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D.L. 201/2011

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Termine decadenza IMU: la Cassazione dà ragione al Comune
Il Comune ha notificato un avviso di accertamento agli Eredi del Contribuente per il parziale omesso versamento dell'imposta per l'anno 2012. Gli eredi sostenevano che l'atto fosse fuori tempo massimo, applicando il vecchio termine triennale. La Suprema Corte ha chiarito le regole sul termine decadenza IMU: la legge stabilisce un termine di cinque anni, che parte dal 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui il versamento doveva essere effettuato. Trattandosi dell'annualità 2012, il conteggio parte dal 2013 e la scadenza per la notifica cadeva il 31 dicembre 2017. Avendo il Comune notificato l'atto nel maggio 2017, la notifica è pienamente tempestiva. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Ente impositore e confermato la validità della richiesta di pagamento.
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Tetto retributivo dipendenti pubblici: valgono i fondi UE
Un dirigente ha svolto il ruolo di Direttore Generale presso un Ente Pubblico e al contempo ha svolto consulenze scientifiche per un'agenzia europea. L'Ente Pubblico ha bloccato il versamento dei compensi europei per rispettare il tetto retributivo dipendenti pubblici. Il lavoratore ha richiesto il pagamento completo, sostenendo che le risorse estere non gravassero sulle finanze statali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno stabilito che le somme europee accreditate al bilancio dell'Ente diventano risorse pubbliche a tutti gli effetti. Di conseguenza, tali emolumenti si cumulano allo stipendio dirigenziale e sono soggetti al tetto retributivo dipendenti pubblici. La causa è stata rinviata al giudice di merito per valutare la restituzione delle somme percepite in eccedenza.
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Esenzione IMU abitazione principale: la residenza decide
Un Comune ha richiesto il pagamento dell'imposta municipale a un cittadino proprietario di un immobile situato nel proprio territorio. Il cittadino chiedeva la applicazione della esenzione IMU abitazione principale, pur essendo iscritto all'anagrafe di un Comune confinante a causa dell'ubicazione della strada d'accesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente locale. Per beneficiare dello sgravio occorre il doppio requisito della dimora abituale e della formale iscrizione anagrafica nello stesso Comune. Trattandosi di agevolazione fiscale, la norma va interpretata in modo restrittivo. Il ricorso del cittadino è stato respinto con condanna al pagamento delle spese legali.
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Esenzione IMU abitazione principale senza residenza
La contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento con cui l'ente locale richiedeva il pagamento dell'imposta per il 2016. La contribuente sosteneva di vivere stabilmente nell'immobile e rivendicava l'esenzione IMU abitazione principale, imputando la mancanza della residenza anagrafica a un disallineamento sui confini viari tra due municipi confinanti. I giudici di secondo grado avevano accolto la tesi della contribuente, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito. I giudici supremi hanno chiarito che il beneficio fiscale richiede la coesistenza sia della dimora abituale sia della formale residenza anagrafica nel territorio comunale impositore. L'iscrizione all'anagrafe dipende esclusivamente dall'iniziativa del cittadino e non scatta d'ufficio. La Cassazione ha respinto il ricorso originario della contribuente, confermando il tributo e condannandola alle spese.
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Esenzione IMU abitazione principale: negata per due case unite
Un Comune ha emesso avvisi di rettifica per il mancato versamento delle imposte su un appartamento contiguo a quello di residenza del proprietario. Il cittadino sosteneva di aver unito i due immobili nei fatti per usarli come unica casa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune. L'Esenzione IMU abitazione principale spetta infatti esclusivamente per una singola unità immobiliare iscritta in catasto. L'unificazione di fatto non basta per ottenere lo sconto fiscale su entrambi gli spazi. Per godere del beneficio sull'intero immobile occorre procedere prima all'accatastamento unitario. Il contribuente perde la causa e deve pagare le imposte dovute oltre alle spese legali.
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Esenzione IMU abitazione principale: stop ai doppi immobili
Il Comune ha richiesto a un cittadino il pagamento dell'IMU relativa a due unità immobiliari adiacenti, di cui una censita come abitazione e l'altra come ufficio. Il proprietario ha sostenuto che i due spazi formavano un'unica casa e che la parte ad uso ufficio era inutilizzabile per interventi edilizi. La Corte di Giustizia Tributaria ha annullato gli accertamenti del Comune in nome dell'equità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che la esenzione IMU abitazione principale spetta solo a un'unica unità catastale. I beni distinti non godono del beneficio senza la previa fusione catastale. L'utilizzo abitativo di fatto non supera la destinazione catastale a ufficio, né i lavori in corso giustificano sconti senza una formale dichiarazione di inagibilità.
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Esenzione IMU Forze Armate: spetta anche per case senza utenze
Un appartenente alle Forze Armate ha richiesto l'Esenzione IMU Forze Armate per gli anni 2013 e 2014 relativamente al suo unico immobile non locato. Il Comune ha negato il rimborso del 2013 e notificato un accertamento per il 2014, sostenendo che la mancanza di utenze attive e il mancato utilizzo dell'immobile escludessero l'agevolazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'esenzione prescinde dai requisiti di dimora abituale e residenza anagrafica e spetta anche se l'immobile è privo di utenze o inabitato. La norma tutela infatti le particolari esigenze di servizio e la frequente mobilità dei militari. La Suprema Corte ha annullato l'accertamento e riconosciuto il diritto al rimborso.
