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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Rottamazione quater: l’adesione cancella la causa in Cassazione
Un'Azienda ha impugnato una comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria legata a contributi previdenziali e premi assicurativi non versati. Durante il giudizio di Cassazione, l'Azienda ha presentato istanza di adesione alla Rottamazione quater e ha dimostrato il pagamento regolare delle rate dovute. Su richiesta della parte e in applicazione delle norme vigenti, la Corte di Cassazione ha verificato il perfezionamento della procedura di definizione agevolata. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Trattamento di fine servizio: addio al conteggio degli onorari
Un ex dipendente pubblico ha impugnato la decisione dell'ente previdenziale di ricalcolare e decurtare l'indennità di buonuscita. L'ente ha escluso gli onorari professionali dalla base retributiva utile e ha avviato il recupero delle somme ritenute indebite tramite trattenute sulla pensione. Dopo aver contestato il recupero nei gradi di merito, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. A seguito del consolidamento della giurisprudenza che esclude gli onorari dal calcolo dell'indennità, il ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il procedimento e compensato le spese di lite tra le parti, confermando la rigida determinazione legale della base di calcolo del trattamento di fine servizio.
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Sanzione amministrativa CONSOB annullata dopo l’assoluzione
L'Autorità di vigilanza dei mercati finanziari ha inflitto a un Dirigente una sanzione pecuniaria di 280.000 euro e un'interdizione di sedici mesi per presunta manipolazione informativa. La Corte di Appello ha accolto l'opposizione del Dirigente e ha annullato i provvedimenti punitivi. L'Autorità ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la riforma della decisione. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice penale ha assolto definitivamente il Dirigente per non aver commesso il fatto dai medesimi addebiti. A seguito dell'assoluzione penale, l'Autorità ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha confermato che la sanzione amministrativa CONSOB non è più efficace, escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Recupero somme TFS: la rinuncia al ricorso estingue la causa
Un ente pubblico datore di lavoro avvia un giudizio contro una ex dipendente per ottenere il recupero somme TFS ritenute versate in eccesso per errore. La lavoratrice contesta la pretesa, ma i primi due gradi di giudizio danno ragione all'ente. La ex dipendente propone quindi ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del processo di legittimità, la lavoratrice deposita la rinuncia formale al ricorso e l'ente accetta la decisione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo. Nessun importo aggiuntivo a titolo di contributo unificato viene addebitato alla ricorrente, in quanto il raddoppio della tassa si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Estinzione del giudizio per transazione: accordo chiude la lite
Un Cliente e un Istituto di Credito sono giunti in Corte di Cassazione a seguito di un lungo contenzioso economico originato da un decreto ingiuntivo. Durante la pendenza del procedimento di legittimità, le parti hanno avviato trattative riservate e hanno sottoscritto un accordo extragiudiziale per risolvere la lite. I rispettivi avvocati hanno depositato la dichiarazione congiunta di rinuncia al ricorso principale e a quello incidentale. La Suprema Corte ha preso atto dell'intesa privata e ha decretato l'estinzione del giudizio per transazione, disponendo l'integrale compensazione delle spese di lite tra i litiganti.
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Notifica via PEC al difensore: basta l’invio a un solo avvocato
Una parte privata ha proposto opposizione contro il decreto di estinzione pronunciato dalla Corte di Cassazione, lamentando la mancata notifica via PEC al difensore presso il domicilio fisico e a tutti i legali nominati. La Corte di Cassazione ha rigettato l'istanza confermando l'estinzione della causa. I giudici hanno chiarito che la comunicazione via PEC inviata all'indirizzo ufficiale estratto dai pubblici registri è obbligatoria e sufficiente. Quando una parte è assistita da più avvocati, la notifica via PEC al difensore eseguita verso uno solo dei legali produce effetti per l'intera difesa. L'elezione di un domicilio fisico non esclude né limita l'uso della posta elettronica certificata. La ricorrente, avendo perso la causa, è stata condannata al raddoppio del contributo unificato.
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Cessione del ramo d’azienda e risarcimento con incentivo
La controversia nasce dal trasferimento di un lavoratore a seguito di una cessione del ramo d'azienda dichiarata illegittima. Il dipendente ha ottenuto la condanna della banca cedente al risarcimento del danno per le retribuzioni perse. L'azienda ha chiesto di sottrarre dal risarcimento sia i redditi da lavoro terzi sia l'incentivo all'esodo versato dalla società cessionaria. La Corte d'Appello ha escluso la detrazione dell'incentivo economico, considerandolo autonomo rispetto all'illecito del trasferimento. L'istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere lo scomputo totale. Prima dell'udienza, l'azienda ha rinunciato formalmente al ricorso con l'accettazione del dipendente. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la decisione precedente favorevole al lavoratore.
