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Art. 585 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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Altri anni per Art. 585 Codice di Procedura Penale

Termini per l’impugnazione: ricorso tardivo di un giorno
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per rapina aggravata. L'imputato ha proposto ricorso denunciando la violazione del diritto di difesa. Il deposito dell'atto è avvenuto tuttavia con un giorno di ritardo rispetto al calendario di legge. La Suprema Corte ha applicato rigorosamente le regole procedurali sui termini per l'impugnazione. Poiché la scadenza dei novanta giorni per il deposito della sentenza cadeva in un giorno festivo, il conteggio decorreva dal giorno successivo. Il termine perentorio di quarantacinque giorni scadeva quindi di lunedì, mentre il difensore ha depositato l'atto il martedì seguente. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale: no alle prove tardive
L'Imputato presenta ricorso in Cassazione dopo la condanna in secondo grado per concorso in rapina. La difesa contesta il diniego della rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in appello e l'inammissibilità delle memorie depositate oltre i termini. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale costituisce un evento eccezionale, concedibile solo quando il giudice non possa decidere sulla base degli atti già acquisiti. Inoltre, le memorie difensive che introducono nuove questioni devono rispettare i termini perentori previsti per i motivi aggiunti. Di conseguenza, la Suprema Corte conferma la condanna dell'Imputato e lo ordina al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione tardivo: un solo giorno costa 3000 euro
L'Imputato, condannato nei gradi precedenti per tentata rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando difetti di motivazione e chiedendo la riqualificazione dei reati. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso per cassazione tardivo è stato depositato oltre il termine di quarantacinque giorni decorrente dalla scadenza dei novanta giorni stabiliti dalla Corte d'Appello per il deposito della sentenza. Il deposito dell'impugnazione è avvenuto con un giorno di ritardo. Per questo motivo, la Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile, precludendo l'analisi dei motivi di merito. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità dell’appello per la truffa: condanna confermata
L'Imputato era stato condannato per il reato di truffa dopo aver ricevuto un versamento di duecentocinquanta euro su una carta prepagata a lui intestata. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello a causa della genericità dei motivi presentati dalla difesa. L'Imputato ha quindi proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver formulato censure idonee e di poter comunque depositare motivi nuovi prima dell'udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione precedente. I giudici hanno chiarito che le contestazioni devono essere specifiche e riguardare direttamente le motivazioni della condanna. Inoltre, l'impossibilità di valutare motivi aggiunti deriva dal fatto che l'atto principale era privo dei requisiti minimi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Termine per il ricorso in cassazione: la tardività che condanna
L'Imputato, condannato per rapina pluriaggravata, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione tramite il proprio difensore. L'impugnazione contestava vari aspetti del processo, tra cui una rogatoria estera e la qualificazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per il mancato rispetto del termine per il ricorso in cassazione. Il giudizio di appello si era svolto con trattazione cartolare senza richiesta di udienza partecipata. Pertanto, l'Imputato non poteva considerarsi giudicato in assenza e non aveva diritto al termine allungato di quindici giorni. Di conseguenza, l'impugnazione è risultata tardiva, e la Corte ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Impugnazione dell’imputato assente: la proroga salva l’appello
Un cittadino affronta un processo penale senza presenziare alle udienze. Il suo avvocato di fiducia rinuncia all'incarico prima della fine del dibattimento. Il Tribunale nomina quindi un difensore d'ufficio e condanna l'imputato dichiarato libero assente. Il nuovo difensore presenta appello sfruttando la maggiorazione di quindici giorni prevista dalla legge per cercare l'assistito. La Corte d'Appello dichiara però l'impugnazione inammissibile per tardività, sostenendo che la precedente nomina fiduciaria dimostrasse la conoscenza del processo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce le regole per l'impugnazione dell'imputato assente: la rinuncia del precedente legale impone l'applicazione del termine maggiorato a tutela del difensore d'ufficio, rendendo l'appello tempestivo e salvando il diritto di difesa.
