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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Misure cautelari e traffico di droga: Cassazione conferma arresti e sequestri
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due persone, 'L'Uomo' e 'La Donna', contro le misure cautelari (custodia in carcere, arresti domiciliari) e il sequestro preventivo di beni (attività commerciali e denaro) disposti per associazione finalizzata al traffico di droga e riciclaggio. I ricorrenti lamentavano carenze motivazionali e l'assenza di attuali esigenze cautelari. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi. Ha confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e la legittimità del sequestro. La Corte ha ribadito che il 'fumus commissi delicti' è sufficiente per il sequestro e che il tempo trascorso non basta da solo a superare la presunzione di attualità delle esigenze cautelari nei reati associativi legati al traffico di droga.
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Spaccio di Droga: Individuazione Fotografica Valida per la Cautela
Un indagato, accusato di spaccio di droga, ha contestato la misura della custodia cautelare in carcere. La sua difesa ha sostenuto che l'individuazione fotografica, usata come prova, non fosse sufficiente senza ulteriori riscontri e una descrizione fisica coerente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'individuazione fotografica, se effettuata dalla polizia giudiziaria e priva di inattendibilità, costituisce un elemento valido per i gravi indizi di colpevolezza, anche senza le formalità della ricognizione di persona. La Corte ha quindi confermato la legittimità della misura cautelare, sottolineando l'importanza di tale prova per contrastare lo spaccio di droga.
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Inutilizzabilità intercettazioni: la Cassazione conferma i gravi indizi
Un individuo, sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, ha contestato l'inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali e la valutazione delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La difesa ha sostenuto la mancanza di decreti autorizzativi per le intercettazioni o la loro impropria riattivazione, e l'inaffidabilità delle testimonianze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il Tribunale aveva correttamente valutato le prove, ritenendo sufficienti gli indizi di colpevolezza derivanti dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni del pentito, escludendo l'inutilizzabilità delle intercettazioni.
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Custodia Cautelare in Carcere: Ricorso Inammissibile per Traffico Droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Indagato contro la conferma della sua **custodia cautelare in carcere**. L'Indagato era accusato di traffico di cocaina e partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata allo spaccio, con aggravante transnazionale. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, il ruolo dell'Indagato e la competenza territoriale. La Suprema Corte ha ritenuto le argomentazioni difensive inammissibili, poiché miravano a una diversa valutazione di fatti già esaminati, senza evidenziare vizi logici o violazioni di legge. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro del telefono cellulare: quando resta valido il blocco
Durante un'indagine per narcotraffico, il Pubblico Ministero ha disposto il sequestro del telefono cellulare dell'Indagato per analizzare i dati informatici e ricostruire la rete dello spaccio. L'Indagato ha ricorso in Cassazione lamentando la mancata trasmissione dei tabulati telefonici al riesame e la violazione della normativa europea, sostenendo l'illegittimità del provvedimento emesso dal magistrato inquirente senza la previa autorizzazione di un giudice terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno stabilito che l'assenza temporanea di alcuni atti non annulla il vincolo se le prove restanti bastano a motivarlo. Inoltre, il successivo controllo del Tribunale del Riesame sana l'assenza dell'autorizzazione preventiva del giudice, garantendo la tutela dei diritti e la proporzionalità dell'analisi forense sui dati memorizzati nel dispositivo.
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Termini riesame e deposito telematico: resta la custodia
Due indagati in carcere per spaccio di sostanze stupefacenti hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare. La difesa ha sostenuto che il Tribunale del riesame avesse deciso in ritardo, superando il termine di dieci giorni, a causa dell'invio telematico degli atti avvenuto dopo la chiusura degli uffici. I ricorrenti hanno inoltre eccepito l'incompetenza del giudice per territorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito le regole applicabili ai Termini riesame e deposito telematico: durante il periodo transitorio della Riforma Cartabia, un invio telematico oltre l'orario di apertura al pubblico si considera effettuato il giorno lavorativo successivo. Pertanto la decisione era tempestiva. Riguardo alla competenza territoriale, la vendita di droga avveniva in luoghi diversi senza certezza sul luogo esatto del reato, rendendo corretto l'uso dei criteri suppletivi. Gli indagati restano in carcere e pagheranno 3.000 euro ciascuno.
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Esigenze cautelari: il tempo trascorso non cancella il pericolo
L'Indagato era accusato di far parte di un'associazione dedicata al narcotraffico e di aver importato 65 chili di eroina. Il Tribunale del Riesame aveva annullato la misura della custodia cautelare in carcere. Il giudice di merito riteneva che il tempo trascorso dai fatti avesse azzerato le esigenze cautelari di recidiva e di fuga. La Procura ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la gravità dei fatti e la frequenza dei viaggi all'estero dell'indagato. La Corte Suprema ha accolto il ricorso dell'accusa. I giudici hanno chiarito che il solo passaggio del tempo non elide le esigenze cautelari quando l'ingente quantitativo di droga e i continui spostamenti internazionali dimostrano una pericolosità ancora attuale. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza e disposto un nuovo giudizio.
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Custodia cautelare in carcere: il no ai domiciliari per la droga
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che concedeva gli arresti domiciliari a un indagato accusato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Per reati di tale gravità, la legge stabilisce una presunzione relativa che impone la Custodia cautelare in carcere. I giudici di merito avevano concesso una misura più lieve valorizzando la matrice familiare dell'organizzazione e la breve osservanza delle prescrizioni. La Suprema Corte ha giudicato la decisione illogica e contraddittoria rispetto alla spiccata professionalità del reo, all'ingente quantitativo di droga gestito e al suo ruolo centrale nella cassa sociale e nel recupero crediti. Il caso torna ora al Tribunale per un nuovo esame.
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Custodia cautelare in carcere: quando i domiciliari non bastano
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura contro la concessione degli arresti domiciliari a un Indagato accusato di far parte di un'associazione transnazionale per il traffico di stupefacenti. La Procura sosteneva che non vi fossero elementi idonei a superare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, data la gravità dei fatti e il ruolo centrale dell'Indagato nella gestione della cassa e dei pagamenti del gruppo. Il Tribunale del Riesame aveva concesso i domiciliari valorizzando incensuratezza, legami familiari e il rispetto delle prescrizioni. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio, riscontrando una profonda contraddizione logica nei giudizi del Tribunale, che aveva prima accertato la spiccata capacità a delinquere e poi sminuito la gravità del ruolo svolto. Il caso torna ora al giudice di merito per una nuova valutazione sulla misura applicabile.
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Custodia cautelare in carcere: annullati i domiciliari
L'Indagato è accusato di far parte di un'associazione transnazionale finalizzata al traffico di stupefacenti. Il Tribunale del Riesame ha concesso gli arresti domiciliari, valorizzando la sua incensuratezza e il breve periodo trascorso senza commettere violazioni. Il Procuratore della Repubblica ha ricorso in Cassazione sostenendo l'inadeguatezza della misura attenuata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e annullato l'ordinanza. La legge prevede una presunzione di custodia cautelare in carcere per i reati associativi di droga. I giudici hanno chiarito che il rispetto temporaneo delle prescrizioni e l'assenza di precedenti penali non bastano a superare la pericolosità sociale di chi opera in una rete criminale complessa. Il caso dovrà essere riesaminato per valutare la necessità della carcerazione.
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Misure cautelari personali e narcotraffico: la decisione
L'Indagato, sottoposto ad arresti domiciliari per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti tra Italia e Spagna, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. La difesa ha contestato la qualifica di promotore del sodalizio, la mancata valutazione autonoma degli indizi e l'adeguatezza delle misure cautelari personali applicate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è interesse a contestare il ruolo apicale se la riqualificazione non modifica la misura cautelare. Nei reati di narcotraffico opera una presunzione relativa sulla sussistenza delle esigenze cautelari che la difesa non ha superato con elementi idonei. L'Indagato rimane agli arresti domiciliari.
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Proroga delle intercettazioni: stop a inutilizzabilità a catena
Un indagato per traffico di stupefacenti ottiene dal Tribunale del Riesame l'annullamento della custodia in carcere per un presunto vizio formale: i giudici ritengono privo di adeguata motivazione un decreto di proroga delle intercettazioni ambientali in automobile, travolgendo di conseguenza tutte le captazioni successive. Il Pubblico Ministero propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso della pubblica accusa. I giudici di legittimità stabiliscono che la proroga delle intercettazioni può legittimamente motivarsi attraverso il richiamo agli atti del Pubblico Ministero. La Cassazione chiarisce inoltre che il vizio di inutilizzabilità di una singola captazione non si trasmette a cascata ai decreti successivi autonomamente adottati, annullando l'ordinanza del Riesame con rinvio per una nuova valutazione.
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Riesame per indagato latitante: latitanza e termini non scaduti
Un indagato dichiarato latitante riceveva una misura di custodia cautelare in carcere. La cancelleria notificava al difensore d'ufficio unicamente l'avviso di deposito dell'atto. Anni dopo, l'indagato nominava un legale di fiducia e presentava istanza di riesame per revocare la misura. Il Tribunale dichiarava l'istanza inammissibile per tardività, ritenendo decorsi i termini dalla prima notifica dell'avviso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza. I giudici hanno stabilito che il termine di riesame per indagato latitante decorre solo dalla consegna materiale della copia dell'ordinanza al difensore o dalla cattura effettiva. La semplice notifica dell'avviso di deposito non fa scattare la decadenza dell'impugnazione.
