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Art. 288 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 288 Codice di Procedura Civile

Correzione errore materiale: quando la Cassazione sbaglia città
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di una propria precedente ordinanza. Nel provvedimento originario, la Suprema Corte aveva rinviato la causa alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma anziché a quella di Genova, territorialmente competente. Accorgendosi dell'errore, lo stesso giudice di Roma ha restituito il fascicolo alla Cassazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la correzione errore materiale può essere attivata anche d'ufficio, senza un ricorso formale delle parti, qualora vi sia una palese discrepanza tra la reale volontà del giudice (espressa nella motivazione) e la sua traduzione grafica nel dispositivo. La Corte ha quindi corretto il testo, disponendo il rinvio corretto a Genova e confermando che in questa procedura non si applica alcuna condanna alle spese.
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Correzione errore materiale: quando la sentenza è di un altro
Una società in liquidazione ha richiesto la correzione errore materiale di un'ordinanza della Cassazione. Il provvedimento, pur riportando l'intestazione corretta, conteneva una motivazione interamente riferita a una causa diversa tra parti estranee. La Suprema Corte ha stabilito che non si tratta di un semplice errore materiale risolvibile con procedura semplificata, ma di un provvedimento inesistente nella sostanza. Di conseguenza, la Corte ha disposto il rinvio della causa a una nuova udienza davanti allo stesso collegio di giudici per decidere correttamente il ricorso originario.
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Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la propria svista
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino per la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. Il giudice, pur avendo liquidato le spese di lite a favore del cittadino, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese a favore del suo avvocato, dichiaratosi antistatario. La Suprema Corte ha chiarito che l'omessa pronuncia sulla distrazione non richiede un'impugnazione ordinaria, ma pu essere risolta rapidamente tramite la procedura di correzione degli errori materiali. Di conseguenza, la Corte ha disposto la correzione del dispositivo originario, inserendo l'ordine di pagamento diretto al difensore.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione corregge se stessa
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza di correzione di errore materiale presentata da una lavoratrice contro il Ministero dell'Istruzione. In una precedente ordinanza, la Suprema Corte aveva accolto il ricorso della donna, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa al Tribunale di Reggio Calabria. Tuttavia, il giudice che aveva emesso la sentenza originaria era il Tribunale di Vibo Valentia. Rilevato l'evidente lapsus di trascrizione sia nella motivazione che nel dispositivo, la Cassazione ha disposto la correzione del provvedimento, sostituendo l'indicazione del giudice del rinvio errato con quello corretto. La ricorrente ottiene così la corretta individuazione del tribunale dinanzi al quale proseguire il giudizio.
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Termine di impugnazione: l’errore materiale non salva il ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un occupante condannato a rilasciare un immobile occupato senza titolo. L'occupante sosteneva che il termine di impugnazione per presentare l'appello dovesse decorrere dalla notifica del provvedimento di correzione di un errore materiale (il numero civico errato) e non dalla prima notifica della sentenza. I giudici hanno chiarito che la correzione di un mero errore di redazione, che non altera la sostanza della decisione né crea dubbi sul suo contenuto, non riapre né prolunga il termine di impugnazione. Di conseguenza, l'appello tardivo è stato confermato come inammissibile e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Correzione di errore materiale: niente spese per chi è esente
Il Lavoratore ha impugnato una decisione che lo condannava al pagamento delle spese di lite, nonostante avesse depositato la dichiarazione di esenzione per motivi di reddito. La Corte di Cassazione ha riqualificato la richiesta come istanza di correzione di errore materiale. I giudici hanno stabilito che la mancata considerazione dell'esenzione costituisce una semplice disattenzione del collegio. Di conseguenza, la Corte ha accolto il ricorso, modificando la precedente ordinanza e dichiarando Il Lavoratore non tenuto al pagamento delle spese di giudizio.
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Correzione errore materiale: la notifica omessa blocca il ricorso
Una società di capitali ha presentato ricorso per la correzione errore materiale di una sentenza della Corte di Cassazione. La società riteneva che i giudici avessero calcolato erroneamente i termini di impugnazione di un diniego di definizione agevolata emesso dall'Amministrazione Finanziaria, ignorando le sospensioni straordinarie legate all'emergenza sanitaria. Successivamente, la stessa società ha dichiarato di non avere più interesse alla procedura. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la notifica del ricorso alle altre parti è un requisito indispensabile e insostituibile per l'esame dell'istanza. La totale omissione della notifica non può essere sanata con una nuova richiesta di spedizione, determinando la perdita definitiva della possibilità di correggere la decisione.
