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Legge 335/1995 — Anno 2026

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Altri anni per Legge 335/1995

Prescrizione contributi: la rateizzazione non salva
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione contributi. Un contribuente si era opposto a degli avvisi di addebito relativi a cartelle esattoriali notificate anni prima, sostenendo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta, considerando una successiva istanza di rateizzazione come un riconoscimento del debito. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, chiarendo che una richiesta di rateizzazione presentata dopo la scadenza del termine di prescrizione quinquennale non ha l'effetto di far 'rivivere' il debito, poiché nel diritto previdenziale la prescrizione maturata estingue il diritto e non è rinunciabile. La richiesta, invece, interrompe validamente la prescrizione se presentata prima della sua scadenza.
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Calcolo pensione pro rata: Cassazione conferma
Una cassa di previdenza per professionisti ha impugnato una sentenza che la condannava a ricalcolare una pensione, avendo applicato retroattivamente un metodo di calcolo meno favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'illegittimità del calcolo pensione pro rata retroattivo e ribadendo che il diritto al ricalcolo si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Prescrizione contributi: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un ex lavoratore che chiedeva il ricalcolo dei contributi previdenziali. La Corte ha stabilito che il diritto a tali contributi è soggetto alla prescrizione contributi quinquennale, respingendo le tesi del lavoratore volte a estendere tale termine. La decisione chiarisce che la denuncia del lavoratore non raddoppia i termini per i crediti successivi al 1995 e che il principio di automaticità delle prestazioni trova un limite nella prescrizione stessa.
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Doppia iscrizione INPS: socio amministratore e oneri
Un socio unico e amministratore di una s.r.l. artigiana, già iscritto alla Gestione Separata, ha contestato la richiesta dell'INPS di versare contributi alla Gestione Artigiani sul reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la doppia iscrizione INPS è legittima quando l'attività del socio non si limita al ruolo di amministratore, ma consiste in una partecipazione abituale e prevalente alla vita aziendale, anche se di natura organizzativa e non manuale. In tal caso, il reddito d'impresa costituisce la base imponibile per i contributi alla gestione artigiani.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
Un professionista pensionato ha contestato il "contributo di solidarietà" detratto dalla sua pensione da un ente di previdenza privato. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, dichiarando il contributo illegittimo perché imposto da regolamenti interni senza una specifica legge primaria, violando così il principio di riserva di legge previsto dall'art. 23 della Costituzione. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione decennale per la richiesta di rimborso e che gli interessi maturano da ogni singola detrazione indebita.
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Indennità di disagio: quando non è cumulabile?
Un gruppo di dipendenti pubblici ha richiesto un'indennità di disagio per i primi 12 minuti di un turno mattutino. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'indennità di turno del CCNL compensa 'interamente' ogni disagio, precludendo la cumulabilità con indennità precedenti previste da accordi locali.
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Integrazione al minimo: no per pensione anticipata
La Corte di Cassazione ha stabilito che un professionista che sceglie la pensione di vecchiaia anticipata, un'opzione introdotta da un nuovo regolamento della Cassa di previdenza, non ha diritto all'integrazione al minimo. La scelta di un nuovo istituto pensionistico comporta l'accettazione integrale della sua disciplina, inclusa l'esclusione di tale beneficio. La Corte ha chiarito che il principio del pro rata non si applica, poiché non si tratta di modificare un diritto già maturato, ma di accedere a un diritto nuovo. La decisione sottolinea l'importanza di bilanciare i diritti previdenziali con la sostenibilità finanziaria a lungo termine degli enti.
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Prescrizione contributi previdenziali: cosa decide la Cassazione?
Un'erede agiva in giudizio contro una società e l'ente previdenziale per ottenere il corretto versamento dei contributi dovuti al defunto lavoratore. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione dei contributi previdenziali. Anche se il diritto ai contributi non può essere oggetto di rinuncia da parte del lavoratore, esso è comunque soggetto ai normali termini di prescrizione. La Corte ha chiarito che l'eccezione di prescrizione, non decisa in un precedente giudizio di Cassazione, poteva essere legittimamente esaminata e accolta dal giudice del rinvio, portando al rigetto definitivo della domanda.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione
Un ex lavoratore ha richiesto la riliquidazione della pensione sulla base di contributi non versati da una società subentrante. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso e stabilendo che il diritto ai contributi era estinto per la prescrizione dei contributi previdenziali quinquennale. La Corte ha chiarito che il principio di automaticità delle prestazioni non opera se i contributi sono prescritti e che la denuncia del lavoratore non è sufficiente a interrompere o raddoppiare tale termine.
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APE sociale: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per il riconoscimento dell'APE sociale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti legali al momento della domanda, in particolare perché la normativa allora vigente non includeva la cessazione per scadenza di contratto a termine. La Corte ha inoltre sottolineato che l'autocertificazione non è una prova sufficiente e che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente.
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