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Art. 639-bis Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 639-bis Codice Penale

Invasione di edifici: il tempo non cancella il reato abusivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un soggetto per il reato di invasione di edifici. L'imputata sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione prima della sentenza di appello. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che l'invasione di edifici è un reato permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando cessa l'occupazione abusiva dell'immobile (con l'allontanamento volontario o forzato, oppure con la pronuncia della sentenza di primo grado). Poiché l'occupazione abusiva persisteva ancora nel 2020, la prescrizione non era affatto maturata al momento della decisione d'appello nel 2022. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di edifici pubblici: processo anche senza querela
Alcuni cittadini venivano accusati di aver occupato abusivamente i locali di un ospedale pubblico. Il Giudice di Pace dichiarava l'estinzione del procedimento per intervenuta remissione tacita della querela. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'occupazione di una struttura sanitaria pubblica configurasse il reato di invasione di edifici pubblici, procedibile d'ufficio e non soggetto a querela. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, trattandosi di un immobile destinato a uso pubblico, il reato è procedibile d'ufficio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ordinando la trasmissione degli atti al Giudice di Pace per la celebrazione del regolare processo.
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Occupazione abusiva di immobili: reato anche senza scasso
Il Giudice per le indagini preliminari aveva prosciolto un'indagata dall'accusa di occupazione abusiva di immobili (art. 633 c.p.), ritenendo che l'assenza di scasso o violenza e l'autodenuncia della donna dimostrassero la sua buona fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che il reato non richiede l'effrazione o il danneggiamento dell'immobile. Per la configurazione del reato è sufficiente l'introduzione arbitraria, ossia priva di titolo. Inoltre, l'autodenuncia non dimostra la buona fede, bensì la piena consapevolezza dell'altruità del bene e la volontà di occuparlo. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di proscioglimento, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Minaccia a pubblico ufficiale: la condanna scatta senza blocco
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due cittadini per il reato di minaccia a pubblico ufficiale e deturpamento. I ricorrenti sostenevano che le loro espressioni non avessero concretamente impedito ai pubblici ufficiali di svolgere il proprio dovere. La Suprema Corte ha rigettato questa tesi, chiarendo che il reato di minaccia a pubblico ufficiale si configura anche se l'atto minatorio non ostacola l'attività dell'ufficio. I giudici hanno inoltre negato le attenuanti generiche e l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la veemenza e l'ostinazione della condotta aggressiva. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i soggetti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobili: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'occupante condannata per il reato di invasione di edifici pubblici. La difesa contestava l'arbitrarietà della condotta e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobili costituisce un reato permanente, in quanto la compressione del diritto di proprietà pubblica o privata si protrae nel tempo per tutta la durata della permanenza. Di conseguenza, la natura continuativa dell'illecito impedisce l'applicazione del beneficio della particolare tenuità del fatto. L'occupante è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza testimoni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per i reati di invasione di terreni o edifici e deviazione di acque. L'imputato aveva recintato abusivamente un'area adiacente alla propria abitazione, arredandola con piante e vasi. La difesa sosteneva la mancanza di prove dirette, ma i giudici hanno ritenuto decisivi gli indizi: l'area era accessibile solo dalla sua proprietà e nessun altro aveva interesse a goderne. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando anche la confisca e la distruzione della recinzione abusiva in quanto corpo del reato, e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobili: pagare le bollette non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di occupazione abusiva di immobili. L'imputato, subentrato nella gestione di un locale commerciale precedentemente occupato da un'associazione, sosteneva di aver agito in buona fede poiché pagava regolarmente le bollette delle utenze. Secondo la difesa, il pagamento delle bollette dimostrava l'assenza di dolo (la volontà di commettere il reato). La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il pagamento delle utenze o l'allaccio ai servizi pubblici non sanano l'illegalità dell'occupazione. Il reato si perfeziona infatti al momento dell'introduzione abusiva nell'edificio. Di conseguenza, l'occupante è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva e stato di necessità: la Cassazione dice no
Tre imputati sono stati condannati per l'invasione di un edificio pubblico. Gli occupanti hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dello stato di necessità dovuto alla loro condizione di povertà e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che la semplice indigenza non giustifica l'occupazione abusiva e stato di necessità, soprattutto se i soggetti non hanno attivato o hanno rifiutato gli aiuti dei servizi sociali. Inoltre, la mancanza di pentimento esclude la prevalenza delle attenuanti sulla recidiva. Di conseguenza, le condanne sono definitive e i ricorrenti devono pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Notifica della citazione a giudizio: firma il convivente e perdi
L'Imputata, condannata per occupazione abusiva di edifici, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata ricezione dell'avviso per la prima udienza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la regolarità della notifica della citazione a giudizio. L'atto era stato infatti consegnato presso il domicilio eletto dell'Imputata e firmato dal convivente, circostanza che garantisce la legale conoscenza del processo. Anche la notifica al difensore tramite PEC è risultata corretta. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva: condanna definitiva per chi abbatte le pareti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'inquilina accusata di occupazione abusiva e danneggiamento per aver occupato un alloggio e abbattuto una parete interna preesistente. La ricorrente contestava la prova del danneggiamento, ma la Corte ha chiarito che le testimonianze confermavano la presenza della muratura prima dell'occupazione. La Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: pena minima e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di invasione di terreni o edifici pubblici in concorso. La ricorrente contestava la motivazione dei giudici di merito riguardo alla severità della pena inflitta. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso è generico: la pena applicata corrispondeva già al minimo edittale previsto dalla legge, ulteriormente ridotta grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. Di conseguenza, i giudici non avevano alcun obbligo di fornire ulteriori spiegazioni sulla quantificazione della sanzione. L'imputata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: ricorso generico e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un'imputata per il reato di invasione di terreni o edifici. Il ricorso presentato dalla difesa è stato dichiarato inammissibile poiché l'unico motivo di impugnazione, riguardante un presunto vizio di motivazione della sentenza d'appello, è risultato del tutto generico. La ricorrente non ha infatti indicato gli elementi specifici a supporto delle proprie critiche, impedendo ai giudici di legittimità di valutare il caso. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, la Cassazione ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per la colpa nella presentazione di un ricorso palesemente infondato.
