LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 335/1995 — Anno 2026

Pagina 3 di 9

Altri anni per Legge 335/1995

Variazione inquadramento previdenziale: no a sanzioni retroattive
A seguito di un'ispezione, l'ente previdenziale ha contestato la qualifica di coltivatori diretti ai soci di un'azienda agricola, riqualificandoli come imprenditori agricoli professionali con effetto retroattivo dal 2014 e richiedendo i maggiori contributi. I giudici di merito hanno invece stabilito che la variazione inquadramento previdenziale produce effetti solo per il futuro (ex nunc), ossia dalla notifica del verbale, applicando la tutela della non retroattività. L'ente previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale tutela si applichi solo in caso di mutamento del settore economico aziendale. La Suprema Corte, rilevando una questione interpretativa di massima importanza già oggetto di un precedente rinvio, ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio della causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
Continua »
Prescrizione dei contributi previdenziali: il nodo dei termini
L'Ente Previdenziale ha disconosciuto i rapporti di lavoro subordinato di due amministratori di un'azienda, annullando i versamenti effettuati al Fondo pensioni lavoratori dipendenti. L'Azienda e i lavoratori hanno chiesto il trasferimento di tali somme alla Gestione separata. L'Ente ha accettato la richiesta ma solo nei limiti della prescrizione quinquennale. La Corte d'Appello ha confermato questa decisione, stabilendo che la prescrizione decorre dai singoli versamenti. I ricorrenti si sono rivolti alla Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per approfondire la complessa questione della prescrizione dei contributi previdenziali e del loro trasferimento tra diverse gestioni pensionistiche obbligatorie.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata: obbligatoria anche sotto i 5.000 euro
Un avvocato si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista sosteneva che il reddito annuo inferiore a 5.000 euro escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e che il credito dell'ente fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata scatta per l'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito minimo, che rileva solo per le attività occasionali. Inoltre, la proroga governativa del termine di pagamento sposta in avanti la decorrenza della prescrizione quinquennale. L'avvocato perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: INPS vince la proroga
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo ai contributi per l'anno 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello ha accolto la sua tesi, ritenendo che il termine scadesse il 16 giugno 2010 e che la notifica del 30 giugno 2015 fosse tardiva. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la proroga al 6 luglio 2010 prevista dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010 si applica anche ai contribuenti in regime dei minimi. Di conseguenza, la Prescrizione contributi Gestione separata decorre dal 6 luglio 2010 e la notifica del 30 giugno 2015 ha interrotto validamente il termine. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza prorogata dal Governo (6 luglio 2011). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 4 luglio 2016 è tempestiva. La Corte ha inoltre chiarito che, per effetto di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si applicano le sanzioni civili per la mancata iscrizione alla Gestione separata antecedente al 2011 per gli avvocati sotto soglia di reddito. La causa torna alla Corte d'appello per un nuovo esame.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha fatto ricorso contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali dovuti da un professionista alla Gestione separata per gli anni 2008 e 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento effettivi, inclusi i differimenti generali concessi tramite decreti governativi (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti a studi di settore. Di conseguenza, le richieste di pagamento dell'ente previdenziale, inviate entro i cinque anni dalle date prorogate, sono tempestive. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame, che dovrà anche considerare l'esclusione delle sanzioni civili in base a una recente pronuncia della Corte Costituzionale.
Continua »
Doloso occultamento del debito contributivo: niente prescrizione
Un agricoltore ha impugnato l'avviso di addebito dell'INPS per contributi previdenziali non versati dal 2009 al 2015. L'interessato sosteneva che il credito relativo al 2009 fosse ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'omessa comunicazione dell'inizio dell'attività autonoma e della titolarità dei terreni costituisce un doloso occultamento del debito contributivo. Tale comportamento fraudolento ha sospeso il decorso della prescrizione quinquennale fino al momento in cui l'agricoltore ha finalmente richiesto l'iscrizione all'ente previdenziale nel 2015. Di conseguenza, l'INPS ha legittimamente richiesto il pagamento dell'intero periodo, in quanto la prescrizione ha iniziato a decorrere solo dalla data della tardiva autodenuncia.
