LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

Pagina 18 di 20

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Interessi moratori usurari: la Cassazione conferma
Una società immobiliare ha contestato un contratto di mutuo, sostenendo la presenza di interessi moratori usurari e l'illegittimità del piano di ammortamento "alla francese". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i principi consolidati delle Sezioni Unite. Ha confermato che il calcolo della soglia di usura per gli interessi di mora deve seguire criteri specifici e che il piano di ammortamento "alla francese" è legittimo e non viola le norme sulla trasparenza o sull'anatocismo.
Continua »
Tardiva consegna lavori: recesso unica opzione lecita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa edile che chiedeva il risarcimento per i danni subiti a causa della tardiva consegna dei lavori in un appalto pubblico. La Corte ha ribadito un principio consolidato: in questi casi, anche se la consegna è frazionata, l'unico rimedio a disposizione dell'appaltatore è la richiesta di recesso dal contratto. Il diritto al risarcimento sorge solo se la pubblica amministrazione respinge l'istanza di recesso.
Continua »
Legittimazione pubblico ministero e fallimento S.r.l.
La Corte di Cassazione conferma la sentenza di fallimento di una S.r.l., chiarendo i presupposti della legittimazione del pubblico ministero a presentare l'istanza. L'ordinanza stabilisce che è sufficiente che il P.M. abbia appreso la notizia dello stato di insolvenza (notitia decoctionis) nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali, come nel corso di indagini penali. Inoltre, ribadisce che una società commerciale è sempre soggetta a fallimento, indipendentemente dall'effettivo svolgimento di un'attività, e che lo stato di insolvenza consiste nell'incapacità di adempiere regolarmente alle obbligazioni con mezzi normali.
Continua »
Valutazione attivo fallimentare: cosa conta?
Una società immobiliare ha contestato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo che il suo patrimonio fosse inferiore alla soglia legale a causa della svalutazione di un immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la valutazione attivo fallimentare, ai fini della verifica dei presupposti di fallibilità, deve basarsi sul criterio contabile del costo storico iscritto in bilancio, e non sul valore di mercato attuale del bene.
Continua »
Onere della prova fallimento: la Cassazione decide
Un imprenditore individuale, dichiarato fallito, ricorre in Cassazione sostenendo che la sua documentazione fiscale fosse sufficiente a dimostrare la non fallibilità. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'onere della prova fallimento grava sul debitore, il quale deve fornire una documentazione completa e idonea a ricostruire l'attivo patrimoniale, non essendo sufficienti i soli modelli fiscali.
Continua »
Onere della prova fallimento: chi dimostra i requisiti?
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova fallimento spetta al debitore. Quest'ultimo deve dimostrare con documentazione attendibile di non superare le soglie dimensionali previste dalla legge. Nel caso di specie, i documenti prodotti sono stati giudicati inattendibili e contraddittori, portando alla reiezione del ricorso e alla conferma dello stato di insolvenza, evidenziato anche da un singolo, ma significativo, inadempimento.
Continua »
Prova dei debiti nel fallimento: il bilancio basta?
Una società in liquidazione viene dichiarata fallita sulla base del proprio bilancio, che indicava debiti superiori alla soglia di legge. La società si oppone, sostenendo che tali debiti fossero contestati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, stabilendo che la prova dei debiti può essere fornita dal bilancio regolarmente approvato, che costituisce una confessione stragiudiziale, anche se le singole poste sono oggetto di contenzioso. L'accertamento del giudice ai fini fallimentari è di natura incidentale e non richiede una sentenza definitiva su ogni credito.
Continua »
Rappresentante Azionisti: ruolo e poteri post-fusione
Una società di telecomunicazioni impugna una delibera dell'assemblea degli azionisti di risparmio di una società media, poi incorporata. La Corte di Cassazione chiarisce che il rappresentante azionisti della società incorporata mantiene il suo ruolo e la legittimazione processuale per le azioni sorte prima della fusione, in virtù del principio di "prorogatio", per garantire la tutela dei diritti della categoria. La sua funzione non si trasferisce all'omologo della società incorporante.
Continua »
Fattibilità del piano: il concordato è inammissibile?
Una società operante nel settore della grande distribuzione ha presentato un piano di concordato preventivo la cui riuscita dipendeva in gran parte da una somma di denaro proveniente da un accordo di ristrutturazione di altre società del gruppo, non ancora definito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile la domanda. La motivazione risiede nella carenza della relazione del professionista attestatore, giudicata troppo generica e astratta. Mancavano informazioni concrete sulla probabilità e le tempistiche di realizzo dei fondi, elementi essenziali per valutare la fattibilità del piano e permettere ai creditori di esprimere un voto consapevole. Il controllo del tribunale sulla fattibilità giuridica, quindi, include la verifica della completezza e adeguatezza informativa dell'attestazione.
Continua »
Inammissibilità ricorso: analisi di un caso pratico
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da alcuni fideiussori contro una sentenza della Corte d'Appello. Il caso riguarda un'opposizione a un decreto ingiuntivo emesso da una banca. I motivi di inammissibilità sono molteplici e includono questioni di competenza territoriale interna al tribunale, vizi di motivazione inammissibili per la regola della "doppia conforme", e la mancata specificità delle censure relative alla prova del credito e alle clausole di fideiussione.
Continua »
Decreto ingiuntivo fallimento: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di decreto ingiuntivo fallimento. Un decreto ingiuntivo, anche se non opposto dal debitore, non è opponibile alla massa dei creditori se non è stato dichiarato esecutivo ai sensi dell'art. 647 c.p.c. prima della dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, anche l'ipoteca iscritta sulla base di tale decreto è inefficace, e il credito può essere ammesso al passivo solo in via chirografaria.
Continua »
Obblighi informativi: onere della prova sull’investitore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un investitore contro una banca. La Corte ribadisce che in tema di obblighi informativi, spetta al cliente l'onere di provare non solo l'esistenza delle operazioni di investimento contestate, ma anche il danno subito. La semplice allegazione di inadempimenti formali, come la mancata consegna del contratto quadro, non è sufficiente a fondare una pretesa risarcitoria se non si dimostrano i fatti costitutivi della domanda.
Continua »
Ricorso per cassazione: inammissibilità e onere prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione di una società fallita. La decisione si fonda sulla genericità e confusione dei motivi di appello, che mescolavano vizi procedurali e sostanziali senza rispettare i requisiti di specificità. La Corte ribadisce che, per la dichiarazione di fallimento, non è necessario un accertamento definitivo del credito, ma è sufficiente una valutazione incidentale del giudice. Inoltre, l'onere della prova riguardo al mancato superamento dei limiti di fallibilità grava sul debitore.
Continua »
Insinuazione tardiva: Fisco non scusato per ritardi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro la reiezione di una sua istanza di insinuazione tardiva al passivo di un fallimento. L'ordinanza ribadisce che i lunghi termini previsti per gli accertamenti fiscali non giustificano il ritardo nella presentazione della domanda, poiché l'ente impositore, al pari di ogni altro creditore, deve attivarsi con tempestività non appena viene a conoscenza della procedura fallimentare. La Corte ha ritenuto il ritardo di diversi anni non scusabile, confermando la decisione del tribunale.
Continua »
Sanatoria ex tunc: opposizione valida con procura sana
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo ma la procura del suo avvocato risulta inizialmente difettosa. Successivamente, regolarizza la posizione. La controparte eccepisce l'invalidità dell'atto per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione conferma che la sanatoria ex tunc del difetto di rappresentanza ha effetto retroattivo, rendendo l'opposizione valida fin dall'inizio e impedendo che il decreto ingiuntivo diventi definitivo. La Corte chiarisce che la definitività del decreto richiede un apposito provvedimento del giudice e non scaturisce automaticamente dalla mancata opposizione.
Continua »
Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
Un imprenditore, dichiarato fallito in primo e secondo grado, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi di appello erano formulati in modo confuso e generico, mescolando critiche procedurali e di merito senza rispettare i rigorosi requisiti formali. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge, sottolineando l'importanza di una redazione tecnica e specifica degli atti di impugnazione.
Continua »
Domanda ultratardiva: quando il ritardo è colpevole?
Una società finanziaria ha presentato una domanda ultratardiva in una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La Corte ha sottolineato che spetta al creditore l'onere di provare che il ritardo è dovuto a una causa insuperabile e non imputabile, onere che la società non è riuscita a soddisfare.
Continua »
Giudicato esterno: quando blocca una nuova causa
Una creditrice ha tentato di presentare una domanda di ammissione tardiva al passivo fallimentare dopo che una precedente istanza identica era stata respinta con sentenza definitiva per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il nuovo ricorso inammissibile, applicando il principio del giudicato esterno. Questo principio impedisce di riproporre una causa già decisa in modo definitivo, e il giudice può rilevarlo d'ufficio, anche se la controparte è assente (contumace).
Continua »
Onere della prova: ricorso inammissibile in Cassazione
Un correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme ritenute indebitamente addebitate sul proprio conto corrente. Dopo aver perso sia in primo grado che in appello per non aver soddisfatto l'onere della prova, principalmente a causa della produzione solo parziale degli estratti conto, il cliente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'intero ricorso inammissibile, ribadendo che spetta al cliente dimostrare compiutamente la propria pretesa e che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti. La decisione sottolinea il rigore formale richiesto per i motivi di ricorso e le condizioni per richiedere l'esibizione di documenti in giudizio.
Continua »
Onere della prova: chi deve produrre il contratto?
La Corte di Cassazione ha confermato che, nelle azioni di ripetizione di indebito contro una banca, l'onere della prova grava sul cliente. Quest'ultimo deve produrre il contratto di conto corrente per dimostrare l'illegittimità delle clausole contestate (interessi ultralegali, capitalizzazione trimestrale, ecc.). In assenza del contratto, la domanda del cliente viene respinta, poiché il giudice non può verificare la fondatezza delle pretese. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che, non avendo fornito il contratto, si era vista respingere la domanda in appello.
Continua »