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D.P.R. 115/2002

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Detrazione IVA: quando è negata per frode fiscale?
Una società di compravendita di auto usate si è vista negare la detrazione IVA per acquisti da 'società cartiere'. La Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che l'azienda dovesse essere a conoscenza della frode fiscale, basandosi su indizi come prezzi troppo bassi e la natura dei fornitori. La Corte ha inoltre accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, rinviando al giudice di merito la valutazione sulla indeducibilità dei relativi costi.
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Contribuzione figurativa: no dopo un accordo transattivo
Un lavoratore, dopo aver siglato un accordo transattivo con l'ex datore di lavoro per retribuzioni non pagate, ha chiesto all'ente previdenziale l'accredito della relativa contribuzione figurativa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che la contribuzione figurativa è un istituto eccezionale previsto dalla legge per specifici periodi di assenza dal lavoro e non può derivare da un accordo privato tra le parti del rapporto di lavoro. La sentenza sottolinea la netta autonomia tra il rapporto di lavoro e quello previdenziale.
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Conguaglio bolletta acqua: legittimo se recupera costi
Un utente ha contestato un conguaglio in bolletta, ritenendolo un aumento tariffario illegittimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il conguaglio bolletta acqua è legittimo non solo per i consumi, ma anche per recuperare costi di gestione e investimenti passati, in linea con la normativa europea e nazionale che mira alla copertura integrale dei costi del servizio idrico.
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Valutazione delle prove: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da una società di ristorazione contro la curatela fallimentare di un'altra azienda. I ricorrenti sostenevano l'esistenza di due aziende distinte e chiedevano un risarcimento danni, ma la Corte ha ribadito che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. L'appello, che mirava a una nuova analisi dei fatti, è stato quindi respinto.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4088/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni medici specializzandi volto a ottenere il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione. Il punto centrale è la prescrizione: la Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui il termine decennale per l'azione di risarcimento del danno da mancata attuazione di direttive europee decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Qualsiasi incertezza giurisprudenziale successiva non sposta tale termine, rendendo tardive le azioni intraprese oltre dieci anni da quella data.
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Compensazione giudiziale: limiti con clausola arbitrale
Una società appaltatrice si opponeva a un decreto ingiuntivo eccependo un controcredito derivante da un distinto contratto di subappalto, che però conteneva una clausola compromissoria per arbitrato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non è possibile operare una compensazione giudiziale quando l'accertamento del controcredito è devoluto alla competenza esclusiva di un altro organo giudicante, come un collegio arbitrale. La sentenza chiarisce inoltre quando una richiesta di CTU può essere considerata meramente esplorativa e quindi rigettata.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3943/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici. Il caso riguarda la prescrizione del diritto al risarcimento per la mancata attuazione di direttive europee sulla loro remunerazione. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che il termine di prescrizione decennale è iniziato a decorrere dall'entrata in vigore della Legge n. 370/1999, e non da una legge successiva del 2011. Pertanto, il diritto dei ricorrenti è stato considerato estinto.
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Remunerazione medici specializzandi: no risarcimenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3942/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per l'inadeguata remunerazione percepita durante la loro formazione. La Corte ha stabilito che lo Stato italiano ha correttamente recepito le direttive europee con il D.Lgs. n. 257/1991, considerando adeguata la borsa di studio allora introdotta. Le successive normative che hanno congelato gli adeguamenti economici rientrano nella discrezionalità del legislatore nazionale e non configurano una violazione del diritto comunitario.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione. L'ordinanza conferma il consolidato orientamento secondo cui la prescrizione risarcimento medici, di durata decennale, ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Le incertezze legali sollevate dai ricorrenti non sono state ritenute sufficienti a posticipare tale decorrenza.
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Prova testimoniale contraddittoria: la decisione del giudice
Un lavoratore chiede il risarcimento per una presunta diffamazione subita in una riunione sindacale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, conferma il rigetto della domanda perché la prova testimoniale, basata su dichiarazioni contrastanti e non univoche tra i vari testimoni, non è stata ritenuta sufficiente a dimostrare l'effettivo accadimento del fatto illecito.
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Giurisdizione Ordinaria: Danni da opere pubbliche
Un comune realizza dei lavori che causano danni strutturali e immissioni rumorose a un'abitazione privata. I proprietari agiscono in giudizio per ottenere il risarcimento e un'ordinanza che fermi i disturbi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso del comune, confermando la giurisdizione ordinaria. La Corte ha stabilito che quando la causa non contesta le scelte della Pubblica Amministrazione, ma lamenta i danni derivanti dalla cattiva esecuzione materiale dell'opera, la competenza spetta al giudice civile, in quanto si verte in tema di lesione di diritti soggettivi.