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Distrazione delle spese: la Cassazione rimedia alla svista
Una società in liquidazione, difesa dal proprio legale, ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. La Corte aveva condannato l'ente di riscossione a pagare le spese di giudizio, ma aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore del difensore, che si era dichiarato anticipatario. La Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che in caso di omessa pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore, il rimedio corretto è il procedimento di correzione degli errori materiali e non i normali mezzi di impugnazione. Di conseguenza, il dispositivo è stato corretto aggiungendo l'ordine di pagamento diretto al professionista.
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Correzione errore materiale: quando la Cassazione si corregge
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta dell'Amministrazione Finanziaria per la correzione errore materiale di una precedente ordinanza. Nel provvedimento originario, la Corte aveva ritenuto tempestivo l'appello dell'ufficio grazie alla prova della spedizione postale, accogliendo il ricorso incidentale e assorbendo quello principale della società contribuente. Tuttavia, nel dispositivo finale era stato erroneamente scritto il contrario. I giudici hanno quindi disposto la correzione della formula errata, ripristinando la reale decisione espressa nella motivazione.
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Correzione errore materiale: la Cassazione dimentica le spese
Un Ente Pubblico ha ottenuto il rigetto del ricorso presentato da due Cittadini. Nella motivazione della decisione, la Corte di Cassazione aveva stabilito che le spese legali spettassero all'Ente Pubblico. Tuttavia, nel dispositivo finale, i giudici hanno omesso di quantificare tale somma. L'Ente Pubblico ha quindi richiesto la correzione errore materiale per rimediare a questa dimenticanza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, riconoscendo l'evidente contrasto tra la motivazione e il dispositivo. Di conseguenza, ha integrato la decisione precedente quantificando le spese processuali in 5.800 euro, oltre accessori di legge, ponendole definitivamente a carico dei Cittadini soccombenti.
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Correzione errore materiale: recuperate le spese dell’avvocato
Una società ha richiesto la correzione errore materiale di un'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva omesso di disporre la distrazione delle spese processuali in favore del proprio avvocato, nonostante la liquidazione fosse avvenuta. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, confermando che l'omessa indicazione della distrazione costituisce un errore materiale emendabile con la procedura semplificata. Di conseguenza, la Corte ha disposto l'integrazione del dispositivo originario, aggiungendo la dicitura di distrazione delle spese a favore del difensore della società. Non sono state liquidate ulteriori spese per questo procedimento, data la sua natura puramente amministrativa.
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Correzione errore materiale: quando la Cassazione sbaglia città
Il Ministero dell'Interno ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione, aveva annullato la decisione del Giudice di Pace di Verona. Tuttavia, nel disporre il rinvio della causa, la Corte aveva erroneamente indicato il Giudice di Pace di Roma anziché quello di Verona come ufficio competente per il nuovo giudizio. La Cassazione ha accolto l'istanza del Ministero, rilevando che l'intenzione originaria era quella di rinviare la causa allo stesso ufficio giudiziario di Verona, sebbene davanti a un magistrato diverso. Di conseguenza, la Corte ha disposto la correzione della sentenza sostituendo l'indicazione del giudice di Roma con quello di Verona.
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Distrazione delle spese: la Cassazione rimedia alla sua stessa svista
Un avvocato ha chiesto alla Corte di Cassazione di correggere una precedente ordinanza. Il giudice, pur avendo condannato la società sconfitta al pagamento delle spese di giudizio, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore dello stesso difensore, che si era dichiarato antistatario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in caso di mancata pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese, il difensore deve utilizzare la procedura di correzione dell'errore materiale e non i normali mezzi di impugnazione. Di conseguenza, la Corte ha integrato la precedente decisione, disponendo il pagamento diretto delle spese legali a favore del professionista.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rimedia al file scambiato
Una società in liquidazione ha richiesto la correzione errore materiale di un'ordinanza della Corte di Cassazione. Per un errore informatico di impaginazione, all'intestazione corretta era stato allegato il testo di un'altra causa del tutto estranea. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, stabilendo che lo scambio telematico di file costituisce un errore materiale rettificabile e non un vizio della decisione. Di conseguenza, i giudici hanno sostituito il testo errato con quello corretto, il quale dichiara inammissibile il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, confermando lo stato di insolvenza e condannando la stessa al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rimedia alla svista
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per la correzione errore materiale presentato da un cittadino. Nel precedente giudizio, la controparte aveva perso il ricorso e la motivazione della sentenza prevedeva la sua condanna al pagamento delle spese legali. Tuttavia, nel dispositivo finale, i giudici avevano dimenticato di quantificare concretamente tale somma. Il cittadino ha quindi richiesto la correzione di questa svista. La Suprema Corte ha riconosciuto l'errore evidente e ha integrato il testo del dispositivo, quantificando le spese legali in 4.100 euro, oltre a rimborsi e accessori di legge. Il cittadino ottiene così il diritto di riscuotere formalmente le somme dovute.
