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Legge 335/1995 — Anno 2023

Altri anni per Legge 335/1995

Trattenuta TFR dipendenti pubblici: legittimo il taglio del 2,5%
Alcuni dipendenti pubblici, assunti dopo il 2001 in regime di TFR, hanno contestato la legittimità della trattenuta del 2,50% sulla loro retribuzione mensile lorda. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo illegittimo il prelievo. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione Pubblica. La Suprema Corte ha stabilito che la trattenuta TFR dipendenti pubblici del 2,50% è pienamente legittima. Questo meccanismo contabile serve a garantire l'invarianza della retribuzione netta e a evitare disparità di trattamento tra i lavoratori in regime di TFR e quelli ancora soggetti al vecchio regime di TFS (Trattamento di Fine Servizio). Di conseguenza, la domanda dei lavoratori è stata definitivamente respinta.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde la tassa
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un'azienda il pagamento della tassa di ingresso per i lavoratori collocati in mobilità tramite cartella esattoriale. L'azienda ha contestato la richiesta, eccependo l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico, confermando che tale onere economico rientra pienamente nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di tipo quinquennale e non quella ordinaria decennale. Poiché l'ente ha agito oltre i cinque anni, il suo diritto di riscuotere la somma è decaduto, determinando la vittoria definitiva dell'azienda.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde la tassa mobilità
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il pagamento di oltre sedicimila euro per la tassa di ingresso mobilità. L'Azienda ha contestato la richiesta eccependo l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo applicabile il termine di cinque anni. L'Ente ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che si applicasse la prescrizione ordinaria decennale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la tassa di ingresso mobilità ha natura contributiva. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni. L'Ente Previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: cancellati 350mila euro
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una Società Datrice di Lavoro il pagamento di oltre 350.000 euro per la tassa di ingresso mobilità. La Corte d'Appello ha annullato la cartella esattoriale ritenendo il credito prescritto per il decorso del termine di cinque anni. L'Ente ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'applicabilità del termine ordinario di dieci anni, negando la natura contributiva della somma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tassa di ingresso mobilità ha natura di vero e proprio contributo. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni. L'Ente Previdenziale perde definitivamente il diritto di riscuotere la somma.
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Calcolo della pensione quota A: sì al regime unico, no al tetto
Un professionista ha chiesto la rideterminazione della sua pensione di vecchiaia erogata dalla Cassa di previdenza dei ragionieri. La Corte d'appello aveva accolto la domanda frazionando il calcolo in sub-quote e negando l'applicazione del massimale pensionistico. La Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso della Cassa, ha stabilito che per il calcolo della pensione quota A si applica un unico regime, ossia quello vigente al momento del pensionamento, escludendo il frazionamento. Al contempo, ha confermato che l'introduzione di un massimale pensionistico è illegittima perché viola il principio del pro-rata. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo conteggio.
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Principio del pro-rata pensionistico: massimale KO, sì ai tagli
Un Ragioniere in pensione ha chiesto la rideterminazione della quota retributiva della sua pensione. La Cassa di Previdenza applicava un massimale pensionistico e un coefficiente di neutralizzazione per il pensionamento anticipato. La Corte di Cassazione ha respinto sia il ricorso della Cassa sia quello del professionista. La Corte ha stabilito che l'introduzione di un massimale pensionistico viola il principio del pro-rata pensionistico ed è quindi illegittima. Al contrario, il coefficiente di neutralizzazione è pienamente legittimo e non viola tale principio, poiché risponde a criteri di ragionevolezza legati alla sostenibilità del sistema e alla possibilità di continuare a lavorare. La pensione va calcolata applicando le regole vigenti al momento del pensionamento.
