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Art. 665 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 665 Codice di Procedura Penale

Competenza del giudice dell’esecuzione: decide la data iniziale
Un condannato ha presentato un'istanza per il ricalcolo della pena e il riconoscimento della continuazione tra diverse sentenze. Due Corti d'Appello hanno dichiarato la propria incompetenza, creando un conflitto negativo. La prima Corte riteneva competente la seconda a causa di una condanna diventata irrevocabile in data successiva. La seconda Corte ha investito della questione la Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha chiarito che la competenza del giudice dell'esecuzione si stabilisce tassativamente al momento del deposito della domanda. I passaggi in giudicato di altre condanne sopravvenuti in seguito non modificano l'autorità competente. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno assegnato il procedimento alla prima Corte d'Appello, identificata come competente al momento della presentazione del ricorso originario.
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Rescissione del giudicato: la Cassazione risolve il conflitto
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra il Tribunale di Trieste e la Corte di appello di Firenze riguardante una richiesta di rescissione del giudicato presentata da un condannato. Il Tribunale di Pisa aveva emesso la sentenza di condanna originaria. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza spetta alla Corte di appello del distretto in cui ha sede il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, ossia Firenze. Questa regola speciale prevale sui criteri ordinari del giudice dell'esecuzione.
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Ordine di demolizione: il condono impossibile non salva l’abuso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Erede di due soggetti condannati per abuso edilizio. La ricorrente si opponeva all'ordine di demolizione di una sopraelevazione abusiva, sostenendo che l'abbattimento avrebbe compromesso la stabilità dell'intero edificio e che la lunga attesa per la risposta alla domanda di condono avesse generato un legittimo affidamento. I giudici hanno respinto le tesi, evidenziando che le perizie tecniche escludono rischi statici e che l'immobile sorge in un'area con vincolo paesaggistico, escludendo ogni sanatoria. Inoltre, la consapevolezza dell'abusività esclude la buona fede e l'applicazione del principio di proporzionalità a tutela dell'abitazione. L'Erede perde la causa, deve demolire l'opera e pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: scontro tra uffici
Il caso riguarda la determinazione della competenza del giudice dell'esecuzione per l'applicazione della continuazione tra più reati commessi dal Condannato. Il Tribunale di Bologna aveva accolto la richiesta, ma il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta alla Corte di Appello di Bologna. Infatti, l'ultimo provvedimento irrevocabile era stato emesso da quest'ultima a seguito di un giudizio di rinvio. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello competente.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: Tribunale contro Appello
Il Tribunale di Bari, agendo come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra tre sentenze di condanna a carico de Il Condannato, rideterminando la pena. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, eccependo l'incompetenza del Tribunale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo le regole sulla competenza del giudice dell'esecuzione. Poiché l'ultima sentenza irrevocabile era stata emessa dalla Corte di Appello, riformando sostanzialmente la decisione per un coimputato, spetta a quest'ultima la competenza esclusiva per l'esecuzione, in forza del principio di unitarietà. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale, trasmettendo gli atti alla Corte di Appello.
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Ordine di demolizione: la perdita automatica della proprietà
Un privato, condannato in via definitiva per reati edilizi, ha proposto un incidente di esecuzione per bloccare l'ordine di demolizione del proprio immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva che l'acquisizione gratuita del bene da parte del Comune fosse invalida a causa della mancata notifica dell'accertamento di inottemperanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il trasferimento della proprietà all'ente pubblico avviene automaticamente allo scadere dei novanta giorni dall'ingiunzione. La notifica dell'accertamento ha solo valore certificativo e non costitutivo. Di conseguenza, l'ex proprietario perde la legittimazione a contestare l'ordine di demolizione, non avendo più alcun interesse giuridico concreto e attuale sull'immobile ormai comunale.
