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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul credito
Un Ente di Garanzia ha proposto opposizione allo stato passivo di una Società Fallita per ottenere il riconoscimento di un credito privilegiato di oltre 770.000 euro derivante da un intervento di sostegno pubblico. Il Tribunale ha respinto la domanda, qualificando il credito come chirografario. L'Ente ha quindi impugnato la decisione proponendo ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, l'Ente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal curatore del fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese per via dell'accordo tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: accordo tra Comune e privati
Il Comune aveva occupato un terreno privato per costruire una scuola senza emettere il decreto di esproprio. I proprietari hanno chiesto il risarcimento per occupazione appropriativa. Dopo la decisione d'appello, il Comune ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo e hanno firmato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che non è dovuto alcun ulteriore contributo unificato e che le spese sono compensate.
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Estinzione del processo per rinuncia: stop alla lite sui rifiuti
Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che lo condannava a pagare una somma a favore di una Società in Fallimento per il servizio di smaltimento rifiuti. La controversia derivava da ordinanze urgenti che imponevano il conferimento dei rifiuti presso la discarica della società. Prima della decisione di merito, le parti hanno depositato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente accettata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sul fallimento
Un professionista ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere il riconoscimento del proprio credito professionale verso una società fallita. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, ammettendo il credito in parte come privilegiato e in parte come chirografario. Il professionista ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, e la procedura fallimentare ha risposto con un ricorso incidentale. Successivamente, entrambi i difensori, muniti di apposita procura, hanno depositato formale atto di rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso in Cassazione, disponendo la compensazione delle spese di lite poiché entrambe le parti hanno concordato sulla cessazione della materia del contendere.
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Rinuncia agli atti del giudizio: si spegne la lite sul fallimento
Un promissario acquirente ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di una società venditrice per ottenere il riconoscimento di un credito privilegiato di oltre ottocentomila euro, derivante dal mancato adempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Il tribunale ha rigettato la richiesta, ammettendo il credito solo in via chirografaria. Il creditore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, entrambe le parti hanno depositato un atto di rinuncia reciproca agli atti e all'azione, accettando la compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, applicando la disciplina della rinuncia agli atti del giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente tasse doppie
Una società creditrice ha impugnato l'esclusione della propria prelazione ipotecaria dallo stato passivo di un fallimento. Il tribunale aveva ritenuto l'ipoteca un atto gratuito e pregiudizievole per gli altri creditori, in quanto concessa successivamente alla nascita del debito. Pendente il giudizio di legittimità, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla curatela fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti. I giudici hanno inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché la sanzione non si applica in caso di estinzione sopravvenuta per rinuncia.
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Rinuncia al ricorso: il richiedente si ferma e il processo si estingue
Un cittadino straniero ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la decisione che negava la sua richiesta di protezione internazionale. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente sottoscritta anche dal suo difensore. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 391 del codice di procedura civile. Per quanto riguarda le spese processuali, i giudici hanno stabilito di non liquidare alcuna somma poiché il Ministero dell'Interno si era limitato a una costituzione formale senza svolgere alcuna concreta attività di difesa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sull’appalto
Un ente pubblico affida a un'impresa lavori di manutenzione edilizia. A causa di ripetute sospensioni dei lavori dovute a varianti in corso d'opera e controlli amministrativi, l'impresa chiede il risarcimento dei danni. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannano l'ente pubblico al pagamento di oltre 700.000 euro. L'ente propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti raggiungono un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, l'ente presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, ponendo fine alla controversia senza una decisione sul merito.
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Rinuncia al ricorso: la società evita la lite temeraria ma paga
Una società di persone ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione un'ordinanza con cui la Corte d'Appello, in una causa di liquidazione della quota di un socio, aveva ordinato l'esibizione dei bilanci e disposto una consulenza tecnica. Prima dell'udienza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a seguito della rinuncia al ricorso stessa, ponendo le spese di giudizio a carico della società rinunciante. Ha invece escluso la condanna per lite temeraria, nonostante l'evidente infondatezza dell'impugnazione contro un provvedimento non decisorio, e ha chiarito che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Insinuazione tardiva allo stato passivo: accordo chiude la lite
Un ex dirigente ha proposto un'insinuazione tardiva allo stato passivo di una banca in liquidazione coatta amministrativa per ottenere il pagamento di un bonus una tantum di 75.000 euro. Dopo il rigetto in primo grado, la Corte d'Appello ha accolto la domanda del lavoratore. La banca ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Il dirigente ha formulato una proposta di transazione accettata dalla banca, che prevede la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo, ha rinviato la causa concedendo alle parti sessanta giorni per formalizzare l'atto di rinuncia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul mutuo
Una società proprietaria di immobili gravati da ipoteca ha impugnato per revocazione una precedente decisione della Cassazione riguardante la validità di un contratto di mutuo. Successivamente, la stessa società ha deciso di presentare formale rinuncia al ricorso per cassazione. La controparte ha accettato la rinuncia firmando l'atto di assenso. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza ulteriori aggravi economici per le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza tasse
Un'azienda creditrice ha promosso un'azione di responsabilità e risarcimento danni contro gli amministratori di una società debitrice, contestando anche un contratto di affitto d'azienda. Dopo l'esito negativo nei primi gradi di giudizio, la creditrice ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione economica è prevista solo per il rigetto, l'inammissibilità o l'improcedibilità del ricorso, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a debiti e tasse extra
Un'Azienda Sanitaria ha proposto opposizione contro un decreto ingiuntivo per il pagamento di rette di degenza a favore di una Fondazione Ospedaliera. Dopo la conferma della condanna nei primi due gradi di giudizio, l'ente pubblico ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per regolare i loro rapporti economici. L'Azienda Sanitaria ha quindi depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo i ricorsi respinti o inammissibili e non può essere estesa per analogia a chi decide di chiudere bonariamente la lite.
