LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 639-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 2 di 10

Altri anni per Art. 639-bis Codice Penale

Occupazione abusiva di immobile: no alla prescrizione
Un uomo ha subito una condanna per il reato di occupazione abusiva di immobile pubblico. L'imputato ha proposto ricorso diretto in Cassazione sollevando tre motivi: la mancata revoca formale del decreto penale opposto, l'adozione del rito abbreviato dopo aver rinunciato alla messa alla prova e la maturazione della prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'opposizione revoca automaticamente il decreto penale e che l'imputato non può contestare il rito abbreviato da lui stesso richiesto. Infine, la Corte ha ribadito che il delitto ha natura permanente: il tempo di prescrizione decorre soltanto dall'effettivo rilascio dell'edificio e non dalla data del primo accertamento. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rimessione del processo: quando i sospetti non bastano
Un cittadino, imputato per presunta occupazione abusiva di un immobile, ha richiesto la rimessione del processo presso un altro tribunale. L'imputato sosteneva l'esistenza di un presunto condizionamento ambientale e di accordi locali a favore dell'amministrazione pubblica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza. I giudici hanno chiarito che la rimessione del processo rappresenta un'eccezione straordinaria. Per concederla servono prove concrete di gravi situazioni ambientali esterne al processo, capaci di turbare la serenità del giudizio. Semplici sospetti o il disappunto per decisioni giudiziarie sfavorevoli non bastano a spostare la sede processuale. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Pascolo abusivo: è delitto e non contravvenzione, no oblazione
Due allevatori sono stati accusati del reato di pascolo abusivo per aver introdotto bestiame su terreni altrui. Il Tribunale ha dichiarato il reato estinto per la presenza dell'oblazione, valutando l'illecito come una semplice contravvenzione. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione denunciando un errore di legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarito che l'ipotesi di pascolo abusivo prevista dall'articolo 636 secondo comma del codice penale costituisce un delitto e non una contravvenzione. Di conseguenza, l'oblazione non si applica mai a questo tipo di reato. La Cassazione ha annullato la sentenza e trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo.
Continua »
Imputato giudicato in assenza: no a proroga per mero errore
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello proposto oltre i termini ordinari dal difensore di un imputato. Nonostante la sentenza di primo grado riportasse erroneamente la dicitura "libero assente", l'imputato era comparso personalmente a un'udienza, con conseguente revoca dell'assenza. La Suprema Corte ha chiarito che la proroga di quindici giorni per l'impugnazione spetta solo all'imputato giudicato in assenza per l'intero giudizio. Trattandosi di un mero errore materiale nell'intestazione della sentenza, l'imputato, essendo comparso anche solo una volta, non aveva diritto al termine esteso. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Invasione di edifici pubblici: processo anche senza querela
Alcuni cittadini venivano accusati di aver occupato abusivamente i locali di un ospedale pubblico. Il Giudice di Pace dichiarava l'estinzione del procedimento per intervenuta remissione tacita della querela. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'occupazione di una struttura sanitaria pubblica configurasse il reato di invasione di edifici pubblici, procedibile d'ufficio e non soggetto a querela. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, trattandosi di un immobile destinato a uso pubblico, il reato è procedibile d'ufficio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ordinando la trasmissione degli atti al Giudice di Pace per la celebrazione del regolare processo.