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Discarico automatico dei ruoli: l’ente rinuncia al credito
L'Ente Previdenziale chiedeva la condanna dell'Agente della Riscossione al versamento di quote residue non riscosse relative a vecchi ruoli esecutivi. I giudici di merito respingevano la domanda applicando le norme sulla cancellazione dei debiti pregressi. La Suprema Corte richiama l'orientamento consolidato e la pronuncia delle Sezioni Unite: il discarico automatico dei ruoli anteriori al 2000 opera per legge e coinvolge anche gli enti privatizzati senza violare il diritto europeo. Constatata la solidità dei principi giurisprudenziali, l'Ente Previdenziale ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento compensando le spese di lite.
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Discarico automatico dei ruoli: Ente battuto contro l’Agente
Un Ente di previdenza per professionisti ha agito contro l'Agente della Riscossione per ottenere somme non riversate relative a vecchi ruoli emessi prima del 1999. L'Ente pretendeva il risarcimento del danno per il mancato incasso dei contributi. La normativa sulla stabilità finanziaria ha previsto il discarico automatico dei ruoli per i crediti affidati entro il 31 dicembre 1999, eliminando la responsabilità contabile del concessionario. A seguito dell'orientamento consolidato delle Sezioni Unite, favorevole alla piena legittimità della sanatoria legislativa sui vecchi crediti, l'Ente previdenziale ha rinunciato formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Discarico automatico dei ruoli: Ente Previdenziale rinuncia
L'Ente Previdenziale richiedeva all'Agente della Riscossione il pagamento di somme residue per contributi previdenziali non riversati relativi a ruoli fino al 1999. A seguito dell'introduzione delle norme sul discarico automatico dei ruoli introdotte dalla Legge di Stabilità 2013 e dell'orientamento consolidato delle Sezioni Unite, i crediti risalenti affidati all'esattore sono stati cancellati per legge. Tale estinzione opera senza imporre specifici obblighi di notifica all'ente impositore. Preso atto della chiara interpretazione giurisprudenziale, l'Ente Previdenziale ha formalizzato la rinuncia al giudizio, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per rinuncia e ha disposto l'integrale compensazione delle spese legali, escludendo sanzioni processuali.
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Riscossione coattiva tramite ruolo: stop ai vecchi crediti
Un Ente di previdenza professionale ha richiesto il pagamento di oltre 54 mila euro all'Agente della Riscossione per somme residue mai riversate relative a ruoli affidati alla fine degli anni Novanta. L'Agente si è opposto invocando le riforme legislative che hanno cancellato l'obbligo di rendicontazione per le vecchie cartelle e sancito il discarico automatico. La vicenda è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione dopo che le Sezioni Unite hanno confermato la piena legittimità delle norme di sanatoria. A fronte del quadro giuridico consolidato, l'Ente creditore ha formalizzato la rinuncia al ricorso. I giudici di legittimità hanno accertato la fine della controversia sulla riscossione coattiva tramite ruolo, dichiarando l'estinzione del giudizio e disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Contratti derivati interest rate swap: validità e rinuncia
Un'azienda ha stipulato con un istituto di credito due contratti derivati interest rate swap collegati a mutui fondiari. In seguito, la società ha chiesto l'annullamento dei contratti e la restituzione delle somme versate, lamentando la mancata copertura del rischio, l'omessa indicazione della formula di calcolo del valore e la violazione dei doveri informativi da parte della banca. I giudici hanno invece accertato la validità degli accordi, in quanto il contratto conteneva tutti i parametri matematici necessari, le commissioni applicate e la simulazione degli scenari probabilistici. L'impresa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma ha successivamente formalizzato la rinuncia agli atti. I Supremi Giudici hanno dichiarato estinto il procedimento, confermando la vittoria dell'istituto di credito e condannando l'azienda a rimborsare le spese legali sostenute dalla controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e stop alla causa sul demanio
Due comproprietarie hanno chiesto la sdemanializzazione di un'area lacustre sulla quale sorgeva la loro abitazione. L'ente demaniale ha respinto l'istanza e i giudici speciali delle acque hanno confermato il diniego. Le cittadine hanno quindi presentato ricorso alla Suprema Corte. Prima dell'adunanza camerale, le parti hanno raggiunto un accordo formale: le proprietarie hanno depositato la rinuncia al ricorso per cassazione e l'amministrazione statale ha accettato formalmente tale scelta. Le Sezioni Unite hanno dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere. L'accettazione reciproca della rinuncia ha escluso qualsiasi condanna al pagamento delle spese legali, chiudendo definitivamente il contenzioso immobiliare.
