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Art. 8 Convenzione EDU

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Espulsione straniero: valutazione vita privata d’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di un Giudice di Pace, stabilendo un principio fondamentale: nel decidere sull'espulsione dello straniero, il giudice deve sempre effettuare una valutazione concreta della sua vita privata e dei legami sociali in Italia. Non è sufficiente basarsi sulla legittimità formale del diniego di un permesso di soggiorno, ma occorre un'analisi caso per caso per tutelare i diritti fondamentali della persona, come il diritto alla vita privata sancito dalla CEDU.
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Ordine di demolizione: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14123/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione per una costruzione abusiva in area vincolata. La Corte ha stabilito che il permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune non poteva fermare la demolizione, in quanto illegittimo. La normativa nazionale, infatti, non consente il condono per abusi edilizi di tale rilevanza in zone soggette a tutela ambientale. I motivi del ricorso, inclusa la violazione del diritto all'abitazione, sono stati ritenuti generici e infondati.
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Ordine di demolizione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due sorelle contro un ordine di demolizione risalente al 1989. La sentenza chiarisce che né l'acquisizione dell'immobile da parte del Comune, né la generica invocazione del diritto all'abitazione (Art. 8 CEDU) possono bloccare l'esecuzione della sanzione, confermando la piena legittimità dell'operato del giudice dell'esecuzione.
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Espulsione del condannato: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di espulsione del condannato straniero che non sia riuscito a dimostrare un effettivo e profondo radicamento nel territorio nazionale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto le contestazioni sollevate erano di puro merito, non attinenti a violazioni di legge.
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Errore di fatto: IMEI non è un IP per la Cassazione
Un individuo, condannato per reati legati agli stupefacenti, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente decisione della Corte di Cassazione. Il ricorso contestava la legittimità dell'acquisizione del codice IMEI di un telefono senza autorizzazione giudiziaria e la validità di alcune intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la netta distinzione tra il codice IMEI, che identifica solo il dispositivo, e l'indirizzo IP, che richiede maggiori tutele. La Corte ha concluso che non vi è stato alcun errore di fatto, ma un tentativo di ridiscutere una valutazione giuridica già definita.
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Demolizione immobile abusivo: quando non si ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo di 91 anni, invalido e indigente, contro la demolizione del suo immobile abusivo, che costituiva la sua unica abitazione. Nonostante le gravi condizioni personali, la Corte ha stabilito che la piena consapevolezza dell'illegalità della costruzione e l'inerzia nel cercare una soluzione abitativa alternativa, anche dopo una sospensione di due anni concessa in precedenza, prevalgono sul principio di proporzionalità. La sentenza ribadisce che il diritto all'abitazione non può essere invocato per sanare un illecito consapevole, rendendo esecutiva la demolizione immobile abusivo.
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Utilizzabilità chat criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'utilizzabilità delle chat criptate acquisite da autorità francesi tramite Ordine Europeo di Indagine. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità di tali prove, richiamando i principi delle Sezioni Unite, secondo cui l'acquisizione di risultati di intercettazioni già esistenti all'estero segue le regole dell'art. 270 c.p.p. e non richiede una preventiva autorizzazione del giudice italiano. È stato inoltre confermato il pericolo di recidiva, data la gravità dei fatti commessi durante una misura cautelare precedente.
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Decreto di espulsione: nullo per vizi di forma
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un decreto di espulsione, stabilendo che il giudice di merito aveva omesso di pronunciarsi su vizi formali decisivi sollevati dal ricorrente: la mancanza di firma da parte di un soggetto autorizzato e la notifica dell'atto in copia semplice. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di questi aspetti procedurali fondamentali.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione, ma il Giudice di Pace ha respinto il ricorso con una motivazione generica e non pertinente ai motivi sollevati. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, definendola un caso di motivazione apparente, in quanto il giudice non ha esaminato le specifiche violazioni di legge denunciate. Il caso è stato rinviato a un altro giudice per una nuova valutazione nel merito.
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Protezione complementare: no all’automatismo ostativo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19672/2025, ha accolto il ricorso di un cittadino straniero a cui era stata negata la protezione complementare a causa di un precedente penale. La Corte ha stabilito che non può esistere un automatismo ostativo: il giudice deve sempre effettuare una valutazione attuale e concreta della pericolosità sociale, bilanciandola con il percorso di integrazione della persona, come il lungo soggiorno in Italia, i legami familiari e la stabilità lavorativa. La decisione del tribunale, basata su un'automatica presunzione di pericolosità, è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Adozione casi particolari: sì anche con conflitto
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che concedeva l'adozione in casi particolari di un minore al genitore d'intenzione, ex partner della madre biologica. La Suprema Corte ha stabilito che né il dissenso della madre biologica né la forte conflittualità tra le parti possono impedire l'adozione, quando questa risponde al superiore interesse del minore di mantenere un legame affettivo stabile e significativo con entrambe le figure genitoriali. Anche un'interruzione dei rapporti, se causata da comportamenti ostat tweetingivi del genitore biologico, non è considerata un fattore decisivo contro l'adozione.
