LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 625 Codice Penale — Anno 2023

Pagina 3 di 40

Altri anni per Art. 625 Codice Penale

Circostanze attenuanti generiche negate: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto aggravato in concorso. L'imputato contestava il diniego delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessività della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, è sufficiente che il giudice di merito indichi gli elementi ritenuti decisivi o rilevanti. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato in negozio: la placca antitaccheggio non salva
Una donna è stata condannata per il reato di furto aggravato commesso all'interno di un negozio di abbigliamento. L'imputata aveva sottratto alcuni capi dotati di placca antitaccheggio. La difesa ha sostenuto che la presenza del dispositivo di sicurezza escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché la merce era protetta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la placca antitaccheggio non impedisce il furto ma rileva solo il passaggio al varco, non garantendo un controllo costante a distanza. Di conseguenza, si configura pienamente il furto aggravato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Abbracci ingannevoli e furto con destrezza: condanna definitiva
Un uomo è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di rubare un gioiello a un passante. L'imputato ha utilizzato la tecnica dell'abbraccio, cercando di distrarre la vittima con baci e moine per sottrarle il monile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che l'uso di effusioni fisiche improvvise per distogliere l'attenzione della vittima configura pienamente il reato di furto con destrezza. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Procedibilità a querela: come la riforma cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato per tentato furto aggravato. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, il reato in questione è diventato procedibile solo dietro querela della persona offesa. Poiché la vittima non ha presentato alcuna querela formale, né all'epoca dei fatti né entro il termine trimestrale previsto dalle norme transitorie, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. I giudici hanno stabilito che la mancanza di questo presupposto impedisce la prosecuzione dell'azione penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, sancendo che la procedibilità a querela rappresenta un requisito indispensabile per la punibilità del reato contestato.
Continua »
Determinazione della pena: la discrezionalità del giudice vince
La Corte di Appello ha condannato L'Imputato per furto tentato aggravato, rideterminando la sanzione a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione, oltre a seicento euro di multa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena, il mancato bilanciamento favorevole delle attenuanti generiche e il calcolo della riduzione per il tentativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito, purché supportata da una motivazione logica e priva di vizi. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Danno di speciale tenuità: rubare merce da 135 euro non basta
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato di merce del valore di 135,90 euro. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per concedere l'attenuante del danno di speciale tenuità il pregiudizio economico deve essere lievissimo e quasi irrisorio. Un valore di oltre 135 euro non soddisfa questo requisito, a prescindere dalla capacità economica della vittima di sopportare la perdita. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Quantificazione della pena: sconti negati e multa al condannato
Un uomo, condannato per furto aggravato a un anno e otto mesi di reclusione, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. L'unico motivo di contestazione riguardava la quantificazione della pena, ritenuta eccessiva dal ricorrente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la graduazione della sanzione rientra pienamente nella discrezionalità del giudice di merito. Se la decisione del tribunale precedente è supportata da una motivazione logica e adeguata, la Cassazione non può sostituirsi a tale valutazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Esposizione alla pubblica fede: quando il furto è aggravato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato a carico di un soggetto che aveva cercato di sottrarre merce dagli scaffali di un negozio. L'imputato contestava la sussistenza dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che la presenza di un addetto alla sicurezza escludesse tale circostanza. I giudici hanno chiarito che la sorveglianza saltuaria o l'attenzione occasionale nata dal comportamento sospetto del cliente non escludono l'aggravante. Per escluderla occorre un controllo diretto, continuativo e preventivo sulla merce. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato furto aggravato: la vetrata rotta costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato dalla violenza sulle cose. Il soggetto era stato sorpreso in flagranza di reato dopo essersi introdotto in alcuni locali rompendo una vetrata e dopo aver sottratto un hard disk. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità, l'applicazione della circostanza aggravante della violenza sulle cose e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati riproducevano semplicemente le stesse contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Valutazione delle prove in Cassazione: stop ai ricorsi sui fatti
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per due episodi di furto pluriaggravato. Ha proposto ricorso contestando la sussistenza di indizi gravi, precisi e concordanti a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove in Cassazione non è consentita se si traduce in una richiesta di riesame dei fatti già accertati in modo coerente nei precedenti gradi. Trattandosi di una doppia conforme di condanna, la Corte non può sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato: ricorso generico rende definitiva la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per vari episodi di furto aggravato e false dichiarazioni sull'identità personale. L'imputato contestava l'applicazione della circostanza aggravante della violenza sulle cose. I giudici di legittimità hanno stabilito che il motivo di ricorso era del tutto generico, limitandosi a formule astratte senza confrontarsi con la reale motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
