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Art. 64 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 64 Codice di Procedura Civile

Responsabilità del perito stimatore: l’errore all’asta costa caro
Un geometra, incaricato dal giudice come perito stimatore in una procedura esecutiva, omette di segnalare nella perizia la presenza di un diritto di abitazione spettante alla moglie superstite del comproprietario defunto. Le acquirenti aggiudicatarie dell'immobile all'asta scoprono il vincolo solo successivamente e subiscono un grave danno economico, avviando un'azione per il risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del perito stimatore, equiparando la sua figura a quella del consulente tecnico d'ufficio. Il professionista risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale nei confronti degli acquirenti per non aver applicato la diligenza professionale qualificata richiesta. La Suprema Corte rigetta il ricorso del geometra, condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Falsa Perizia e Fallimento: Annullata Condanna per Bancarotta
Due professionisti vengono condannati per bancarotta impropria da reato societario per aver redatto una perizia giurata con valori gonfiati, utilizzata per un aumento di capitale fittizio che ha preceduto il fallimento di due società. La Corte di Cassazione, però, annulla la condanna. Secondo i giudici, per configurare questo reato non è sufficiente dimostrare che i professionisti sapessero della falsità della perizia. È necessario provare anche che fossero consapevoli della concreta probabilità che la loro azione avrebbe causato o aggravato il dissesto finanziario delle società. La semplice consapevolezza del falso non implica automaticamente la consapevolezza del futuro fallimento.
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Responsabilità CTU: erede perde causa per un errore processuale
Un erede intenta una causa per la responsabilità CTU per colpa grave, accusando il consulente tecnico nominato dal tribunale di aver redatto un progetto di divisione ereditaria errato. Secondo l'erede, il CTU aveva ingiustamente considerato divisibile un solo bene. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione non è entrata nel merito della presunta colpa del consulente. L'erede ha perso la causa per un errore processuale: nel suo ricorso, ha contestato solo una delle due motivazioni (ratio decidendi) della sentenza precedente, rendendo di fatto inutile la sua impugnazione e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Rivalutazione terreni: valida anche se la perizia segue la vendita
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente la rivalutazione terreni edificabili eseguita tramite perizia giurata asseverata dopo la vendita del bene. L'ufficio sosteneva che l'agevolazione fiscale non fosse applicabile se il valore rideterminato non risultava già nell'atto notarile di cessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legge non impone la redazione della perizia prima del rogito, purché avvenga entro i termini di legge. La decisione conferma che le circolari amministrative non possono limitare diritti previsti dalla norma primaria, garantendo al contribuente la possibilità di abbattere la plusvalenza tassabile anche se la stima è successiva alla cessione del terreno.
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Fideiussione omnibus: dolo e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una garante che aveva sottoscritto una fideiussione omnibus, sostenendo di essere stata ingannata da funzionari della banca. La Corte ha stabilito che la semplice fiducia e la mancata lettura del contratto non costituiscono dolo, ma negligenza del garante, che non può quindi chiedere l'annullamento dell'atto. È onere del garante dimostrare con prove concrete gli artifici o i raggiri subiti.
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Rivalutazione quote: errore minimo non invalida l’atto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17768/2023, ha stabilito che un errore di modesta entità nel versamento dell'imposta sostitutiva per la rivalutazione quote societarie, commesso in buona fede dal contribuente, non comporta l'invalidità dell'intera operazione. In questo caso, un contribuente aveva versato oltre il 90% dell'imposta dovuta, omettendo una piccola parte per un errore di calcolo. L'Agenzia delle Entrate riteneva nulla la rivalutazione, ma la Corte ha dato ragione al contribuente, affermando che egli è tenuto solo a saldare la differenza residua con interessi e sanzioni, in applicazione del principio di collaborazione e buona fede.
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