calcolando la scadenza dal 16 giugno 2010. L'INPS ricorreva in Cassazione, sostenendo che il D.P.C.M. 10 giugno 2010 aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2010 per i contribuenti soggetti agli studi di settore, inclusi quelli in regime dei minimi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dal termine di pagamento effettivamente prorogato. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'INPS inviata il 30 giugno 2015 è tempestiva ed evita la prescrizione.
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Proroga e prescrizione contributi Gestione separata: INPS vince
Un'avvocatessa, iscritta all'albo ma non alla Cassa Forense per via del reddito ridotto, contestava la richiesta dell'INPS di iscrizione e pagamento dei contributi alla Gestione separata per l'anno 2009. La Corte d'appello dichiarava il credito prescritto, calcolando il termine dal 16 giugno 2010. La Cassazione accoglie il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, prorogata al 6 luglio 2010 dal D.P.C.M. 10 giugno 2010. Tale proroga si applica anche ai contribuenti in regime dei minimi operanti in settori soggetti agli studi di settore. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS del 30 giugno 2015 è tempestiva.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’attesa fa perdere
Un lavoratore ha chiesto la condanna del datore di lavoro al versamento delle differenze contributive dopo aver ottenuto, con una precedente sentenza, il riconoscimento di un livello di inquadramento superiore. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta la domanda. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che la prescrizione dei contributi previdenziali decorre dal momento in cui il lavoro è stato prestato e la retribuzione era dovuta, e non dalla data della sentenza che accerta il livello superiore. L'attesa del giudizio sull'inquadramento rappresenta una scelta difensiva del lavoratore e non un impedimento legale ad agire. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Trattenuta TFR dipendenti pubblici: legittimo il taglio del 2,5%
Alcuni dipendenti pubblici, assunti dopo il 2001 in regime di TFR, hanno contestato la legittimità della trattenuta del 2,50% sulla loro retribuzione mensile lorda. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo illegittimo il prelievo. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione Pubblica. La Suprema Corte ha stabilito che la trattenuta TFR dipendenti pubblici del 2,50% è pienamente legittima. Questo meccanismo contabile serve a garantire l'invarianza della retribuzione netta e a evitare disparità di trattamento tra i lavoratori in regime di TFR e quelli ancora soggetti al vecchio regime di TFS (Trattamento di Fine Servizio). Di conseguenza, la domanda dei lavoratori è stata definitivamente respinta.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde la tassa
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un'azienda il pagamento della tassa di ingresso per i lavoratori collocati in mobilità tramite cartella esattoriale. L'azienda ha contestato la richiesta, eccependo l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico, confermando che tale onere economico rientra pienamente nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di tipo quinquennale e non quella ordinaria decennale. Poiché l'ente ha agito oltre i cinque anni, il suo diritto di riscuotere la somma è decaduto, determinando la vittoria definitiva dell'azienda.
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Prescrizione dei contributi: il rinvio fiscale salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per gli anni 2009 e 2010. Il professionista sosteneva che il diritto dell'ente fosse ormai estinto per il decorso del tempo. La Corte d'Appello aveva accolto questa tesi, calcolando il termine di cinque anni dalle scadenze ordinarie. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione dei contributi inizia a decorrere solo dalla scadenza effettiva dei pagamenti, tenendo conto anche dei rinvii governativi dei termini fiscali. Di conseguenza, le richieste di pagamento dell'INPS erano tempestive e il debito non era prescritto.
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Iscrizione gestione separata: niente contributi sotto i 5000 euro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale contro una professionista. L'ente pretendeva il pagamento di contributi e sanzioni per gli anni 2009 e 2010. La professionista aveva prodotto un reddito inferiore a 5.000 euro, dimostrando il carattere occasionale della sua attività. La Suprema Corte ha chiarito che l'iscrizione gestione separata richiede il requisito dell'abitualità dell'attività professionale. Il basso reddito costituisce un valido indizio della mancanza di abitualità, escludendo l'obbligo contributivo se l'ente non prova il contrario. Di conseguenza, la professionista non deve pagare i contributi richiesti.
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Gestione separata INPS: albo attivo ma zero contributi
Una commercialista, iscritta all'albo ma non alla cassa previdenziale di categoria, ha ricevuto dall'INPS una richiesta di iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per l'anno 2011, nonostante avesse percepito un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello ha ritenuto l'attività occasionale e non dovuti i contributi. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'iscrizione all'albo e la partita IVA dimostrassero l'abitualità dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS richiede l'abitualità dell'attività, che va accertata caso per caso senza automatismi. Un reddito sotto i 5.000 euro è un indizio di occasionalità che l'ente previdenziale deve smentire con prove concrete. La professionista vince definitivamente la causa.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento di contributi omessi per la Gestione Separata. L'Ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi dell'Ente, confermando che la prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza del termine di pagamento. L'omessa compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un occultamento doloso se il professionista ha comunque dichiarato i propri redditi nei termini di legge. Di conseguenza, la richiesta dell'Ente è stata dichiarata prescritta e il ricorso inammissibile.
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Prescrizione contributi Gestione separata: stop alle pretese
Due ingegneri hanno contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS e la richiesta di pagamento dei contributi per l'anno 2008. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'ente previdenziale, ritenendo che il termine di prescrizione quinquennale partisse dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei professionisti su due punti cruciali. In primo luogo, ha confermato che per alcune annualità precedenti si era già formato il giudicato sul diritto ormai prescritto. In secondo luogo, ha stabilito che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere dalla data di scadenza del versamento del saldo e non dalla successiva presentazione della dichiarazione dei redditi, tenendo conto anche di eventuali proroghe governative. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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