Continua »
Furto di acqua potabile: condanna valida anche senza querela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il furto di acqua potabile, aggravato dall'uso di mezzo fraudolento. La difesa contestava la mancanza di una formale querela e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che la costituzione di parte civile della persona offesa equivale alla querela, manifestando chiaramente la volontà di punire il colpevole. Inoltre, il calcolo della prescrizione deve tenere conto dei periodi di sospensione dovuti agli impedimenti dell'imputato. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello e l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere quella maturata successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto di energia elettrica: condanna annullata senza querela
L'Imputato era stato condannato per il reato di furto di energia elettrica aggravato da violenza sulle cose. Successivamente, l'entrata in vigore della Riforma Cartabia (D. Lgs. n. 150/2022) ha modificato il regime di procedibilità di questo reato, rendendolo perseguibile solo dietro querela di parte e non più d'ufficio. Poiché la persona offesa non ha presentato alcuna querela formale, nemmeno entro il termine trimestrale transitorio previsto dalla nuova legge, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna della Corte d'Appello, dichiarando l'improcedibilità dell'azione penale per difetto di querela. L'Imputato ottiene così l'annullamento definitivo della condanna.
Continua »
Furto con destrezza: il ricorso generico costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di furto con destrezza. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione proposti erano del tutto generici, privi di argomentazioni concrete e limitati a una contestazione astratta sulla mancata applicazione delle cause di non punibilità previste dal codice di procedura penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna inflitta nei gradi precedenti, condannando la ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto pluriaggravato: ricorso respinto e multa in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di furto pluriaggravato emessa dalla Corte d'Appello. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il giudizio di bilanciamento tra le circostanze. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché riproponeva motivi già esaminati e respinti dai giudici di merito con motivazioni corrette. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato furto: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di tentato furto aggravato. L'imputato contestava la sussistenza degli elementi tipici del tentativo, ossia l'idoneità e l'univocità degli atti compiuti. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che tali contestazioni riguardavano esclusivamente valutazioni di fatto e di merito, non proponibili in sede di legittimità. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna precedente, respingendo il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Danneggiamento aggravato: ricorso ripetitivo costa caro al reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di danneggiamento aggravato. L'uomo aveva distrutto molteplici oggetti esposti alla pubblica fede, mostrando una condotta violenta e ripetitiva. La Corte d'Appello aveva già rideterminato la pena, ritenendola congrua in base alla gravità dei fatti e ai numerosi precedenti penali del soggetto. L'imputato ha contestato la misura della pena base con motivi generici e ripetitivi. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, ribadendo che la reiterazione di censure già respinte rende il ricorso inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto di energia elettrica: reato confermato ma pena annullata
L'Imputata è stata condannata per invasione di un alloggio pubblico e furto di energia elettrica tramite manomissione del contatore. La Corte d'Appello ha escluso l'aggravante della violenza sulle cose, ma ha mantenuto le attenuanti generiche in regime di equivalenza con l'aggravante stessa, riducendo la pena a sei mesi. La Cassazione ha rigettato il ricorso sulla colpevolezza, confermando che l'assenza di contratto e il mancato pagamento provano il consumo abusivo. Tuttavia, ha accolto i motivi sul trattamento sanzionatorio: escludere un'aggravante ma considerarla ancora nel bilanciamento delle attenuanti rende la motivazione contraddittoria. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova determinazione.
Continua »
Errore materiale nel dispositivo: condanna per furto confermata
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di querela, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e una discrepanza tra la decisione letta in udienza e quella scritta. Il documento cartaceo conteneva infatti un errore materiale nel dispositivo, riportando i dati di un altro processo. La Suprema Corte ha dichiarato infondati i motivi sulla querela, regolarmente presente, e sulla tenuità del fatto, esclusa per i numerosi precedenti penali dell'uomo. Riguardo alla discrepanza, i giudici hanno corretto l'errore materiale nel dispositivo, ripristinando il testo corretto letto in udienza che confermava la condanna. Vince lo Stato: la condanna dell'Imputato è confermata e l'errore burocratico è stato corretto.
Continua »
Graduazione della pena: discrezionalità contro automatismi
Due imputati, condannati per furto aggravato e ricettazione continuati, hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la quantificazione della sanzione e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito, purché motivata in base alla gravità dei fatti e alla personalità dei colpevoli. Anche l'applicazione della recidiva reiterata e il bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti rientrano nella discrezionalità del giudice, escludendo automatismi. Di conseguenza, le condanne sono state confermate e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »