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D.L. 193/2016 — Anno 2022

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Altri anni per D.L. 193/2016

Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla barca dei soci
La Società ha impugnato gli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'uso personale di un'imbarcazione da parte dei soci e l'assenza di una reale attività commerciale. Dopo la decisione sfavorevole in appello, la Società ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la Società ha presentato istanza di rinuncia al ricorso per cassazione, dichiarando di volersi avvalere della definizione agevolata dei debiti esattoriali. La Corte di Cassazione ha preso atto della formale rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione sospende l’estinzione
Una società e i suoi soci hanno impugnato gli avvisi di accertamento emessi per ricavi non dichiarati emersi da controlli bancari. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto l'estinzione del processo presentando domanda di definizione agevolata per sanare la pendenza fiscale. La Corte di Cassazione ha rilevato che la controversia rientra astrattamente tra quelle definibili. Tuttavia, per accertare l'effettivo perfezionamento della sanatoria e acquisire il parere dell'Amministrazione Finanziaria, la Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. Il giudizio è quindi sospeso in attesa delle verifiche sul condono.
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Scontro col Fisco: la definizione agevolata ferma la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate e una società immobiliare, insieme ai suoi soci, si scontravano in Cassazione per un accertamento fiscale basato su movimenti bancari sospetti. Durante il processo, i contribuenti hanno chiesto l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, avendo aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle) e pagato il dovuto. La Corte di Cassazione ha deciso di riunire i ricorsi e di rinviare la causa a nuovo ruolo. Questo rinvio serve a permettere all'Agenzia delle Entrate di verificare l'effettivo e regolare pagamento delle somme previste dalla sanatoria, prima di dichiarare ufficialmente chiuso il processo.
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Definizione agevolata ferma il fisco: Cassazione rinvia la causa
Un avvocato impugna una cartella di pagamento per IRAP, IVA e sanzioni relative agli anni 2000 e 2001. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il contribuente ricorre in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il professionista deposita una memoria documentando di aver ottenuto diversi provvedimenti di sgravio e di aver aderito, per la parte residua, alla definizione agevolata prevista dalla legge, provvedendo al pagamento delle relative rate. La Corte di Cassazione, preso atto di questi sviluppi che potrebbero portare all'estinzione del giudizio, rinvia la causa a nuovo ruolo. Dispone quindi un termine di sessanta giorni per consentire all'Agenzia delle Entrate di interloquire sui documenti presentati dal contribuente.
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Accertamento bancario: il Fisco frena davanti alla rottamazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento bancario nei confronti di una società immobiliare e dei suoi soci, presumendo ricavi non dichiarati da movimentazioni ingiustificate su un conto cointestato. I contribuenti hanno impugnato gli atti. Nelle more del giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno chiesto l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, avendo aderito alla definizione agevolata con il versamento integrale delle somme dovute. La Corte di Cassazione ha disposto la riunione dei ricorsi e ha rinviato la causa a nuovo ruolo, ordinando all'Agenzia delle Entrate di verificare il regolare perfezionamento della sanatoria prima di dichiarare estinto il giudizio.
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Difesa Agenzia delle Entrate Riscossione: sì ad avvocati privati
Una società in liquidazione ha impugnato ventitré cartelle esattoriali. Nei gradi di merito, i giudici tributari hanno dichiarato inammissibile l'appello dell'ente di riscossione perché si era costituito tramite un avvocato privato anziché avvalersi dell'Avvocatura dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico, stabilendo un principio fondamentale sulla difesa Agenzia delle Entrate Riscossione. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'ente può legittimamente affidarsi ad avvocati del libero foro senza dover dimostrare preventivamente la sussistenza di presupposti o autorizzazioni speciali. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per un nuovo giudizio.
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Patrocinio legale dell’agente della riscossione: privati ammessi
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento emessa dall'Agente della Riscossione. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello dell'ente pubblico perché quest'ultimo si era fatto difendere da un avvocato del libero foro anziché dall'Avvocatura dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico, stabilendo che la scelta del patrocinio legale dell'agente della riscossione tramite un difensore privato iscritto nel proprio elenco è pienamente legittima per le liti davanti alle Commissioni Tributarie. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa per un nuovo esame del merito.
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Definizione agevolata delle liti chiude lo scontro con il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un'Associazione Sportiva, contestando l'uso indebito di agevolazioni fiscali e richiedendo il pagamento di imposte non versate. Dopo i rifiuti dei giudici di merito, l'ente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, l'Associazione ha aderito alla definizione agevolata delle liti pagando l'intero debito fiscale. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato il pagamento regolare. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: come chiudere la lite senza raddoppio dei costi
Un'azienda riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per l'anno 2003 a causa di uno scostamento rispetto agli studi di settore. Dopo i primi gradi di giudizio, la società proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente aderiva alla definizione agevolata prevista dalla legge, estinguendo il debito tributario. L'Agenzia delle Entrate confermava il buon esito della procedura. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e la Corte ha escluso il pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'estinzione deriva da una scelta di definizione agevolata sopravvenuta.
