Un comproprietario subisce l'assegnazione di un terreno sopravvalutato a causa della perizia errata dell'esperto del tribunale, che considera il fondo interamente edificabile. Il cittadino scopre l'errore già durante il giudizio di divisione, ma decide di non impugnare la sentenza finale. In seguito, cita in giudizio le eredi del perito per ottenere un risarcimento di ottantottomila euro, invocando la responsabilità del CTU. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono integralmente la richiesta risarcitoria. La Corte stabilisce che l'omessa impugnazione della decisione divisionale costituisce un concorso di colpa determinante del danneggiato ai sensi dell'articolo 1227, primo comma, del codice civile. Questa condotta inerte spezza il legame causale tra la stima errata e il danno economico lamentato, azzerando qualsiasi indennizzo.
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L'Agenzia delle Entrate contestava a un venditore la mancata dichiarazione della plusvalenza su un'area edificabile. L'ente disconosceva la rideterminazione del valore del terreno per due motivi: il proprietario aveva consegnato le chiavi all'acquirente prima del 1° gennaio 2010 e non aveva indicato la stima peritale nel rogito. I giudici tributari di merito davano ragione al Fisco. La Corte di Cassazione ribalta l'esito: il trasferimento della materiale detenzione non fa perdere la qualifica di possessore se il rogito resta vincolato a una condizione sospensiva urbanistica. Conta il diritto di proprietà e non la consegna materiale. Inoltre, la legge non impone di allegare o citare la perizia direttamente nel contratto, purché il giuramento avvenga entro i termini di legge.
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Un geometra, incaricato dal giudice come perito stimatore in una procedura esecutiva, omette di segnalare nella perizia la presenza di un diritto di abitazione spettante alla moglie superstite del comproprietario defunto. Le acquirenti aggiudicatarie dell'immobile all'asta scoprono il vincolo solo successivamente e subiscono un grave danno economico, avviando un'azione per il risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del perito stimatore, equiparando la sua figura a quella del consulente tecnico d'ufficio. Il professionista risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale nei confronti degli acquirenti per non aver applicato la diligenza professionale qualificata richiesta. La Suprema Corte rigetta il ricorso del geometra, condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Due professionisti vengono condannati per bancarotta impropria da reato societario per aver redatto una perizia giurata con valori gonfiati, utilizzata per un aumento di capitale fittizio che ha preceduto il fallimento di due società. La Corte di Cassazione, però, annulla la condanna. Secondo i giudici, per configurare questo reato non è sufficiente dimostrare che i professionisti sapessero della falsità della perizia. È necessario provare anche che fossero consapevoli della concreta probabilità che la loro azione avrebbe causato o aggravato il dissesto finanziario delle società. La semplice consapevolezza del falso non implica automaticamente la consapevolezza del futuro fallimento.
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Un erede intenta una causa per la responsabilità CTU per colpa grave, accusando il consulente tecnico nominato dal tribunale di aver redatto un progetto di divisione ereditaria errato. Secondo l'erede, il CTU aveva ingiustamente considerato divisibile un solo bene. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione non è entrata nel merito della presunta colpa del consulente. L'erede ha perso la causa per un errore processuale: nel suo ricorso, ha contestato solo una delle due motivazioni (ratio decidendi) della sentenza precedente, rendendo di fatto inutile la sua impugnazione e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente la rivalutazione terreni edificabili eseguita tramite perizia giurata asseverata dopo la vendita del bene. L'ufficio sosteneva che l'agevolazione fiscale non fosse applicabile se il valore rideterminato non risultava già nell'atto notarile di cessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legge non impone la redazione della perizia prima del rogito, purché avvenga entro i termini di legge. La decisione conferma che le circolari amministrative non possono limitare diritti previsti dalla norma primaria, garantendo al contribuente la possibilità di abbattere la plusvalenza tassabile anche se la stima è successiva alla cessione del terreno.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una garante che aveva sottoscritto una fideiussione omnibus, sostenendo di essere stata ingannata da funzionari della banca. La Corte ha stabilito che la semplice fiducia e la mancata lettura del contratto non costituiscono dolo, ma negligenza del garante, che non può quindi chiedere l'annullamento dell'atto. È onere del garante dimostrare con prove concrete gli artifici o i raggiri subiti.
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17768/2023, ha stabilito che un errore di modesta entità nel versamento dell'imposta sostitutiva per la rivalutazione quote societarie, commesso in buona fede dal contribuente, non comporta l'invalidità dell'intera operazione. In questo caso, un contribuente aveva versato oltre il 90% dell'imposta dovuta, omettendo una piccola parte per un errore di calcolo. L'Agenzia delle Entrate riteneva nulla la rivalutazione, ma la Corte ha dato ragione al contribuente, affermando che egli è tenuto solo a saldare la differenza residua con interessi e sanzioni, in applicazione del principio di collaborazione e buona fede.
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Due privati hanno citato in giudizio un consulente tecnico d'ufficio (CTU) per presunti errori gravi nella sua perizia, chiedendone la nullità e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso. La domanda di risarcimento è stata dichiarata improcedibile per il mancato avvio della negoziazione assistita obbligatoria, attribuito al rifiuto degli stessi ricorrenti. La richiesta di nullità della perizia è stata respinta perché i presunti vizi, costituendo nullità relative, non sono stati eccepiti tempestivamente nel corso del procedimento originario e si sono quindi sanati.
