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Art. 585 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 585 Codice di Procedura Penale

Ricettazione e riciclaggio di assegni: incasso senza ostacolo
Una donna ha aperto un conto corrente, versato assegni di provenienza illecita, prelevato il denaro contante e subito chiuso il rapporto bancario. I giudici di merito l'hanno condannata per ricettazione. L'imputata ha proposto ricorso per cassazione chiedendo di qualificare il fatto come riciclaggio e lamentando la mancata riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul piano procedurale, la richiesta di riduzione della pena era tardiva e generica, non potendo essere introdotta per la prima volta nelle conclusioni scritte. Sul piano sostanziale, la linea di confine tra ricettazione e riciclaggio di assegni dipende dalla presenza di manovre per nascondere la provenienza dei titoli. Poiché la donna ha svolto semplici operazioni bancarie senza alterare gli assegni, non sussiste alcun ostacolo all'identificazione della loro origine.
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Delitto di estorsione tra minacce velate e rigetto riparativo
Due imputati formulavano continue pretese di denaro e minacce di ritorsione ai danni di titolari e lavoratori di un'azienda, prospettando danneggiamenti ai veicoli aziendali qualora non avessero acquistato la loro protezione. I giudici territoriali condannavano entrambi per il delitto di estorsione. I responsabili ricorrevano in Cassazione lamentando l'assenza di minacce concrete, chiedendo l'attenuante della lieve entità e pretendendo la sospensione del giudizio per intraprendere un percorso di giustizia riparativa. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando le condanne e comminando una sanzione pecuniaria aggiuntiva. I giudici hanno chiarito che l'estorsione non richiede l'azzeramento totale della libertà decisionale della vittima e che i percorsi riparativi non sospendono i processi per reati procedibili d'ufficio.
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Reato di riciclaggio: condanna anche senza prelievo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reato di riciclaggio a carico di diversi soggetti che avevano attivato carte prepagate per ricevere somme provento di una truffa. I ricorrenti sostenevano l'insussistenza del reato consumato per il mancato prelievo del denaro, bloccato dal sistema, e per l'assenza di operazioni di ripulitura. I giudici hanno stabilito che la semplice messa a disposizione di una carta di pagamento a proprio nome integra pienamente il delitto, poiché il frazionamento e l'intestazione fittizia ostacolano la tracciabilità delle somme. Anche l'incasso non riuscito di vaglia integra il tentativo. Tutti i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo: il figlio non può contestare l’origine illecita del denaro del padre
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo contro la conferma di un **sequestro preventivo** di 31.280 euro. Questa somma era stata trovata durante una perquisizione e collegata al padre del ricorrente, indagato per ricettazione e riciclaggio aggravati. Il figlio sosteneva la legittima provenienza del denaro. Tuttavia, la Corte ha stabilito che un terzo che contesta un sequestro non può mettere in discussione le ragioni della misura, ma solo la propria titolarità o l'assenza di legami con l'indagato. Le giustificazioni del figlio sono state ritenute non plausibili, confermando l'origine illecita dei fondi e l'inammissibilità del ricorso.
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Termini per impugnare: il COVID non giustifica sempre il ritardo
Un imputato, condannato per rapina e furto aggravato, ha presentato appello oltre i termini previsti. La Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per tardività. L'imputato ha sostenuto che le restrizioni COVID-19 avevano costituito una causa di forza maggiore, impedendogli di accedere alle cancellerie per ottenere la copia della sentenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che le difficoltà dovute al COVID non configurano automaticamente una forza maggiore. L'impedimento deve essere assoluto e rendere vano ogni sforzo umano. Nel caso specifico, le modalità organizzative non precludevano del tutto la possibilità di interloquire con gli uffici. Inoltre, la richiesta di atti era stata inviata dopo la scadenza dei termini per impugnare, anche considerando la sospensione legale. La sentenza ribadisce la rigidità dei Termini per impugnare.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Confisca Beni Illeciti Bloccata dalla Tardività
Il Condannato ha patteggiato per gravi reati come riciclaggio, autoriciclaggio e associazione per delinquere. Il Giudice delle Indagini Preliminari (G.I.P.) ha applicato la pena richiesta ma ha omesso di pronunciarsi sulla confisca dei beni illeciti. La Procura Generale ha presentato ricorso in Cassazione per questa omissione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, in quanto presentato ben oltre i termini di legge, anche considerando la sospensione feriale. La tardività ha impedito l'esame del merito sulla confisca.
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Rapina Impropria: Attenuanti Negate, Ricorso Inammissibile per Ritardo
Un individuo è stato condannato per rapina impropria e ha proposto ricorso in Cassazione. Il suo difensore contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche da parte dei giudici precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'appello iniziale era stato presentato fuori tempo massimo. Inoltre, ha ritenuto che le argomentazioni relative al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche fossero generiche e non sufficientemente specifiche per essere esaminate, confermando la condanna e le spese processuali.
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Autenticità Opera d’Arte: Sequestro Confermato per Quadro Conteso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un dipinto, 'I covoni', attribuito a Van Gogh, perché la sua autenticità opera d'arte non è stata provata. Il proprietario aveva contestato la decisione, sostenendo la buona fede e l'esistenza di pareri favorevoli all'autenticità. Tuttavia, il Tribunale aveva evidenziato che il Museo Van Gogh aveva ripetutamente negato l'attribuzione e che il proprietario era consapevole di ciò, tentando comunque la vendita senza dichiarare la non autenticità. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del proprietario, in quanto mirava a rivalutare il merito dei fatti, cosa non consentita in questa fase processuale, e lo ha condannato alle spese.
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Ricorso Penale Tardivo: La Cassazione Conferma l’Inammissibilità
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di primo grado. La Corte d'Appello ha dichiarato il suo appello inammissibile per tardività, ovvero perché presentato fuori tempo. L'imputato ha poi proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'appello fosse tempestivo. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso penale, ribadendo un principio fondamentale: il termine per impugnare una sentenza decorre dalla data in cui la decisione, con la sua motivazione contestuale, viene letta in udienza. Il verbale di udienza è l'unico documento rilevante per stabilire questa data. Il ricorso dell'imputato era stato depositato oltre il termine di quindici giorni.
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Termini impugnazione penale: Notifica tardiva non riapre i giochi
Un Imputato ha presentato un ricorso contro la dichiarazione di inammissibilità del suo appello, ritenuto tardivo. L'Imputato sosteneva che una notifica non dovuta della sentenza di primo grado avesse fatto decorrere nuovamente i termini impugnazione penale. Ha anche sollevato una questione di legittimità costituzionale sull'equiparazione del sabato alla domenica per i termini processuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che una notifica non necessaria non riapre i termini per l'impugnazione e ha giudicato generica la questione costituzionale. L'Imputato ha perso e dovrà pagare le spese.
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Tempestività dell’atto di appello: vale la sola spedizione
L'Imputato viene condannato dal Tribunale di primo grado. Il suo difensore deposita tempestivamente l'atto di impugnazione presso la cancelleria del luogo ove svolge la professione, la quale lo spedisce per raccomandata al tribunale competente. La Corte d'Appello dichiara l'inammissibilità del ricorso, valutando la tempestività dell'atto di appello sulla base della data di ricezione e non di quella di spedizione postale. La Corte di Cassazione annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata. La Suprema Corte chiarisce che la tempestività dell'atto di appello si determina al momento della spedizione del plico da parte della cancelleria ricevente e riconosce la facoltà di presentare l'impugnazione in una sede diversa. L'Imputato vince il ricorso e ottiene l'esame nel merito dell'appello.
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Appello tardivo? La Cassazione chiarisce i Termini per l’impugnazione
Un individuo era stato assolto da accuse di ricettazione e commercio di prodotti contraffatti. Il Pubblico Ministero ha presentato appello, ma la Corte d'Appello lo ha dichiarato inammissibile per tardività, ritenendo che fosse stato depositato oltre i Termini per l'impugnazione. Il Procuratore generale ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'appello era stato spedito via raccomandata entro i termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la data di spedizione della raccomandata conta come data di presentazione dell'impugnazione, annullando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Sequestro preventivo: ricorso tardivo, la Cassazione non perdona
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un socio di maggioranza contro un sequestro preventivo. Il Tribunale di Milano aveva disposto il sequestro preventivo di una società per tentata estorsione. Il ricorrente aveva impugnato la decisione, sostenendo vizi procedurali e l'assenza dei presupposti per il sequestro. Tuttavia, la Cassazione ha rigettato il ricorso perché presentato tardivamente e presso un ufficio giudiziario non competente, ribadendo l'importanza del rispetto dei termini e delle procedure per l'impugnazione.
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Notifica sentenza imputato assente: Appello tardivo, la Cassazione decide
Un individuo condannato per ricettazione ha presentato appello, sostenendo che la notifica della sentenza fosse viziata. L'imputato era assente e detenuto altrove al momento della lettura della sentenza con motivazione contestuale. La difesa riteneva che la notifica dovesse avvenire nel luogo di detenzione, non al domicilio eletto, rendendo l'appello tempestivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile per tardività. Ha stabilito che, quando la sentenza con motivazione contestuale viene letta in udienza e l'imputato è assente ma rappresentato dal difensore, non è necessaria una notifica separata della sentenza all'imputato. Il termine per l'impugnazione decorre dalla lettura in udienza. Questo chiarisce la regola sulla Notifica sentenza imputato assente.
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Appello Penale Tardivo: Correzione Errori non Riapre i Termini
Un Lavoratore ha presentato un appello contro una sentenza di primo grado, ma la Corte d'Appello lo ha dichiarato inammissibile per tardività. Il Lavoratore sosteneva che la correzione di errori materiali nella sentenza avesse riaperto i termini per l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello penale, stabilendo che la correzione di errori materiali non riapre i termini per impugnare la sentenza. Il Lavoratore ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Sospensione dei termini processuali: appello tempestivo
La Corte di Appello dichiarava inammissibile per tardività l'impugnazione proposta da un imputato avverso una condanna di primo grado. Il giudice di secondo grado non considerava l'impatto della sospensione dei termini processuali disposta dalla normativa emergenziale durante il periodo pandemico. L'imputato presentava ricorso per Cassazione, evidenziando il congelamento sia dei termini per depositare la motivazione della sentenza sia di quelli per impugnare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso. I giudici di legittimità stabiliscono che la sospensione straordinaria di sessantaquattro giorni operava in modo assoluto. Di conseguenza, l'atto di appello depositato il 29 giugno 2020 risultava pienamente tempestivo. La Suprema Corte annulla senza rinvio la decisione e dispone la restituzione degli atti per la celebrazione del giudizio di secondo grado.
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Ricorso penale inammissibile: la tardività costa cara all’Imputato
La Corte d'Appello aveva confermato una condanna penale. L'Imputato ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, ma questo è stato dichiarato `ricorso penale inammissibile`. La ragione era la tardività della presentazione: il termine di quarantacinque giorni per impugnare la sentenza era scaduto. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini procedurali.
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Truffa Aggravata: Assegni Falsi per Auto, Ricorso Inammissibile
Una donna è stata condannata per truffa aggravata. Lei e due complici hanno ingannato un venditore d'auto, consegnando quattro assegni circolari falsi per un valore di 35.000 euro e ottenendo un veicolo. La donna ha poi intestato e rivenduto l'auto il giorno dopo. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, rideterminando la pena. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua partecipazione, l'intenzionalità (dolo) e il calcolo della pena, inclusa l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Trasferimento fraudolento di valori: Cassazione annulla e rinvia
Un Tribunale aveva annullato l'accusa di Trasferimento fraudolento di valori contro un Indagato, pur mantenendo la custodia cautelare per associazione mafiosa. Il Pubblico Ministero ha contestato questa decisione, sostenendo che il Tribunale non aveva valutato correttamente le prove. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, annullando la parte dell'ordinanza relativa al Trasferimento fraudolento di valori e rinviando la questione a un nuovo giudizio. Il ricorso dell'Indagato, invece, è stato dichiarato inammissibile, confermando gli indizi di partecipazione all'associazione mafiosa.
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Intestazione Fittizia: Ricorso Tardivo, Sequestro Confermato
Un Individuo aveva contestato un sequestro preventivo di beni, accusato di intestazione fittizia. Il Tribunale del riesame aveva confermato il sequestro. L'Individuo ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la legittima provenienza dei beni e l'assenza di intestazione fittizia, citando anche un precedente provvedimento favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre i termini di legge. Ha quindi confermato il sequestro e condannato l'Individuo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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