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Definizione agevolata: come chiudere la lite sulla prima casa
I Contribuenti hanno impugnato un avviso di liquidazione relativo a maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale per l'acquisto di un immobile con le agevolazioni prima casa. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, i Contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali, pagando integralmente la somma dovuta e rinunciando al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di giudizio ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la causa si estingue
Una società alberghiera impugnava un avviso di accertamento basato su studi di settore. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando integralmente le rate previste e rinunciando al ricorso. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, le decisioni dei gradi precedenti perdono efficacia e le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate, senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la sola domanda non estingue il processo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato estinto il processo riguardante una cartella di pagamento da oltre 600.000 euro. I giudici di merito avevano ritenuto sufficiente la sola presentazione della domanda di definizione agevolata da parte del contribuente per chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la semplice richiesta di sanatoria non basta a estinguere il giudizio. Per la chiusura del processo è infatti necessario che il contribuente rinunci formalmente alla causa e provveda al pagamento integrale delle somme dovute. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame dei fatti.
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Sì al patrocinio di avvocati del libero foro per l’Ente
Un contribuente impugna un'iscrizione ipotecaria e sedici cartelle di pagamento. La Commissione Tributaria Regionale dichiara inammissibile l'appello dell'Ente di Riscossione, ritenendo illegittimo il patrocinio di avvocati del libero foro in luogo dell'Avvocatura dello Stato. L'Ente ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, riaffermando il principio stabilito dalle Sezioni Unite: l'Ente di Riscossione può legittimamente affidare la propria difesa a professionisti privati senza particolari formalità o oneri probatori preventivi. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop alla lite
Un'associazione sportiva dilettantistica riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate, che contestava la perdita delle agevolazioni fiscali a causa dello svolgimento di attività commerciale di fatto. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, l'associazione proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, l'ente si avvaleva della definizione agevolata delle liti tributarie pagando integralmente quanto dovuto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la mancanza di prove blocca la sanatoria
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Amministrazione Finanziaria. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata per sanare il debito. Tuttavia, i documenti presentati non dimostravano in modo chiaro l'avvenuto pagamento della prima rata dell'importo dovuto. Di conseguenza, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha deciso di non procedere alla sentenza definitiva. I giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, assegnando alle parti un termine di novanta giorni per depositare la documentazione idonea a provare lo stato effettivo della procedura di definizione agevolata.
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Rottamazione delle cartelle: causa chiusa ma il debito resta
Il Contribuente impugnava una cartella esattoriale per imposte non pagate. Durante il processo, decideva di aderire alla rottamazione delle cartelle, presentando formale rinuncia al ricorso. Tuttavia, pagava in ritardo la seconda rata della sanatoria. L'Amministrazione Finanziaria faceva notare che la definizione agevolata non si era perfezionata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente, ma il Contribuente perde la possibilità di contestare il debito originario, che l'esattore potrà riscuotere coattivamente poiché la sanatoria è decaduta a causa del ritardo nei pagamenti. Le spese di giudizio sono state compensate.
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Definizione agevolata: estinta la lite fiscale in Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'amministrazione finanziaria contestava l'antieconomicità di un'operazione finanziaria estera, richiedendo maggiori imposte e sanzioni. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata delle pendenze tributarie, pagando integralmente l'importo dovuto in cinque rate e impegnandosi a rinunciare alla causa. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare perfezionamento della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state compensate, rimanendo a carico di chi le ha anticipate, senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e le spese si azzerano
L'amministrazione finanziaria aveva notificato a un contribuente un avviso di accertamento per l'Irpef del 2004. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata per estinguere il debito fiscale, provvedendo al pagamento dell'importo dovuto in un'unica soluzione e rinunciando formalmente alla prosecuzione della causa. La Suprema Corte, accertata la regolarità del pagamento e l'assenza di obiezioni da parte dell'ufficio impositore, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno inoltre disposto la compensazione delle spese di lite, stabilendo che addebitare i costi del giudizio al contribuente contrasterebbe con la finalità agevolativa della sanatoria, la quale mira a favorire la chiusura delle pendenze senza ulteriori oneri.
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Definizione agevolata: il ricorso si spegne senza costi extra
Un contribuente, ritenuto responsabile per sanzioni tributarie relative a imposte non versate da una società, ha impugnato l'avviso di accertamento. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle) e ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, compensando le spese tra le parti. I giudici hanno inoltre stabilito che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la rinuncia deriva da un evento successivo alla presentazione del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alle sanzioni senza spese doppie
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per sanzioni collegate a violazioni tributarie di una società. Durante il giudizio di Cassazione, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso, avendo aderito alla definizione agevolata delle pendenze tributarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, compensando le spese di giudizio. Inoltre, i giudici hanno escluso l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, poiché la causa di inammissibilità è derivata da un evento successivo alla presentazione del ricorso.
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