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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Responsabilità banca negoziatrice: quando è esclusa?
Una compagnia assicurativa ricorre in Cassazione contro un istituto di credito per l'incasso di assegni sottratti e contraffatti. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, escludendo la responsabilità della banca negoziatrice. Secondo l'ordinanza, la banca ha agito con la dovuta diligenza professionale identificando il presentatore tramite un documento d'identità non palesemente falso e in assenza di evidenti alterazioni sui titoli. La decisione ribadisce che non sono richieste indagini ulteriori in assenza di specifici indici di anomalia.
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Risoluzione contratto investimento: obblighi banca
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il caso di un investitore che ha ottenuto la risoluzione del contratto di acquisto di titoli per inadempimento della banca. La Corte conferma che la violazione degli obblighi informativi giustifica la risoluzione, ma chiarisce un punto cruciale: in caso di risoluzione contratto investimento, l'investitore è tenuto a restituire non solo i titoli ma anche le cedole (frutti civili) percepite, per evitare un ingiustificato arricchimento. La decisione stabilisce che le reciproche obbligazioni restitutorie devono essere complete, ripristinando la situazione economica precedente al contratto.
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Fattibilità del concordato: limiti del giudice
Una società ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la sua domanda di concordato preventivo era stata respinta per mancanza di fattibilità economica. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il tribunale ha il dovere di valutare la fattibilità del concordato, limitatamente alla manifesta inettitudine del piano a raggiungere i suoi obiettivi. Il ricorso è stato inoltre respinto per la sua genericità e perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Privilegio Professionale: No a Studio Associato
Uno studio professionale si è visto negare il riconoscimento del privilegio professionale per crediti vantati verso una società fallita. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che se il compenso per la prestazione non è di pertinenza esclusiva del professionista che l'ha eseguita, ma viene ripartito tra tutti i soci secondo le quote, il credito assume natura imprenditoriale e perde il diritto alla prelazione.
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Dichiarazione di fallimento: quando il ricorso è out
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore contro la propria dichiarazione di fallimento. La Corte ribadisce che il superamento della soglia di indebitamento va accertato d'ufficio dal giudice sulla base di tutti gli atti, e che la valutazione delle prove sui fatti, come lo stato di insolvenza, non può essere contestata in sede di legittimità. La decisione sottolinea come il ricorso in Cassazione sia limitato ai soli errori di diritto.
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Riassunzione del giudizio: il deposito è decisivo
La Corte di Cassazione chiarisce che nella riassunzione del giudizio, quando la legge prevede la forma del ricorso, la tempestività si valuta sulla data di deposito dell'atto in cancelleria, non sulla data di notifica. Un gruppo di eredi ha riassunto una causa di opposizione fallimentare notificando una citazione entro i termini, ma depositandola tardivamente. La Corte ha confermato la decisione del tribunale, dichiarando inammissibile la riassunzione e estinto il giudizio, sottolineando che il principio di conversione degli atti non sana il mancato rispetto del termine perentorio di deposito.
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Buoni postali fruttiferi: tassi variabili, ok Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una risparmiatrice riguardo la modifica dei tassi di interesse sui suoi buoni postali fruttiferi. La Corte ha confermato che la legge permette la variazione dei rendimenti tramite decreti ministeriali successivi alla sottoscrizione, e che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è una notifica sufficiente per i risparmiatori, senza necessità di comunicazione individuale. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale stabile in materia.
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Aliud pro alio: limiti nelle vendite forzate
Una società di navigazione acquistava una nave in una procedura concorsuale, scoprendo poi che la sua capacità di carico era inferiore a quella descritta. La società ha tentato di ottenere un risarcimento sostenendo che si trattasse di una vendita "aliud pro alio" (una cosa per un'altra), unica eccezione alla regola che esclude la garanzia per vizi nelle vendite forzate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che si ha "aliud pro alio" solo quando il bene è radicalmente diverso o totalmente inidoneo all'uso. Una minore capacità, non alterando la funzione principale della nave, non rientra in questa casistica.
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Cessione in blocco: la Cassazione sulla prova
Un debitore ha impugnato una sentenza relativa a due mutui, contestando la titolarità del credito in capo alla società cessionaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, in una cessione in blocco, la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale è sufficiente a dimostrare la legittimazione del cessionario, soprattutto se il debitore non ha contestato tale qualità nei precedenti gradi di giudizio.
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Danno diretto ex art. 2395 c.c.: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di due società di navigazione contro una società di revisione. Il caso verteva sulla richiesta di risarcimento per aver stipulato un contratto con una terza società, poi fallita, basandosi su bilanci certificati ma infedeli. La Corte ha confermato che il pregiudizio subito, pari al credito non riscosso, costituisce un "danno riflesso" e non un "danno diretto" ai sensi dell'art. 2395 c.c. Di conseguenza, l'azione non poteva essere intentata dal singolo creditore, ma solo dal curatore fallimentare a tutela dell'intero ceto creditorio.
