Un condannato, ammesso a una misura alternativa alla detenzione carceraria, ha presentato formale richiesta per ottenere il beneficio dello sconto di pena per due semestri. Durante lo stesso periodo di prova, le forze dell'ordine lo hanno arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Il Tribunale di sorveglianza ha conseguentemente rigettato la domanda di liberazione anticipata, evidenziando come la nuova condotta criminale dimostrasse l'assenza totale di rieducazione. L'interessato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando una mancata considerazione degli elementi positivi dedotti dalla difesa. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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