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Art. 665 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 665 Codice di Procedura Penale

Competenza del giudice dell’esecuzione e pluralità di condanne
Un condannato ha chiesto di unificare varie condanne penali applicando il vincolo della continuazione. Più giudici diversi avevano emesso le sentenze definitive di condanna. Il tribunale in composizione collegiale ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per difetto di competenza. Quando le condanne provengono da uffici giudiziari differenti, la competenza del giudice dell'esecuzione spetta all'autorità che ha pronunciato l'ultimo provvedimento diventato irrevocabile, anche se in composizione monocratica. La norma che attribuisce sempre la competenza al collegio vale soltanto se le decisioni derivano dallo stesso ufficio giudiziario. Gli atti passano quindi al giudice monocratico.
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Conflitto di competenza esecutiva tra giudici e la soluzione
Un condannato ha presentato richiesta di riconoscimento della continuazione dei reati in fase di esecuzione. Due diverse autorità giudiziarie hanno ricusato la propria competenza, generando un conflitto di competenza esecutiva. Da un lato, il primo giudice ha sostenuto la competenza del secondo in base alla data della decisione. Dall'altro, il secondo giudice ha indicato il primo evidenziando il momento di irrevocabilità del provvedimento. La Corte di Cassazione ha risolto la questione applicando l'articolo 665 del codice di procedura penale. I giudici di legittimità hanno attribuito la competenza al giudice che ha emesso la decisione divenuta irrevocabile per ultima prima del deposito dell'istanza. Di conseguenza, gli atti tornano al giudice per le indagini preliminari competente per procedere con la valutazione del reato continuato.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: vince la Procura
Un condannato ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due sentenze definitive emesse dalla Corte di Appello. Il Tribunale ordinario ha accolto la richiesta e ha rideterminato la pena. La Procura della Repubblica ha presentato ricorso in Cassazione eccependo il difetto di competenza del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che in presenza di più decisioni la competenza del giudice dell'esecuzione appartiene all'autorità che ha deliberato la sentenza divenuta definitiva per ultima. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza del Tribunale e hanno trasmesso gli atti alla competente Corte di Appello.
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Restituzione beni confiscati: vince la Corte d’Appello
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso relativo alla richiesta di restituzione beni confiscati avanzata dalla moglie di un soggetto condannato per reati tributari. La donna rivendicava la proprietà dei beni in qualità di terza estranea al reato. Il Tribunale ordinario, quale giudice dell'esecuzione, aveva accolto la domanda e disposto il dissequestro. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione contestando l'incompetenza del Tribunale, poiché la sentenza di merito era stata parzialmente riformata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha riqualificato il ricorso del Pubblico Ministero in opposizione formale e ha dichiarato l'incompetenza funzionale del Tribunale di primo grado, trasmettendo tutti gli atti alla Corte d'Appello per la decisione finale.
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Giudice dell’esecuzione: quale corte decide sulle vecchie pene
Un condannato richiede la dichiarazione di estinzione della pena per decorso del tempo in relazione a una vecchia condanna. La Corte d'Appello rifiuta la competenza perché l'istanza riguarda una specifica sentenza emessa da un Tribunale. Il Tribunale, a sua volta, solleva conflitto di competenza poiché l'ultima condanna irrevocabile a carico dell'interessato è stata pronunciata dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione risolve il contrasto stabilendo che la competenza come giudice dell'esecuzione spetta inderogabilmente all'autorità giudiziaria che ha emesso l'ultima sentenza definitiva in ordine cronologico, anche se la richiesta del condannato riguarda un titolo sanzionatorio differente.
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Revoca della sospensione condizionale e limiti dell’esecuzione
Un condannato chiedeva al giudice dell'esecuzione di cancellare la revoca della sospensione condizionale, contestando presunti errori dei giudici e la mancata notifica al proprio nuovo difensore. Il giudice dell'esecuzione respingeva la richiesta poiché gli eventuali vizi della sentenza andavano fatti valere con i normali ricorsi e gli avvisi erano stati regolarmente inoltrati al legale allora in carica. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del provvedimento, dichiarando inammissibile il ricorso del condannato. La Suprema Corte ha chiarito che il subentro successivo di un nuovo avvocato non obbliga l'autorità giudiziaria a ripetere le comunicazioni ritualmente già perfezionate.
