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Art. 619 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 619 Codice di Procedura Penale

Correzione di errore materiale: la Cassazione cancella il refuso
La Corte di Cassazione è intervenuta per disporre la correzione di errore materiale all'interno di una propria precedente sentenza penale. Nel provvedimento originario, i giudici avevano annullato con rinvio l'ordinanza impugnata dal Pubblico Ministero contro L'Imputata. Tuttavia, nella stesura della motivazione era rimasta una frase incompleta, frutto di una svista di redazione. La Suprema Corte ha rilevato la presenza di questo refuso nel testo del considerato in diritto e ne ha ordinato la cancellazione formale, incaricando la cancelleria di annotare la modifica sugli atti originali.
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Correzione di errore materiale nella sentenza di Cassazione
La cancelleria della Corte di Cassazione ha riscontrato un refuso di battitura nell'intestazione di una sentenza penale già deliberata. Nello specifico, il documento riportava punti interrogativi al posto del nominativo del magistrato che svolgeva le funzioni di pubblica accusa durante l'udienza. Con apposita ordinanza, i giudici hanno disposto la correzione di errore materiale inserendo il nome corretto del magistrato e ordinando l'annotazione formale del provvedimento sugli originali dell'atto, confermando l'assoluta validità della precedente decisione di merito.
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Sentenza di patteggiamento: accordo confermato e pena corretta
Due imputati hanno concordato la pena davanti al giudice per vari reati. Nel testo finale della decisione, il giudice ha inserito per uno di essi una multa di 28.500 euro, anziché i 19.000 euro previsti dall'accordo e confermati nella parte motivata. Entrambi i soggetti hanno impugnato la sentenza di patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione lamentando questioni di merito e chiedendo il proscioglimento. I giudici supremi hanno dichiarato del tutto inammissibile il ricorso della coimputata, condannandola a versare una sanzione pecuniaria per colpa processuale. La Corte ha invece accolto il rilievo sulla divergenza della pena per il primo imputato, correggendo direttamente la multa a 19.000 euro ed escludendo le altre censure.
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Correzione di errore materiale e spese: vince la parte civile
La Parte Civile ha chiesto la correzione di errore materiale del dispositivo trascritto nel ruolo di udienza. Per una svista nella nota spese, il cancelliere aveva indicato l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, delegando la liquidazione al Tribunale. In realtà, la Parte Civile non ha mai beneficiato del gratuito patrocinio. La sentenza definitiva aveva infatti già condannato l'imputato a pagare direttamente 3.686,00 euro per le spese processuali sostenute. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della persona offesa e ha disposto la correzione dell'atto. Il Giudice ha quindi confermato la condanna dell'imputato al rimborso integrale della somma stabilita in favore della Parte Civile, cancellando ogni riferimento alla liquidazione pubblica o a decurtazioni dei compensi legali.
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Correzione di errore materiale: Cassazione rettifica il verbale
La Corte di Cassazione era intervenuta a favore de Il Ricorrente per annullare una precedente ordinanza di inammissibilità. I giudici avevano disposto la riprogrammazione del procedimento. Tuttavia, nel dispositivo trascritto sul verbale di udienza, una svista di scrittura indicava l'errata trasmissione degli atti alla Corte stessa. Il Presidente del Collegio ha quindi attivato la procedura di correzione di errore materiale. I Supremi Giudici hanno accolto l'istanza e hanno rettificato la formula errata. La dicitura trascritta sul ruolo ora indica correttamente il rinvio del processo a nuovo ruolo, ristabilendo la piena coerenza del fascicolo processuale.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione rettifica la sede
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di mera svista formale presente nel dispositivo di una propria precedente pronuncia penale. Nel testo finale del provvedimento figurava per sbaglio l'indicazione della Corte di appello di Catania invece della corretta Corte di appello di Milano. Il collegio ha stabilito che la correzione di errore materiale rappresenta lo strumento idoneo per riallineare il testo alla corretta sede territoriale senza alterare il contenuto della decisione. I giudici supremi hanno quindi ordinato la formale rettifica della dicitura errata, trasmettendo gli atti alla cancelleria per i relativi adempimenti operativi e assicurando la piena regolarità del rinvio processuale.
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Prescrizione Reato Edilizio: Demolizione Revocata, ma non del tutto
Un Costruttore era stato condannato per un reato edilizio, con annesso ordine di demolizione. La Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per intervenuta prescrizione, ma ha mantenuto l'ordine di demolizione. Il Costruttore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la prescrizione reato edilizio dovesse comportare la revoca automatica dell'ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che l'ordine di demolizione, essendo una sanzione accessoria alla condanna penale, decade automaticamente con l'estinzione del reato per prescrizione. Tuttavia, l'autorità amministrativa mantiene il potere di disporre la demolizione in via autonoma.
