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D.P.R. 917/1986 — Anno 2026

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Altri anni per D.P.R. 917/1986

Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso tributario. A seguito dell'annullamento in autotutela degli avvisi di accertamento da parte dell'Amministrazione Finanziaria durante il giudizio di legittimità, viene meno l'interesse delle parti a proseguire la causa. La Corte ha disposto la compensazione delle spese legali, valorizzando il comportamento leale dell'ente impositore.
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Rinnovazione della notifica: la Cassazione salva l’appello
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro due società per una questione di indeducibilità di costi. A causa di un difetto nella notifica del ricorso a una delle società, dichiarata fallita, la Corte non ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello, ma ha ordinato la rinnovazione della notifica. Questa ordinanza interlocutoria ha rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo 60 giorni alla parte ricorrente per sanare il vizio procedurale e garantire la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Regime fiscale ASD: quando si perde l’agevolazione?
Un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che negava il suo status di ente non profit. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per beneficiare del regime fiscale ASD agevolato non basta la qualifica formale, ma è necessario dimostrare che l'attività svolta non sia di natura prevalentemente commerciale. L'onere della prova ricade sull'associazione. La Corte ha inoltre confermato la responsabilità solidale del legale rappresentante per i debiti tributari, in virtù del suo ruolo direttivo.
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Presunzioni bancarie: come vincerle? La Cassazione
Un imprenditore ha ricevuto un accertamento fiscale milionario basato sulle presunzioni bancarie applicate a tutti i movimenti sui suoi conti correnti. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che per vincere la presunzione sui prelevamenti non basta indicare il beneficiario, ma è necessario dimostrare l'estraneità dell'operazione all'attività d'impresa. La sentenza sottolinea il rigoroso onere della prova che grava sul contribuente in caso di accertamento bancario.
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Gestione Separata: obbligo anche sotto i 5.000€
Un ente previdenziale ha impugnato una sentenza che esonerava un avvocato dal versamento dei contributi alla Gestione Separata, dato un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il basso reddito non è di per sé sufficiente a qualificare un'attività come occasionale. Il criterio determinante è l'abitualità dell'esercizio professionale, che va valutata considerando anche altri elementi, come l'iscrizione all'albo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Iscrizione gestione separata: reddito e abitualità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i criteri per l'obbligo di iscrizione gestione separata per i professionisti iscritti ad un albo. Il caso riguardava un avvocato con un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. La Corte ha stabilito che un reddito basso non è di per sé sufficiente a escludere l'obbligo contributivo. L'elemento decisivo è l'abitualità dell'esercizio professionale, che l'INPS deve dimostrare. La Corte ha cassato la decisione precedente che si era basata unicamente sulla soglia di reddito, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Visto di conformità infedele: la competenza a sanzionare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1272/2026, ha stabilito che la competenza a irrogare sanzioni per un visto di conformità infedele apposto su un Modello 730 spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate, e non alla Direzione Provinciale. Il caso riguardava un Responsabile dell'assistenza fiscale (RAF) sanzionato per un errore su spese sanitarie. La Corte ha annullato l'atto impositivo perché emesso da un ufficio funzionalmente incompetente, accogliendo il ricorso del professionista.
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Esenzione ICI immobili misti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1034/2026, ha stabilito che l'esenzione ICI immobili misti per l'anno 2011 non è applicabile se un immobile, catastalmente unitario, è utilizzato sia per attività di culto che per attività commerciali (nel caso, una 'casa per ferie'). La Corte ha chiarito che il requisito dell'uso 'esclusivo' era inderogabile sotto il regime ICI. La sentenza precedente, che concedeva un'esenzione parziale, è stata annullata. Il caso è stato rinviato per verificare se l'agevolazione fiscale possa rientrare nella regola europea degli aiuti di Stato 'de minimis'.
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Esenzione ICI per scuole: la Cassazione e gli aiuti di Stato
Una parrocchia che gestiva una scuola materna a pagamento si è vista negare l'esenzione ICI perché l'attività è stata ritenuta commerciale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, non basandosi sulla natura dell'attività, ma introducendo il principio del 'ius superveniens' relativo alle normative europee sugli aiuti di Stato. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per verificare se l'imposta non pagata possa essere considerata un aiuto 'de minimis' e quindi legittima, spostando il focus del giudizio su una nuova valutazione dei fatti.
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Decreto di archiviazione: non vincola il Fisco
Un imprenditore, accusato di utilizzare fatture false, impugna un accertamento fiscale facendo leva su un decreto di archiviazione penale per gli stessi fatti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il decreto di archiviazione non ha efficacia vincolante nel processo tributario, il quale prosegue in modo autonomo.