Continua »
Occupazione abusiva di immobili: reato anche senza scasso
Il Giudice per le indagini preliminari aveva prosciolto un'indagata dall'accusa di occupazione abusiva di immobili (art. 633 c.p.), ritenendo che l'assenza di scasso o violenza e l'autodenuncia della donna dimostrassero la sua buona fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che il reato non richiede l'effrazione o il danneggiamento dell'immobile. Per la configurazione del reato è sufficiente l'introduzione arbitraria, ossia priva di titolo. Inoltre, l'autodenuncia non dimostra la buona fede, bensì la piena consapevolezza dell'altruità del bene e la volontà di occuparlo. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di proscioglimento, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza testimoni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per i reati di invasione di terreni o edifici e deviazione di acque. L'imputato aveva recintato abusivamente un'area adiacente alla propria abitazione, arredandola con piante e vasi. La difesa sosteneva la mancanza di prove dirette, ma i giudici hanno ritenuto decisivi gli indizi: l'area era accessibile solo dalla sua proprietà e nessun altro aveva interesse a goderne. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando anche la confisca e la distruzione della recinzione abusiva in quanto corpo del reato, e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Occupazione abusiva di immobili: pagare le bollette non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di occupazione abusiva di immobili. L'imputato, subentrato nella gestione di un locale commerciale precedentemente occupato da un'associazione, sosteneva di aver agito in buona fede poiché pagava regolarmente le bollette delle utenze. Secondo la difesa, il pagamento delle bollette dimostrava l'assenza di dolo (la volontà di commettere il reato). La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il pagamento delle utenze o l'allaccio ai servizi pubblici non sanano l'illegalità dell'occupazione. Il reato si perfeziona infatti al momento dell'introduzione abusiva nell'edificio. Di conseguenza, l'occupante è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: reato anche senza scasso
Il Tribunale di Napoli aveva prosciolto un'imputata dall'accusa di occupazione abusiva, ritenendo che l'assenza di scasso o violenza escludesse il reato. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici si configura anche senza violenza sulle cose o effrazione. È sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'immobile altrui con la consapevolezza dell'illegittimità dell'azione e lo scopo di occuparlo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha rinviato gli atti al giudice per la prosecuzione del procedimento penale.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: occupare case popolari è reato
Una cittadina ha occupato abusivamente un alloggio di edilizia residenziale pubblica prima della conclusione del procedimento di assegnazione. Il Giudice per le indagini preliminari aveva escluso la rilevanza penale del fatto, ritenendolo una mera violazione amministrativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che l'occupazione non autorizzata di case popolari integra il reato di invasione di terreni o edifici. Secondo la Corte, l'introduzione arbitraria in un immobile pubblico configura sempre una condotta penalmente rilevante, anche in assenza di violenza fisica, poiché il bene conserva la sua destinazione pubblica. Di conseguenza, la sentenza di proscioglimento è stata annullata e gli atti sono stati trasmessi al Tribunale per la prosecuzione del procedimento penale.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza scasso
Il Pubblico Ministero ha chiesto un decreto penale di condanna per due soggetti accusati del reato di invasione di terreni o edifici. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta, assolvendo gli imputati perché l'ingresso nell'immobile era avvenuto senza scasso o violenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che il reato non richiede modalità esecutive violente o effrazioni. Per la configurazione del reato è sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'altrui proprietà con la consapevolezza dell'illegittimità e lo scopo di occupare l'immobile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale per la prosecuzione del procedimento penale.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: assoluzione annullata per i danni
L'Imputato era stato condannato in primo grado per il reato di invasione di terreni o edifici, avendo occupato abusivamente particelle di terreno private e demaniali. La Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, assolvendo l'Imputato e dichiarando l'improcedibilità per difetto di querela. Le Parti Civili hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che le Parti Civili hanno pieno interesse a impugnare la sentenza di appello che cancella la condanna di primo grado. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'integrazione della querela era tempestiva e che la Corte d'Appello ha violato l'obbligo di motivazione rafforzata, avendo ignorato le prove raccolte, come i verbali della Polizia Municipale. La sentenza è stata annullata con rinvio al giudice civile per la decisione sui danni.