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Responsabilità amministratore srl: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore di una società a responsabilità limitata, condannato a risarcire i danni causati alla società poi fallita. La Corte ha confermato che la responsabilità dell'amministratore srl sorge per la violazione dei doveri generali di lealtà e diligenza, come nel caso di pagamenti ingiustificati a società terze, a prescindere dalla prova dello stato di insolvenza al momento dei fatti. È stato inoltre ribadito che spetta all'amministratore dimostrare di aver agito con la dovuta diligenza, e non al curatore fallimentare provare il contrario.
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Interessi appalti pubblici: quando la mora è sospesa?
Un'impresa edile ha citato in giudizio un Comune per ottenere gli interessi di mora su pagamenti ritardati relativi a un appalto pubblico finanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il calcolo degli interessi per appalti pubblici è sospeso durante il periodo necessario all'ente per ricevere i fondi. La Corte ha inoltre stabilito che la richiesta di restituzione delle somme versate in base a una sentenza poi annullata può essere legittimamente presentata per la prima volta nel giudizio di rinvio.
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Indennità di occupazione: fino a quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società proprietaria di terreni espropriati. La società contestava il mancato indennizzo per dei terreni residui e la metodologia di calcolo dell'indennità di occupazione. La Corte ha ribadito un principio consolidato: l'indennità di occupazione è dovuta solo fino alla data del deposito dell'indennità di esproprio, momento in cui la proprietà del bene viene trasferita all'ente espropriante, e non fino alla sua effettiva corresponsione al proprietario.
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Azione revocatoria: vendita tra coniugi e pregiudizio
Una donna, poi dichiarata fallita, vende l'unica sua proprietà immobiliare al marito a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato. Il Fallimento agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che l'azione revocatoria è ammissibile anche se l'immobile è gravato da ipoteca. Il pregiudizio per i creditori (eventus damni) si valuta in prospettiva, poiché la vendita rende più incerta la soddisfazione dei crediti.
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Azione revocatoria: sì alla scissione societaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società beneficiaria di una scissione, confermando la possibilità per i creditori di agire con l'azione revocatoria. La Corte ha ribadito un principio consolidato: la scissione societaria, avendo natura di atto dispositivo del patrimonio, può essere soggetta a revocatoria se pregiudica le ragioni dei creditori della società scissa, anche in caso di successivo fallimento di quest'ultima.
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Estinzione ente pubblico: la legge non basta, serve l’atto
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'estinzione di un ente pubblico disposta per legge tramite accorpamento non è automatica. L'estinzione si perfeziona solo al termine dell'iter amministrativo previsto, con l'adozione del provvedimento finale. Di conseguenza, una dichiarazione di interruzione del processo, basata sull'erronea convinzione che l'ente fosse già estinto per la sola entrata in vigore della legge, è nulla. Pertanto, il processo non può essere dichiarato estinto per tardiva riassunzione, poiché il termine per riassumere non è mai iniziato a decorrere.
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Cessione contenzioso bancario: a chi spetta la lite?
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella cessione di asset bancari a seguito di una crisi, la cessione del contenzioso bancario non include le liti relative a rapporti contrattuali già estinti al momento del trasferimento. Di conseguenza, la banca acquirente non è la parte legittimata a proseguire in tali giudizi, i quali restano in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria. La decisione chiarisce l'ambito di applicazione del D.L. 99/2017 e del relativo contratto di cessione, accogliendo il ricorso della banca cessionaria.
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Liquidazione giudiziale: quando è legittima la richiesta?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di una richiesta di liquidazione giudiziale anche in assenza di un previo tentativo di esecuzione forzata. Con l'ordinanza in esame, viene ribadito che per avviare la procedura è sufficiente un accertamento incidentale del credito da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società, confermando la decisione dei giudici di merito che ne avevano dichiarato l'insolvenza sulla base di una pesante esposizione debitoria.
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Credito in prededuzione: mandato e rivendica di denaro
Una società finanziaria acquista dei crediti da un'altra società, dandole mandato per l'incasso. La società mandataria incassa le somme ma non le riversa, venendo poi posta in amministrazione straordinaria. La società finanziaria chiede che il suo credito sia ammesso in prededuzione, cioè con priorità sugli altri creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che la pretesa non rientra nei casi di credito in prededuzione. La Corte distingue tra la richiesta di prededuzione, che agisce su tutto il patrimonio del debitore, e la rivendica, che riguarda beni specifici e separati, come somme di denaro mantenute distinte dal resto del patrimonio.
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Ricorso inammissibile: mutui e onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una banca in materia di mutuo ipotecario. L'appello, incentrato su usura, anatocismo e TAEG, è stato respinto per mancanza di specificità, non avendo il ricorrente riprodotto le clausole contrattuali contestate. La Corte ha ribadito la necessità di argomentazioni concrete e non astratte.
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