LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Pagina 3 di 37

Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite tra soci
Una disputa tra diverse Aziende Agricole e una Cooperativa Agricola in liquidazione, nata dall'inadempimento degli obblighi di conferimento dei prodotti, è giunta davanti alla Corte di Cassazione dopo una decisione arbitrale sfavorevole ai soci. Tuttavia, prima che i giudici potessero esprimersi sul merito, le Aziende Agricole hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza disporre alcuna condanna alle spese di lite.
Continua »
Rinuncia al ricorso: addio a 200mila euro ma spese salvate
Il caso nasce dalla richiesta di una dipendente comunale che pretendeva oltre duecentomila euro per lo svolgimento di mansioni dirigenziali superiori rispetto al suo inquadramento formale. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole. La ricorrente ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso e il Comune ha accettato la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la compensazione delle spese e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, chiudendo definitivamente la vicenda senza vincitori né vinti.
Continua »
Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite da un milione
Una società proprietaria di un complesso immobiliare ha concesso in affitto la propria azienda a un'altra società, poi fallita. A causa dell'inadempimento della proprietaria, il contratto è stato risolto e la stessa è stata condannata a restituire la cauzione e rimborsare i lavori di manutenzione. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di rinuncia spontanea.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda: l’azienda paga anche se non riassume
Un lavoratore ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro originario per il pagamento degli stipendi arretrati. La richiesta nasceva dalla mancata riammissione in servizio dopo che il giudice aveva annullato la cessione di ramo d'azienda verso un'altra società. La Corte d'Appello ha confermato che il datore originario, una volta costituito in mora, deve pagare le retribuzioni e non un semplice risarcimento, anche se il dipendente ha continuato a lavorare temporaneamente per l'acquirente. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma ha poi depositato una formale rinuncia, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, confermando l'obbligo di pagamento a carico dell'azienda.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda: stipendi dovuti senza riammissione
Una lavoratrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'azienda originaria per il pagamento delle retribuzioni dovute dopo l'annullamento giudiziale della cessione di ramo d'azienda. L'azienda non l'aveva riammessa in servizio nonostante la decisione dei giudici. La Corte d'Appello ha confermato il diritto della lavoratrice a ricevere gli stipendi e non un semplice risarcimento. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha depositato un atto di rinuncia formale accettato dalla lavoratrice. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, compensando le spese di giudizio tra le parti come concordato.
Continua »
Computo dell’apprendistato: l’azienda rinuncia e i dipendenti vincono
I Lavoratori hanno ottenuto il riconoscimento dell'anzianità di servizio includendo il computo dell'apprendistato, superando le limitazioni del contratto collettivo. L'Azienda ha impugnato la decisione in Cassazione, ma ha successivamente depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dai dipendenti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando che la rinuncia non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto o inammissibilità. La decisione di merito favorevole ai dipendenti diventa così definitiva.
Continua »
Cessazione della materia del contendere: accordo batte sentenza
Un'azienda ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittima la cessione dei contratti di lavoro di alcuni dipendenti. Nelle more del giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo tramite una conciliazione in sede sindacale. Di conseguenza, l'azienda ha rinunciato al ricorso con l'accettazione del lavoratore. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo sindacale ha sostituito la precedente regolamentazione giudiziale, caducando le sentenze dei gradi precedenti. La Corte ha inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di estinzione consensuale della lite.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda: stipendi dovuti senza riassunzione
Una lavoratrice ha ottenuto l'accertamento dell'illegittimità della cessione di ramo d'azienda effettuata dalla sua ex società datrice di lavoro. Dopo aver costituito in mora l'azienda, ha richiesto il pagamento delle retribuzioni maturate tramite decreto ingiuntivo, confermato in appello. I giudici hanno stabilito che, una volta messa in mora l'azienda, questa deve pagare gli stipendi reali (natura retributiva) e non un mero risarcimento, anche se la lavoratrice ha continuato a lavorare temporaneamente per l'impresa acquirente. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla lavoratrice. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese di lite.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda nulla: stipendi dovuti senza riassunzione
Il caso nasce dall'annullamento giudiziale della cessione di ramo d'azienda da un'azienda cedente a un'altra. Il Lavoratore, non riammesso in servizio dall'azienda originaria nonostante l'annullamento, ha ottenuto un decreto ingiuntivo per le retribuzioni non pagate. I giudici di merito hanno stabilito che, dopo la messa in mora, l'azienda originaria deve pagare gli stipendi e non un semplice risarcimento, anche se il dipendente ha continuato a lavorare per l'impresa cessionaria. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente rinunciato. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per rinuncia accettata.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda: scontro sulle retribuzioni e rinuncia
Un lavoratore ha contestato la cessione di ramo d'azienda ritenendola illegittima. Il Tribunale ha ordinato il ripristino del rapporto di lavoro con l'azienda cedente. Il lavoratore ha poi ottenuto un decreto ingiuntivo per le retribuzioni maturate dopo la sentenza, nonostante avesse continuato a lavorare in via provvisoria per la società cessionaria. La Corte d'Appello ha confermato il diritto del lavoratore a ricevere le retribuzioni dall'azienda cedente costituita in mora. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo con compensazione delle spese.
