Un giovane imputato, condannato per detenzione di stupefacenti pari a 75.000 dosi, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato accoglimento del concordato in appello da parte della Corte d'Appello, nonostante il parere favorevole della Procura Generale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene il rifiuto del concordato in appello sia sindacabile, nel caso specifico la gravità del fatto, l'enorme quantitativo di droga e i precedenti penali del giovane giustificano ampiamente il diniego dell'accordo e la mancata concessione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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