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Art. 311 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 311 Codice di Procedura Penale

Revoca negata: ricorso convertito in appello cautelare
Una persona sottoposta alla misura degli arresti domiciliari ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura cautelare. I giudici di secondo grado hanno dichiarato inammissibile l'istanza, sostenendo la mancata notifica alle persone offese dal reato. La difesa dell'indagata ha proposto ricorso immediato in Cassazione, dimostrando la regolarità della notifica eseguita presso il legale delle persone offese. La Suprema Corte ha chiarito che contro il rigetto o l'inammissibilità dell'istanza di revoca non è consentito il ricorso diretto di legittimità, bensì lo strumento dell'appello cautelare davanti al Tribunale competente. I Supremi Giudici hanno quindi convertito l'atto in appello cautelare e trasmesso gli atti al Tribunale territoriale per la decisione sul merito.
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Ricorso Inammissibile per Tardività: La Cassazione e i Termini Cautelari
Un indagato per concorso in furto aggravato ha visto ripristinata la misura cautelare della custodia in carcere dal Tribunale del Riesame. Il suo difensore ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la decisione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. L'impugnazione era stata depositata oltre il termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento. La Corte ha ribadito che il ricorso deve pervenire all'ufficio competente entro i termini, anche se inizialmente depositato altrove. L'indagato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Sequestro probatorio: il PM perde il ricorso per vizio formale
Un Pubblico Ministero disponeva un sequestro probatorio a carico di un indagato per un'ipotesi di reato. Il Tribunale del Riesame accoglieva la richiesta difensiva e revocava il sequestro probatorio per difetto di motivazione sulle esigenze investigative, ordinando la restituzione dei beni. Il Pubblico Ministero territoriale proponeva allora ricorso per cassazione contro tale ordinanza di revoca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la legge processuale non attribuisce al Pubblico Ministero che ha emesso il decreto originario il potere di impugnare la decisione del Riesame, spettando tale facoltà unicamente all'ufficio requirente istituito presso il tribunale collegiale. L'indagato ottiene così la definitiva restituzione delle cose sequestrate.
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Sequestro Preventivo: La Legittimazione del Pubblico Ministero in Cassazione
Un'Associazione, tramite la sua socia, otteneva fondi pubblici simulando la natura no-profit e presentando documentazione falsa per servizi di riabilitazione. Il G.i.p. disponeva un sequestro preventivo di oltre 6 milioni di euro. Il Tribunale del Riesame annullava parzialmente il sequestro. Il Pubblico Ministero ricorreva in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il Pubblico Ministero che ha chiesto il sequestro non ha la Legittimazione del Pubblico Ministero per impugnare l'ordinanza di riesame in Cassazione, a differenza di quanto previsto per le misure cautelari personali. La legittimazione spetta solo all'ufficio requirente presso l'organo che ha emesso la decisione impugnata.
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Auto Sequestrata, Poi Restituita: Inammissibilità Ricorso Penale del PM
Un Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro preventivo di un'auto, ordinandone la restituzione al proprietario, "Il Terzo Interessato", che non era indagato per appropriazione indebita. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo il pericolo di vendita del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ricorso penale. Ha stabilito che il Pubblico Ministero che aveva richiesto il sequestro iniziale non aveva la legittimazione per impugnare la decisione del Tribunale del Riesame. La legittimazione spetta solo all'ufficio requirente presso l'organo che ha emesso la decisione impugnata.
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Ricorso per saltum e carcere: la Cassazione ferma la difesa
Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per due indagati per tentata rapina aggravata da metodo mafioso. La difesa ha impugnato direttamente l'ordinanza dinanzi alla Corte di Cassazione tramite un ricorso per saltum, lamentando la mancanza di autonoma motivazione e l'inadeguatezza dei gravi indizi di colpevolezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso immediato è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la logicità della motivazione o rivalutare le prove di fatto, attività che spetta invece al Tribunale del Riesame. Gli indagati rimangono in carcere e subiscono la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione tardivo: il PM perde la misura cautelare
La Procura ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva attenuato la misura restrittiva a carico dell'indagato, sostituendo gli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora ed escludendo il delitto di estorsione aggravata in favore del meno grave reato di ragion fattasi. L'accusa sosteneva la piena sussistenza della coartazione della vittima, costretta a lavorare a condizioni sfavorevoli per sanare un debito tramite l'intervento di soggetti legati alla criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio la violazione dei termini procedurali: il ricorso per cassazione tardivo è stato depositato oltre il limite perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, rendendo definitiva l'attenuazione della misura cautelare.
