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Art. 707 Codice Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 707 Codice Penale

Inammissibilità del ricorso per cassazione: la condanna costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. L'imputato lamentava un vizio di motivazione sulla pena inflitta, ma senza specificare i motivi concreti della contestazione. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso per cassazione scatta quando mancano elementi precisi a supporto delle lagnanze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: l’errore costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato dal difensore di un cittadino condannato per possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. Il legale aveva proposto un'impugnazione i cui motivi erano totalmente estranei e non pertinenti rispetto alla condanna effettiva e alla persona dell'assistito, facendo riferimento a fatti e soggetti diversi. Di conseguenza, i giudici hanno ritenuto il ricorso del tutto generico ed eccentrico, confermando la condanna del ricorrente e sanzionandolo anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende per la manifesta colpa nella presentazione dell'atto.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: il patteggiamento è condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli (art. 707 c.p.). L'imputato contestava la validità di un precedente patteggiamento come prova di precedenti condanne per reati contro il patrimonio, presupposto necessario per la configurabilità del reato. La Suprema Corte ha invece ribadito che il patteggiamento equivale a una condanna a questi fini. Inoltre, i giudici hanno confermato il diniego delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità del possesso di un complesso armamentario di strumenti da scasso, non giustificabile con generiche condizioni di disagio sociale. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto consumato anche se la polizia ti osserva: la decisione
L'Autore del Furto si è introdotto con un complice in un negozio di ortofrutta, rubando merci e denaro per un valore di cinquecento euro. Dopo aver sistemato la refurtiva in due cassette all'esterno del locale, i due si preparavano a caricarla in auto, ma sono stati bloccati dalle Forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per furto consumato. I giudici hanno chiarito che il reato si considera perfezionato non appena il colpevole consegue, anche per breve tempo, la disponibilità autonoma dei beni, a nulla rilevando che la polizia stesse sorvegliando la scena. Inoltre, il possesso di attrezzi da scasso costituisce reato autonomo se non utilizzati per l'effrazione, e il danno di cinquecento euro non è stato considerato di speciale tenuità.
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Reato continuato in fase esecutiva: conta la pena concreta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unire le condanne relative a un tentato furto aggravato e a una contravvenzione per possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli. Il difensore sosteneva che il reato più grave dovesse essere necessariamente il furto, in quanto delitto, rispetto alla contravvenzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, nella fase dell'esecuzione delle pene, si considera reato più grave quello per cui è stata inflitta la sanzione concreta più severa, a prescindere dalla qualificazione astratta di delitto o contravvenzione. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Furto di notte: scatta l’aggravante della minorata difesa
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato commesso di notte all'interno di un'azienda chiusa. Ha proposto ricorso contestando l'applicazione dell'aggravante della minorata difesa, sostenendo che l'orario notturno fosse solo una conseguenza logica del luogo e non una prova di maggiore gravità della condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che commettere un reato di notte integra l'aggravante della minorata difesa se il buio e l'assenza di persone ostacolano concretamente la tutela dei beni, come nel caso di un'azienda chiusa. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa, la condanna viene confermata ed egli deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: condanna per chi fugge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli (art. 707 c.p.). L'uomo era stato sorpreso dalle forze dell'ordine con strumenti da scasso e aveva tentato la fuga. Nei motivi di ricorso, la difesa si è limitata a riproporre le medesime contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della Corte d'Appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che la genericità dei motivi e la mancata correlazione con la sentenza impugnata determinano l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato o scelta di vita? Il confine che nega lo sconto
Il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un condannato per due diversi reati contro il patrimonio commessi a distanza di sei mesi. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso basato sulla vicinanza temporale e sulle medesime modalità operative. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice ripetizione di reati a distanza di tempo non dimostra una programmazione unitaria iniziale, bensì una scelta di vita delinquenziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per riciclaggio e altri reati. Il difensore aveva richiesto l'assoluzione nel merito senza specificare i motivi di legittimità e senza indicare le violazioni di legge commesse dalla Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che il ricorso deve contenere censure precise e raccordate alle richieste istruttorie, non potendo la Suprema Corte sostituirsi al giudice di merito per valutare l'innocenza dell'imputato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione e prescrizione: negata l’assoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte d'Appello aveva già dichiarato estinto per prescrizione un terzo reato relativo al possesso di chiavi alterate. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione e prescrizione, lamentando il mancato assorbimento del reato prescritto in quello di furto. I giudici di legittimità hanno ribadito che, in presenza di una dichiarazione di prescrizione, l'impugnazione per ottenere l'assoluzione nel merito è ammissibile solo se l'innocenza emerge dagli atti in modo evidente e non contestabile. Mancando tale prova lampante, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: la parola dell’agente supera la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per invasione di edifici e danneggiamento aggravato. La difesa sosteneva che la condanna si basasse su dichiarazioni rese dall'imputato alla polizia, ritenute inutilizzabili per legge. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che i giudici di merito hanno accertato la responsabilità penale basandosi sulla testimonianza diretta di un agente di polizia. L'agente aveva infatti visto personalmente il soggetto mentre distruggeva la lastra di vetro all'ingresso dell'alloggio. Trattandosi di una ricostruzione dei fatti coerente, la Cassazione non può rivalutare il merito della vicenda. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di particolare tenuità: no allo sconto per la BMW
L'Imputato è stato condannato per ricettazione di un'auto e possesso di strumenti da scasso. La difesa ha richiesto l'applicazione della circostanza attenuante della ricettazione di particolare tenuità e il riconoscimento del reato continuato con un altro episodio avvenuto a soli undici giorni di distanza. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della particolare tenuità, evidenziando il valore non irrisorio del veicolo e i precedenti penali specifici dell'uomo. Ha invece accolto il ricorso sul reato continuato, annullando la sentenza con rinvio per il ricalcolo della pena complessiva. Infine, ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di possesso di strumenti da scasso.
