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D.Lgs. 285/1992 — Anno 2023

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Altri anni per D.Lgs. 285/1992

Guida senza patente recidiva: prova dalla banca dati
Un automobilista viene condannato per il reato di guida senza patente recidiva. In Cassazione, lamenta la mancata produzione del verbale della prima violazione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che la testimonianza dell'agente di polizia, che ha verificato la precedente sanzione tramite la banca dati CED, costituisce piena prova, rendendo superfluo il documento cartaceo. Viene così confermato il valore probatorio degli accertamenti su database ufficiali.
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Guida in stato di ebbrezza: il ricorso in Cassazione
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha presentato ricorso in Cassazione. L'appello è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi, relativi alla particolare tenuità del fatto e all'affidabilità dell'alcoltest, erano mere ripetizioni di argomentazioni già respinte nei gradi di merito. La Corte ha ribadito che una condotta di guida grave e pericolosa esclude l'applicazione della non punibilità e che l'onere di dimostrare il malfunzionamento dell'etilometro, con prove specifiche, spetta all'imputato.
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Onere della prova autovelox: la Cassazione chiarisce
Una società impugnava una multa per eccesso di velocità rilevata da un autovelox, ottenendone l'annullamento in appello perché il Comune non aveva provato le caratteristiche della strada. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'onere della prova autovelox spetta a chi contesta la sanzione, una volta che l'amministrazione ha dimostrato l'esistenza del decreto prefettizio che autorizza l'apparecchio su quella specifica via.
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Sanzioni cartelli pubblicitari: illegittimo cambiare i fatti
Una società concessionaria di pubblicità ha impugnato otto ordinanze-ingiunzioni per l'installazione di cartelli pubblicitari. L'accusa iniziale era di totale assenza di autorizzazione, ma le sanzioni sono state emesse per irregolare posizionamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che modificare il fatto contestato tra il verbale di accertamento e l'ordinanza-ingiunzione è illegittimo, poiché viola il diritto di difesa. L'installazione abusiva e quella irregolare sono due illeciti distinti. La sentenza del Tribunale è stata quindi cassata con rinvio.
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Verbale di contestazione: quando l’omissione è valida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29428/2023, ha stabilito che un verbale di contestazione per violazioni del Codice della Strada non è nullo se omette le informazioni sul pagamento in misura ridotta, qualora tale opzione sia espressamente esclusa dalla legge per quella specifica infrazione. Nel caso analizzato, relativo a guida con patente sospesa, la Corte ha chiarito che tale omissione non lede il diritto di difesa, poiché il pagamento ridotto non era comunque un'opzione percorribile. Di conseguenza, è stata annullata la sentenza di merito che aveva invalidato il verbale per questo motivo.
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Clausola penale concessione: valida se accettata
Una società di servizi pubblici ha contestato una penale per ritardi in lavori su suolo pubblico, sostenendo fosse un'imposizione illegittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola penale concessione è valida. L'accettazione del regolamento comunale al momento della richiesta di concessione crea un vincolo contrattuale, trasformando la penale in un accordo tra le parti e non in una sanzione amministrativa unilaterale.
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Revoca patente e misure prevenzione: chi decide?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10925/2023, ha stabilito che la competenza a decidere sui ricorsi contro la revoca patente, disposta dal Prefetto a seguito di una misura di prevenzione, spetta al giudice civile ordinario e non al giudice della prevenzione. Il caso riguardava un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale che, una volta scarcerato, aveva chiesto al giudice della prevenzione la restituzione del titolo di guida per esigenze lavorative. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'impugnazione del provvedimento prefettizio attiene alla tutela di un diritto soggettivo e rientra quindi nella giurisdizione del tribunale civile.
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