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Esenzione TARES rifiuti speciali negata senza la denuncia annuale
Un Comune ha notificato un avviso di accertamento per il mancato versamento del tributo sui rifiuti a una società commerciale. L'impresa ha impugnato l'atto pretendendo la riduzione della tariffa per la produzione autonoma di scarti di lavorazione, presentando in giudizio il solo contratto con un'azienda di smaltimento. I giudici di merito hanno accolto la domanda aziendale annullando la pretesa fiscale. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'ente locale. Per ottenere l'esenzione TARES rifiuti speciali non basta esibire accordi contrattuali in tribunale. Il contribuente deve rispettare sia l'obbligo di denuncia originaria sia la comunicazione informativa annuale con i quantitativi e i formulari di smaltimento. In assenza di tempestiva documentazione amministrativa, l'impresa decade dal beneficio e deve corrispondere l'imposta per intero.
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Esenzione IMU immobile collabente: niente sconti senza DOCFA
Gli eredi di una proprietaria immobiliare hanno impugnato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2013 emesso dal Comune. I contribuenti sostenevano la totale inagibilità del capannone e chiedevano l'applicazione dell'esenzione IMU immobile collabente a decorrere dal 2010, richiamando una perizia allegata alla procedura DOCFA presentata solo nel 2017 e una precedente sentenza favorevole. I giudici tributari hanno respinto il ricorso rilevando la mancanza di una tempestiva dichiarazione al Comune e l'avvenuta locazione commerciale del bene nel 2016. La Corte di Cassazione ha confermato il debito tributario. La variazione catastale non ha valore retroattivo in assenza di un errore originario dell'amministrazione. Inoltre, le pronunce di cessata materia del contendere non creano vincolo di giudicato sostanziale per le annualità seguenti. La Corte ha condannato i ricorrenti per lite temeraria.
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Riduzione TARI rifiuti speciali: illegittimi i tetti comunali
Un'azienda della grande distribuzione ha contestato gli avvisi di accertamento comunali per TARES e TARI relativi a un supermercato. La società chiedeva la detassazione per le superfici destinate a rifiuti speciali e la corretta riduzione tariffaria per gli imballaggi avviati al recupero. La Commissione tributaria regionale aveva respinto gran parte delle richieste, confermando le limitazioni comunali sulla riduzione tariffaria fissata al massimo all'uno per cento. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'impresa. I giudici hanno stabilito il principio secondo cui il potere comunale di assimilazione necessita di soglie quantitative precise. Inoltre, la riduzione TARI rifiuti speciali per chi avvia al riciclo deve essere sempre proporzionale al materiale recuperato, dichiarando illegittimo ogni tetto massimo restrittivo imposto dai regolamenti locali.
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Esenzione IMU Forze Armate: il Comune rinuncia e paga le spese
Un appartenente alle Forze Armate, proprietario di un unico immobile non locato e non di lusso, ha richiesto l'Esenzione IMU Forze Armate. Per risparmiare sui costi di gestione durante i trasferimenti di servizio, il contribuente ha staccato le utenze domestiche. Il Comune ha emesso un avviso di accertamento IMU per l'anno 2015, sostenendo che l'assenza di utenze rendesse l'immobile inutilizzabile e privo dei requisiti agevolativi. I giudici di merito hanno annullato la pretesa, ricordando che la norma speciale deroga alla residenza e alla dimora. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente annullato l'accertamento in autotutela e rinunciato agli atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia e condannato il Comune al pagamento delle spese di lite.
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Esenzione IMU abitazione principale e prova della dimora
Un Comune ha impugnato la decisione che annullava tre avvisi di accertamento tributario. Il giudice d'appello aveva stabilito erroneamente che il Comune dovesse provare l'assenza della dimora abituale del cittadino. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente locale, precisando che per beneficiare dell'esenzione IMU abitazione principale serve la compresenza di due requisiti: la residenza anagrafica e la dimora abituale. Non spetta all'amministrazione comunale dimostrare che il contribuente viva altrove. Al contrario, spetta al cittadino provare di possedere tutti i requisiti per ottenere l'agevolazione fiscale richiesta. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Agevolazione IMU prima casa e immobili contigui senza fusione
Un Comune ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta municipale propria relativa all'anno 2013. Il proprietario aveva unito di fatto due appartamenti contigui, destinandoli a propria dimora, ma mantenendo distinti i dati catastali. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto impositivo ritenendo sufficiente la potenziale unificabilità dei due alloggi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente locale. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione IMU prima casa presuppone l'effettivo accatastamento unitario dell'immobile al momento dell'imposizione. La semplice unione di fatto tra due unità contigue non consente di estendere i benefici fiscali a entrambe le particelle.
