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Legge 335/1995 — Anno 2026

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Altri anni per Legge 335/1995

Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un Professionista ha contestato la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi alla Gestione Separata degli anni 2009 e 2010, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'appello ha accolto la tesi del lavoratore, ritenendo che la proroga del termine di pagamento disposta con decreto ministeriale non avesse spostato in avanti l'inizio del termine di prescrizione. L'INPS ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato, anche se la proroga deriva da un decreto amministrativo con funzione regolamentare. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che escluda anche le sanzioni civili per il periodo precedente al 2011.
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Iscrizione alla Gestione Separata: INPS perde sulle sanzioni
L'ente previdenziale ha richiesto a una lavoratrice autonoma il pagamento di contributi e sanzioni per l'anno 2010 in relazione all'iscrizione alla Gestione Separata. Il Tribunale prima e la Corte d'Appello poi hanno annullato le sanzioni inflitte alla lavoratrice. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione contestando unicamente la decorrenza della prescrizione dei contributi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'ente non ha impugnato la vera motivazione della sentenza d'appello, ovvero l'illegittimità delle sanzioni, concentrandosi invece su un aspetto (la prescrizione) privo di reale utilità pratica per l'istituto, dato che l'interruzione del termine era già stata accertata a suo favore. Vince la lavoratrice, che non dovrà pagare le sanzioni.
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Inquadramento previdenziale agriturismo: no a spa mascherate
L'Ente Previdenziale ha riqualificato l'attività di una società agricola, che gestiva un centro benessere, da agrituristica a commerciale. Di conseguenza, ha iscritto d'ufficio i soci alla gestione commercianti, richiedendo i relativi contributi. I Soci hanno impugnato il provvedimento, sostenendo che il possesso di un certificato regionale di connessione agricola impedisse la riqualificazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'inquadramento previdenziale agriturismo richiede una verifica concreta della prevalenza dell'attività agricola. Nel caso specifico, i macchinari del centro benessere e l'impiego esclusivo del personale in trattamenti estetici dimostravano la natura commerciale dell'attività, rendendo irrilevante il solo certificato regionale. I Soci sono stati condannati al pagamento delle spese di giudizio.
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Sanzioni civili Gestione separata: niente stangata senza dolo
Un professionista ha impugnato la richiesta dell'INPS per il pagamento dei contributi alla gestione separata per l'anno 2008, contestando le sanzioni per evasione applicate a causa della mancata compilazione del quadro RR. La Corte di Cassazione, pur confermando l'obbligo contributivo principale, ha accolto il ricorso sulle sanzioni. Applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 55/2024, i giudici hanno stabilito che il professionista non è tenuto al pagamento delle sanzioni civili Gestione separata per l'anno 2008, poiché l'omessa compilazione del quadro RR per periodi precedenti al 2011 non costituisce un occultamento doloso automatico.
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Indebito assistenziale: la buona fede batte le pretese dell’INPS
L'Ente Previdenziale ha chiesto a una cittadina la restituzione delle somme ricevute a titolo di assegno sociale negli anni 2013, 2014 e 2015, sostenendo il superamento dei limiti di reddito. La Corte d'Appello ha dato ragione all'ente, applicando le regole ordinarie di restituzione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della pensionata, stabilendo che in tema di indebito assistenziale il cittadino in buona fede è protetto dal principio del legittimo affidamento. La semplice conoscibilità teorica dei limiti di reddito non basta a costringere la persona a restituire le somme passate. Per imporre la restituzione prima del controllo formale, serve un aumento di reddito così evidente da rendere palese l'errore. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento dei contributi per l'anno 2010 tramite iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata. Il contribuente ha eccepito la prescrizione contributi previdenziali, sostenendo che il termine quinquennale fosse decorso dal 16 giugno 2011 e che la richiesta dell'ente, giunta il 4 luglio 2016, fosse tardiva. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza del pagamento al 6 luglio 2011 per i soggetti interessati dagli studi di settore. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali ha iniziato a decorrere da questa seconda data, rendendo tempestiva la richiesta dell'INPS. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contributi Gestione Separata: doppia attività, doppio versamento
Un professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS relativo all'anno 2009 per il pagamento dei Contributi Gestione Separata. La Corte d'Appello aveva dato ragione al lavoratore, ritenendo che l'INPS non avesse spiegato perché richiedesse un doppio versamento, dato che il professionista era già iscritto e aveva pagato i contributi per un'altra collaborazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che lo svolgimento di due diverse attività autonome nello stesso periodo richiede il versamento di due distinte quote contributive, anche se destinate alla stessa gestione previdenziale. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni cancellate
Un avvocato libero professionista, non iscritto alla Cassa Forense per mancato raggiungimento delle soglie di reddito, veniva iscritto d'ufficio alla Gestione Separata INPS per gli anni 2009 e 2010. Mentre i contributi del 2010 venivano dichiarati prescritti, l'ente previdenziale pretendeva il pagamento dei contributi del 2009 e delle relative sanzioni civili. Il professionista ricorreva in Cassazione contestando unicamente l'addebito delle sanzioni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2022. I giudici hanno stabilito che, per i periodi precedenti all'entrata in vigore della norma di interpretazione autentica del 2011, l'affidamento del professionista va tutelato. Di conseguenza, pur restando fermo l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS, il lavoratore è totalmente esonerato dal pagamento delle sanzioni civili per l'anno 2009.
