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Art. 639-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 639-bis Codice Penale

Riesame del sequestro preventivo: la spedizione postale fa fede
Il giudice disponeva il sequestro preventivo di un alloggio popolare contestando all'occupante il reato di occupazione abusiva. L'assegnataria impugnava il vincolo inviando l'atto tramite raccomandata postale entro i dieci giorni di legge. Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile l'impugnazione, ritenendola tardiva perché pervenuta in cancelleria oltre il termine e negando l'interesse a ricorrere per intervenuta decadenza dal titolo. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito: ai fini del riesame del sequestro preventivo rileva la data di spedizione dell'atto e non quella di ricezione. I giudici hanno annullato l'ordinanza, rinviando gli atti per un nuovo esame.
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Sequestro Preventivo: Il Concessionario ha Diritto al Riesame?
L'Azienda Concessionaria, tramite il suo Legale Rappresentante, aveva ottenuto una concessione per una porzione di suolo pubblico. Dopo l'installazione di strutture, l'area è stata sottoposta a sequestro preventivo per presunta invasione di suolo pubblico. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile l'istanza del Legale Rappresentante, ritenendo che non avesse interesse a contestare il sequestro, poiché il terreno era di proprietà del Comune. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il concessionario di un bene pubblico ha sempre un interesse legittimo a chiedere il riesame del sequestro preventivo, in quanto detentore qualificato del bene. Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame nel merito.
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Occupazione abusiva di alloggio pubblico e sanatoria
Due cittadini subiscono un processo penale per il delitto di occupazione abusiva di alloggio pubblico. Il giudice di primo grado dichiara il non doversi procedere: gli imputati hanno ottenuto la regolarizzazione amministrativa successiva e hanno iniziato a pagare i canoni di locazione. Il Procuratore Generale impugna la sentenza direttamente in Cassazione, denunciando l'applicazione di una causa di estinzione non contemplata dalla legge penale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della pubblica accusa: le cause estintive del reato sono tassative e derivano dal principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione penale. La sanatoria amministrativa postuma dell'ente proprietario non cancella la rilevanza penale della condotta originaria. I giudici di legittimità annullano la sentenza impugnata e rinviano il procedimento alla Corte di Appello per un nuovo giudizio.
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Occupazione Suolo Pubblico: Inammissibilità Appello, Cassazione Annulla
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che aveva dichiarato l'inammissibilità dell'appello penale di un'imputata. L'imputata era stata condannata per l'occupazione di suolo pubblico. La Cassazione ha chiarito che l'inammissibilità dell'appello penale può essere dichiarata solo per difetto di specificità dei motivi, non per la loro infondatezza. La Corte d'Appello aveva erroneamente confuso questi due concetti. Ora la Corte d'Appello dovrà riesaminare il merito dell'appello.
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Pedana ereditata e occupazione di suolo pubblico: niente reato
Un ristoratore subentra nella gestione del locale di famiglia, mantenendo la pedana esterna già installata dal precedente titolare con regolare concessione. L'esercente presenta domanda di voltura e rinnovo del permesso, continuando a versare regolarmente i tributi locali. I giudici di merito lo condannano per invasione arbitraria di terreni ed edifici per presunta occupazione di suolo pubblico non autorizzata. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla la condanna senza rinvio. Chi riceve il bene da un precedente detentore legittimo non commette un'intrusione arbitraria dall'esterno, escludendo ogni rilevanza penale della condotta.
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Dichiarazione di assenza nulla se manca il contatto col difensore
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona senza fissa dimora condannata per invasione di edifici. Durante l'identificazione, la persona aveva eletto domicilio presso il difensore d'ufficio assegnato d'ufficio, senza poi avere alcun contatto reale con lui. I giudici di merito avevano disposto la dichiarazione di assenza ritenendo colpevole la mancata informazione dell'imputata. La Suprema Corte ha annullato le sentenze di primo e secondo grado: la semplice elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non prova che l'imputato conosca il processo né dimostra la volontà di sottrarsi al giudizio.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: no reato per l’erede
Il Giudice per le indagini preliminari disponeva il sequestro preventivo di un appartamento pubblico ai danni del nipote dell'assegnatario originario. L'indagato conviveva nell'immobile da oltre venti anni e aveva avviato la regolarizzazione dopo la morte del nonno. Il Tribunale del Riesame respingeva l'impugnazione per presunta assenza di titolo abitativo. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto e ha annullato il sequestro senza rinvio. La Corte ha stabilito che non sussiste il reato di occupazione abusiva di alloggio popolare quando il familiare continua ad abitare nella casa dopo il decesso del parente assegnatario. Il subentro nella detenzione preesistente esclude l'invasione violenta o arbitraria, consentendo la restituzione del bene.
