LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

Pagina 17 di 20

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Fallimento socio di fatto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore e della sua società, il cui fallimento era stato dichiarato in estensione di quello di un'altra azienda a causa di una società di fatto. La Corte ha confermato un principio cruciale del fallimento socio di fatto: il termine di un anno dalla cessazione dell'attività per la dichiarazione di fallimento non si applica al socio occulto o non iscritto nel registro delle imprese, poiché tale beneficio è riservato a chi adempie agli obblighi di pubblicità legale.
Continua »
Notificazione inesistente: quando si rimette al primo giudice
Una società ricorre in Cassazione sostenendo che la notificazione inesistente del ricorso di fallimento dovesse portare all'annullamento totale del procedimento. La Corte rigetta, chiarendo che nei procedimenti su ricorso, a differenza di quelli su citazione, il vizio di notifica comporta la rimessione della causa al primo giudice per sanare il difetto e garantire il contraddittorio, non la fine del processo.
Continua »
Compensazione spese processuali: quando è legittima?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità della compensazione spese processuali. Nel caso esaminato, una società creditrice aveva richiesto il fallimento di una società di viaggi, ma la richiesta era stata respinta per difetto di giurisdizione, dato che la debitrice aveva trasferito la sede all'estero. La società di viaggi, pur vittoriosa, si era vista compensare le spese legali e aveva quindi fatto ricorso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello (che aveva valorizzato l'oggettiva difficoltà della prova per la creditrice) non illogica né manifestamente erronea, giustificando così la compensazione delle spese.
Continua »
Penale estinzione anticipata: è usura? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7384/2025, ha stabilito che la penale per l'estinzione anticipata di un mutuo non può essere sommata agli interessi per verificare il superamento del tasso soglia di usura. La Corte ha chiarito che tale penale non costituisce una remunerazione per il credito, ma un corrispettivo per il recesso anticipato dal contratto, avente quindi una funzione diversa e meramente eventuale. Il ricorso della società mutuataria è stato respinto.
Continua »
Cessione del credito simulata: Cassazione chiarisce
Una società finanziaria ha impugnato una sentenza che qualificava una cessione del credito come una cessione del credito simulata, dissimulante un pegno a garanzia di un finanziamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza ribadisce i rigorosi oneri probatori per chi eccepisce il giudicato esterno e sottolinea i limiti del sindacato di legittimità, che non può riesaminare le valutazioni di fatto relative alla simulazione del contratto.
Continua »
Fido di fatto: prova e prescrizione prima del 1992
Un istituto di credito ricorre in Cassazione contro la decisione di merito che riconosceva un fido di fatto a un correntista per il periodo ante-1992. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la prova del fido può essere desunta da presunzioni e fatti concludenti, bloccando così la decorrenza della prescrizione per le rimesse ripristinatorie.
Continua »
Buoni Postali: Prescrizione e Foglio Informativo
Due risparmiatori hanno citato in giudizio un intermediario finanziario per il mancato rimborso di buoni postali fruttiferi, sostenendo che il diritto non fosse prescritto per mancata informazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la consegna del foglio informativo, contenente i termini di scadenza e prescrizione, era stata provata. Di conseguenza, i risparmiatori erano a conoscenza dei termini e il loro diritto al rimborso si era estinto per prescrizione.
Continua »
Disconoscimento documenti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società finanziaria contro una farmacia. La Corte ha confermato che il disconoscimento documenti è valido anche se effettuato negando l'esistenza stessa del documento originale, e non solo indicandone le difformità. Questa decisione ribadisce l'importanza di produrre prove originali in giudizio.
Continua »
Litisconsorzio necessario: chi citare in giudizio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato un principio cruciale in materia di proprietà industriale. In una causa volta a far dichiarare la nullità di un marchio, il giudizio deve svolgersi in contraddittorio non solo con l'attuale titolare, ma anche con tutti coloro che risultano annotati nel registro come precedenti titolari. La Corte ha stabilito che questa regola del litisconsorzio necessario tutela gli interessi patrimoniali anche di chi ha ceduto il marchio, la cui posizione potrebbe essere pregiudicata da una declaratoria di nullità. Il ricorso dell'imprenditore è stato quindi dichiarato inammissibile.
Continua »
Onere della prova: contratto nullo e ripetizione indebito
Una società ha citato in giudizio una banca per la nullità di un contratto di conto corrente. La Corte d'Appello ha dichiarato il contratto nullo ma ha respinto la domanda di restituzione poiché la società non ha rispettato il suo onere della prova, non producendo il contratto stesso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che chi agisce per la ripetizione di un indebito deve provare il proprio diritto fornendo i documenti contrattuali, anche se si contesta la validità di clausole specifiche.
Continua »
Eccezione di decadenza fideiussione: quando va fatta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di decadenza del creditore, prevista dall'art. 1957 c.c. in materia di fideiussione, deve essere sollevata tempestivamente dal garante. Anche se la clausola contrattuale che esonera il creditore da tale onere è nulla, il fideiussore che non eccepisce la decadenza in tempo utile perde il diritto di farlo valere in seguito, poiché non si tratta di una nullità rilevabile d'ufficio dal giudice.
Continua »
Ammortamento francese: la Cassazione ne conferma la validità
Una società ha contestato un contratto di mutuo con piano di ammortamento francese, sostenendo la sua nullità per un presunto anatocismo e un collegamento illecito con un debito precedente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ammortamento francese è legittimo, non genera interessi su interessi e la sua mancata esplicitazione nel contratto non ne causa la nullità.
Continua »
Penale contrattuale fallimento: quando è prededucibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una penale contrattuale, pattuita prima del fallimento per il ritardo nella restituzione di un immobile, diventa un credito prededucibile se l'occupazione dell'immobile è stata funzionale alla procedura fallimentare. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare, confermando che la penale segue la sorte del credito principale per l'indennità di occupazione, acquisendo così il diritto a essere pagata con priorità rispetto agli altri crediti.
Continua »
Cessione del credito: prova e oneri per la banca
Un cliente contesta un mutuo per usura e anatocismo, mettendo in dubbio la titolarità del credito di una società cessionaria. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che la prova della cessione del credito, se contestata, richiede un'attenta valutazione del giudice di merito che va oltre il semplice avviso in Gazzetta Ufficiale. Viene inoltre confermato che l'ammortamento 'alla francese' non è di per sé illegittimo.
Continua »
Cessione del credito: prova e termini per contestarla
Una società ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto le sue domande relative a un contratto di mutuo, incluse contestazioni sul superamento del tasso soglia e sulla legittimazione della società cessionaria del credito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la contestazione sulla cessione del credito era stata sollevata tardivamente (solo in comparsa conclusionale) e che gli altri motivi erano proceduralmente viziati o infondati.
Continua »
Ammortamento alla francese: non è anatocismo
Una società immobiliare ha contestato il suo mutuo, sostenendo che il piano di ammortamento alla francese nascondesse anatocismo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che tale metodo di rimborso è legittimo, non viola il divieto di anatocismo e la sua mancata esplicita indicazione non causa nullità contrattuale, in linea con recenti pronunce delle Sezioni Unite.
Continua »
Ammortamento alla francese: Cassazione su anatocismo
Un cliente ha contestato un contratto di mutuo, sostenendo che il piano di ammortamento alla francese generasse anatocismo e tassi usurari. Dopo la conferma in Appello della legittimità del contratto, basata anche su una consulenza tecnica, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente troppo generiche e astratte, in quanto non contestavano specificamente l'assenza di anatocismo nel caso concreto e si ponevano in contrasto con principi di diritto già consolidati dalla stessa Corte a Sezioni Unite.
Continua »
Nullità swap: la Cassazione conferma l’invalidità
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per un contratto di interest rate swap. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei gradi inferiori, dichiarando il contratto nullo a causa della mancata indicazione del valore 'Mark to Market', degli scenari probabilistici e dei costi impliciti. Questa omissione informativa, secondo la Corte, costituisce un vizio strutturale che porta alla nullità swap del contratto, rendendolo invalido fin dall'origine.
Continua »
Risoluzione contratto investimento: la restituzione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla restituzione a seguito della risoluzione contratto investimento per inadempimento dell'intermediario. In caso di mancata informativa sui rischi, l'investitore deve restituire non solo i titoli ma anche tutte le cedole percepite, in quanto prestazioni contrattuali. La buona fede non rileva per trattenere le cedole, ma solo per la decorrenza degli interessi legali sulla somma da restituire. La Suprema Corte stabilisce un principio di equilibrio per evitare arricchimenti ingiustificati.
Continua »
Decreto ingiuntivo fallimento: l’inefficacia
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di decreto ingiuntivo fallimento, il provvedimento monitorio non munito del decreto di esecutorietà definitiva (ex art. 647 c.p.c.) prima della dichiarazione di fallimento è inopponibile alla massa dei creditori. Di conseguenza, anche l'ipoteca giudiziale iscritta sulla base di tale decreto provvisorio è inefficace. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato a tutela della par condicio creditorum.
Continua »