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Art. 495 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 495 Codice Penale

Notifica al difensore di fiducia: quando il ricorso è inutile
L'Imputato, condannato in appello per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata notifica del decreto di citazione in giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che, dopo l'esito negativo delle ricerche presso il domicilio eletto dall'imputato, attestato dal verbale di vane ricerche, la notifica al difensore di fiducia è stata regolarmente eseguita ai sensi dell'articolo 161, comma 4, del codice di procedura penale. Di conseguenza, l'iter procedurale si è svolto nel pieno rispetto dei termini di legge. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patente falsa ma non troppo: quando non è falso grossolano
Il Conducente viene fermato per un controllo stradale senza patente, poiché revocata. Esibisce la patente del fratello con la propria foto e fornisce le generalità del congiunto. I Carabinieri scoprono la falsità solo dopo aver trovato il passaporto reale dell'uomo nell'auto. Condannato nei gradi precedenti, l'uomo ricorre in Cassazione eccependo il falso grossolano, sostenendo che la contraffazione fosse evidente. La Suprema Corte rigetta il ricorso: il falso non era immediatamente percepibile, dato che gli agenti se ne sono accorti solo in un secondo momento. La Corte conferma la condanna e chiarisce che un semplice errore di battitura nella sentenza non ne annulla la validità. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Fornisce false generalità: no alla particolare tenuità del fatto
Un soggetto, sottoposto a una misura restrittiva, si allontanava senza permesso e, per evitare l'identificazione, forniva false generalità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio importante: mentire sulla propria identità dimostra un'intenzione criminale (dolo) di particolare intensità. Questo comportamento impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, riservata solo ai casi veramente lievi. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Danno speciale tenuità: furto industriale, sconto di pena negato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per tentato furto di materiale industriale e false dichiarazioni. L'imputato aveva richiesto l'applicazione dell'attenuante per danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore della refurtiva fosse minimo. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo che il valore di numerosi e pesanti convertitori di corrente non può essere considerato 'irrisorio'. Per riconoscere il danno di speciale tenuità, il pregiudizio economico deve essere lievissimo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali.
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False dichiarazioni: condanna confermata nonostante la pena minima
Un uomo, condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva di non aver agito con intenzione e che la pena fosse ingiusta per il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le argomentazioni erano un tentativo di ridiscutere i fatti, cosa non permessa in quella sede. Inoltre, ha confermato che il diniego delle attenuanti era corretto, a causa dei precedenti penali dell'imputato e della gravità del fatto, nonostante la pena fosse già stata fissata al minimo. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Notifica all’imputato irreperibile: condanna valida senza avviso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica all'imputato irreperibile è valida se effettuata presso il difensore d'ufficio. Il caso riguardava un uomo che, dopo aver eletto domicilio presso la propria residenza, non era stato più rintracciato a quell'indirizzo. I giudici hanno chiarito che, una volta eletto un domicilio, è dovere dell'imputato comunicare ogni variazione. Se diventa irreperibile, anche solo temporaneamente, la legge prevede correttamente che le notifiche vengano inviate al suo avvocato. Non sono necessarie ulteriori ricerche da parte delle autorità. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la sua condanna per false dichiarazioni è diventata definitiva.
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Mente alla Polizia: condanna per false dichiarazioni a ufficiale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo che aveva fornito generalità false alla Polizia Ferroviaria durante un controllo. La sentenza stabilisce un principio chiaro: mentire a un agente durante la redazione di un verbale di identificazione integra il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Questo perché le informazioni mendaci entrano a far parte di un atto pubblico, minando la fiducia e la correttezza dei rapporti con le autorità. La Corte ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: bugia alla polizia, condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo che aveva fornito generalità false alla polizia ferroviaria durante un'identificazione. Secondo i giudici, questa condotta integra pienamente il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). Il principio chiave è che le dichiarazioni rese per un verbale di identificazione diventano parte integrante di un atto pubblico, rendendo la bugia penalmente rilevante. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le motivazioni erano una semplice ripetizione di quelle già respinte in appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Particolare tenuità del fatto: negata se fai perdere tempo alla Polizia
Un cittadino, condannato per aver fornito false generalità alle forze dell'ordine, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio importante: la particolare tenuità del fatto non si applica se la condotta mendace si protrae nel tempo e costringe gli agenti a un dispendio significativo di tempo ed energie per accertare la verità. Questo comportamento aggrava l'offesa, impedendone la qualificazione come lieve. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la verità tardiva non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo accusato di aver mentito sulla propria identità a un'autorità. Il punto centrale della decisione riguarda la natura del reato di **falsa attestazione a pubblico ufficiale**, definito come 'reato istantaneo'. Questo significa che il crimine si perfeziona nel momento esatto in cui viene fornita la dichiarazione falsa. Secondo i giudici, qualsiasi successiva correzione o confessione non può cancellare l'illecito già commesso. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e obbligandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: condannato chi mente senza ID