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Estinzione del giudizio per rinuncia: accordo tra garante e banca
Il Garante di una società debitrice ha proposto ricorso in Cassazione contro il decreto ingiuntivo ottenuto dalla Banca per il recupero di un finanziamento non pagato. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere bonariamente la controversia. Di conseguenza, il Garante ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla Società Cessionaria del credito con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ponendo fine alla lite senza alcuna condanna alle spese.
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Sopravvenuto difetto di interesse: l’accordo ferma la causa
Un'azienda subentrante ha impugnato l'esclusione dal passivo di una società in amministrazione straordinaria per crediti da ferie dei dipendenti. Durante il giudizio di Cassazione, il difensore dell'azienda ha depositato un accordo transattivo e una rinuncia al ricorso, ma senza mandato speciale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la rinuncia firmata solo dal difensore privo di mandato speciale non estingua il processo, essa dimostra comunque il sopravvenuto difetto di interesse della parte a proseguire la causa. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, compensando le spese ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo alle inammissibilità originarie.
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Transazione e sopravvenuto difetto di interesse: stop alla lite
Una società acquirente impugnava l'esclusione dal passivo fallimentare di un credito per ferie non godute dei dipendenti subentrati. Durante il giudizio di Cassazione, la ricorrente depositava un accordo transattivo e una rinuncia firmata solo dal difensore privo di procura speciale. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. Infatti, pur non essendo valida la rinuncia formale, l'accordo transattivo dimostra che la parte non ha più alcuna utilità a proseguire la causa. Le spese sono state compensate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e zero spese
Un'impresa di costruzioni ha proposto ricorso in Cassazione contro un'amministrazione comunale. Successivamente, la stessa impresa ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, che è stato regolarmente accettato dall'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo bilaterale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Grazie all'accettazione della rinuncia da parte del controricorrente, i giudici hanno stabilito che nessuna delle parti deve pagare le spese processuali all'altra, risolvendo la controversia in modo consensuale e senza vincitori né vinti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite e zero tasse
La Società Concessionaria di uno stabilimento balneare impugna la richiesta di pagamento di canoni demaniali maggiorati. Dopo aver perso in primo e secondo grado, propone ricorso per Cassazione. Tuttavia, la stessa società decide successivamente di rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione prende atto della rinuncia ed emette una dichiarazione di estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, il processo si chiude senza una decisione sul merito dei canoni. La Corte stabilisce inoltre che non si applica il raddoppio del contributo unificato e non liquida le spese in favore dell'Agenzia del Demanio, rimasta inattiva.
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Rinuncia al Ricorso: Causa Chiusa in Cassazione Senza Spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tra due aziende a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'impresa che aveva avviato l'azione. L'altra società ha formalmente accettato la rinuncia. Di conseguenza, i giudici hanno chiuso il caso senza emettere una sentenza sul merito della controversia. Il principio di diritto sancito è che, in caso di rinuncia accettata dalla controparte, il processo si estingue senza alcuna statuizione sulle spese legali. La parte rinunciante, inoltre, non è stata condannata a versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rifiuti non pagati: l’accordo che porta all’estinzione del giudizio
Una società proprietaria di una discarica aveva chiesto a un Comune il pagamento per lo smaltimento di rifiuti. Il Comune si era opposto, sostenendo di non avere un contratto diretto con la società, ma solo con l'azienda concessionaria del servizio. La causa è arrivata fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti hanno trovato una soluzione stragiudiziale. Di conseguenza, la società ha ritirato il ricorso e la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per accordo. La vicenda si è quindi conclusa senza una sentenza sul merito, ma con un patto che ha risolto la controversia.
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