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Intestazione Fittizia: Ricorso Tardivo, Sequestro Confermato
Un Individuo aveva contestato un sequestro preventivo di beni, accusato di intestazione fittizia. Il Tribunale del riesame aveva confermato il sequestro. L'Individuo ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la legittima provenienza dei beni e l'assenza di intestazione fittizia, citando anche un precedente provvedimento favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre i termini di legge. Ha quindi confermato il sequestro e condannato l'Individuo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Sequestro Preventivo: Motivazione e Legittimazione del PM in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato due ricorsi relativi a un sequestro preventivo. Un Indagato contestava il sequestro delle sue somme, sostenendo la mancanza di motivazione sul periculum in mora (il pericolo di dispersione dei beni). La Corte ha chiarito che il Tribunale del Riesame può integrare tale motivazione, specialmente per il denaro, la cui natura è fungibile. Un Pubblico Ministero aveva invece impugnato l'annullamento di un altro sequestro, ma la Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile per difetto di legittimazione. Entrambi i ricorsi sono stati respinti.
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Ricorso contro il riesame del sequestro: la Procura perde
La Procura della Repubblica disponeva il sequestro probatorio dei beni di un soggetto indagato per ricettazione. L'indagato proponeva istanza di riesame davanti al Tribunale distrettuale competente. I giudici del riesame annullavano il provvedimento per carenza di motivazione, ordinando l'immediata restituzione di quanto sequestrato. La Procura locale presentava ricorso per Cassazione contestando l'annullamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. Il Pubblico Ministero che ha originariamente disposto la misura cautelare non possiede il potere di presentare ricorso contro il riesame del sequestro. La legittimazione appartiene esclusivamente all'ufficio requirente superiore costituito presso il tribunale che ha emesso l'ordinanza collegiale.
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Associazione a delinquere o frode: carcere confermato
Due indagati hanno contestato le misure cautelari applicate a loro carico dal Tribunale del Riesame (custodia in carcere per il presunto promotore e arresti domiciliari per l'organizzatore). La difesa sosteneva l'insussistenza dei gravi indizi del reato associativo, qualificando i fatti come semplice concorso occasionale in frodi fiscali, nonché l'assenza di esigenze cautelari attuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato la presenza del reato di associazione a delinquere, desunta dall'impiego di società cartiere fittizie, movimentazioni finanziarie complesse e ruoli organizzati. La Suprema Corte ha inoltre convalidato il carcere per il promotore, stante l'assenza di capacità autocustodiale, e ha condannato entrambi alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso per tardività: la forma prevale sulla libertà
Una persona indagata, accusata di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga e di spaccio, era stata sottoposta a custodia in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva confermato questa misura cautelare. L'indagata ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la gravità degli indizi e le esigenze cautelari, inclusi problemi di salute. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per tardività. Il ricorso era stato depositato oltre i dieci giorni previsti dalla legge dalla notifica del provvedimento. La Corte ha condannato l'indagata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende, confermando la misura cautelare.
