LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2728 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Pagina 7 di 10

Altri anni per Art. 2728 Codice Civile

Presunzione distribuzione utili: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione conferma la validità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di società a ristretta base partecipativa. Con l'ordinanza in esame, è stato respinto il ricorso di una contribuente che contestava un avviso di accertamento IRPEF. I giudici hanno ribadito che, una volta divenuto definitivo l'accertamento a carico della società, il socio non può più contestarne il merito, ma solo l'operatività della presunzione nei suoi confronti, fornendo una prova contraria che non è stata ritenuta sufficiente nel caso di specie. La perdita della qualità di socio in un momento successivo all'anno d'imposta è stata giudicata irrilevante.
Continua »
Presunzione distribuzione utili: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una s.r.l. a ristretta base, confermando l'avviso di accertamento per maggiori redditi Irpef. Il caso si fonda sulla presunzione distribuzione utili extracontabili accertati in capo alla società. La Corte ha ribadito che, una volta definitivo l'accertamento sulla società, l'onere di fornire la prova contraria alla percezione degli utili ricade interamente sul socio, che in questo caso non è riuscito a superare la presunzione.
Continua »
Redditometro: la Cassazione sulla prova contraria
Una contribuente contesta un avviso di accertamento basato sul redditometro per il possesso di un'auto e di una casa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il redditometro istituisce una presunzione legale. Di conseguenza, spetta al contribuente l'onere di dimostrare, con prove documentali, che le spese sono state sostenute con redditi non imponibili o esenti, invertendo così il normale onere probatorio.
Continua »
Accertamento sintetico: quando è valido senza preavviso
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento basato sul metodo sintetico. La Commissione Tributaria Regionale lo ha annullato per un presunto vizio di motivazione, applicando una norma abrogata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che per l'accertamento sintetico, basato sull'art. 38 del D.P.R. 600/1973, non è obbligatorio un contraddittorio preventivo con il contribuente. La validità dell'atto si fonda sulla sussistenza dei presupposti di legge e il contribuente può fornire la prova contraria in sede di giudizio.
Continua »
Onere della prova costi black list: Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6356/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società in liquidazione. Il caso verteva su un accertamento fiscale per costi da paesi a fiscalità privilegiata (black list) e presunte operazioni inesistenti. La Corte ha stabilito che l'onere della prova costi black list era stato assolto dalla società attraverso un'ampia documentazione. Ha inoltre chiarito che una sentenza relativa a un anno d'imposta successivo non può avere efficacia di giudicato su un anno precedente e che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito, non essendo sindacabile in sede di legittimità.
Continua »
Redditometro: come fornire la prova contraria
Una contribuente ha subito un accertamento fiscale sintetico basato sul Redditometro, a causa di spese per veicoli e immobili ritenute sproporzionate rispetto al reddito dichiarato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6188/2024, ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova. Per contrastare la presunzione del Fisco, è sufficiente che il contribuente dimostri di aver avuto la disponibilità di ulteriori somme (derivanti, ad esempio, dalla vendita di beni) durante il periodo d'imposta, non essendo necessario provare l'impiego specifico di tali fondi per coprire le spese contestate. La Corte ha cassato la sentenza precedente e rinviato il caso per un nuovo esame.
Continua »
Onere della prova: Cassazione su costi black list
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società, confermando la deducibilità di costi per operazioni commerciali con l'estero. L'Agenzia contestava sia la provenienza della merce da un paese a fiscalità privilegiata sia la partecipazione a una frode. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso inammissibili, sottolineando che l'onere della prova della frode spetta all'Amministrazione e che non è possibile chiedere alla Cassazione un riesame dei fatti. Inoltre, ha chiarito che una sentenza relativa a un anno d'imposta non ha valore di giudicato per gli anni precedenti.
Continua »
Buona Fede IVA: non basta il pagamento tracciabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28506/2025, ha stabilito che per dimostrare la buona fede IVA e legittimare la detrazione in caso di operazioni con 'missing traders', non è sufficiente provare la regolarità dei pagamenti o la congruità dei prezzi. È necessario che l'imprenditore dimostri di aver adottato la massima diligenza nel verificare l'affidabilità del fornitore, specialmente in presenza di indizi di frode come la totale assenza di una struttura aziendale da parte di quest'ultimo.
Continua »
Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. Il giudice di secondo grado aveva accolto l'appello di un contribuente contro un accertamento basato sul 'redditometro', aderendo acriticamente alle conclusioni di una perizia tecnica (CTU) senza però confutare le specifiche obiezioni sollevate dall'Agenzia Fiscale. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice non può limitarsi a un generico rinvio alla perizia, ma deve esplicitare un percorso logico-giuridico comprensibile, specialmente di fronte a contestazioni di parte. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Prelevamenti non giustificati: come si calcolano i costi
Un consulente tributario subiva un accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente considerato i prelevamenti come costi da detrarre dai versamenti (ricavi). La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ha cassato la sentenza. Sulla base di una recente pronuncia della Corte Costituzionale, ha stabilito che anche i prelevamenti non giustificati sono presunti ricavi, ma ha affermato il diritto del contribuente a dedurre una quota percentuale di costi, anche in via presuntiva, per garantire una tassazione sul reddito netto e non lordo.