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Attenuante risarcimento del danno: diniego e conferma della pena
L'Imputato, condannato per omicidio colposo, propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante risarcimento del danno. Secondo la difesa, l'accordo siglato dall'assicurazione con i familiari della vittima avrebbe dovuto ridurre la pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che l'attenuante risarcimento del danno richiede la volontà diretta dell'imputato e la prova del versamento effettivo delle somme. Nel caso specifico, il pagamento derivava solo dall'iniziativa dell'assicuratore ed era inferiore ai parametri tabellari. L'inammissibilità del motivo principale impedisce anche la correzione di un errore materiale sulla sanzione. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Occultamento di scritture contabili tra prescrizione e condanna
Due amministratori societari hanno subito una condanna per frode fiscale, omessa dichiarazione e occultamento di scritture contabili. La difesa ha sostenuto la prescrizione dei reati e la semplice omessa tenuta dei registri. I giudici hanno invece confermato la responsabilita penale: la presenza di fatture presso terzi clienti ha provato che i documenti esistevano ed erano stati nascosti all'Erario. La Corte di Cassazione ha chiarito che il delitto di occultamento di scritture contabili ha natura permanente e che la prescrizione decorre solo dal momento della verifica fiscale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del primo amministratore, mentre ha accolto il ricorso del secondo amministratore sul calcolo della pena, rideterminando la sanzione a due anni di reclusione per l'assenza di continuazione tra le annualita.
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Correzione errore materiale: nome imputato cancellato
La Corte di Cassazione è intervenuta d'ufficio per rimediare a una svista commessa nell'intestazione di una propria precedente sentenza. Nel provvedimento originario compariva il nome di un imputato tra i soggetti che avevano proposto ricorso tramite il comune difensore di fiducia. Tuttavia, il legale non aveva mai impugnato la decisione nell'interesse di tale specifico imputato, assistendo in sede di legittimità soltanto altri coimputati. Rilevata la presenza indebita del nominativo nell'epigrafe dell'atto, i giudici hanno avviato il procedimento di correzione errore materiale. La Suprema Corte ha ordinato di cancellare formalmente il nominativo dell'imputato estraneo all'impugnazione dall'intestazione della sentenza, incaricando la cancelleria di procedere alle dovute annotazioni sull'atto ufficiale.
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Correzione di errore materiale e revoca della confisca penale
La Suprema Corte ha accolto la richiesta di correzione di errore materiale avanzata da due imputati. In una precedente udienza, i giudici avevano annullato senza rinvio la sentenza di condanna per avvenuta prescrizione dei reati. Tuttavia, nel verbale di udienza mancava l'esplicita menzione della revoca della confisca a carico di uno dei ricorrenti, mentre il testo esteso della sentenza ne disponeva l'eliminazione. La Corte di Cassazione ha quindi rettificato il verbale, aggiungendo formalmente l'ordine di revoca del sequestro patrimoniale anche per il secondo imputato.
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Occultamento di documenti contabili: condanna e prescrizione
Un imprenditore ha subito una condanna penale per il reato di occultamento di documenti contabili per non aver consegnato la contabilità dell'anno 2010 agli ispettori del fisco. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver mostrato disponibilità agli investigatori, di aver esibito documenti parziali successivamente e che il reato fosse ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'occultamento di documenti contabili costituisce un reato permanente, la cui consumazione prosegue finché dura l'accertamento tributario. La consegna parziale o tardiva di carte non cancella l'illecito già consumato. Inoltre, la prescrizione non è maturata per via delle norme speciali sui reati tributari. L'imprenditore è stato condannato alle spese di giudizio e al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Correzione di errore materiale su beni confiscati e ipoteche
La Corte di Cassazione è intervenuta d'ufficio per disporre la correzione di errore materiale presente nel dispositivo di una precedente decisione. La vicenda originaria riguardava la gestione dei beni sottoposti a confisca e l'omesso ordine al conservatore dei registri immobiliari di cancellare l'ipoteca a garanzia dei crediti vantati verso alcune società debitrici. Nel testo del dispositivo letto in camera di consiglio mancavano l'indicazione di due società coinvolte e una specifica numerica nella denominazione della società creditrice. I giudici supremi hanno integrato il testo con i soggetti societari omessi e hanno precisato l'esatta ragione sociale della creditrice, sanando la discrepanza formale senza modificare la sostanza del giudizio penale già emesso.