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Esenzione IMU per inagibilità: no sgravi se l’immobile è usato
Un Comune ha emesso avvisi di accertamento contro una Società per il mancato versamento dell'imposta municipale su cinque fabbricati dopo il sisma del 2012. I giudici di secondo grado hanno annullato le richieste fiscali, ritenendo sufficiente la parziale inagibilità degli edifici per ottenere il beneficio totale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente locale. Il collegio ha chiarito che l'esenzione IMU per inagibilità richiede non solo il danno materiale o l'ordinanza di sgombero, ma anche il mancato utilizzo effettivo dei locali. Se il proprietario continua a utilizzare gli immobili, decade l'agevolazione straordinaria post-terremoto.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: stop ai prelievi
Un pensionato ha citato in giudizio la propria cassa di previdenza privata per ottenere la restituzione delle somme prelevate dall'assegno pensionistico a titolo di contributo di solidarietà sulle pensioni per diversi quinquenni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di queste trattenute deliberate in via autonoma dall'ente. I giudici hanno chiarito che le casse privatizzate non possono imporre prestazioni patrimoniali obbligatorie senza una specifica legge dello Stato. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che l'azione di restituzione si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e che spettano gli interessi legali a partire da ciascun prelievo illecito. La cassa previdenziale ha perso il ricorso ed è stata condannata al rimborso totale e alle spese di lite.
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Esenzione IMU scuola paritaria: Comune e liti pendenti
Un Comune ha richiesto il pagamento dell'imposta municipale a un ente religioso proprietario di un immobile destinato a convitto e istituto scolastico. I giudici tributari hanno concesso l'esenzione IMU scuola paritaria per la sola porzione didattica, rilevando che le rette incassate coprivano solo una minima frazione del costo ministeriale del servizio. L'amministrazione comunale ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ritenendo l'attività commerciale e contrastante con le regole europee sugli aiuti di Stato. Nel corso del giudizio di legittimità, le parti hanno richiesto la sospensione per aderire alla definizione agevolata delle liti fiscali pendenti. I Supremi Giudici hanno accolto la richiesta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa dell'esito della procedura transattiva.
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Contributo di solidarietà: stop ai tagli sulla pensione
Un ente previdenziale privatizzato ha applicato un prelievo forzoso mensile sulla pensione di un professionista a titolo di contributo di solidarietà per garantire l'equilibrio dei propri bilanci. Il pensionato ha impugnato la decurtazione davanti ai giudici di merito, ottenendo la dichiarazione di illegittimità del prelievo e la restituzione delle somme trattenute con gli interessi. L'ente previdenziale ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la piena legittimità della propria delibera interna. La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che le casse professionali non possiedono il potere di imporre prelievi straordinari sulle pensioni già liquidate. Tale imposizione viola la riserva di legge prevista dalla Costituzione, la quale riserva unicamente al Parlamento la facoltà di introdurre nuove prestazioni patrimoniali obbligatorie.
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Esenzione IMU prima casa: valida anche tra coniugi divisi
La società di riscossione comunale ha contestato alla contribuente l'esenzione IMU prima casa per due anni di imposta. La donna risiedeva e dimorava in un Comune diverso rispetto a quello del marito per esigenze lavorative, pur senza una separazione legale. I giudici tributari di merito hanno riconosciuto il beneficio fiscale alla contribuente. L'ente creditore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la necessità della compresenza dei coniugi nello stesso immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del concessionario e confermato la spettanza dell'agevolazione. Il verdetto si fonda sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma precedente, consentendo il beneficio a ciascun coniuge nella propria effettiva dimora.
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Superficie imponibile TARSU: stop a sconti e novità in appello
Un Comune notificava cinque avvisi di accertamento per il mancato pagamento della tassa rifiuti. La contribuente impugnava gli atti in primo grado contestando unicamente la carenza di motivazione, venendo respinta. In grado di appello, la cittadina introduceva una nuova eccezione: chiedeva di ricalcolare la superficie imponibile TARSU applicando il parametro dell'ottanta per cento della superficie catastale. I giudici regionali accoglievano la richiesta riducendo l'imposta. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'ente locale. Gli ermellini hanno ribadito che nel rito tributario vige il divieto assoluto di formulare domande nuove in secondo grado. Inoltre, il riferimento all'ottanta per cento catastale rappresenta solo un limite minimo inderogabile a favore dell'amministrazione e non un tetto massimo per il cittadino, restando applicabile la misurazione della superficie calpestabile effettiva.
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Revocazione per errore di fatto: rigettato il ricorso del Comune
L'Ente Locale ha presentato ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione che confermava il diritto di una Società Contribuente al rimborso dell'ICI versata per anni pregressi. Il rimborso scaturiva dal riconoscimento del carattere rurale del fabbricato tramite formale annotazione catastale. L'Ente Locale sosteneva la sussistenza di una revocazione per errore di fatto, affermando che la Corte avesse ignorato un successivo rifiuto dell'ufficio catastale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'istituto invocato punisce solo sviste materiali e non permette di rimettere in discussione valutazioni probatorie già compiute nei gradi di merito. L'Ente Locale è stato condannato al pagamento delle spese di lite.
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