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Rescissione del giudicato: condanna annullata per mancata conoscenza
Un Lavoratore, condannato per occupazione abusiva di un edificio, ha richiesto la rescissione del giudicato, sostenendo di non aver avuto effettiva conoscenza del processo. La Corte d'Appello aveva rigettato la sua istanza. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la sola elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio o la firma di un verbale di identificazione non provano la conoscenza dell'accusa e della data del processo. La Corte ha annullato l'ordinanza e revocato la condanna, rinviando gli atti per un nuovo giudizio, garantendo al Lavoratore una nuova opportunità di difesa.
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Occupazione Abusiva: La Prescrizione del Reato Salva il Condannato
Un Lavoratore è stato condannato per occupazione abusiva di un terreno comunale, dove gestiva un'attività commerciale. Ha ereditato la struttura dal padre, ma ha apportato modifiche sostanziali, trasformando l'occupazione in una nuova condotta illecita. La Corte di Cassazione ha escluso la sua buona fede, ma ha accolto il motivo relativo alla prescrizione del reato. Il reato di occupazione abusiva è permanente e la sua permanenza cessa con il sequestro preventivo del bene. Poiché il sequestro è avvenuto nel 2012, il termine massimo di prescrizione è scaduto nel 2020. La sentenza penale è stata annullata per intervenuta prescrizione del reato di occupazione abusiva, mentre le statuizioni civili a favore del Comune sono state confermate.
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Occupazione Abusiva di Alloggio Popolare: Domanda non Basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per il reato di occupazione abusiva di alloggio popolare. L'imputata aveva invaso un immobile di edilizia residenziale pubblica. La sua difesa si basava sulla presentazione di una domanda di assegnazione e sul pagamento dei canoni. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la mera domanda non legittima l'occupazione senza un provvedimento formale di assegnazione. Inoltre, la prescrizione del reato, essendo un reato permanente, decorre dalla sentenza di primo grado e non era ancora maturata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Occupazione Abusiva: Senza Querela, Nessun Reato per l’Invasore
Un individuo è stato condannato per il reato di occupazione abusiva di un immobile. L'occupazione era iniziata oltre trent'anni prima, quando il bene era parte di un'eredità giacente e non ancora proprietà dello Stato. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna. Ha stabilito che per l'invasione iniziale di un bene privato è necessaria la querela della persona offesa. Poiché non era stata presentata alcuna querela per il periodo in cui l'immobile era privato, l'azione penale non poteva essere avviata. L'acquisizione successiva del bene da parte dello Stato non ha sanato la mancanza della querela per la condotta pregressa.
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Inammissibilità dell’appello penale tra rigetto e merito
Due imputati hanno subito una condanna per invasione di edifici. La Corte di Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello penale per presunta genericità delle censure difensive. I difensori hanno proposto ricorso per cassazione, dimostrando che l'atto indicava chiaramente prove trascurate, l'omessa valutazione dello stato di necessità e la richiesta di riduzione della pena. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha chiarito che il giudice di secondo grado non può confondere la manifesta infondatezza con il difetto di specificità dei motivi. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio per la celebrazione del processo di merito.
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Inammissibilità ricorso sequestro preventivo: indagato senza interesse
Un Indagato, rappresentante legale di un circolo sportivo, ha presentato ricorso contro l'ordinanza che dichiarava inammissibile la sua istanza di riesame di un sequestro preventivo. Il sequestro riguardava una porzione di terreno demaniale occupata dal circolo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per sequestro preventivo. Ha ribadito che l'indagato, non essendo proprietario del bene, non aveva un interesse concreto e attuale alla restituzione. L'interesse ad impugnare deve infatti coincidere con l'ottenimento della restituzione del bene, non solo con la verifica dell'assenza del reato.
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Dehors: occupazione abusiva di suolo pubblico o deroga speciale?