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Correzione errore materiale: vince la causa ma deve pagare?
Il Ricorrente ha chiesto la correzione errore materiale di un'ordinanza della Corte di Cassazione. Nella motivazione del provvedimento, il giudice aveva stabilito che il Ricorrente era la parte vincitrice e l'Ente Previdenziale quella perdente, disponendo la condanna di quest'ultimo al pagamento delle spese. Tuttavia, nel dispositivo finale, per una svista grafica, il giudice ha erroneamente condannato il Ricorrente a pagare le spese di giudizio all'Ente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, confermando che l'errore materiale consiste in una pura discrepanza grafica tra la volontà del giudice e la sua materiale trascrizione. Di conseguenza, ha disposto la correzione del dispositivo, ponendo correttamente le spese a carico dell'Ente Previdenziale soccombente.
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Correzione errore materiale: paga il cittadino, non l’ente
L'ente assicuratore ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Nel provvedimento originario, la Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un lavoratore, ma nel dispositivo finale aveva erroneamente condannato l'ente previdenziale (estraneo al giudizio) al pagamento delle spese processuali, anziché il lavoratore stesso. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'inesatta indicazione costituisce una mera svista rilevabile a prima vista dal contesto della decisione. Di conseguenza, la Corte ha disposto la correzione del testo sostituendo il nome dell'ente previdenziale con quello del lavoratore soccombente, senza applicare ulteriori spese per la natura amministrativa del procedimento.
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Correzione errore materiale: quando il giudice sbaglia i nomi
La Corte di Cassazione ha disposto d'ufficio la correzione errore materiale contenuta nell'intestazione di una propria precedente sentenza. Nel provvedimento originario, i nomi di alcuni magistrati erano stati indicati in modo errato: in particolare, un giudice era stato scambiato per un altro e il relatore della causa era stato indicato erroneamente. Rilevato il palese scambio di persona e di ruoli, la Suprema Corte, applicando l'articolo 391-bis del codice di procedura civile, ha ordinato la rettifica formale dei nomi dei magistrati e del relatore effettivo nell'intestazione della decisione, disponendo che la Cancelleria annoti le correzioni a margine della sentenza originale.
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Correzione errore materiale: il nome sbagliato non cancella il rimborso
Il Primo Consorzio ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente sentenza della Cassazione. In quella decisione, il giudice aveva condannato l'Ente Pubblico al pagamento delle spese legali, ma nel testo finale aveva erroneamente ripetuto il nome del Secondo Consorzio come beneficiario, omettendo del tutto il Primo Consorzio, anch'esso vincitore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, riconoscendo la svista materiale. Ha quindi disposto la correzione del testo, inserendo correttamente il nome del Primo Consorzio tra i beneficiari del rimborso delle spese. Il Primo Consorzio ottiene così il diritto a ricevere le somme che gli spettavano.
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Correzione errore materiale: restituzione chiavi e somme dovuta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei possessori contro il provvedimento che disponeva la restituzione delle chiavi e delle somme pignorate alla proprietaria. La Corte d'appello aveva riformato la sentenza di primo grado ma aveva dimenticato di ordinare tali restituzioni. La proprietaria ha quindi ottenuto la correzione errore materiale della sentenza. I ricorrenti contestavano la decisione invocando il diritto di ritenzione per miglioramenti, ma la Cassazione ha chiarito che l'omissione dell'ordine di restituzione, conseguente alla riforma di una sentenza, costituisce una semplice disattenzione correggibile con la procedura semplificata. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e devono restituire i beni e pagare le spese legali.
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