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Attenuante lieve entità estorsione: ricorso accolto
L'Imputato subiva una condanna per il reato di estorsione di duecentocinquanta euro. Il suo difensore chiedeva la riduzione della pena invocando l'attenuante lieve entità estorsione, introdotta da una pronuncia della Corte Costituzionale. La Corte d'Appello dichiarava la richiesta tardiva e infondata, limitandosi a considerare la somma estorta. L'Imputato ricorreva quindi in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, chiarificando due elementi fondamentali: la richiesta tramite motivi aggiunti era tempestiva poiché presentata alla prima occasione utile dopo la sentenza costituzionale; inoltre, la valutazione della lieve entità non deve limitarsi al solo danno economico, ma deve analizzare l'intero contesto dell'azione, l'assenza di organizzazione e la modesta entità della minaccia. La Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente all'attenuante, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Ricorso straordinario in Cassazione: quando il vizio non basta
Il Condannato ha proposto un ricorso straordinario in Cassazione lamentando che i giudici avessero omesso di valutare un documento difensivo cruciale nel precedente giudizio relativo a un'imputazione per traffico internazionale di stupefacenti. Secondo la difesa, il testo conteneva elementi decisivi a discarico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il documento era già stato esaminato nella precedente sentenza e superato da altre prove decisive, come intercettazioni e confessioni. Inoltre, la Corte ha ricordato che l'inammissibilità del ricorso principale travolge automaticamente anche gli eventuali motivi aggiunti depositati successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Confisca per riciclaggio: spetta solo sul guadagno reale
Un collaboratore di uno studio d'infortunistica stradale viene condannato per il reato di riciclaggio di somme derivanti da truffe ai danni dei clienti. La difesa impugna la sentenza contestando l'elemento psicologico, le aggravanti e il valore dei beni sottoposti a misura ablatoria. La Corte di Cassazione dichiara definitiva la responsabilità penale, ma annulla la sentenza per il ricalcolo della pena e per la misura della confisca per riciclaggio. I giudici stabiliscono che la confisca non può colpire l'intera somma riciclata, ma deve limitarsi al solo guadagno o profitto effettivamente conseguito dal singolo autore del riciclaggio, per rispettare il principio di proporzionalità della pena.
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Termini per l’impugnazione: l’appello è tempestivo
La Corte d'Appello dichiarava inammissibile l'appello di un cittadino condannato in primo grado, ritenendo l'atto presentato in ritardo rispetto alle scadenze di legge. Il difensore dell'imputato presentava ricorso per Cassazione, dimostrando la piena tempestività del deposito eseguito tramite posta elettronica certificata. Il calcolo corretto evidenziava che il termine di quarantacinque giorni cadeva di domenica e slittava regolarmente al lunedì seguente. I giudici di legittimità hanno accertato il rispetto rigoroso dei termini per l'impugnazione e l'errore commesso dalla Corte territoriale nel conteggio dei giorni. La Suprema Corte ha annullato la decisione errata e ordinato la trasmissione del fascicolo a un'altra sezione per la celebrazione del processo di secondo grado.
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Notifica al difensore d’ufficio e appello tardivo
Un imputato, condannato in primo grado per il reato di truffa in concorso quando era contumace, ha proposto appello a distanza di anni, ritenendo che il termine per impugnare decorresse dalla notifica personale dell'estratto della sentenza. I giudici hanno invece confermato che la notifica al difensore d'ufficio, eseguita nel 2016 per irreperibilità dell'imputato, ha reso irrevocabile la condanna dopo trenta giorni. L'appello presentato anni dopo è risultato quindi tardivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la definitività della condanna e condannandolo al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo Reddito di Cittadinanza e ricorso tardivo
Una beneficiaria del sussidio statale ha omesso di dichiarare nella propria domanda la condanna definitiva del marito convivente per associazione mafiosa. La Procura ha contestato il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il Tribunale del Riesame ha quindi disposto il sequestro preventivo Reddito di Cittadinanza sulla carta di pagamento e sulle somme percepite fino a oltre 18.000 euro. La donna ha impugnato l'ordinanza davanti alla Corte di Cassazione, ma ha depositato l'atto presso la cancelleria di un tribunale diverso da quello competente. La trasmissione tardiva tra uffici giudiziari ha reso l'impugnazione fuori termine. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il blocco dei fondi e condannando la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica.
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Termine per l’impugnazione: l’errore materiale non salva l’appello
Un uomo condannato per truffa ha presentato ricorso in appello sostenendo di essere stato tratto in inganno da un errore di cancelleria sulla data di deposito del provvedimento. Il cancelliere aveva annotato per sbaglio una data successiva, correggendola poi come errore materiale. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso tardivo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'impugnazione: quando il giudice fissa un termine per il deposito delle motivazioni e lo rispetta, il termine per l'impugnazione decorre automaticamente dalla scadenza fissata nel dispositivo. L'imputato perde definitivamente la possibilità di appellare la condanna e riceve una sanzione pecuniaria.