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Pensione lavoratori dello spettacolo: stop ai ricalcoli facili
Un lavoratore dello spettacolo chiedeva il ricalcolo del supplemento della propria pensione, sostenendo che per la quota B non si dovesse applicare il limite giornaliero di 315.000 lire previsto dalla legge del 1971. L'INPS si opponeva, applicando invece tale massimale. La Corte d'Appello dava ragione al lavoratore, elevando l'importo mensile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il massimale giornaliero per la pensione dei lavoratori dello spettacolo non è stato abrogato dalle riforme successive ed è tuttora valido per calcolare la quota B. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi relativi alla Gestione Separata. La Corte d'appello aveva ritenuto non operante la prescrizione contributi previdenziali, ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo così i termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'intenzione di nascondere il debito. Il giudice di merito deve accertare in concreto la reale volontà di occultamento del contribuente, senza basarsi su semplici congetture. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: il fisco salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un artigiano il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2013 tramite un avviso di addebito. L'artigiano si è opposto, sostenendo che il diritto dell'ente fosse ormai estinto per il decorso del tempo. I giudici di merito gli hanno dato ragione, ritenendo che la precedente notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate non avesse interrotto i termini. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'accertamento fiscale notificato prima della scadenza interrompe la prescrizione dei contributi previdenziali anche a favore dell'INPS. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale e ha rinviato la causa alla Corte d'appello per un nuovo giudizio.
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Principio di automaticità delle prestazioni: no ai co.co.co.
Un collaboratore a progetto ha chiesto all'INPS l'indennità di disoccupazione DIS-COLL. L'INPS ha rifiutato la domanda perché il committente non aveva versato i contributi previdenziali. I giudici di merito hanno accolto la richiesta del lavoratore, ritenendo applicabile il principio di automaticità delle prestazioni. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il principio di automaticità delle prestazioni non si applica ai collaboratori iscritti alla Gestione separata. Per questi lavoratori, l'obbligo contributivo fa capo a loro stessi, anche se il committente si occupa materialmente del versamento. Di conseguenza, senza contributi effettivamente accreditati, non si ha diritto alla disoccupazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Obbligo contributivo Cassa Forense: il caso del giudice onorario
La Cassa Forense ha richiesto a un avvocato il pagamento di oltre diecimila euro per contributi previdenziali non versati, ritenendo superati i limiti di reddito. Il professionista si è opposto, dimostrando che i suoi guadagni derivavano esclusivamente dall'attività di Giudice Onorario di Tribunale (GOT) svolta per il Ministero della Giustizia. La Corte d'Appello ha escluso l'obbligo contributivo Cassa Forense, ritenendo tali compensi non assimilabili ai redditi da libera professione. La Cassa Forense ha proposto ricorso in Cassazione. Poiché una questione identica è già stata rimessa alle Sezioni Unite per risolvere il contrasto interpretativo, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa della decisione definitiva.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: INPS vince in Cassazione
Il Datore di Lavoro Agricolo ha proposto opposizione contro un avviso di addebito dell'INPS di oltre 72.000 euro per contributi non versati tra il 1983 e il 1992. Il ricorrente eccepiva la prescrizione dei contributi previdenziali e la decadenza dall'iscrizione a ruolo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che, avendo l'INPS notificato un atto interruttivo prima del 31 dicembre 1995, si applica il vecchio termine di prescrizione decennale anziché quello quinquennale introdotto dalla riforma del 1995. Inoltre, la decadenza prevista dal decreto legislativo del 1999 non è retroattiva e non si applica agli accertamenti notificati in precedenza. Infine, la richiesta di sgravi per calamità naturali è stata respinta perché il datore di lavoro non aveva presentato una preventiva domanda amministrativa. Il ricorrente perde la causa e deve versare un ulteriore contributo unificato.