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Ordine di demolizione: legittimo se l’abuso persiste
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che revocava un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Nonostante i nuovi proprietari avessero ottenuto un condono, la Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di verificare la legittimità del titolo sanante. In questo caso, il condono era viziato da un frazionamento artificioso delle domande, ideato per eludere i limiti volumetrici di legge, rendendo l'ordine di demolizione pienamente efficace.
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Espulsione misura alternativa: i limiti familiari
Un cittadino straniero ha presentato ricorso contro un'ordinanza di espulsione disposta come misura alternativa alla detenzione, sostenendo la violazione dei suoi legami familiari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che, sebbene l'espulsione misura alternativa non debba violare il diritto alla vita familiare sancito dall'art. 8 CEDU, è onere dell'interessato fornire una prova concreta e non generica dell'esistenza di tali legami. Nel caso di specie, le allegazioni sono state ritenute carenti e non dimostrate.
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Sequestro probatorio: legittimo con criteri di selezione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di sequestro probatorio di dispositivi informatici, ritenendo il decreto sufficientemente motivato. La sentenza stabilisce che, per la legittimità del sequestro, è sufficiente l'indicazione di criteri di selezione dei dati, come parole chiave e temi di conversazione, senza la necessità di una selezione a priori.
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Divieti di espulsione: il giudice deve sempre valutare
Un cittadino straniero ha impugnato un provvedimento di espulsione, lamentando che il Giudice di Pace non avesse considerato i suoi legami familiari come causa di inespellibilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare autonomamente la sussistenza dei divieti di espulsione, anche a prescindere dall'esito di una domanda di protezione internazionale. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Ordine Indagine Europeo: prove da chat criptate valide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una misura di custodia cautelare basata su messaggi di una chat criptata. Tali prove erano state acquisite da uno Stato estero tramite un Ordine Indagine Europeo. La Corte chiarisce che per l'utilizzabilità di tali dati non è necessario produrre il provvedimento autorizzativo straniero, e spetta alla difesa l'onere di dimostrare un'eventuale violazione dei diritti fondamentali.
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Autorizzazione accesso fiscale: la Cassazione rinvia
Una società di produzione di calcestruzzo ha impugnato un avviso di accertamento che contestava la deducibilità di vari costi, in particolare per il carburante. La controversia è giunta in Cassazione, dove è emersa una questione sulla legittimità dell'accesso ispettivo nei locali aziendali. A seguito di una sentenza della CEDU e dell'entrata in vigore di una nuova legge sull'autorizzazione per l'accesso fiscale, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a nuovo ruolo per permettere alle parti di discutere le implicazioni della normativa sopravvenuta.
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Sopraelevazione abusiva: demolizione per rischio sismico
La Corte di Cassazione conferma la demolizione di una sopraelevazione abusiva realizzata in violazione delle norme antisismiche. La sentenza stabilisce che la non conformità a tali normative genera una presunzione di pericolosità, rendendo irrilevanti i permessi amministrativi ottenuti. Il costruttore ha l'onere di provare la sicurezza dell'intera struttura, non solo della nuova costruzione.
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Accesso domiciliare fiscale: i limiti del PM
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento basato su un accesso domiciliare fiscale, poiché l'autorizzazione del Pubblico Ministero non era adeguatamente motivata sulla base di 'gravi indizi'. La Corte ha stabilito che il giudice tributario ha il potere e il dovere di verificare non solo la presenza formale dell'autorizzazione, ma anche la sussistenza sostanziale dei gravi indizi di violazione fiscale. Se tale verifica ha esito negativo, le prove raccolte sono inutilizzabili e l'accertamento è nullo.
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Accesso domiciliare: la Cassazione fissa i limiti
Un professionista è stato oggetto di un accertamento fiscale scaturito da una verifica che includeva un accesso domiciliare. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, stabilendo che il giudice tributario non può limitarsi a un controllo formale dell'autorizzazione del Pubblico Ministero. È necessario, invece, un esame sostanziale per verificare la reale esistenza di 'gravi indizi' di violazione fiscale che giustifichino una misura così invasiva. La sentenza rafforza le tutele del contribuente, affermando che le prove raccolte tramite un accesso domiciliare illegittimo sono inutilizzabili.
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