Continua »
Occupazione abusiva di alloggio popolare: la residenza fa prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'occupazione abusiva di alloggio popolare. L'imputato sosteneva di essere già stato condannato per lo stesso fatto, invocando il divieto di doppio giudizio, e contestava l'uso del certificato di residenza come prova penale. La Suprema Corte ha chiarito che la contestazione sul doppio giudizio è tardiva, non essendo stata sollevata nei precedenti gradi. Inoltre, ha confermato che il certificato di residenza, basato su accertamenti dei vigili urbani, costituisce una valida prova dell'occupazione, supportata anche dallo sgombero forzoso avvenuto dopo oltre un anno. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e mille euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Occupazione abusiva di alloggio popolare: è reato, non sanzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale contro la decisione del GIP che aveva archiviato il caso di un'imputata accusata di occupazione abusiva di alloggio popolare di proprietà dell'ATER. Il GIP riteneva che l'immobile, essendo destinato a locazione privata, non fosse soggetto a procedibilità d'ufficio. La Cassazione ha invece chiarito che, trattandosi di un bene pubblico, la destinazione concreta non rileva: l'occupazione abusiva di case popolari configura sempre il reato di invasione di edifici ed è procedibile d'ufficio. La sentenza impugnata è stata annullata.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condannata la volontaria abusiva
La Rappresentante dell'Associazione animalista aveva stipulato un accordo con il Comune per usare temporaneamente solo gli spazi esterni di un immobile pubblico. Tuttavia, l'associazione ha occupato abusivamente anche i locali interni, introducendo cani, farmaci e rifiuti, e sostituendo i lucchetti posti dal Comune per impedirne l'accesso. Condannata nei primi due gradi di giudizio, la donna ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici. I giudici hanno chiarito che il cambio dei lucchetti e l'accumulo di beni dimostrano la volontà di un'occupazione non temporanea, configurando pienamente il reato anche senza una presenza fisica costante.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna e assoluzione a confronto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due persone accusate del reato di invasione di terreni o edifici per aver occupato abusivamente degli alloggi. Nel primo caso, una donna ha giustificato l'occupazione con il proprio stato di necessità economica, ma la Corte ha respinto il ricorso, confermando che la povertà non legittima l'occupazione permanente. Nel secondo caso, un uomo ha continuato ad abitare nell'alloggio pubblico dopo la morte del padre, legittimo assegnatario con cui conviveva. La Cassazione ha accolto il ricorso di quest'ultimo, stabilendo che spetta all'accusa dimostrare l'arbitraria introduzione nell'immobile. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per l'uomo, mentre il ricorso della donna è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Invasione arbitraria di edificio: vecchia condanna non salva
Gli Occupanti sono stati condannati per il reato di invasione arbitraria di edificio comunale. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che una precedente condanna per lo stesso immobile coprisse anche il periodo contestato nel nuovo processo, invocando il divieto di un secondo giudizio per lo stesso fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva è un reato permanente. In assenza di prove sull'allontanamento degli imputati, la condotta illecita si è protratta nel tempo fino alla nuova sentenza di primo grado. Di conseguenza, non si applica il principio del precedente giudicato. Gli Occupanti perdono la causa e devono pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rescissione del giudicato: condanna revocata per notifica fantasma
Una cittadina, dichiarata senza fissa dimora, viene condannata in sua assenza per invasione di terreni o edifici. Le notifiche del processo erano state effettuate presso lo studio del difensore d'ufficio, nonostante quest'ultimo non avesse mai risposto alla telefonata della polizia per dare il proprio assenso. La Corte d'Appello respinge la richiesta di rescissione del giudicato, ritenendo che l'imputata si fosse sottratta volontariamente al processo. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso della difesa: l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non si era mai perfezionata. Di conseguenza, l'imputata non ha mai avuto un'effettiva conoscenza del processo a suo carico. La Suprema Corte annulla quindi l'ordinanza e revoca la sentenza di condanna, ordinando la trasmissione degli atti al Tribunale per celebrare nuovamente il processo.
Continua »
Occupazione abusiva: condanna cancellata dal tempo che passa
L'Occupante è stata condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di occupazione abusiva di un appartamento di edilizia popolare. Contro la condanna, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che il reato, di natura permanente, deve considerarsi cessato alla data della sentenza di primo grado. Di conseguenza, calcolando il tempo trascorso, il termine massimo di prescrizione di sette anni e sei mesi è interamente decorso. Poiché il ricorso non era manifestamente infondato, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione. L'Occupante ottiene così la cancellazione della condanna.
Continua »
Invasione di edifici: occupare a lungo non cancella il reato
Una cittadina è stata condannata per il reato di invasione di edifici per aver occupato abusivamente un immobile. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, considerandolo un illecito istantaneo consumatosi all'inizio dell'occupazione nel 2014. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'invasione di edifici è un reato permanente quando l'occupazione si protrae nel tempo. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dello sgombero o, in mancanza, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Poiché l'imputata non aveva ancora rilasciato l'immobile al momento della prima condanna nel 2021, la prescrizione non era decorso. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »