LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Ricorso in Cassazione tardivo: condanna definitiva per evasione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di un uomo condannato per evasione. Il provvedimento d’appello era stato emesso con motivazione contestuale il 10 dicembre 2021, stabilendo un termine di quindici giorni per l’impugnazione. Nonostante la proroga dovuta alle festività natalizie, che spostava la scadenza al 27 dicembre 2021, il difensore ha depositato l’atto solo il 24 gennaio 2022. Trattandosi di un ricorso in Cassazione tardivo, i giudici hanno applicato la procedura semplificata di inammissibilità, confermando in via definitiva la condanna e infliggendo al ricorrente una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 33486 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 6 n. 33486/2023)

Il caso dell’evasione e il ricorso in Cassazione tardivo

La giustizia penale impone il rispetto rigoroso di regole temporali precise per garantire la certezza del diritto. Quando una persona riceve una condanna, la legge offre la possibilità di difendersi nei gradi successivi, ma questa facoltà non è illimitata nel tempo. Nel caso in esame, L’Imputato ha subito una condanna per il reato di evasione. Il difensore ha tentato di ribaltare la decisione presentando un ricorso in Cassazione tardivo, cioè oltre i limiti temporali stabiliti dal codice di procedura penale. Questo ritardo ha precluso qualsiasi esame nel merito dei motivi di contestazione.

La vicenda nasce da una condanna pronunciata dalla Corte di appello. Il giudice di secondo grado ha confermato la responsabilità penale del soggetto per essere sfuggito alla custodia a cui era sottoposto. Di fronte a questa decisione, la difesa aveva il diritto di rivolgersi alla Suprema Corte per denunciare eventuali vizi di legge o di motivazione della sentenza. Tuttavia, l’omesso rispetto del calendario ha trasformato una potenziale difesa in un fallimento procedurale insuperabile.

Come funzionano i termini per presentare l’impugnazione

Il codice di procedura penale stabilisce termini perentori (termini tassativi che non ammettono proroghe) per proporre l’impugnazione contro le sentenze. La durata di questi termini varia a seconda delle modalità con cui il giudice deposita la motivazione della decisione. Se il giudice pronuncia la sentenza e deposita contestualmente le motivazioni per iscritto, il termine per presentare il ricorso è di soli quindici giorni.

Questo termine brevissimo serve a garantire una rapida definizione del processo, soprattutto quando i motivi della decisione sono immediatamente conoscibili dalle parti. Il calcolo dei giorni deve essere eseguito con estrema attenzione. Se il termine scade in un giorno festivo, la scadenza viene prorogata di diritto al primo giorno feriale successivo. Nel caso specifico, la scadenza originaria coincideva con i giorni di Natale e Santo Stefano, spostando il termine ultimo di qualche giorno, ma la difesa ha comunque depositato l’atto con un ritardo di quasi un mese.

Il processo cartolare e la decorrenza dei termini

La riforma del processo penale ha introdotto forme di celebrazione semplificate, tra cui il processo in forma cartolare (un procedimento che si svolge solo attraverso lo scambio di documenti scritti, senza la presenza fisica delle parti in aula). Questa modalità si applica in assenza di una specifica richiesta di partecipazione fisica da parte dei difensori o dell’imputato.

Nel caso analizzato, il processo di secondo grado si è svolto proprio con questa modalità semplificata. La sentenza è stata pronunciata il 10 dicembre 2021, con il contestuale deposito della motivazione. Da quel preciso momento è iniziato a decorrere il termine di quindici giorni per presentare il ricorso. La difesa ha invece depositato l’atto solo il 24 gennaio 2022, ignorando completamente la scadenza naturale del termine che, pur considerando le festività natalizie, era fissata al 27 dicembre 2021.

Le motivazioni: la tardività del deposito e il ricorso in Cassazione tardivo

I giudici della Suprema Corte hanno incentrato la loro decisione esclusivamente sulla questione temporale. La legge stabilisce che il mancato rispetto dei termini per l’impugnazione determina l’inammissibilità del ricorso. Si tratta di un vizio insanabile che impedisce al giudice di verificare se i motivi di lamentela della difesa siano fondati o meno.

La Corte ha rilevato che il ricorso in Cassazione tardivo non può essere salvato da alcuna giustificazione ordinaria. Il deposito avvenuto il 24 gennaio 2022, a fronte di una scadenza fissata al 27 dicembre 2021, configura una tardività macroscopica. I giudici hanno quindi applicato la procedura semplificata di dichiarazione di inammissibilità, senza la necessità di fissare un’udienza pubblica o di discutere i dettagli del reato di evasione contestato all’imputato.

Le conclusioni: la perdita del diritto di difesa e la sanzione pecuniaria

La decisione della Cassazione comporta conseguenze gravissime per il ricorrente. La dichiarazione di inammissibilità rende la condanna per evasione definitiva e non più impugnabile. Il soggetto deve quindi espiare la pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio, senza alcuna possibilità di ulteriore appello.

Oltre al danno della condanna definitiva, la legge prevede una sanzione economica per chi presenta un ricorso inammissibile. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o tardivi, che intasano inutilmente la macchina della giustizia.

Cosa accade se si deposita un ricorso penale oltre la scadenza?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, la condanna diventa definitiva e il ricorrente viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.

Qual è il termine per impugnare una sentenza con motivazione contestuale?
Il termine stabilito dalla legge è di quindici giorni a decorrere dalla data di pronuncia del provvedimento.

Come influiscono i giorni festivi sulla scadenza dei termini processuali?
Se il termine per presentare un atto scade in un giorno festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno feriale successivo.

Termini giuridici

Evasione
Il reato commesso da chi, essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato, si allontana dal luogo di restrizione senza autorizzazione.
Inammissibilità
La sanzione processuale che impedisce al giudice di esaminare il merito di una domanda o di un ricorso a causa del mancato rispetto di requisiti formali o temporali.
Processo cartolare
Una modalità di svolgimento del giudizio che avviene esclusivamente tramite l'esame di atti scritti, senza la celebrazione di un'udienza fisica con la presenza delle parti.
Termine perentorio
Un limite di tempo stabilito dalla legge entro il quale deve essere compiuto un determinato atto, pena la decadenza dal diritto di compierlo.
Cassa delle ammende
Un fondo gestito dal Ministero della Giustizia destinato al finanziamento di programmi di riabilitazione dei detenuti e all'assistenza delle vittime di reato.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)