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D.P.R. 917/1986 — Anno 2026

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Altri anni per D.P.R. 917/1986

Costi deducibili: la Cassazione sul noleggio barche
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità della deduzione dei costi per un'attività secondaria di noleggio imbarcazioni. L'Amministrazione Finanziaria sosteneva la fittizietà dell'attività, avviata da una società con un'altra branca produttiva molto redditizia. La Corte ha stabilito che, una volta provata l'effettività dell'intento imprenditoriale, anche attraverso elementi come un sito web e attività promozionali, i costi deducibili sono legittimi. La perdita iniziale non è di per sé indice di fittizietà, ma una normale fase di avvio di una nuova iniziativa, escludendo così l'ipotesi di abuso del diritto.
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Accertamento analitico-induttivo: deduzione costi
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento analitico-induttivo. A seguito di un'indagine fiscale che aveva portato alla luce una contabilità parallela, una società era stata oggetto di un avviso di accertamento per maggiori redditi. La società ha impugnato l'atto, lamentando la mancata deduzione dei costi relativi ai maggiori ricavi accertati. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che in ogni accertamento induttivo, per rispettare il principio di capacità contributiva, l'amministrazione finanziaria deve tener conto dei costi, anche in via forfettaria, presuntivamente sostenuti per produrre il reddito. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Dichiarazione omessa: oneri e conseguenze fiscali
La Corte di Cassazione analizza il caso di una società soggetta ad accertamento induttivo per dichiarazione omessa. La sentenza chiarisce che la deduzione delle perdite pregresse ai fini IRES richiede un'opzione esplicita del contribuente, non potendo l'Ufficio sostituirsi a lui. Per l'IVA, invece, il diritto alla detrazione non decade automaticamente per la mancata dichiarazione, ma è subordinato alla prova dei requisiti sostanziali, che il giudice di merito dovrà verificare. Viene anche confermata la responsabilità degli ex soci per le spese processuali.
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Beneficiario effettivo: la prova spetta al contribuente
Una società italiana applica una ritenuta fiscale ridotta sui canoni (royalties) versati a una consociata statunitense, in base alla convenzione Italia-USA. L'Amministrazione Finanziaria contesta l'operazione, sostenendo che la società estera non sia il reale 'beneficiario effettivo'. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere di provare la sussistenza di tale qualifica spetta al contribuente che applica il regime di favore, e non all'Amministrazione Finanziaria. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Motivazione per relationem: Cassazione annulla sentenza
Una società di ingegneria ha impugnato un avviso di accertamento fiscale relativo a deduzioni e agevolazioni per un impianto. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione d'appello. La Corte ha ritenuto la sentenza viziata da una motivazione per relationem meramente apparente, in quanto il giudice si era limitato a richiamare la decisione di primo grado e gli atti della controparte senza un'autonoma e critica valutazione, violando così l'obbligo di motivazione. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Credito d’imposta estero: quando la prova è sufficiente
Un professionista, trasferitosi dal Regno Unito in Italia, ha richiesto il credito d'imposta per le tasse pagate all'estero su redditi da lavoro e locazione, al fine di evitare la doppia imposizione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il credito, ritenendo la documentazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che la prova fornita (dichiarazione dei redditi estera e certificazione fiscale) era adeguata e che le richieste di ulteriori documenti da parte dell'Ufficio erano eccessive. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando il diritto del contribuente al credito d'imposta estero.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 476/2026, si è pronunciata sul tema delle operazioni inesistenti. Nel caso esaminato, una società immobiliare si vedeva contestare la deducibilità di costi e la detrazione IVA per una fattura relativa a una presunta intermediazione fittizia. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce prove indiziarie sull'inesistenza dell'operazione, spetta al contribuente dimostrarne l'effettività. A tal fine, non sono sufficienti la fattura o la prova del pagamento, in quanto facilmente simulabili. La Corte ha inoltre cassato la sentenza di merito per motivazione contraddittoria riguardo a un finanziamento soci, rinviando la causa per un nuovo esame.
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