Il Tribunale della Libertà di Trani aveva annullato il sequestro preventivo delle strutture esterne di un esercizio commerciale, ritenendo insussistente il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'area era occupata oltre i limiti autorizzati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Ha chiarito che, nel periodo contestato (2021), una norma speciale (il "Decreto Ristori") permetteva l'installazione temporanea di dehors e strutture amovibili su suolo pubblico per le attività di ristorazione, senza necessità di specifiche autorizzazioni, escludendo così il fumus commissi delicti per l'occupazione abusiva di suolo pubblico.
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Invasione di terreni o edifici pubblici tra abusi e prescrizione
Alcuni soggetti occupavano porzioni di suolo pubblico demaniale realizzando manufatti abusivi, ampliamenti e recinzioni senza alcun permesso edilizio. Gli imputati sostenevano la buona fede e l'avvenuta prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato che l'invasione di terreni o edifici ha natura permanente e la prescrizione decorre soltanto dalla cessazione dell'occupazione o dalla sentenza di primo grado. La Corte ha ribadito che la costruzione di opere stabili dimostra pienamente la volontà di occupare il bene altrui. I giudici hanno tuttavia annullato la decisione limitatamente alle contravvenzioni edilizie per verificare l'effettiva data di ultimazione dei lavori, respingendo integralmente i ricorsi degli altri occupanti abusivi con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: senza dolo non è reato
Un'imputata straniera, con scarse conoscenze della lingua italiana, viene assolta dall'accusa per occupazione abusiva di immobile. La donna aveva pagato una somma di denaro a terzi credendo di acquistare un appartamento pubblico privo di arredi e con la serratura manomessa. Il Tribunale riconosce l'assenza del dolo, ossia della consapevolezza di occupare illegalmente l'immobile. La Procura Generale impugna la decisione sostenendo che la porta manomessa dovesse far presagire l'illecito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'accusa: i giudici di legittimità non possono riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito. L'assoluzione dell'imputata diventa così definitiva.
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Invasione di terreni demaniali: la buona fede non salva l’opera
L'Imputato, in qualità di legale rappresentante di L'Azienda, occupava senza concessione due lotti di terreno demaniale appartenenti all'alveo di un fiume per l'ampliamento di una discarica. La difesa sosteneva la buona fede a causa delle pratiche amministrative in corso e la mancanza di danno idraulico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per l'invasione di terreni demaniali. La Corte ha chiarito che l'assenza di un titolo concessorio formale rende l'occupazione del tutto arbitraria e che l'eventuale perdita della funzione idrica del bene non elimina l'illecito penale. Inoltre, la mancata sdemanializzazione formale impedisce qualsiasi presunzione di legittimità. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Invasione di edifici: condanna valida ma pena da ricalcolare
Un cittadino ha continuato a occupare un immobile pubblico dopo la morte dello zio, regolare assegnatario con cui conviveva. I giudici territoriali lo hanno condannato per il reato di invasione di edifici dal 2010 in poi. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la legittimità della presenza iniziale come ospite e segnalando che un precedente decreto penale del 2013 aveva già giudicato il periodo dal 2010 al 2011. La Suprema Corte ha confermato la penale responsabilità dell'occupante abusivo, stabilendo che la permanenza senza titolo dopo il decesso del parente è reato. Tuttavia, la Cassazione ha annullato parzialmente la decisione per violazione del divieto di doppio giudizio. La causa torna in appello per rideterminare le date e la pena.
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Sequestro preventivo: l’occupante abusivo non può fare riesame
Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo di un'area demaniale marittima adibita a parcheggio in una zona protetta. L'indagata ha presentato istanza di riesame per chiedere la restituzione dell'area, sostenendo la propria qualifica di concessionaria e contestando la misura. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa dell'assenza di titoli concessori validi e dell'occupazione del tutto abusiva del suolo pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza: l'occupante senza titolo di un bene demaniale non possiede alcuna posizione giuridica qualificata né un interesse concreto per impugnare il sequestro preventivo. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
Un cittadino ha occupato abusivamente un locale di proprietà comunale adibendolo a propria dimora stabile dopo la perdita del lavoro e la separazione coniugale. L'imputato ha invocato la scriminante dello stato di necessità per indigenza economica e ha contestato la mancata concessione di un rinvio di udienza per concomitante impegno del difensore. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per occupazione abusiva di immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I Supremi Giudici hanno stabilito che l'occupazione abusiva di immobile non è scriminata dallo stato di necessità quando mira a risolvere un bisogno abitativo permanente anziché un pericolo grave, attuale e transitorio. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni sul legittimo impedimento intempestivo e sulla prescrizione.
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