Continua »
Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop senza raddoppio tasse
Una complessa controversia sull'affitto di un ramo d'azienda tra l'Affittuaria e l'Affittante giunge davanti alla Corte di Cassazione. Prima della decisione di merito, l'Affittuaria deposita telematicamente una formale dichiarazione di rinuncia. La Suprema Corte accoglie la richiesta e dichiara l'estinzione del processo. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia al ricorso in Cassazione non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Non essendoci stata attività difensiva da parte dell'Affittante, la Corte non provvede sulle spese di giudizio.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa senza sanzioni
Un dipendente pubblico impugna la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di trasferimento per mobilità. Successivamente, prima dell'udienza di discussione, il lavoratore presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente firmata e notificata all'amministrazione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. I giudici chiariscono che la rinuncia è un atto unilaterale non accettizio, che non richiede l'approvazione della controparte per essere efficace. Di conseguenza, le spese di giudizio vengono compensate tra le parti. Inoltre, la Corte esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, e non quando il processo si estingue per rinuncia.
Continua »
Definizione agevolata: estinta la lite tra fisco e contribuente
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dal fisco per IVA e altre imposte relative all'anno 1995, calcolate tramite ricostruzione induttiva dei ricavi. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento della prima rata. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
Continua »
Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione senza spese
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale che aveva respinto l'opposizione alla liquidazione dei compensi a favore del Consulente Tecnico d'Ufficio. Prima dell'udienza, il Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione, e il Professionista ha accettato tale rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché vi è stata l'accettazione della controparte, la Corte non ha pronunciato alcuna condanna alle spese di giudizio, confermando che la rinuncia al ricorso in Cassazione è un atto unilaterale che estingue il processo a prescindere dall'accettazione, ma l'adesione della controparte evita la condanna alle spese.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sui debiti
Un creditore ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Biella che aveva confermato l'omologazione del piano del consumatore proposto da una debitrice. Successivamente, il creditore ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile. Considerata la complessità e la novità delle questioni giuridiche sollevate, i giudici hanno deciso di compensare interamente le spese di lite tra le parti, che dovranno quindi farsi carico dei propri costi di difesa senza ulteriori pendenze reciproche.
Continua »
Danno alla professionalità: dal risarcimento alla rinuncia
Il Lavoratore ha agito in giudizio contro l'Azienda per ottenere il risarcimento del danno alla professionalità derivante da demansionamento. La Corte d'Appello ha accertato la dequalificazione e ha condannato l'Azienda a risarcire il dipendente con una somma pari al 50% delle retribuzioni. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, ma successivamente ha presentato formale rinuncia al ricorso ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile. L'Azienda ha aderito alla rinuncia e l'ente assicuratore ha ricevuto regolare notifica. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito dei motivi di ricorso.
Continua »
Rinuncia al ricorso: l’Ente pubblico si arrende e i cittadini vincono
Una Pubblica Amministrazione ha proposto ricorso per cassazione contro alcuni Cittadini e una Società Cooperativa in merito a una controversia di pagamento. Successivamente, l'ente pubblico ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. I controricorrenti hanno accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso, stabilendo che non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite, come previsto dalla legge in caso di accettazione della controparte. Di conseguenza, il processo si conclude senza una decisione sul merito della vicenda e senza condanna alle spese.
Continua »
TARI e carenza di interesse sopravvenuta: l’accordo salva le spese
Un'azienda alberghiera ha impugnato l'avviso di accertamento del Comune per il pagamento della tassa sui rifiuti (TARI). Durante il giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la lite. L'albergo ha quindi presentato rinuncia, evidenziando una carenza di interesse sopravvenuta a proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha chiarito che non si puo dichiarare la cessazione della materia del contendere se manca una richiesta formale e conforme di entrambe le parti. Tuttavia, l'accordo dimostra chiaramente il venir meno dell'interesse a decidere. Per questo motivo, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse sopravvenuta, disponendo la compensazione delle spese di giudizio ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato, poiche la causa di inammissibilita e sorta successivamente alla presentazione del ricorso.
Continua »
Usucapione della servitù di passaggio: il transito non basta
Il condominio richiedente ha agito in giudizio per ottenere l'accertamento dell'avvenuta usucapione della servitù di passaggio su uno stradello di proprietà del condominio confinante. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di opere visibili idonee a dimostrare l'esercizio del passaggio ultraventennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione sull'esistenza di segni visibili e l'ammissibilità delle prove testimoniali spettano esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione per lite temeraria.
Continua »
Rinvio a nuovo ruolo per conciliazione: stop alla lite tra imprese
Una complessa controversia tra un Gestore Aeroportuale e una Società di Logistica riguardava la restituzione di somme pagate in eccesso. Dopo le decisioni dei giudici di merito, che avevano parzialmente accolto le domande dichiarando però prescritti i crediti più datati, il Gestore Aeroportuale proponeva ricorso in Cassazione. La Società di Logistica resisteva con controricorso e ricorso incidentale. Prima della decisione, le parti hanno depositato un'istanza congiunta manifestando la volontà di conciliare la lite e rinunciare ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha preso atto della volontà comune e ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per conciliazione, sospendendo il giudizio per consentire il perfezionamento dell'accordo transattivo ed evitare la prosecuzione del contenzioso.
Continua »