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Ordine di demolizione: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti, chiedendo di escludere dall'abbattimento alcuni ampliamenti successivi di 80 metri quadri. La difesa sosteneva che tali opere, oggetto di un separato procedimento penale archiviato per prescrizione, fossero estranee al primo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione ha natura reale e ripristinatoria. Di conseguenza, l'obbligo di abbattimento si estende inevitabilmente all'intero edificio abusivo, comprese tutte le addizioni e le prosecuzioni strutturali successive, anche se prescritte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: ricalcolo dopo l’annullamento estero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro l'ordinanza della Corte d'appello di Bari relativa alla determinazione della pena. Originariamente, due condanne inflitte in Romania erano state riconosciute in Italia sotto il vincolo della continuazione. Successivamente, una delle due sentenze straniere è stata annullata per incostituzionalità della legge penale rumena. Di conseguenza, il giudice dell'esecuzione ha dovuto procedere alla determinazione della pena per i restanti reati di corruzione attiva e falso in scrittura privata. La Cassazione ha confermato la correttezza del calcolo dei giudici di merito, pari a tre anni e sei mesi di reclusione, basandosi sulle informazioni ufficiali fornite dalle autorità giudiziarie straniere.
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Sospensione condizionale della pena: quando la revoca si ferma
Il caso riguarda un cittadino a cui il Giudice dell'esecuzione ha revocato due diversi benefici di sospensione condizionale della pena. Il primo beneficio, concesso per il reato di evasione, è stato revocato a causa della commissione di nuovi delitti nei cinque anni successivi. La Cassazione ha confermato questa revoca, precisando che per i delitti non rileva che il nuovo reato sia della stessa indole del precedente. Il secondo beneficio era stato revocato perché concesso in presenza di condanne precedenti ostative. Su questo punto, la Cassazione ha annullato la revoca con rinvio, stabilendo che il giudice dell'esecuzione può revocare la sospensione condizionale della pena per illegittimità solo se dimostra che il giudice del processo non era a conoscenza dei precedenti penali al momento della decisione.
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Giudice dell’esecuzione: scontro tra Tribunale e Appello
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra il Giudice per le indagini preliminari di Gela e la Corte di appello di Caltanissetta. Entrambi i giudici rifiutavano di decidere sulla richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato in fase esecutiva. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione competente è la Corte di appello di Caltanissetta. Infatti, secondo l'articolo 665 del codice di procedura penale, in caso di annullamento con rinvio della sentenza d'appello, la competenza spetta sempre al giudice di rinvio. Questa regola speciale prescinde dall'esito del giudizio e mira a garantire l'unitarietà della fase esecutiva della pena.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: GIP contro Appello
Il Giudice per le indagini preliminari di Napoli, agendo come giudice dell'esecuzione, accoglieva la richiesta di continuazione dei reati presentata da Il Condannato per otto sentenze definitive. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione, eccependo l'incompetenza del giudice di primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che l'ultima sentenza era stata riformata in appello per un coimputato. Di conseguenza, la competenza del giudice dell'esecuzione spetta alla Corte di appello e non al G.I.P. La Cassazione ha annullato l'ordinanza senza rinvio e trasmesso gli atti alla Corte di appello di Napoli.
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Giudice dell’esecuzione competente: stop a ricorsi inutili
Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione del GIP di Catania che dichiarava inammissibile la sua richiesta di continuazione tra reati. La controversia riguardava l'individuazione del Giudice dell'esecuzione competente. Il Ricorrente sosteneva che una precedente sentenza di proscioglimento per mancanza di querela dovesse influenzare tale scelta. La Suprema Corte ha rigettato la tesi, stabilendo che le sentenze di proscioglimento che richiedono solo in via ipotetica l'apertura di un incidente di esecuzione non rilevano per determinare la competenza del giudice. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: scontro tra GIP e Appello
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Napoli che, come giudice dell'esecuzione, aveva applicato la continuazione dei reati a favore del Condannato. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta alla Corte di appello e non al giudice di primo grado. Questo perché la Corte di appello aveva precedentemente riformato la sentenza concedendo le attenuanti generiche. Tale concessione non è una semplice modifica della pena, ma una valutazione di merito sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del primo giudice e ha ordinato la trasmissione degli atti alla Corte di appello di Napoli, autorità realmente competente.
