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D.P.R. 115/2002

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Usura sopravvenuta: Cassazione conferma irrilevanza
Una società e i suoi garanti contestavano un debito bancario, lamentando l'applicazione di interessi divenuti usurari nel tempo (c.d. usura sopravvenuta). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'orientamento secondo cui la usura sopravvenuta non rende nulle le clausole sugli interessi, se questi erano legittimi al momento della pattuizione del contratto.
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Cessione ramo d’azienda: autonomia funzionale è cruciale
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una cessione ramo d'azienda nel settore recupero crediti, poiché il ramo trasferito non possedeva la necessaria autonomia funzionale preesistente rispetto all'azienda cedente. La Corte ha stabilito che una semplice esternalizzazione di personale, priva di un'entità economica organizzata e autosufficiente, non costituisce una valida cessione ai sensi della legge, rendendo inefficace il trasferimento dei contratti di lavoro.
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Mansioni giornalistiche: non basta leggere le notizie
Una dipendente di una società televisiva, con il ruolo di programmista regista addetta a un servizio di infomobilità, ha richiesto il riconoscimento delle mansioni giornalistiche superiori di redattore. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso, stabilendo che la semplice raccolta e diffusione di notizie pre-validate, senza un significativo apporto creativo, critico e autonomo, non integra l'attività giornalistica. La natura complementare e di breve durata degli approfondimenti non è stata ritenuta sufficiente a modificare la qualifica del rapporto di lavoro.
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Avviso di accertamento parziale: quando è legittimo?
Una società ha impugnato un avviso di accertamento parziale per omesso versamento di IVA, IRES e ritenute, sostenendo che l'Amministrazione finanziaria avrebbe dovuto usare la procedura di controllo automatizzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che l'emissione di un avviso di accertamento, anziché di una cartella di pagamento, costituisce una procedura di maggiore garanzia per il contribuente e, pertanto, non può essere motivo di doglianza. Inoltre, la Corte ha ribadito che non possono essere sollevate in sede di legittimità questioni non precedentemente discusse nei gradi di merito.
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Accertamento per relationem: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17782/2025, ha rigettato il ricorso di una società cooperativa contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La Corte ha stabilito la piena legittimità dell'accertamento per relationem, ovvero motivato tramite rinvio al Processo Verbale di Constatazione (PVC), poiché tale atto era già noto al contribuente, garantendo così il suo diritto di difesa. È stato inoltre chiarito che la mancata pronuncia esplicita su un'eccezione non costituisce un vizio della sentenza se la decisione è logicamente incompatibile con l'accoglimento dell'eccezione stessa, configurandosi come rigetto implicito.
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Responsabilità ex socio: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18342/2025, ha chiarito la portata della responsabilità ex socio di una società cancellata dal registro delle imprese. Un creditore ha agito in revocatoria contro gli ex soci per la vendita dell'unico bene sociale. La Corte ha stabilito che gli ex soci succedono alla società nei rapporti processuali, a prescindere dalla percezione di somme dalla liquidazione, confermando così una forte tutela per i creditori sociali.
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Società cancellata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società cancellata dal registro delle imprese. La cancellazione determina l'estinzione legale dell'ente e la perdita della sua capacità processuale. Di conseguenza, l'azione legale non può essere proseguita dalla società stessa o dal suo ex liquidatore, ma deve essere intrapresa dai soci, i quali subentrano nei rapporti giuridici pendenti. La procura rilasciata dal liquidatore dopo l'estinzione della società è considerata invalida.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi e regole
Un condomino impugna una delibera assembleare ma il suo ricorso viene respinto in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso finale inammissibile a causa di gravi vizi procedurali, tra cui la mancata specificità dei motivi e il difetto di autosufficienza. La decisione sottolinea il rigore formale necessario per evitare l'inammissibilità del ricorso in cassazione.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni. La Corte ha ribadito che solo la legge può introdurre tali prelievi e ha confermato il termine di prescrizione di dieci anni per la restituzione delle somme indebitamente trattenute al pensionato.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una contribuente ha promosso un'azione legale per l'impugnazione di un estratto di ruolo relativo a imposte dirette e diritti camerali, sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento originarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità dell'azione. La decisione si fonda sulla recente normativa che limita l'impugnazione dell'estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, onere probatorio non assolto nel caso di specie.
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Usucapione: impossibile senza possesso esclusivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due figli che chiedevano l'usucapione di immobili del padre. La domanda è stata respinta perché il possesso non era esclusivo, ma condiviso con altri familiari (compossesso), come provato da una precedente sentenza. La Corte ha confermato la condanna per lite temeraria, sottolineando l'importanza di un possesso ininterrotto ed esclusivo per l'usucapione.