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Errore sulla pena: la Cassazione ordina la Rettifica pena per edilizia abusiva
Un Imputato è stato condannato per aver realizzato opere di edilizia abusiva senza permesso. La sentenza di primo grado, confermata in appello, gli aveva inflitto una pena detentiva e una "multa". L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la validità del processo camerale durante l'astensione dalle udienze per Covid-19, sia l'erronea applicazione della pena pecuniaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso sulla procedura, ma ha riconosciuto un errore nella qualificazione della pena. Ha quindi disposto la rettifica pena, trasformando la "multa" in "ammenda", poiché il reato di edilizia abusiva è una contravvenzione. Non ha modificato l'importo, favorevole all'Imputato.
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Occultamento documenti contabili: difesa respinta, condanna confermata
Un amministratore è stato condannato per il reato di occultamento documenti contabili, non avendo fornito la documentazione fiscale richiesta agli organi accertatori. La sua difesa ha presentato ricorso, contestando il mancato rinvio di un'udienza per legittimo impedimento del difensore e sostenendo l'insussistenza del reato, poiché la contabilità sarebbe stata comunque ricostruita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondate le contestazioni difensive, ribadendo che la condotta di occultamento documenti contabili è reato anche se la contabilità viene poi ricostruita. L'amministratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Dichiarazione infedele e difformità della pena: la decisione
L'Imputato, ritenuto amministratore di fatto di una societa', e' stato condannato per il reato di dichiarazione infedele. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata valutazione di motivi aggiunti sulla sua qualifica societaria e denunciando un contrasto tra il dispositivo letto in udienza, pari a un anno e sei mesi di reclusione, e quello riportato in calce alla sentenza, pari a due anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i motivi riguardanti la qualifica soggettiva, in quanto generici e non compresi nell'appello originario. Tuttavia, i giudici hanno accolto la segnalazione sulla difformita' della pena. Applicando i principi in materia di correzione degli errori materiali, la Suprema Corte ha stabilito la prevalenza del verdetto letto in aula, riducendo la condanna a un anno e sei mesi di reclusione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rettifica l’atto
La Corte di Cassazione ha affrontato la richiesta di correzione errore materiale avanzata dalla Procura Generale relativa a una precedente decisione. Nel frontespizio del provvedimento originario era stata indicata una data di nascita errata per Il Ricorrente. Gli accertamenti anagrafici, basati sull'estratto del registro degli atti di nascita del Comune, hanno confermato la reale data di nascita del soggetto. I giudici hanno stabilito la rettifica formale dell'atto, ordinando la correzione del dato anagrafico errato senza modificare il contenuto della decisione penale sottostante.
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Stabile organizzazione occulta: condanna e confisca revocata
Una società estera operava in Italia gestendo lavoratori e affari attraverso una stabile organizzazione occulta, omettendo di presentare le dichiarazioni dei redditi nel nostro Paese. La persona fisica ritenuta gestore di fatto è stata condannata per reati tributari. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza della struttura tassabile in Italia, ribadendo che la fittizia sede estera non esenta dagli obblighi fiscali italiani. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza limitatamente ad alcuni reati prescritti, rideterminando la pena finale. Inoltre, la Suprema Corte ha eliminato la confisca per equivalente disposta per la prima volta in appello senza ricorso del pubblico ministero, violando il divieto di peggiorare la posizione dell'imputato.
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Correzione di errore materiale: la svista non blocca l’atto
Durante un procedimento penale davanti alla Corte di Cassazione, gli uffici giudiziari hanno commesso una svista nella redazione del ruolo d'udienza. Nello specifico, il documento indicava l'imputata con la formula maschile 'il ricorrente' anziché al femminile 'la ricorrente'. I giudici supremi hanno attivato d'ufficio la procedura per la correzione di errore materiale. Trattandosi di una mera inesattezza formale che non incide sul contenuto sostanziale della decisione, la Corte ha accolto l'istanza e ordinato alla cancelleria di rettificare gli atti originali. Il provvedimento ristabilisce la piena coerenza documentale senza alterare l'esito del giudizio.
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Correzione di errore materiale tra verbale e sentenza penale
La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta per disporre la correzione di errore materiale nel verbale di udienza relativo a un processo penale. Il ricorrente aveva ottenuto l'annullamento della sentenza d'appello per valutare la lieve entità del reato contestato. La sentenza ufficiale qualificava correttamente il fatto come fattispecie autonoma di reato. Il ruolo di udienza riportava invece la dicitura errata di circostanza attenuante. Rilevata la discrepanza testuale, i giudici di legittimità hanno corretto l'errore materiale per garantire piena coerenza agli atti processuali.
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