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Canone a scaletta: legittimo l’aumento programmato
Una società conduttrice si opponeva alla risoluzione del contratto per mancato pagamento di un canone a scaletta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3838/2023, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la piena legittimità della pattuizione di un canone crescente per le locazioni a uso diverso dall'abitazione, a meno che non si provi che tale clausola miri a eludere i limiti di legge sull'aggiornamento monetario.
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Licenziamento collettivo platea: quando è legittima?
Una lavoratrice di un contact center impugnava il proprio licenziamento, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti a livello nazionale nella procedura di licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la limitazione della platea dei lavoratori ai soli siti in crisi è legittima se fondata su comprovate e oggettive esigenze tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle mansioni. La sentenza conferma che la scelta del perimetro del licenziamento collettivo platea spetta all'azienda, a patto che sia adeguatamente motivata.
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Servitù per usucapione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3765/2023, ha respinto il ricorso di un proprietario che chiedeva il riconoscimento di una servitù di passaggio veicolare per usucapione. Il caso originava da una vecchia servitù per asporto di letame. La Corte ha confermato la decisione d'appello, sottolineando che non era stata fornita una prova adeguata dell'esercizio ultraventennale del passaggio con veicoli, necessario per l'acquisto della servitù per usucapione. Ha inoltre chiarito che la mancata prova dell'usucapione non implica l'estinzione per non uso della servitù originaria.
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Demansionamento infermieri: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3700/2023, ha confermato la condanna di un'azienda ospedaliera per il demansionamento infermieri. I giudici hanno stabilito che l'assegnazione sistematica e costante a mansioni inferiori, come quelle alberghiere e igienico-sanitarie, costituisce un illecito che lede la dignità professionale e dà diritto al risarcimento del danno, anche se provato in via presuntiva. La carenza di personale non è stata ritenuta una giustificazione valida.
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Cessazione materia del contendere: accordo e sentenza
Una lavoratrice ottiene in Appello il corretto inquadramento professionale contro un'Azienda Sanitaria. L'Azienda ricorre in Cassazione, ma durante il giudizio le parti raggiungono un accordo. La Suprema Corte dichiara la cessazione della materia del contendere, specificando che tale pronuncia fa venir meno l'efficacia della sentenza d'appello, in quanto superata dalla volontà delle parti espressa nell'accordo transattivo.
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Revoca della procura: quando il contratto è invalido
La Corte di Cassazione conferma l'invalidità di un contratto preliminare immobiliare stipulato da un rappresentante dopo la revoca della procura. La decisione si fonda sulla prova per presunzioni della conoscenza della revoca da parte del terzo acquirente, desunta da anomalie contrattuali e da una serie di eventi concatenati che dimostravano la mala fede delle parti. Il caso evidenzia come la tutela dell'affidamento del terzo ceda di fronte a prove, anche indirette, della sua consapevolezza riguardo alla cessazione dei poteri del rappresentante.
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Cessazione materia del contendere: effetti sulla sentenza
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione materia del contendere in un caso di inquadramento lavorativo, a seguito di un accordo tra un'Azienda Sanitaria e due dipendenti. La sentenza d'appello impugnata perde così la sua efficacia.
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Trasformazione impresa individuale: si evita il fallimento?
Un imprenditore trasforma la sua ditta individuale in una s.r.l. e successivamente viene dichiarato fallito. La Cassazione chiarisce che tale operazione, qualificata come conferimento d'azienda e non come una vera "trasformazione impresa individuale", non lo protegge dal fallimento personale entro un anno dalla cessazione dell'attività individuale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali.
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Decadenza direttore amministrativo: le regole del gioco
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un dirigente la cui nomina è stata revocata. La Corte ha stabilito che la decadenza del direttore amministrativo è legittima anche se i motivi sono diversi da quelli della sospensione iniziale, a patto che sia stato pienamente garantito il diritto di difesa nella fase che ha portato alla risoluzione definitiva del rapporto. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra l'atto cautelare della sospensione e quello risolutivo della decadenza, sottolineando l'onere del ricorrente di dimostrare la violazione delle garanzie procedurali in modo specifico nel ricorso.
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