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Pensione tagliata: legittimo il coefficiente di neutralizzazione
La Cassa di Previdenza dei Ragionieri ha applicato un coefficiente di neutralizzazione per ridurre la quota retributiva della pensione di anzianità di una professionista. La Corte d'Appello aveva ritenuto illegittimo tale taglio, considerandolo contrario al principio del pro rata. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Cassa, stabilendo che il coefficiente di neutralizzazione, volto a bilanciare la sostenibilità dell'ente e la possibilità per il pensionato di continuare a lavorare, è pienamente legittimo e non viola il principio del pro rata. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Iscrizione alla Gestione separata: contributi sì, sanzioni no
Un avvocato impugna la decisione che conferma la sua iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per l'anno 2009. Il professionista, non avendo raggiunto le soglie di reddito per l'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense, versava solo il contributo integrativo. La Corte di Cassazione conferma che l'iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria per garantire la tutela previdenziale universale. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso del professionista, la Corte stabilisce che non sono dovute le sanzioni civili per il periodo precedente al 2011. Questo esonero deriva da una recente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma nella parte in cui non escludeva tali sanzioni per gli avvocati sotto soglia di reddito. Il ricorrente vince parzialmente, ottenendo l'annullamento delle sanzioni civili.
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Principio del pro rata: la Cassazione frena i ricalcoli a quote
Un pensionato ha chiesto la riliquidazione della propria pensione alla Cassa di previdenza dei ragionieri, pretendendo l'applicazione frazionata di diversi criteri di calcolo succedutisi nel tempo, invocando il principio del pro rata. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda del pensionato. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Cassa, stabilendo che la Quota A della pensione deve essere calcolata sulla base di un unico criterio vigente al momento del pensionamento, e non frammentata in sub-quote per ogni singola variazione legislativa o regolamentare. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Principio del pro rata: no al calcolo frazionato della pensione
Il Pensionato, iscritto a una cassa professionale, chiedeva la riliquidazione del trattamento pensionistico maturato nel 2005. Pretendeva l'applicazione del principio del pro rata frazionando la quota A in diverse sottoquote, basate sui vari criteri succedutisi nel tempo. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che la quota A della pensione non deve essere frazionata in base a ogni singola variazione normativa. Al contrario, va applicato un unico criterio di calcolo, ossia quello vigente al momento dell'accesso alla pensione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Pensione e principio del pro rata: Cassa contro Pensionato
Un professionista ha chiesto il ricalcolo della propria pensione di anzianità erogata dalla Cassa di previdenza dei ragionieri. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto alla rideterminazione escludendo il massimale e il contributo di solidarietà, ma confermando il coefficiente di neutralizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto sia il ricorso della Cassa sia quello del pensionato. I giudici hanno confermato che l'introduzione di un massimale pensionistico viola il principio del pro rata, poiché riduce retroattivamente i diritti già consolidati nel patrimonio dell'iscritto. Al contrario, il coefficiente di neutralizzazione è stato ritenuto legittimo, in quanto non soggetto a tale principio e volto a bilanciare l'accesso anticipato alla pensione.
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Coefficiente di neutralizzazione: legittimo il taglio alla pensione
Gli eredi di un professionista hanno impugnato il calcolo della pensione di anzianità effettuato dalla Cassa di previdenza dei ragionieri. La controversia riguardava l'applicazione di un coefficiente di neutralizzazione, ovvero una riduzione percentuale dell'importo, ritenuto illegittimo dai ricorrenti perché in contrasto con il principio del pro rata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il coefficiente di neutralizzazione è pienamente legittimo. Questa misura non viola il principio del pro rata, poiché persegue la finalità di garantire l'equilibrio finanziario della Cassa e scoraggiare il pensionamento anticipato, consentendo comunque al professionista di continuare a lavorare. Gli eredi hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Riliquidazione della pensione: la Cassa vince sul professionista
Un professionista ha chiesto la riliquidazione della pensione alla propria Cassa di previdenza, pretendendo l'esclusione di un coefficiente di riduzione e il calcolo frazionato in sub-quote basato su diverse normative succedutesi nel tempo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso della Cassa di previdenza. I giudici di legittimita' hanno stabilito che il coefficiente di neutralizzazione (riduzione per pensionamento anticipato) e' legittimo e non viola il principio del pro rata. Inoltre, la Corte ha chiarito che il calcolo della pensione deve seguire un unico regime regolamentare, ossia quello vigente al momento della maturazione del diritto, escludendo il frazionamento in sub-quote. La causa ritorna alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione dei contributi: l’INPS perde contro l’avvocato
L'INPS ha iscritto d'ufficio un avvocato alla Gestione separata per recuperare i contributi previdenziali del 2010. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere i termini di prescrizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un comportamento doloso. Per sospendere la prescrizione serve la prova di un'intenzionalità specifica di nascondere il debito, escludendo così l'applicazione della sospensione. Di conseguenza, è stata confermata la prescrizione dei contributi previdenziali richiesti dall'ente.