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Giudice dell’esecuzione competente: scontro tra Tribunale e Appello
Un cittadino ha chiesto di dichiarare inopponibile la confisca di alcuni terreni disposta in primo grado per lottizzazione abusiva. La Corte d'appello aveva parzialmente riformato la sentenza originaria, dichiarando prescritti alcuni reati ma confermando la confisca. Si è così generato un conflitto tra il Tribunale e la Corte d'appello su chi fosse il Giudice dell'esecuzione competente. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto stabilendo che la dichiarazione di estinzione di parte dei reati costituisce una riforma sostanziale della sentenza di primo grado. Di conseguenza, la competenza spetta alla Corte d'appello, anche se la misura della confisca è stata confermata senza variazioni.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: Siracusa contro Napoli
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione per otto sentenze di condanna. È sorto un conflitto negativo tra il Tribunale di Siracusa e il Giudice per le indagini preliminari di Napoli su chi dovesse decidere. Il Tribunale di Siracusa riteneva di non essere competente perché l'ultima condanna irrevocabile da lui emessa non rientrava tra quelle oggetto della richiesta. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto stabilendo la competenza del giudice dell'esecuzione del Tribunale di Siracusa. La Corte ha riaffermato che, in presenza di più condanne, la competenza spetta oggettivamente al giudice che ha emesso la sentenza diventata irrevocabile per ultima, anche se tale provvedimento non è direttamente coinvolto nella specifica richiesta del condannato.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: la Cassazione corregge l’errore
Un condannato ha chiesto alla Corte d'Appello di riconoscere il vincolo della continuazione tra diverse sentenze. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta. Il Procuratore Generale ha però contestato la competenza del giudice dell'esecuzione, sostenendo che, trattandosi di sentenze confermative, la competenza spettava al Tribunale di primo grado. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Procuratore, annullando la decisione della Corte d'Appello e stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta al Tribunale di Foggia per la corretta gestione del vincolo della continuazione.
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Inammissibilità ricorso: condanna per armi confermata in Cassazione
Un uomo, condannato per concorso in porto abusivo di armi, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Chiedeva di rivalutare i fatti e di ottenere la restituzione di beni sequestrati. La Corte ha stabilito la totale inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Inoltre, la competenza sulla confisca dei beni, dopo la condanna definitiva, spetta al giudice dell'esecuzione e non alla Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma.
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Revoca Sospensione Condizionale: Beneficio Perso, Pena Certa
La Corte di Cassazione affronta il caso di un condannato che, dopo aver ottenuto la sospensione condizionale per un reato, ne commette un altro (associazione per delinquere) nel quinquennio successivo. La Corte d'Appello aveva disposto la revoca del beneficio. La Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la revoca della sospensione condizionale della pena è obbligatoria e automatica in questi casi. Non è necessaria alcuna valutazione discrezionale sulla personalità del condannato. Il fatto che il nuovo reato sia 'permanente' e si sia protratto durante il periodo di prova è decisivo. Il ricorso del condannato viene quindi dichiarato inammissibile.
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Competenza giudice esecuzione: Appello batte Tribunale su pena
La Corte di Cassazione chiarisce la regola sulla competenza del giudice dell'esecuzione. Una persona condannata aveva ottenuto dal Tribunale l'unificazione delle pene. Il Pubblico Ministero ha però impugnato la decisione, sostenendo l'incompetenza del Tribunale. La Suprema Corte gli ha dato ragione, affermando un principio fondamentale: se la Corte d'Appello modifica una sentenza in modo sostanziale, ad esempio riconoscendo circostanze attenuanti prima negate, la competenza per la fase esecutiva si sposta alla stessa Corte d'Appello. Il Tribunale di primo grado resta competente solo se la modifica in appello riguarda unicamente l'entità della pena. Di conseguenza, l'ordinanza del Tribunale è stata annullata.
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Pena estinta per morte del reo: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione affronta un conflitto di competenza tra due uffici giudiziari riguardo l'esecuzione di una pena. La questione, tuttavia, perde ogni rilevanza a causa di un evento definitivo: il decesso della persona condannata. Applicando il principio fondamentale della responsabilità penale personale, i giudici dichiarano l'estinzione della pena per morte del reo. Di conseguenza, il procedimento viene chiuso senza decidere quale tribunale avesse ragione, poiché la sanzione stessa cessa di esistere. La morte del condannato rende inutile ogni ulteriore attività giudiziaria sull'esecuzione della condanna.
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