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Sospensione della prescrizione Covid: condanna definitiva
L'Imputato, condannato in appello a sei mesi di arresto per possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'avvenuta estinzione del reato, contestando il calcolo del periodo di sospensione dovuto all'emergenza COVID-19. Secondo il ricorrente, la sospensione doveva limitarsi ai giorni successivi alla data dell'udienza rinviata, anziché coprire l'intero periodo emergenziale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione opera automaticamente per l'intero periodo di sessantaquattro giorni previsto dalla legge emergenziale per tutte le udienze originariamente fissate in quell'arco temporale. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata e la condanna è diventata definitiva, con obbligo di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione proposto personalmente: l’errore fatale
L'Imputato è stato condannato a nove mesi di arresto per possesso ingiustificato di chiavi alterate e porto di oggetti atti ad offendere (un cutter e forbici). L'Imputato ha presentato un ricorso per cassazione proposto personalmente per contestare la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La riforma legislativa del 2017 ha infatti eliminato la possibilità per i cittadini di firmare e depositare autonomamente questo tipo di impugnazione. Oggi, l'atto deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un avvocato cassazionista abilitato. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: la condotta cancella lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per reati contro il patrimonio. La difesa lamentava la mancata prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti e alla recidiva, oltre a un errore materiale nella sentenza che citava un nome estraneo. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudizio di comparazione spetta al giudice di merito ed è insindacabile se logicamente motivato. Nel caso specifico, i numerosi precedenti penali dell'uomo e la violazione delle misure cautelari giustificano ampiamente il giudizio di equivalenza anziché di prevalenza, rendendo irrilevante il mero refuso sul nome.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: la condanna è inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per possesso ingiustificato di grimaldelli e porto di oggetti atti ad offendere. Gli imputati viaggiavano in auto con attrezzi da scasso nascosti e un'arma. La difesa sosteneva che gli attrezzi servissero per lavoro, ma i giudici hanno respinto la tesi a causa del contemporaneo occultamento di un'arma. La Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria per la genericità dei motivi di ricorso.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: condanna senza sconti
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli (art. 707 c.p.) dopo essere stato trovato in possesso di numerosi strumenti atti allo scasso. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione della colpevolezza e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto in appello presuppone l'accertamento del reato, rendendo infondata la contestazione sulla colpevolezza. Inoltre, i numerosi precedenti penali del Ricorrente giustificano il diniego delle attenuanti generiche. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: l’acquisto non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli (art. 707 c.p.). L'Imputato era stato trovato in possesso di una tenaglia e di una tronchese. La difesa sosteneva la presenza di un giustificato motivo, poiché gli attrezzi erano stati acquistati poco prima del controllo. I giudici hanno chiarito che il recente acquisto non esclude il reato. Chi viene trovato in possesso di tali strumenti ha l'onere di fornire una giustificazione seria e immediata sulla loro destinazione d'uso lecita. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concorso di persone nel reato: condannato il palo ma pena ridotta
Il caso riguarda un uomo condannato per tentato furto aggravato e possesso ingiustificato di arnesi da scasso. L'imputato aveva accompagnato il figlio e il genero presso una profumeria, attendendoli in auto per facilitarne la fuga. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità a titolo di concorso di persone nel reato, ribadendo che la condotta del palo o dell'autista che agevola la fuga costituisce un contributo concreto e rilevante. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna relativa al possesso degli arnesi da scasso (un cacciavite e un piede di porco), dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione. Di conseguenza, la pena originaria è stata ridotta, eliminando l'aumento di venti giorni di reclusione e la multa di 66 euro.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il patteggiamento pesa
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari è stato sorpreso fuori dal cancello di casa a fumare una sigaretta e accusato di evasione. La difesa ha richiesto l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che i precedenti penali derivanti da sentenze di patteggiamento non potessero dimostrare l'abitualità della condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che anche le sentenze di patteggiamento contengono un accertamento implicito sulla commissione del fatto e sono quindi idonee a dimostrare la serialità dei comportamenti. Di conseguenza, l'abitualità del comportamento osta al riconoscimento del beneficio, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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