Continua »
Assegno sociale: sì al familiare straniero senza permesso lungo
Una cittadina straniera, madre convivente di un cittadino italiano, ha richiesto l'assegno sociale. L'Ente Previdenziale ha respinto la domanda perché la donna non possedeva il permesso di soggiorno di lungo periodo, ma solo la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che per i familiari stranieri di cittadini italiani o europei che esercitano il diritto al ricongiungimento familiare, la carta di soggiorno è un titolo permanente sufficiente per ottenere l'assegno sociale. Non è quindi necessario il permesso di lungo soggiorno richiesto in via generale per gli altri stranieri, purché sussistano gli altri requisiti di legge come la residenza decennale e il limite di reddito.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: no al dolo automatico
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento di contributi omessi per l'anno 2011. La Corte d'Appello ha ritenuto che il termine di prescrizione fosse sospeso a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi, qualificando tale omissione come occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della professionista, stabilendo che la mancata compilazione del quadro RR non comporta un automatismo nella sospensione del termine. Per configurare l'occultamento doloso, è necessario un comportamento intenzionale volto a nascondere il debito, rendendo impossibile l'accertamento. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del caso. La decisione chiarisce un aspetto fondamentale sulla prescrizione contributi Gestione separata.
Continua »
Iscrizione nell’elenco dei lavoratori agricoli: conta il fatto
Due lavoratrici hanno chiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro agricolo per l'anno 2008 con un'azienda, al fine di ottenere l'iscrizione nell'elenco dei lavoratori agricoli. L'INPS aveva riclassificato l'azienda da agricola a industriale a seguito di ispezioni. Le lavoratrici sostenevano che la riclassificazione non potesse avere effetti retroattivi sul loro rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il principio di irretroattività della riclassificazione aziendale si applica solo al rapporto contributivo tra datore di lavoro e INPS. Per quanto riguarda l'iscrizione nell'elenco dei lavoratori agricoli, rileva invece il principio di effettività: il lavoratore deve dimostrare di aver realmente svolto mansioni agricole. Nel caso specifico, è stato accertato che l'attività dell'azienda era industriale e non agricola, escludendo così il diritto delle lavoratrici.
Continua »
Sanzioni Gestione separata INPS: la Cassazione salva gli avvocati
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi nel 2010 alla Gestione separata. I giudici di merito hanno confermato l'obbligo di iscrizione e rigettato la prescrizione. La Corte di Cassazione, applicando una storica sentenza della Corte Costituzionale, ha accolto parzialmente il ricorso del professionista. Sebbene l'obbligo di versare i contributi rimanga valido, l'avvocato non deve pagare le sanzioni civili. La Corte Costituzionale ha infatti annullato la norma che imponeva le sanzioni ai professionisti sotto soglia di reddito prima del 2011. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione sulle sanzioni, stabilendo che per il 2010 non sono dovute sanzioni Gestione separata INPS.
Continua »
Opzione donna: negata a chi ha già i requisiti ordinari
Una lavoratrice ha chiesto la liquidazione della pensione tramite la misura denominata opzione donna. L'ente previdenziale ha respinto la domanda poiché la donna aveva già maturato i requisiti ordinari per la pensione anticipata. La Corte d'Appello ha dato ragione alla lavoratrice, ritenendo che la misura fosse accessibile anche a chi possedeva già i requisiti ordinari. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che l'opzione donna è uno strumento di prepensionamento volto esclusivamente ad agevolare l'uscita anticipata dal lavoro. Non può essere utilizzata come un meccanismo di scelta per ottenere un calcolo diverso o più favorevole da chi ha già maturato i requisiti ordinari. La richiesta della lavoratrice è stata quindi definitivamente respinta.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata: stop se il reddito è minimo
Un libero professionista ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali avanzata dall'Ente Previdenziale per l'anno 2011. L'Ente sosteneva l'obbligatorietà dell'iscrizione alla Gestione separata sulla base della sola titolarità di partita IVA e iscrizione all'albo, nonostante un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'esiguità del reddito è un forte indizio di occasionalità dell'attività e che l'onere di provare l'abitualità spetta all'Ente. Inoltre, la Suprema Corte ha accertato la prescrizione del credito, poiché la richiesta di pagamento è stata notificata oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del versamento originario. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Doppia iscrizione previdenziale: il socio perde contro l’INPS
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della doppia iscrizione previdenziale per un socio amministratore di una società a responsabilità limitata. L'Istituto Previdenziale ha richiesto l'iscrizione del lavoratore sia alla Gestione Separata (come amministratore) sia alla Gestione Commercianti (come socio lavoratore). Il Tribunale aveva inizialmente dato ragione al socio, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Cassazione ha rigettato il ricorso del socio, stabilendo che l'ente previdenziale ha assolto l'onere della prova dimostrando la partecipazione abituale e prevalente del socio all'attività d'impresa attraverso presunzioni semplici, come la domanda di iscrizione originaria e i modelli fiscali. Di conseguenza, il socio perde la causa ed è tenuto al pagamento del doppio contributo unificato.