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Appello penale in ritardo e restituzione nel termine negata
Un imputato condannato in primo grado per appropriazione indebita ha presentato appello oltre i termini previsti dalla legge. La Corte di Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile a causa della tardività del deposito. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo un errore nel calcolo delle date e chiedendo la restituzione nel termine per colpa del precedente difensore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato l'inammissibilità. I giudici hanno chiarito che il deposito della sentenza era avvenuto tempestivamente entro i novanta giorni e che la negligenza dell'avvocato non integra il caso fortuito o la forza maggiore. L'imputato perde definitivamente il diritto all'appello ed è condannato alle spese e a una sanzione.
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Truffa contrattuale con assegno clonato: confermata la condanna
Un acquirente ha acquistato un'automobile del valore di 23.500 euro pagando con un assegno circolare risultato clonato. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per truffa contrattuale alla pena di otto mesi di reclusione, oltre al risarcimento del danno e a una provvisionale economica. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando un'erronea ricostruzione dei fatti in appello e contestando l'assegnazione della somma provvisoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: una semplice svista descrittiva della sentenza d'appello non incide sulla validità della condanna quando la responsabilità è accertata. Inoltre, la concessione della provvisionale appartiene alla discrezionalità del giudice di merito. L'imputato perde definitivamente il ricorso e deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Termini per il ricorso in Cassazione e ricettazione: atto nullo
L'Imputato subisce una condanna per il reato di ricettazione dopo il ritrovamento di una bicicletta rubata in suo possesso. La difesa propone impugnazione per contestare la qualificazione del reato e invocare la particolare tenuità del fatto. Tuttavia, il deposito dell'atto avviene oltre la scadenza prevista dalla legge. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del gravame per il mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione. L'Imputato perde definitivamente la possibilità di far rivalutare la propria posizione nel merito e subisce la condanna al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Pena illegale nel patteggiamento tra limiti edittali e calcolo
L'Imputato concorda una condanna per diversi reati contro il patrimonio e lesioni personali tramite patteggiamento. In seguito propone ricorso per Cassazione contestando la mancata notifica del deposito della sentenza al vecchio difensore e lamentando una presunta pena illegale nel patteggiamento, derivante dalla scelta errata del reato più grave nel calcolo complessivo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'omessa notifica non invalida la decisione se il nuovo difensore ha comunque proposto l'impugnazione. Inoltre, la sanzione non è illegale se rispetta la cornice edittale di legge. L'Imputato perde il ricorso e riceve la condanna a pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre alle spese processuali.
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Termini di impugnazione penale: ricorso tardivo e condanna
Un imputato, condannato per il reato di rapina aggravata in primo grado e in appello, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando violazioni del diritto di difesa e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione senza esaminare i motivi sollevati. La difesa ha depositato l'atto oltre la scadenza di legge, calcolata dal deposito tempestivo delle motivazioni della sentenza di secondo grado. Il calcolo per i termini di impugnazione penale segue criteri rigidi e inderogabili fissati dal codice di rito, rendendo irrilevante la data di eventuale successiva comunicazione alla parte. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Termine per impugnare scaduto: definitiva la condanna per rapina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per rapina. La difesa sosteneva che il fatto dovesse essere qualificato come tentata rapina anziché consumata. Tuttavia, la Suprema Corte non è entrata nel merito della questione poiché il ricorso è stato depositato oltre il termine per impugnare stabilito dalla legge. La sentenza d'appello era stata depositata nei tempi previsti e il termine ultimo per presentare il ricorso scadeva il 4 marzo 2023, mentre il deposito è avvenuto l'8 marzo 2023. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di telefono cellulare: trovarlo non un regalo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione di telefono cellulare. L'imputato sosteneva di aver trovato il dispositivo per strada in pessime condizioni, considerandolo un rifiuto abbandonato. I giudici hanno chiarito che il ritrovamento di un telefono cellulare, facilmente tracciabile tramite i numeri seriali, non configura una semplice appropriazione di cosa smarrita, ma integra il reato di ricettazione. Inoltre, la presenza di una doppia decisione conforme nei gradi precedenti limita fortemente la possibilit di contestare la valutazione delle prove in Cassazione. Di conseguenza, la condanna a tre mesi di reclusione e duecento euro di multa stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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