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Traffico di stupefacenti: l’acquirente abituale fa parte del clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato accusato di associazione criminale e traffico di stupefacenti. L'indagato acquistava sistematicamente ingenti partite di cocaina insieme al fratello, garantendo liquidità continua al gruppo criminale fornitore. La difesa sosteneva che i rapporti d'affari fossero sporadici, privi di accordo associativo stabile e riferibili soltanto al congiunto. I giudici hanno invece ribadito che il cliente fidelizzato, il quale assicura acquisti regolari e finanziamenti costanti, partecipa a pieno titolo al sodalizio criminoso. Le chat criptate hanno documentato transazioni per oltre un milione di euro e una gestione condivisa del denaro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al versamento a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto in abitazione: casa vuota ma ricorso respinto
Le forze dell'ordine hanno bloccato due persone mentre tentavano la fuga dopo aver forzato il cancello di una casa. L'uomo fermato nascondeva un orologio e un posacenere d'argento appena sottratti, oltre a vari attrezzi da scasso. La difesa ha sostenuto che l'intenzione fosse solo occupare un immobile creduto abbandonato, escludendo il dolo. I giudici hanno respinto questa ricostruzione e applicato l'obbligo di dimora congiuntamente all'obbligo di firma. La Corte di Cassazione ha confermato i provvedimenti, chiarendo che il reato di furto in abitazione sussiste anche negli immobili temporaneamente privi di residenti, purché custodiscano beni privati.
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Riesame cautelare: vietato il bis per il difensore
Un indagato alloglotta e latitante subisce una misura di custodia cautelare in carcere. Il difensore presenta una prima richiesta di riesame cautelare, che i giudici rigettano nel merito. Successivamente, l'autorità giudiziaria notifica al legale l'ordinanza tradotta nella lingua madre dell'assistito insieme al decreto di latitanza. Il difensore deposita quindi una seconda richiesta di riesame cautelare, ritenendo riaperti i termini per la difesa tecnica. Il Tribunale dichiara inammissibile la richiesta e la Corte di Cassazione conferma la decisione. Il principio della pluralità delle impugnazioni tutela esclusivamente il diritto personale dell'indagato di proporre ricorso dopo il proprio legale, ma impedisce allo stesso difensore di reiterare l'impugnazione già esaminata e decisa.
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Lieve entità e custodia cautelare in carcere: la Cassazione
Un indagato ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per detenzione di cocaina e crack, sebbene il fatto fosse stato riqualificato come reato di lieve entità. La difesa ha sostenuto che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico fossero sufficienti a contenere il pericolo di recidiva, richiamando anche lo stato di tossicodipendenza del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ritenuto congrua la motivazione dei giudici di merito. L'abitazione dell'indagato fungeva da laboratorio per confezionare la droga. Inoltre, i precedenti penali, le continue violazioni di precedenti obblighi di firma e l'interruzione volontaria del percorso riabilitativo giustificano la misura carceraria.
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Custodia cautelare in carcere: annullata per omessa prova lavoro
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di traffico di stupefacenti. La difesa aveva depositato la documentazione attestante un lavoro stabile a tempo indeterminato e la disponibilità di un alloggio per i domiciliari. I giudici del riesame hanno omesso di esaminare tali prove, trascurando il lungo tempo trascorso dai fatti e l'eventuale idoneità degli arresti domiciliari con controllo elettronico. La Suprema Corte ha imposto una nuova valutazione sulla concreta attualità delle esigenze cautelari.
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Connivenza non punibile o concorso: carcere confermato
I Carabinieri hanno arrestato tre individui dopo un inseguimento in auto e la perquisizione di un alloggio. I militari hanno rinvenuto ingenti quantità di cocaina, hashish e denaro contante sia a bordo del veicolo sia dentro l'immobile. Il Tribunale del Riesame ha confermato per tutti la custodia cautelare in carcere. I difensori hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'ipotesi di connivenza non punibile per via dell'ospitalità temporanea degli imputati e del fatto che la droga fosse celata. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno valorizzato la fuga violenta del conducente, la presenza di droga in vista sui ripiani della casa e il possesso di bilancini di precisione, escludendo ogni presenza inconsapevole. Gli indagati restano in carcere e devono versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: annullati i domiciliari
Il Pubblico Ministero ha impugnato l'ordinanza che concedeva gli arresti domiciliari a un indiziato di traffico internazionale di stupefacenti. L'Indagato gestiva piantagioni in Spagna, trasportava contanti e custodiva la droga per conto di un'organizzazione criminale. Il Tribunale del riesame aveva concesso la misura afflittiva minore sostenendo la natura familiare del gruppo e il rispetto delle prescrizioni per soli due mesi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'accusa. Per il reato di associazione finalizzata al narcotraffico vige la presunzione relativa che impone la custodia cautelare in carcere. I giudici di merito non hanno motivato adeguatamente il superamento di tale presunzione, essendosi affidati a elementi generici. Il provvedimento è stato quindi annullato con rinvio per una nuova valutazione.
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