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Competenza del giudice dell’esecuzione tra primo grado e rinvio
La Procura Generale ha chiesto la revoca della sospensione condizionale della pena per una persona condannata definitivamente. La Corte di Appello ha dichiarato la propria incompetenza e ha trasmesso gli atti al Tribunale di primo grado, sostenendo di avere confermato la decisione originaria. Il Tribunale ha sollevato un conflitto negativo, affermando che la precedente sentenza di Cassazione con rinvio radicasse l'autorità presso la Corte territoriale. La Suprema Corte di Cassazione ha risolto il conflitto assegnando la competenza del giudice dell'esecuzione alla Corte di Appello. Il giudice di legittimità ha chiarito che, nei casi di annullamento con rinvio, il potere esecutivo spetta sempre al giudice del rinvio, a prescindere dall'esito di conferma o riforma del verdetto.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: regole per più condanne
Un condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione tra reati distinti davanti a un tribunale locale. L'organo giudicante ha accolto l'istanza e ha unificato le pene relative a diversi delitti. La Procura ha impugnato l'ordinanza denunciando il difetto di competenza territoriale e funzionale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della pubblica accusa. L'ultima condanna definitiva apparteneva a un tribunale differente. La competenza del giudice dell'esecuzione in presenza di più titoli irrevocabili spetta inderogabilmente al giudice dell'ultima sentenza passata in giudicato. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato l'ordinanza senza rinvio a causa dell'incompetenza funzionale.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: Corte o Tribunale?
Un condannato ha richiesto l'applicazione del reato continuato per diverse condanne definitive. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto l'istanza. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la competenza del giudice dell'esecuzione. Secondo la legge, quando l'esecuzione riguarda più sentenze emesse da giudici differenti, il potere decisionale appartiene al giudice che ha pronunciato il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo nel tempo. Dagli atti è emerso che l'ultima condanna definitiva era stata emessa da un Tribunale locale e non dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza senza rinvio e trasmettendo gli atti all'autorità giudiziaria competente.
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Giudice dell’esecuzione: errore telematico e validità del titolo
Un difensore ha depositato telematicamente il ricorso per cassazione contro una condanna, ma ha selezionato per errore la voce relativa alla revoca del gratuito patrocinio. A causa dell'errata catalogazione, la cancelleria ha considerato definitiva la condanna ed è stato emesso l'ordine di carcerazione. Il legale ha presentato istanza per contestare l'esecutività della decisione. Il Tribunale ha tuttavia trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione, ritenendo l'istanza una semplice domanda di rimessione in termini estranea alla propria funzione. La Suprema Corte ha chiarito che spetta esclusivamente al giudice dell'esecuzione verificare la corretta formazione del titolo esecutivo e la ritualità del deposito telematico. Di conseguenza, gli atti sono stati ritrasmessi al tribunale territoriale.
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Prescrizione e ordine di demolizione per coimputati
Un cittadino e una coimputata subiscono una condanna in primo grado per abuso edilizio con contestuale ordine di demolizione. La coimputata non impugna la decisione, rendendola definitiva. Il cittadino propone invece appello e ottiene la prescrizione dei reati con la revoca della sanzione nei propri confronti. Successivamente, la Procura avvia l'esecuzione della misura contro la coimputata. Il cittadino contesta l'atto dinanzi ai giudici dell'esecuzione, sostenendo l'estensione del proprio beneficio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del cittadino per totale carenza di interesse concreto. L'estinzione del reato maturata in appello non giova a chi ha già una condanna irrevocabile, rendendo legittimo l'ordine di demolizione.
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Giudice dell’esecuzione: a chi spetta restituire le somme
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra un Tribunale e una Corte di appello. Entrambi gli organi rifiutavano di decidere su un incidente di esecuzione riguardante il dissequestro e la restituzione di una consistente somma di denaro. Il procedimento principale si era concluso con un concordato in secondo grado, durante il quale i giudici d'appello avevano riconosciuto le circostanze attenuanti generiche negate in primo grado. La Suprema Corte ha chiarito che tale riconoscimento comporta una rielaborazione sostanziale della sentenza e non un mero ricalcolo della pena. Per questo motivo, la competenza come giudice dell'esecuzione appartiene alla Corte di appello e non al tribunale di primo grado.
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Restituzione nel termine negata: la Cassazione corregge il giudice
Il Tribunale territoriale ha dichiarato inammissibile l'istanza presentata dalla difesa di un condannato per ottenere la restituzione nel termine per impugnare la sentenza di condanna. Il giudice di merito riteneva che la competenza spettasse esclusivamente alla Corte di Cassazione. Il difensore ha promosso ricorso per contestare tale declinatoria, evidenziando come l'istanza mettesse in dubbio in via principale la valida formazione del titolo esecutivo e la definitività della condanna. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha chiarito che il giudice dell'esecuzione deve sempre pronunciarsi sulla richiesta se la restituzione nel termine è subordinata o collegata all'accertamento della validità del titolo. La Cassazione ha dunque annullato l'ordinanza, rinviando gli atti al giudice dell'esecuzione per una nuova valutazione.
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Competenza del giudice dell’esecuzione e pluralità di condanne
Un condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione tra quattro diverse condanne irrevocabili. Il Tribunale in composizione collegiale ha respinto l'istanza escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Il difensore ha impugnato il provvedimento contestando sia il merito sia la competenza del giudice dell'esecuzione. L'ultima condanna definitiva era stata emessa da un giudice monocratico e non dal collegio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul vizio processuale. Quando le condanne provengono da uffici giudiziari diversi, la competenza spetta all'organo che ha pronunciato l'ultima sentenza definitiva. I giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza senza rinvio e hanno trasmesso gli atti al Tribunale in composizione monocratica.
