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Art. 604-ter Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 604-ter Codice Penale

Ne bis in idem: sanzione disciplinare cancella condanna penale
Un allievo maresciallo dei Carabinieri, condannato per ingiuria militare aggravata da discriminazione razziale per aver offeso un collega, ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso applicando il principio del ne bis in idem sostanziale. Poiché l'imputato era già stato sanzionato in via disciplinare con due giorni di consegna di rigore per lo stesso fatto, l'azione penale non poteva essere proseguita. Per i reati militari puniti con pena inferiore a sei mesi, infatti, esiste un rapporto di alternatività tra sanzione disciplinare e penale. L'applicazione della sanzione disciplinare ha esaurito la pretesa punitiva dello Stato, rendendo improcedibile il processo penale. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Odio razziale: spara dopo l’incendio, è tentato omicidio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di incendio e tentato omicidio aggravato da odio razziale. L'imputato aveva dato fuoco al camper e alla roulotte di una famiglia e, non appena una delle vittime è uscita, le ha sparato con un fucile gridando un insulto razziale. La difesa sosteneva si trattasse di semplici lesioni, ma i giudici hanno riconosciuto il dolo diretto di omicidio, data la dinamica dell'agguato. È stata confermata l'aggravante razziale basata su minacce passate e sull'insulto proferito, mentre è stata esclusa la premeditazione, ritenendo l'azione preordinata ma non pianificata nel tempo.
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Aggressione e pericolosità: le esigenze cautelari vincono
Un uomo, già noto alle forze dell'ordine e sorvegliato speciale, aggredisce prima verbalmente e poi fisicamente un'altra persona, colpendola alla testa con un oggetto. L'aggressione è aggravata da un movente discriminatorio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare dell'obbligo di firma, respingendo il ricorso dell'aggressore. La decisione si fonda sulla sua comprovata pericolosità sociale e sulla gratuità della violenza, elementi che rendono concrete e attuali le esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che la personalità violenta dell'indagato e i suoi precedenti specifici giustificano pienamente la misura per proteggere la collettività da nuovi reati.
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Telecamera sul vicino: non è difesa, ma interferenze illecite vita privata
Un uomo installa una telecamera che riprende l'interno dell'abitazione dei vicini, compresa la cucina, e li perseguita con cartelli offensivi e a sfondo razziale. Sostiene di agire per legittima difesa, ma la Corte di Cassazione conferma le accuse. La condotta integra pienamente il reato di stalking e di **Interferenze illecite vita privata**, poiché la ripresa viola il domicilio altrui catturando scene di vita quotidiana non visibili dall'esterno. La Corte dichiara inammissibile il ricorso, confermando la misura del divieto di avvicinamento e condannando l'uomo al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Discriminazione razziale e lesioni: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali aggravate dalla discriminazione razziale nei confronti di un giovane imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa erano meramente riproduttivi di quanto già discusso in appello. La Corte ha sottolineato come le frasi a contenuto discriminatorio pronunciate durante l'aggressione siano state correttamente valutate dai giudici di merito, rendendo l'aggravante prevista dall'art. 604-ter c.p. pienamente applicabile.
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