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Riscossione crediti previdenziali: rinuncia e stop a spese extra
Un Ente Previdenziale chiedeva a un Agente della Riscossione il rimborso di somme non riversate relative a vecchi ruoli di contributi. L'Agente eccepiva l'annullamento dei carichi e l'inesigibilità del credito per effetto delle riforme legislative. Dopo decisioni discordanti nei primi gradi di giudizio, la causa giungeva in Cassazione. Nelle more del procedimento, le Sezioni Unite hanno chiarito la legittimità delle norme sul discarico e sulle proroghe. Preso atto della nomofilachia favorevole alla disciplina generale, l'Ente ha depositato formale rinuncia all'impugnazione con adesione della controparte. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo in tema di riscossione crediti previdenziali, disponendo la compensazione delle spese e accertando la non debenza del raddoppio del contributo unificato.
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Discarico automatico dei ruoli: stop alle vecchie cartelle
Un Ente Previdenziale privato ha richiesto all'Agente della Riscossione il pagamento di somme non riversate, derivanti da contributi dovuti e iscritti a ruolo prima del 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto, sostenendo che tali quote erano state cancellate dalla legge di stabilità del 2013. Tale normativa ha introdotto il discarico automatico dei ruoli risalenti per snellire i bilanci pubblici ed eliminare crediti ormai non più riscuotibili. Dopo una serie di contrasti interpretativi, le Sezioni Unite hanno confermato la piena legittimità di questa sanatoria per le cartelle esecutive fino al 31 dicembre 1999. A seguito di questo orientamento consolidato, l'Ente Previdenziale ha formalmente rinunciato al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo con compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Discarico per inesigibilità e ruoli vecchi: stop a rimborsi
Un Ente Previdenziale chiedeva all'Agente della Riscossione il pagamento di somme derivanti da vecchi ruoli non riscossi. L'Agente si opponeva invocando le norme sopravvenute che cancellavano le cartelle sotto i duemila euro ed escludevano la propria responsabilità. La controversia affrontava il tema del discarico per inesigibilità e la legittimità delle sanatorie legislative applicate agli enti previdenziali privatizzati. Dopo l'intervento chiarificatore delle Sezioni Unite della Cassazione a favore della validità delle norme di sgravio, l'Ente Previdenziale ha rinunciato all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando interamente le spese legali ed escludendo il pagamento del raddoppio del contributo unificato a carico dell'ente rinunciante.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e condanna alle spese legali
Un'azienda fornitrice ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione una decisione del Consiglio di Stato, che aveva travolto le convenzioni sottoscritte dopo l'annullamento della procedura di gara pubblica. Successivamente, la stessa società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, motivata da sopravvenute decisioni dei giudici di legittimità. Le altre parti in causa non hanno manifestato formale adesione all'atto abdicativo e hanno chiesto la liquidazione delle spese di lite. Le Sezioni Unite hanno dichiarato l'estinzione del procedimento, ribadendo che la rinuncia produce effetti anche senza l'accettazione della controparte. Tuttavia, la Corte ha condannato la società rinunciante al pagamento delle spese legali, in quanto l'impugnazione risultava destinata all'inammissibilità e non sussistevano elementi per derogare al principio generale della soccombenza.
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Discarico per inesigibilità tra crediti pretesi e vecchi ruoli
Un Ente Previdenziale chiedeva a un Agente della Riscossione il versamento di oltre 900.000 euro per somme affidate a ruolo e non riversate. L'Agente si opponeva invocando le modifiche normative che disciplinano il discarico per inesigibilità e le proroghe legali. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito e l'intervento risolutivo delle Sezioni Unite sulla legittimità della normativa retroattiva di discarico, l'Ente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando integralmente le spese di lite tra le parti.
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Discarico per inesigibilità: Ente e Riscossione
Un Ente Previdenziale agiva in giudizio per ingiungere all'Agente della Riscossione il riversamento di quote contributive affidate e non riscosse, relative ad annualità pregresse. L'Ente sosteneva la decadenza dell'Agente dal discarico per inesigibilità a causa del mancato invio delle comunicazioni di rito. L'Agente si opponeva invocando lo sgravio e la sanatoria previsti dalle riforme della legge di stabilità. Dopo che la Corte d'Appello riconosceva l'applicabilità delle sanatorie normative anche agli enti privatizzati, l'Ente impugnava la decisione in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le Sezioni Unite confermavano la piena compatibilità costituzionale e convenzionale delle norme sul discarico per inesigibilità. Preso atto del principio nomofilattico, l'Ente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, portando la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del processo con compensazione integrale delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso ed estinzione del debito con il Fisco
Una società contribuente ha impugnato una cartella esattoriale contestando il mancato dettaglio nel calcolo degli interessi applicati dal Fisco. Dopo un esito sfavorevole nel secondo grado di giudizio, la società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per ottenere l'annullamento dell'atto. Tuttavia, prima dell'udienza fissata, l'azienda ha pagato integralmente il debito tributario ed ha depositato una formale rinuncia al ricorso, sottoscritta personalmente dal legale rappresentante. La Suprema Corte ha preso atto della volontà del contribuente e del saldo delle somme, dichiarando l'estinzione del procedimento senza addebito di spese legali e senza applicare il raddoppio del contributo unificato.
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