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Un imprenditore, assolto da un'accusa basata su una perizia tecnica, cita in giudizio i consulenti per danni. La Cassazione chiarisce la responsabilità del consulente tecnico, rigettando il ricorso. La Corte stabilisce che non vi è colpa, e quindi nessuna responsabilità, se la valutazione del perito, sebbene smentita da una successiva, si fonda su criteri discrezionali e opinabili, piuttosto che su un errore tecnico manifesto.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29597/2024, ha stabilito che l'adesione all'opzione di rivalutazione terreni è una scelta fiscale che si perfeziona con il versamento della prima rata dell'imposta sostitutiva. L'obbligazione tributaria diventa così irreversibile e il contribuente non può chiederne il rimborso o sospendere i pagamenti, neanche se la vendita del terreno, motivo originario della rivalutazione, non si concretizza per cause esterne. La motivazione soggettiva del contribuente è irrilevante ai fini del perfezionamento dell'agevolazione.
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31423/2025, definisce la responsabilità del professionista delegato nelle vendite giudiziarie. Un aggiudicatario aveva citato in giudizio un notaio per non aver indicato nell'avviso di vendita una trascrizione pregiudizievole, causa della successiva revoca del trasferimento. La Suprema Corte ha stabilito che il professionista delegato agisce come ausiliario del giudice e risponde per responsabilità extracontrattuale ai sensi dell'art. 2043 c.c. Tuttavia, nel caso specifico, il notaio non è stato ritenuto colpevole, poiché l'avviso di vendita era conforme alla legge (art. 570 c.p.c.) e rimandava alla perizia, dove la trascrizione era menzionata. Viene così ribadito l'onere di diligenza dell'offerente nel consultare tutta la documentazione.
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La Cassazione chiarisce i confini della responsabilità professionale dell'avvocato e del Consulente Tecnico d'Ufficio. In un caso di presunta errata consulenza in materia edilizia, la Corte ha rigettato il ricorso dei clienti, stabilendo che non si può usare la causa di responsabilità per rimettere in discussione fatti già accertati in un precedente giudizio definitivo. La valutazione sulla probabilità di successo di un eventuale ricorso per cassazione è cruciale per determinare il nesso causale.
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Una parte in causa ha citato in giudizio un consulente tecnico d'ufficio (CTU) per danni, sostenendo che una sua perizia errata avesse causato la perdita in un precedente processo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo i confini della responsabilità del CTU. La Corte ha chiarito che, per affermare la responsabilità del consulente, non è sufficiente un esito a sé sfavorevole, ma è necessario dimostrare il suo dolo o la colpa grave. Nel caso specifico, non è stata fornita alcuna prova in tal senso, in quanto il CTU aveva correttamente evidenziato difetti oggettivi in un progetto edilizio che ne impedivano l'approvazione.
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Un professionista è stato condannato per concorso in bancarotta impropria extraneus per aver redatto una perizia che sopravvalutava un marchio societario, consentendo un fittizio aumento di capitale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che per la responsabilità del concorrente esterno è sufficiente il dolo di dissesto, ovvero la consapevolezza di contribuire al peggioramento della situazione finanziaria della società, senza che sia necessario il dolo specifico di fallimento.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3917/2024, ha cassato la sentenza d'appello che escludeva la responsabilità consulente tecnico per una perizia negligente in un caso di omicidio. La Corte ha stabilito che il consulente del PM risponde direttamente dei danni verso le parti, anche per colpa lieve, e deve analizzare tutti i reperti inclusi nel suo mandato, indipendentemente dal loro formale sequestro. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione conferma il diritto all'indennità agente per chi ha sviluppato un nuovo mercato da zero. La sentenza chiarisce che se il preponente non contesta specificamente l'apporto dell'agente, tale contributo si considera provato. Viene inoltre ribadito che gli accordi collettivi non possono prevedere un'indennità meno favorevole di quella stabilita per legge, che deve essere sempre equa.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 703/2024, ha stabilito principi fondamentali per la liquidazione del compenso CTU. Il caso riguardava l'opposizione al pagamento di un consulente tecnico per una perizia in ambito edilizio. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che il giudice deve sempre valutare la diligenza e la completezza dell'operato del consulente, non solo la validità formale della perizia. Inoltre, in caso di plurime indagini, il compenso non può essere aumentato forfettariamente, ma va calcolato distintamente per ogni accertamento autonomo. Infine, è stato ribadito l'obbligo di documentazione per il rimborso delle spese, salvo rare eccezioni previste per legge.
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Un ex dirigente pubblico ha svolto incarichi esterni senza l'approvazione della sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato il suo obbligo di restituire tutti i compensi percepiti, chiarendo che si tratta di una violazione contrattuale del dovere di fedeltà. Questa qualificazione comporta l'applicazione della prescrizione decennale e non quinquennale. La Corte ha stabilito che gli incarichi non autorizzati come Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) in arbitrati rientrano in tale divieto, poiché il CTU agisce come ausiliario privato e non come pubblico ufficiale.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile un ricorso riguardante la responsabilità di un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU). Il ricorrente aveva introdotto tardivamente una domanda per 'responsabilità da contatto sociale' durante il processo, dopo aver inizialmente agito solo per responsabilità extracontrattuale. La Corte ha stabilito che tale modifica doveva essere effettuata nell'atto di riassunzione del giudizio e non in una memoria successiva, confermando l'inammissibilità della domanda. Anche la richiesta originaria di responsabilità extracontrattuale è stata respinta per carenza di prove sulla colpa del CTU.
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