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Invasione di terreni o edifici: condannato il chiosco in piazza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per il reato di invasione di terreni o edifici e abusivismo edilizio. L'uomo gestiva stabilmente un chiosco abusivo per la vendita di cibi e bevande su una piazza pubblica. I giudici hanno confermato la sussistenza del dolo, poiché l'attività commerciale stabile dimostra la piena consapevolezza dell'occupazione abusiva. Inoltre, la Cassazione ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato, che escludono il requisito della non abitualità del comportamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: reato anche senza scasso
Il Tribunale di Napoli aveva prosciolto un'imputata dall'accusa di occupazione abusiva, ritenendo che l'assenza di scasso o violenza escludesse il reato. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici si configura anche senza violenza sulle cose o effrazione. È sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'immobile altrui con la consapevolezza dell'illegittimità dell'azione e lo scopo di occuparlo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha rinviato gli atti al giudice per la prosecuzione del procedimento penale.
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Invasione di terreni o edifici: occupare case popolari è reato
Una cittadina ha occupato abusivamente un alloggio di edilizia residenziale pubblica prima della conclusione del procedimento di assegnazione. Il Giudice per le indagini preliminari aveva escluso la rilevanza penale del fatto, ritenendolo una mera violazione amministrativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che l'occupazione non autorizzata di case popolari integra il reato di invasione di terreni o edifici. Secondo la Corte, l'introduzione arbitraria in un immobile pubblico configura sempre una condotta penalmente rilevante, anche in assenza di violenza fisica, poiché il bene conserva la sua destinazione pubblica. Di conseguenza, la sentenza di proscioglimento è stata annullata e gli atti sono stati trasmessi al Tribunale per la prosecuzione del procedimento penale.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza scasso
Il Pubblico Ministero ha chiesto un decreto penale di condanna per due soggetti accusati del reato di invasione di terreni o edifici. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta, assolvendo gli imputati perché l'ingresso nell'immobile era avvenuto senza scasso o violenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che il reato non richiede modalità esecutive violente o effrazioni. Per la configurazione del reato è sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'altrui proprietà con la consapevolezza dell'illegittimità e lo scopo di occupare l'immobile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale per la prosecuzione del procedimento penale.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: la residenza fa prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'occupazione abusiva di alloggio popolare. L'imputato sosteneva di essere già stato condannato per lo stesso fatto, invocando il divieto di doppio giudizio, e contestava l'uso del certificato di residenza come prova penale. La Suprema Corte ha chiarito che la contestazione sul doppio giudizio è tardiva, non essendo stata sollevata nei precedenti gradi. Inoltre, ha confermato che il certificato di residenza, basato su accertamenti dei vigili urbani, costituisce una valida prova dell'occupazione, supportata anche dallo sgombero forzoso avvenuto dopo oltre un anno. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e mille euro alla cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: è reato, non sanzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale contro la decisione del GIP che aveva archiviato il caso di un'imputata accusata di occupazione abusiva di alloggio popolare di proprietà dell'ATER. Il GIP riteneva che l'immobile, essendo destinato a locazione privata, non fosse soggetto a procedibilità d'ufficio. La Cassazione ha invece chiarito che, trattandosi di un bene pubblico, la destinazione concreta non rileva: l'occupazione abusiva di case popolari configura sempre il reato di invasione di edifici ed è procedibile d'ufficio. La sentenza impugnata è stata annullata.
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Invasione di terreni o edifici: ricorso generico e condanna
Una cittadina è stata condannata dalla Corte di appello per i reati di violazione di domicilio e invasione di terreni o edifici. L'imputata ha proposto ricorso per Cassazione, contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati si limitavano a contestare ricostruzioni di fatto, precluse nel giudizio di legittimità, ed erano formulati in modo generico e apodittico, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: muro abusivo costa la condanna
Un cittadino ha realizzato un muro di recinzione per chiudere e occupare una porzione di terreno appartenente al demanio stradale comunale. Condannato in appello a tre mesi di reclusione per il reato di invasione di terreni o edifici, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente invocava la particolare tenuità del fatto e contestava l'obbligo di demolizione del muro imposto come condizione per la sospensione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'invasione di terreni o edifici è un reato permanente, impedendo l'applicazione della tenuità finché l'occupazione persiste. Inoltre, subordinare la sospensione condizionale al ripristino dei luoghi è pienamente legittimo per eliminare le conseguenze dannose del reato. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e le sanzioni.
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