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Neutralizzazione della contribuzione dannosa: stop ai tagli INPS
Un pensionato ha contestato la ricalcolazione della propria pensione di vecchiaia operata dall'Istituto Previdenziale, che aveva ridotto l'importo mensile a causa di una minore contribuzione in un determinato periodo lavorativo. Il pensionato ha richiesto l'applicazione della neutralizzazione della contribuzione dannosa per escludere dal calcolo i mesi a retribuzione ridotta, avendo già maturato i requisiti minimi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il principio di neutralizzazione si applica anche alle pensioni liquidate interamente con il sistema retributivo dopo il 1992. Tuttavia, l'esclusione è possibile solo se i contributi contestati sono superflui, cioè non necessari per raggiungere il diritto alla pensione. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per verificare questo specifico requisito.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde 92mila euro
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato un'intimazione di pagamento per oltre 92.000 euro relativi a contributi INPS dovuti da una società di fatto di cui era socio per il periodo 1989-1991. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali era già interamente maturata. Infatti, il primo atto interruttivo (l'insinuazione al passivo fallimentare) era avvenuto nel 1999, quando il termine quinquennale introdotto dalla Legge n. 335/1995 era già decorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello e, decidendo nel merito, ha dichiarato non dovuti i contributi richiesti, condannando l'INPS e l'Agente della Riscossione al pagamento delle spese di lite.
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Integrazione al minimo negata: la Cassa vince contro la pensionata
Una professionista ha contestato la decisione della propria cassa di previdenza di negarle l'integrazione al minimo sulla pensione di vecchiaia unificata, poiché il suo indicatore economico superava la soglia di 30.000 euro stabilita dal regolamento dell'ente. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla cassa previdenziale, stabilendo che l'integrazione al minimo non è un diritto assoluto, ma può essere subordinata a limiti di reddito per garantire l'equilibrio finanziario della cassa stessa. I giudici hanno chiarito che questa limitazione non viola il principio del pro-rata, in quanto tale regola si applica solo al calcolo della pensione base e non alle prestazioni assistenziali aggiuntive. Di conseguenza, la domanda della professionista è stata definitivamente respinta.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’errore non è dolo
Il Contribuente ha contestato la richiesta di pagamento dell'INPS per contributi previdenziali del 2012, eccependo l'avvenuta prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello aveva ritenuto che l'omessa compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente. I giudici hanno chiarito che la prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, la semplice mancata compilazione del quadro RR non fa scattare in automatico l'occultamento doloso. Di conseguenza, il debito dell'INPS è prescritto e la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Cancellazione dall’albo: no alla restituzione contributi Cassa Forense
Un professionista ha richiesto alla Cassa Forense la restituzione contributi Cassa Forense per oltre 260.000 euro, versati tra il 1990 e il 2013, a seguito della sua cancellazione dall'albo per incompatibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che la cancellazione dall'albo ha effetti solo per il futuro (ex nunc) e non cancella retroattivamente il rapporto previdenziale. Di conseguenza, i contributi legittimamente versati rimangono validi e utili per la futura pensione e, per via dei fini solidaristici del sistema previdenziale, non possono essere rimborsati.
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Contributi Gestione separata: sanzioni cancellate ai professionisti
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento dei Contributi Gestione separata a diversi professionisti (architetti e ingegneri) iscritti ai rispettivi albi ma non alla cassa professionale autonoma. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di iscrizione sussiste per chi svolge attività abituale senza versare il contributo soggettivo alla propria cassa. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso di una professionista poiché il giudice d'appello ha omesso di pronunciarsi sulla prescrizione del debito. Inoltre, applicando una recente decisione della Corte Costituzionale, la Cassazione ha esonerato i professionisti dalle sanzioni civili per il periodo precedente al 6 luglio 2011. Infine, ha dichiarato estinto il processo per un lavoratore che ha aderito alla definizione agevolata.
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