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Data certa fallimento: il giudicato blocca il ricorso
Una società tedesca ha rivendicato dei beni da una società italiana fallita, basandosi su un contratto di vendita e leasing. La richiesta è stata respinta in primo grado per assenza di data certa del contratto, rendendolo non opponibile al fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma a causa di un precedente giudicato formatosi tra le stesse parti, che aveva già stabilito l'inopponibilità del medesimo contratto.
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Licenziamento illegittimo: quando è nullo e perché
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la reintegrazione di una lavoratrice. Il caso verteva su un licenziamento illegittimo, inizialmente ritenuto ritorsivo e poi dichiarato nullo dalla Corte d'Appello per vizi procedurali, ovvero la mancata contestazione disciplinare. La Suprema Corte ha confermato che la natura disciplinare di un licenziamento, anche se mascherato da 'incompatibilità ambientale', impone sempre il rispetto della procedura di contestazione, respingendo tutti i motivi di ricorso dell'azienda.
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Occupazione sine titulo: risarcimento anche senza agibilità
La Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno per occupazione sine titulo di un immobile, anche in assenza del certificato di agibilità. La Corte ha stabilito che la mancanza del certificato non esclude il danno, se viene provata la concreta possibilità del proprietario di locare il bene, come nel caso di specie, dimostrata dall'intenzione delle curatele fallimentari di affittare l'immobile. I motivi di ricorso sono stati respinti in quanto miravano a un riesame del merito.
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Esterovestizione e IVA: la Cassazione fa chiarezza
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo a cessioni di beni verso un'entità di San Marino, considerate non imponibili. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che la società acquirente fosse un caso di esterovestizione, avendo la sua sede effettiva in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il concetto di 'sede effettiva' è cruciale per determinare la residenza fiscale anche ai fini IVA. Poiché la società estera era un mero 'filtro' per beni destinati al mercato italiano, le operazioni sono state correttamente riqualificate come interne e soggette a imposta.
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Estinzione del processo: cosa accade dopo l’accordo?
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo in una controversia di lavoro a seguito di un accordo transattivo tra un'azienda e un suo ex dipendente. La controversia, originata da un trasferimento d'azienda, era giunta in Cassazione dopo una condanna della società in appello. A seguito della conciliazione, le parti hanno rinunciato ai rispettivi ricorsi. La Corte, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del processo, senza disporre nulla sulle spese e chiarendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità.
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Trattamento economico direttore amm.vo: no adeguamento
Un ex direttore amministrativo di un'azienda ospedaliera ha richiesto un adeguamento del proprio stipendio a quello dei dirigenti medici apicali. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che il trattamento economico del direttore amministrativo è fissato al momento della stipula del contratto e non segue automaticamente gli aumenti previsti dai contratti collettivi per il personale medico, data la diversità dei ruoli e la natura a tempo determinato dell'incarico.
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Garanzia autonoma: differenze con fideiussione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi garanti contro un istituto bancario. Il caso verteva su un'opposizione a un decreto ingiuntivo per debiti su conto corrente e finanziamenti. La Corte ha affrontato diverse questioni, tra cui l'esercizio dello ius variandi, l'anatocismo e l'ammortamento alla francese. Il punto cruciale della decisione è stata la qualificazione dei contratti di garanzia come una **garanzia autonoma** e non come fideiussione, escludendo così l'applicazione di tutele specifiche, incluse quelle derivanti dalla normativa antitrust sui modelli ABI.
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Diritto di difesa stranieri: l’interprete è cruciale
La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento di convalida del trattenimento di un cittadino straniero, stabilendo che la sua assenza all'udienza, dovuta al rifiuto di un avvocato donna e all'impossibilità di comprendere la lingua italiana, non può considerarsi una scelta consapevole senza la presenza di un interprete. La violazione del diritto di difesa stranieri ha reso nullo l'intero procedimento.
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Data Certa Fallimento: Prova del Credito Anteriore
Un fornitore di pneumatici ha richiesto l'ammissione al passivo di un cliente fallito per oltre 1.3 milioni di euro. La richiesta è stata respinta in ogni grado di giudizio perché il creditore non ha fornito la prova della "data certa" del suo credito, ovvero non ha dimostrato che fosse sorto prima della dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere di provare l'anteriorità del credito con prove oggettive e opponibili a terzi spetta esclusivamente al creditore. Documenti unilaterali come le fatture sono stati ritenuti insufficienti.
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