Continua »
Definizione agevolata ricorso: quando si estingue
Una contribuente aveva impugnato in Cassazione un accertamento basato sul redditometro. Successivamente, ha aderito a una definizione agevolata dei carichi pendenti, rinunciando al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, specificando che l'adesione alla sanatoria fiscale costituisce una rinuncia inequivocabile. Di conseguenza, ha compensato le spese legali e ha escluso l'obbligo per la contribuente di versare il doppio del contributo unificato.
Continua »
Onere della prova redditometro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva dato ragione a un contribuente con reddito zero ma spese elevate. La Corte ha chiarito che nell'accertamento con redditometro, una volta che il Fisco dimostra l'esistenza di beni-indice (es. auto), scatta l'onere della prova a carico del contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare con prove documentali che le spese sono state sostenute con redditi esenti o già tassati. La sentenza impugnata è stata cassata perché il giudice non ha valutato la prova contraria del contribuente, concentrandosi erroneamente su un vizio di motivazione dell'atto.
Continua »
Rinuncia al ricorso: inammissibile per carenza di interesse
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fiscale fino in Cassazione, aderisce a una definizione agevolata. La Corte Suprema dichiara la rinuncia al ricorso e la conseguente inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria manifesta la volontà di non proseguire il contenzioso, anche se la rinuncia formale non è stata perfezionata.
Continua »
Accertamento studi di settore: la grave incongruenza
Un contribuente contesta un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che l'accertamento studi di settore è legittimo in presenza di una 'grave incongruenza' tra il reddito dichiarato e quello stimato. La Corte ribadisce che tale requisito è essenziale e che l'onere di provare la correttezza dei propri dati ricade sul contribuente, che deve fornire giustificazioni concrete durante il contraddittorio con l'amministrazione finanziaria.
Continua »
Redditometro cavalli: prova contraria del contribuente
Una contribuente è stata soggetta a un accertamento fiscale tramite redditometro per il possesso di alcuni cavalli, considerati indicatori di una capacità di spesa superiore al reddito dichiarato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, confermando che il redditometro istituisce una presunzione legale relativa. Di conseguenza, l'onere della prova spetta al contribuente, che deve dimostrare con prove documentali non solo di disporre di altre fonti di reddito (come aiuti familiari), ma anche che tali fondi siano stati specificamente utilizzati per sostenere le spese contestate. La Corte ha ritenuto insufficienti le prove fornite dalla ricorrente, confermando la legittimità dell'accertamento, seppur ridotto nell'importo dal giudice di merito.
Continua »
Redditometro e onere della prova: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro due coniugi, annullando una sentenza di secondo grado che aveva invalidato un accertamento basato sul redditometro. L'ordinanza chiarisce che il redditometro genera una presunzione legale: non spetta all'Agenzia fornire ulteriori prove, ma è il contribuente a dover dimostrare che il maggior reddito presunto non esiste. La Corte ha inoltre censurato i giudici d'appello per motivazione apparente e per aver applicato erroneamente le norme sul redditometro introdotte nel 2010 a periodi d'imposta precedenti (2006-2007).
Continua »
Accertamento sintetico: prova e contraddittorio
Un contribuente contesta un accertamento sintetico basato su spese (immobili, auto) sproporzionate rispetto al reddito. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che per gli anni ante 2009 non era obbligatorio il contraddittorio preventivo. L'onere di provare la provenienza non imponibile dei fondi spetta al contribuente.
Continua »
Esterovestizione: sede legale fittizia e imposte
Una società con sede legale nel Regno Unito riceve immobili in Italia tramite conferimento da parte del suo socio unico e amministratore, residente in Italia. L'Agenzia delle Entrate contesta l'operazione, sostenendo si tratti di un caso di esterovestizione per applicare un'imposta di registro proporzionale anziché fissa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia, chiarendo che per provare l'esterovestizione è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli indizi (come la residenza dell'amministratore e il luogo delle decisioni), non essendo sufficiente basarsi su un singolo elemento formale, come la presenza di una segreteria all'estero.
Continua »
Accertamento sintetico: prova contraria insufficiente
In un caso di accertamento sintetico basato sul possesso di un'auto di lusso e altre spese, la Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di maggior reddito non può essere vinta da una semplice autodichiarazione del contribuente. È necessaria una prova documentale che attesti la provenienza di fondi non imponibili o da terzi. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di secondo grado e rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Accertamento bancario: onere della prova sui versamenti
Un contribuente ha subito un accertamento bancario dall'Agenzia delle Entrate a causa di versamenti non giustificati. La Corte di Cassazione ha confermato che la presunzione legale considera tali versamenti come reddito non dichiarato, ponendo l'onere della prova a carico del contribuente. Tuttavia, ha stabilito che il giudice di merito deve esaminare analiticamente ogni prova fornita dal contribuente per ciascuna operazione, comprese le dichiarazioni di terzi, senza poterle respingere in modo generico. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione delle prove.
Continua »