Continua »
Prescrizione dei contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata degli anni 2008 e 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo che la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. del giugno 2009 non si applicasse in mancanza di prove specifiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS per l'anno 2008. I giudici hanno chiarito che il differimento dei termini di pagamento opera oggettivamente per tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore. Di conseguenza, il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere dalla data prorogata (6 luglio 2009). Poiché l'atto interruttivo dell'INPS è avvenuto il 30 giugno 2014, la richiesta è tempestiva. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo che non si applicasse la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. di giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la proroga si applica oggettivamente a tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore. Di conseguenza, l'atto interruttivo inviato dall'INPS il 30 giugno 2015 è tempestivo rispetto al termine di scadenza prorogato al 6 luglio 2010. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali.
Continua »
Pensione di vecchiaia Enasarco: vince l’agente contro i tagli
Un agente di commercio ha chiesto il ricalcolo della propria pensione di vecchiaia Enasarco per la quota relativa ai contributi versati prima del 1998. L'Ente previdenziale applicava un metodo di calcolo meno vantaggioso, riducendo l'importo mensile da circa 360 euro a soli 114 euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Fondazione Enasarco, confermando che l'agente ha diritto all'applicazione del metodo di calcolo più favorevole previsto dalla legge del 1973, che richiama una disciplina del 1968. I giudici hanno chiarito che la regola del trattamento di maggior favore prevale sulle norme successive e che il principio del pro-rata non può essere usato per ridurre i diritti già acquisiti prima della privatizzazione dell'ente. Vince l'agente, che ottiene la pensione più alta e il rimborso delle spese legali.
Continua »
Base pensionabile: il dipendente perde il ricalcolo
Un dipendente pubblico, dopo aver ottenuto in un precedente giudizio le differenze retributive per un incarico dirigenziale temporaneo svolto prima del pensionamento, ha chiesto la riliquidazione della propria pensione. Il lavoratore pretendeva che tali somme fossero inserite direttamente nella base pensionabile della Quota A (trattamento fondamentale). L'Ente Previdenziale si è opposto, sostenendo di aver già ricalcolato correttamente la pensione inserendo le somme nella Quota B (trattamento accessorio). La Corte d'Appello ha dato ragione all'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando che le maggiorazioni per mansioni superiori non rientrano nella base pensionabile strutturale ma vanno calcolate secondo le regole della quota accessoria, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
Continua »
Rimborso contributi previdenziali: l’Inps perde contro l’ateneo
Un'università privata ha ottenuto il diritto al rimborso contributi previdenziali per oltre 237.000 euro versati all'Inps tra il 2016 e il 2020. L'ateneo aveva erroneamente applicato l'aliquota del 33%, prevista per le università statali, anziché quella corretta del 26,20% stabilita per gli istituti non statali. L'ente previdenziale si è opposto alla restituzione, sostenendo che una legge successiva del 2020 avesse sanato i versamenti passati rendendoli non rimborsabili. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che la legge del 2020 non vieta la restituzione delle somme pagate in eccedenza, ma garantisce solo la validità dei contributi minimi versati per le pensioni dei docenti. Negare il rimborso creerebbe una disparità ingiustificata tra gli atenei.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: il fisco salva l’INPS
Il Contribuente ha impugnato l'avviso di addebito per contributi previdenziali relativi all'anno 2007, sostenendo che fosse maturata la prescrizione contributi previdenziali prima della notifica dell'atto nel 2013. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate, avvenuta nel 2011 per un maggior reddito imponibile, ha validamente interrotto il termine di prescrizione anche a favore dell'INPS. Questo perché l'attività di controllo fiscale incide direttamente sul rapporto contributivo, azzerando i termini prima del loro spirare. Di conseguenza, il debito contributivo rimane valido e il ricorrente perde la causa.
Continua »