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Agevolazioni fiscali e completamento dell’investimento
La Corte di Cassazione nega le agevolazioni fiscali a due società per un investimento in macchinari. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un contratto di appalto e non di vendita, l'investimento non era stato completato entro la scadenza di legge. Inoltre, gli ammortamenti non erano deducibili poiché i beni non erano ancora entrati in funzione. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto dei termini per ottenere i benefici fiscali.
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Costi infragruppo: onere della prova e deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2569/2026, ha stabilito che per la deducibilità dei costi infragruppo non è sufficiente la prova documentale (contratto e fatture). La società che riceve il servizio deve dimostrare l'effettiva utilità e il vantaggio concreto ottenuto, ribaltando così l'onere della prova a carico del contribuente. La Corte ha cassato la decisione precedente che aveva erroneamente addossato all'amministrazione finanziaria l'onere di provare l'indeducibilità.
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Plusvalenza permuta: quando si tassa? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la plusvalenza da permuta di un bene presente (un terreno) con un bene futuro (appartamenti da costruire) si realizza fiscalmente non al momento della stipula del contratto, ma quando il bene futuro viene ad esistenza. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso di un contribuente, cassando la sentenza di secondo grado per non aver motivato l'indeducibilità dei costi e per aver omesso di pronunciarsi su specifici motivi relativi al calcolo del valore e della plusvalenza.
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Definizione agevolata socio: la difesa è autonoma
Una socia di una società di persone ha ricevuto un avviso di accertamento basato sul reddito della società. Quest'ultima aveva chiuso la controversia con una definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta della società non vincola la socia, la quale mantiene il pieno diritto di contestare autonomamente l'accertamento. Viene quindi affermato un principio chiave: la definizione agevolata del socio è indipendente e la sua posizione fiscale è autonoma rispetto a quella dell'ente collettivo.
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Rendita catastale: motivazione e stima per immobili D/7
Una società riduce la rendita catastale di un immobile con impianto fotovoltaico. L'Agenzia delle Entrate non accetta la variazione e determina una rendita superiore. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della società, ritenendo l'avviso di accertamento sufficientemente motivato in quanto basato sugli stessi fatti forniti dal contribuente, ma con una diversa valutazione tecnica, e confermando la legittimità del metodo di stima utilizzato per gli immobili industriali.
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Contributi socio non lavoratore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli utili derivanti dalla mera partecipazione in una società di capitali, senza lo svolgimento di alcuna attività lavorativa, non sono soggetti a contribuzione previdenziale. Il caso riguardava la richiesta dell'INPS di assoggettare a contributi i redditi percepiti dal socio fondatore di una S.r.l., il quale non svolgeva attività lavorativa. La Corte ha chiarito che tali proventi si qualificano come 'redditi di capitale' e non 'redditi d'impresa', escludendoli così dalla base imponibile per i contributi del socio non lavoratore.
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Concordato preventivo biennale e accertamento fiscale
Una società del settore moda, dopo aver aderito al concordato preventivo biennale, ha subito un accertamento fiscale basato su presunzioni di maggiori ricavi. La Corte di Cassazione ha annullato l'accertamento, stabilendo che questo tipo di accordo con il fisco inibisce l'uso di metodi di accertamento analitico-induttivi, che si fondano su presunzioni. La sentenza chiarisce che i poteri dell'Amministrazione Finanziaria sono limitati e non possono superare le regole specifiche del concordato preventivo biennale, a meno che non vengano superate determinate soglie di scostamento, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una s.r.l. a ristretta base sociale, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento basato sulla presunzione distribuzione utili. Secondo la Corte, in tali società, gli utili extra-contabili si presumono distribuiti ai soci in proporzione alle quote. Spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che tali somme sono state accantonate o reinvestite. La Corte ha ribadito che tale meccanismo non viola il divieto di doppia presunzione.
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Tassazione vincite estero: no a redditi diversi
Un contribuente ha ottenuto la cassazione di un avviso di accertamento relativo a vincite da gioco non dichiarate, conseguite in Polonia e USA. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione vincite estero non può avvenire applicando la categoria dei 'redditi diversi' se le vincite provengono da Paesi UE o da Paesi extra-UE con cui l'Italia ha siglato convenzioni contro le doppie imposizioni. Tale pratica viola il principio di non discriminazione rispetto alle vincite nazionali.
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Tassazione vincite estero: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a una vincita a poker ottenuta in un altro Stato UE. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione delle vincite estero, se le vincite nazionali sono esenti da imposta sul reddito, viola il principio di non discriminazione e la libera prestazione di servizi sanciti dal diritto dell'Unione Europea. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, confermando l'illegittimità della pretesa fiscale.
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