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Iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata: INPS perde la causa
L'INPS ha disposto l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata di un professionista per recuperare i contributi previdenziali del 2010. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo che il termine decorra dalla scadenza del pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse dolo, sospendendo la prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile sia perché introduceva una questione nuova, sia perché notificato oltre il termine di sessanta giorni dalla notifica della sentenza d'appello. Di conseguenza, il professionista ha vinto la causa e l'INPS è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince in Cassazione
L'Ente Previdenziale ha iscritto d'ufficio alla Gestione Separata un avvocato per recuperare i contributi del 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo inapplicabile la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. 10 giugno 2010, poiché il professionista aderiva al regime dei contribuenti minimi ed era escluso dagli studi di settore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che la proroga dei termini di pagamento si applica a tutti i contribuenti che esercitano un'attività per la quale sono stati elaborati gli studi di settore, a prescindere dal loro regime fiscale concreto. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali non era maturata al momento della notifica dell'atto interruttivo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rinuncia al mantenimento: l’INPS deve pagare l’assegno sociale
L'INPS ha negato l'assegno sociale a una donna che aveva rinunciato all'assegno di mantenimento del coniuge in sede di separazione. L'ente previdenziale sosteneva che la richiedente avesse causato volontariamente il proprio stato di bisogno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'assegno sociale spetta a chiunque si trovi in una situazione economica di effettivo bisogno oggettivo. La legge non impone al cittadino di agire preventivamente in giudizio contro l'ex coniuge per ottenere il mantenimento, né richiede che lo stato di povertà sia incolpevole. Solo in caso di frode accertata l'assistenza pubblica può essere negata. Di conseguenza, la rinuncia al mantenimento non preclude il diritto alla prestazione assistenziale.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il rimborso
L'INPS ha richiesto a un'azienda il rimborso delle somme anticipate per la mobilità lunga di due dipendenti, comprensive di indennità e contribuzione figurativa. L'azienda ha eccepito la prescrizione delle somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni prevista dalla legge. L'INPS perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Pensione complementare: niente sconti sulle tasse per i portuali
Un ex lavoratore portuale ha chiesto il rimborso delle tasse pagate sulla propria pensione complementare per gli anni dal 2007 al 2010. Il contribuente sosteneva che la tassazione dovesse applicarsi solo sull'87,50% dell'importo, come previsto dalle vecchie norme. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, pretendendo le imposte sull'intero ammontare. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che per le prestazioni maturate ed erogate dopo il 1° gennaio 2001 si applicano le nuove regole fiscali. Pertanto, la pensione complementare va tassata per intero, al netto delle sole somme già assoggettate a imposta se dimostrate. Il ricorso del pensionato è stato definitivamente respinto.
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Rinuncia al mantenimento: l’assegno sociale spetta comunque
L'Ente Previdenziale ha negato l'assegno sociale a una cittadina perché quest'ultima aveva rinunciato all'assegno di mantenimento da parte dell'ex coniuge in sede di separazione. Secondo l'ente, tale rinuncia creava una situazione di bisogno volontaria. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che lo stato di bisogno per ottenere l'assegno sociale rileva nella sua oggettività. Non esiste alcun obbligo di chiedere prima il mantenimento al coniuge. L'assistenza pubblica non ha carattere sussidiario rispetto agli obblighi familiari. Di conseguenza, la Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando il diritto della donna a percepire la prestazione assistenziale.
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