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un automobilista che, fermato per un controllo senza documenti, aveva fornito ai Carabinieri generalità false. La sentenza stabilisce un principio importante: in assenza di altri mezzi di identificazione, la dichiarazione verbale resa all'agente assume il valore di un'attestazione formale. Mentire in questa circostanza integra il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale previsto dall'art. 495 del Codice Penale, e non un'ipotesi meno grave. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la sua condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche negate: bugia al pubblico ufficiale costa caro
Una persona, condannata per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio importante: per negare le attenuanti generiche, è sufficiente che il giudice di merito motivi la sua decisione evidenziando l'intenzionalità della condotta e l'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato. Non è necessaria una confutazione analitica di ogni argomento difensivo, se questo è generico. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Possesso di documenti falsi: la tua foto ti rende complice?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di possesso di documenti falsi. La semplice detenzione di un documento contraffatto integra un reato meno grave. Tuttavia, se sul documento è presente la fotografia del possessore, questo elemento costituisce una prova significativa della sua partecipazione alla falsificazione. Di conseguenza, scatta la fattispecie più grave del reato, che punisce non solo la detenzione ma anche la fabbricazione del documento. Nel caso specifico, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, confermando la sua condanna, proprio perché la sua effigie e quella del figlio sui documenti falsi dimostravano il suo concorso attivo nella contraffazione.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: condannato per una bugia
Un automobilista, fermato per un controllo stradale e sprovvisto di documenti, fornisce ai Carabinieri false generalità. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Secondo i giudici, in assenza di documenti, la dichiarazione verbale assume il valore di una vera e propria attestazione formale. Mentire sulla propria identità in queste circostanze integra pienamente il reato previsto dall'articolo 495 del codice penale. L'automobilista perde quindi il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione: condannato, perde l’appello per un errore
Un imputato, già condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, ha visto il suo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che il motivo presentato dall'imputato era 'inedito', cioè non era stato discusso nel precedente grado di giudizio in Appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva. L'imputato è stato anche condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La vicenda sottolinea l'importanza della strategia processuale e dei suoi vincoli formali.
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Falsa dichiarazione: condannato ma salvo per prescrizione del reato
Un uomo, condannato per aver fornito false dichiarazioni a un pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. I giudici, prima ancora di analizzare nel merito le sue ragioni, hanno constatato il decorso del tempo massimo previsto dalla legge per la punizione di quel crimine. Di conseguenza, hanno dichiarato la prescrizione del reato. La sentenza di condanna è stata quindi annullata definitivamente, non perché l'imputato sia stato dichiarato innocente, ma perché lo Stato ha perso il potere di punirlo a causa del tempo trascorso.
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Inammissibilità motivi aggiunti: appello respinto e condanna
Un imputato, già condannato per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, deposita ulteriori argomentazioni a sostegno della sua tesi. La Corte Suprema, tuttavia, non entra nel merito della questione. Dichiara l'inammissibilità dei motivi aggiunti perché presentati fuori tempo massimo e non collegati alle ragioni del ricorso principale. Di conseguenza, il ricorso viene respinto in toto, la condanna diventa definitiva e l'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato al supermercato: condanna anche con vigilanza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un tentato furto aggravato al supermercato. Un individuo aveva cercato di rubare merce esposta sugli scaffali. La difesa sosteneva che la sorveglianza del personale dovesse escludere l'aggravante. Tuttavia, i giudici hanno stabilito un principio chiaro: nei supermercati con sistema self-service, la merce è considerata esposta alla pubblica fede. La vigilanza del personale è solo occasionale e non una custodia continua e diretta. Pertanto, il reato resta aggravato. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Attenuanti Generiche Negate: Precedenti Penali Battono Ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la concessione delle attenuanti generiche. L'uomo era stato condannato per porto di oggetti atti a offendere e false dichiarazioni a un pubblico ufficiale. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato lo sconto di pena a causa dei numerosi precedenti penali e della personalità negativa dell'imputato. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: il giudice non è obbligato a concedere le attenuanti generiche e può negarle basando la sua decisione su elementi negativi ritenuti decisivi, come il passato criminale del soggetto. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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ID Falso con la tua foto? Non è semplice possesso di documento falso
La Corte di Cassazione affronta un caso di possesso di documento falso, stabilendo un principio fondamentale. Un uomo, fermato con una carta d'identità recante la propria foto ma le generalità di un'altra persona, sosteneva di essere responsabile solo del possesso e non della creazione del documento. La Corte ha respinto questa tesi. Fornire la propria fotografia per la formazione di un documento falso integra il reato più grave di concorso in contraffazione. La foto stessa è una prova schiacciante della partecipazione attiva alla falsificazione. Di conseguenza, la condanna per il reato maggiore è stata confermata, negando la possibilità di qualificare il fatto come un semplice possesso di documento falso.
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