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Ricorso per cassazione cautelare tra ritardo e pericolo di fuga
Un indagato per rapina a mano armata ha contestato la custodia cautelare confermata dal Tribunale del Riesame. La difesa ha presentato il ricorso per cassazione cautelare depositandolo nella cancelleria di una sede giudiziaria diversa da quella competente, la quale ha poi inoltrato l'atto a mezzo posta oltre il termine perentorio di dieci giorni. Inoltre, i motivi sull'assenza di pericolosità sociale e sull'avvenuta costituzione spontanea in carcere sono risultati generici rispetto alla gravità del fatto e all'inserimento in contesti criminali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni, condannando l'indagato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro Preventivo: La Legittimazione del PM non è sempre valida
Un Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione di un Tribunale del Riesame. Il Tribunale aveva annullato un decreto di sequestro preventivo per equivalente, emesso nei confronti di un'indagata per reati di truffa aggravata e indebita percezione di erogazioni pubbliche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il Pubblico Ministero presso il Tribunale che ha richiesto il sequestro non ha la legittimazione per proporre ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Tale diritto spetta solo all'ufficio requirente presso l'organo giudiziario che ha emesso il provvedimento impugnato. Questo principio chiarisce i limiti della legittimazione del Pubblico Ministero in materia di misure cautelari reali.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione sanziona la tardività
Un Indagato ha presentato ricorso contro un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. Il Tribunale del Riesame aveva respinto il suo ricorso. L'Indagato ha quindi proposto un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando vizi di legge e motivazione insufficiente. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione principale dell'inammissibilità del ricorso è stata la sua tardività: l'impugnazione era stata depositata oltre il termine di 15 giorni previsto dalla legge, ribadendo l'obbligo di presentare tali atti direttamente alla cancelleria del giudice che ha emesso la decisione.
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Ricorso Penale Tardivo: Inammissibilità e Costi per il Ricorrente
Un Ricorrente ha presentato un ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato una misura cautelare reale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il ricorso era stato depositato oltre i 15 giorni previsti dalla legge dalla notifica dell'ordinanza. La Corte ha ribadito che la data che conta per la tempestività è quella in cui l'atto arriva all'ufficio giudiziario competente, non quella di spedizione. Il Ricorrente ha perso la causa e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Appalti Illeciti: Misure Cautelari Annullate per Difetto di Contestazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro le **misure cautelari personali** disposte per la sua presunta partecipazione a un'associazione criminale. Questa associazione mirava a ottenere illeciti appalti di pulizia in strutture sanitarie, tramite corruzione e agevolazione mafiosa. L'Indagato era considerato un fedelissimo di un altro membro. La difesa ha contestato l'interpretazione delle intercettazioni e l'aggravante mafiosa. La Corte ha annullato le misure cautelari solo per una specifica accusa (capo 5), perché la contestazione del fatto era insufficiente. Ha invece rigettato il ricorso per le altre accuse, confermando la validità degli indizi e la logicità della motivazione del Tribunale. Il caso tornerà al Tribunale per riesaminare le esigenze cautelari relative all'accusa principale.
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Ricorso inammissibile: la tardività costa cara in Cassazione Penale
Un ricorso penale è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Il caso riguardava un individuo che aveva impugnato un decreto di sequestro, ma il suo avvocato ha presentato il ricorso oltre il termine di quindici giorni dalla notifica del provvedimento. L'ordinanza del Tribunale di Monza era stata notificata il 6 settembre 2021, mentre il ricorso è stato depositato il 28 settembre 2021, superando la scadenza del 21 settembre. La Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso penale e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per saltum errato: la Cassazione salva la difesa
Due indagati hanno proposto un ricorso per saltum direttamente alla Corte di Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione e lesioni. La difesa ha denunciato l'illegittimità delle intercettazioni, l'errata applicazione dell'aggravante mafiosa e il difetto di motivazione sulle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso diretto è ammesso solo per violazioni di legge e non per contestare vizi di motivazione. Tuttavia, in forza del principio di conservazione degli atti di impugnazione, i giudici non hanno respinto l'atto, ma lo hanno riqualificato d'ufficio come istanza di riesame, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale competente per la valutazione del merito.
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Aggravamento misura cautelare: no alla Cassazione diretta
L'Imputato ha proposto ricorso diretto in Cassazione contro l'ordinanza della Corte d'Appello che disposta l'aggravamento misura cautelare, sostituendo l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con la custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva la cessazione della misura cautelare a seguito del giudicato di condanna. La Suprema Corte ha chiarito che l'ordinanza di aggravamento non è direttamente ricorribile per Cassazione. La legge prevede l'uso esclusivo dell'appello cautelare davanti al Tribunale del Riesame. Per questa ragione, i giudici hanno disposto la conversione del ricorso errato in appello, ordinando la trasmissione degli atti al Tribunale di Milano per la corretta gestione del procedimento.
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