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Revoca della confisca: tra restituzione e nuovi vincoli
Gli eredi di un'imputata deceduta e una società terza chiedono al giudice dell'esecuzione la revoca della confisca e la restituzione dei beni sequestrati per reati tributari. Il tribunale dispone la restituzione a favore degli eredi ma inserisce una clausola di salvezza per eventuali altri vincoli imposti in un procedimento parallelo, respingendo l'istanza della società. I ricorrenti impugnano la decisione lamentando l'inefficacia pratica del dissequestro. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. La società ha agito senza procura speciale, necessaria per i terzi titolari di meri interessi patrimoniali. Gli eredi non possono chiedere al giudice dell'esecuzione di superare vincoli disposti da un'altra autorità giudiziaria, competente per il giudizio parallelo. I ricorrenti subiscono la condanna alle spese e alla sanzione per la Cassa delle Ammende.
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Conflitto negativo di competenza: la nota interna non basta
Un condannato richiede il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più condanne definitive. Il Presidente di sezione del Tribunale trasmette gli atti alla Corte di Appello con una semplice nota interna per competenza. La Corte di Appello, ritenendosi a sua volta non competente rispetto all'ultima sentenza irrevocabile, solleva formalmente un conflitto negativo di competenza davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità dichiarano il conflitto insussistente. La Corte stabilisce che una mera nota di trasmissione presidenziale non costituisce un formale provvedimento giurisdizionale di incompetenza, riservato invece all'organo collegiale riunito in camera di consiglio. Gli atti tornano al Tribunale per la corretta trattazione.
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Giudice dell’esecuzione: sospende la pena ma non annulla gli atti
Un imputato subiva una condanna penale in primo e secondo grado senza mai ricevere la notifica dell'estratto contumaciale. La condanna diventava apparentemente definitiva. Il condannato avviava quindi un incidente davanti al giudice dell'esecuzione per bloccare gli effetti della decisione. La Corte d'Appello accoglieva la richiesta e sospendeva l'esecutività della sentenza di secondo grado per consentire la corretta notifica. Il difensore presentava ricorso per Cassazione, pretendendo che l'organo esecutivo dichiarasse nullo anche il verdetto di primo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice dell'esecuzione valuta unicamente la validità del titolo esecutivo e non può annullare le sentenze di merito. Il condannato deve far valere i vizi processuali tramite i consueti mezzi di impugnazione ordinari.
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Continuazione in executivis: la competenza resta fissa
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della continuazione in executivis per unificare le pene derivanti da quattro condanne irrevocabili. Il Tribunale adito ha rigettato l'istanza. Il Ricorrente ha quindi proposto ricorso in Cassazione lamentando l'incompetenza di quel giudice, sostenendo che l'ultima condanna provenisse da un diverso Tribunale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la competenza a decidere sulla continuazione in executivis si determina in modo definitivo al momento della presentazione dell'istanza. In quella data, l'ultima sentenza irrevocabile apparteneva proprio al Tribunale adito. Le condanne diventate definitive successivamente non spostano la competenza già radicata. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato nello stalking: niente sconti per piu ex partner
Un uomo condannato con piu sentenze definitive per atti persecutori ai danni di diverse ex compagne ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato nello stalking per ottenere un ricalcolo della pena. Il ricorrente ha sostenuto che le condotte presentavano modalita identiche, derivavano da tossicodipendenza e condividevano lo stesso contesto territoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato continuato nello stalking richiede un programma preventivo e unitario ideato prima dell'inizio delle condotte. Aggredire persone diverse in occasioni temporali distinte dimostra una tendenza caratteriale alla devianza, non un unico disegno criminoso. Di conseguenza, le pene restano distinte e il condannato deve pagare le spese processuali.
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Giudice dell’esecuzione e più condanne: chi decide l’estinzione
La Procura della Repubblica ha richiesto la dichiarazione di estinzione del reato per un vecchio decreto penale di condanna. Due distinti uffici giudiziari si sono dichiarati reciprocamente incompetenti, generando un conflitto negativo di competenza. Il primo tribunale ha ritenuto che il decreto penale fosse l'ultimo titolo diventato definitivo. Il secondo organo giudicante ha invece dimostrato, tramite le risultanze del casellario penale, che una successiva sentenza di condanna era divenuta irrevocabile in un momento posteriore. La Corte di Cassazione ha risolto la questione individuando il corretto giudice dell'esecuzione nell'autorità che ha pronunciato la condanna passata in giudicato per ultima, assegnando la decisione al tribunale del luogo in cui era intervenuta la sentenza più recente.
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