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Art. 2118 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 2118 Codice Civile

Accordo col lavoratore? L’INPS vince: inopponibilità transazione
Un'azienda, dopo aver licenziato due dipendenti, stipula con loro un accordo transattivo. I lavoratori rinunciano all'indennità di preavviso in cambio di un incentivo all'esodo. L'Ente Previdenziale, tuttavia, chiede all'azienda il pagamento dei contributi su quell'indennità non versata. La Corte di Cassazione dà ragione all'Ente, stabilendo il principio dell'inopponibilità della transazione all'INPS. Gli accordi privati tra azienda e lavoratore non possono annullare l'obbligo di versare i contributi sulla retribuzione legalmente dovuta, anche se non effettivamente pagata. L'azienda è quindi tenuta a versare i contributi mancanti.
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Direttore autonomo ma contributi sul preavviso sempre dovuti
La Cassazione affronta la qualificazione del rapporto di lavoro giornalistico. La Corte ha stabilito che un Direttore Responsabile, pur avendo un ruolo apicale, non è automaticamente un lavoratore subordinato. Se agisce in piena autonomia, senza ricevere direttive dall'editore e avendo l'ultima parola sulla linea editoriale, il suo rapporto è autonomo e non soggetto a contribuzione per lavoro dipendente. In un altro aspetto della stessa sentenza, la Corte ha però confermato un principio rigido: l'obbligo di versare i contributi sull'indennità di mancato preavviso esiste sempre, anche se il rapporto di lavoro cessa con un accordo consensuale. Questo perché l'obbligazione contributiva verso l'ente previdenziale è un dovere pubblico e non può essere annullato da patti privati.
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Licenziamento Dirigente Blocco Covid: Azienda Rinuncia in Cassazione
Un'azienda aveva licenziato un dirigente per ragioni economiche durante la pandemia, sostenendo che il divieto di licenziamento non si applicasse a questa categoria di lavoratori. Il caso è arrivato fino alla Corte di Cassazione, che ha sollevato una questione alla Corte Costituzionale. A seguito della decisione di quest'ultima, l'azienda ha rinunciato al ricorso. La Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, confermando di fatto la vittoria del lavoratore. La vicenda chiarisce l'applicabilità del **licenziamento dirigente blocco Covid** anche a questa figura professionale.
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Cambio Appalto: Niente Indennità Preavviso con Riasunzione?
Un lavoratore, addetto alle pulizie ferroviarie, al termine di un appalto cessa il rapporto con la vecchia azienda e viene immediatamente assunto dalla nuova, senza interruzioni. L'azienda uscente non paga l'indennità sostitutiva del preavviso, sostenendo che si tratti di una risoluzione consensuale e non di un licenziamento, dato che il lavoratore non è mai rimasto disoccupato. Il lavoratore, invece, la richiede. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniformità del diritto, non emette una decisione finale ma rinvia il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito. La questione sul diritto all'indennità sostitutiva del preavviso in caso di riassunzione immediata resta quindi aperta.
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Licenziamento collettivo illegittimo: azienda condannata per caos comunicativo
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo, ma le sue comunicazioni agli uffici competenti e ai sindacati sono risultate frammentarie, tardive e poco chiare. Un lavoratore, licenziato nell'ambito di questa procedura, ha impugnato il provvedimento. I giudici hanno dichiarato il licenziamento collettivo illegittimo proprio a causa della violazione delle norme sulla trasparenza e completezza delle informazioni. L'azienda è stata condannata a pagare un'indennità risarcitoria al lavoratore. La Corte di Cassazione ha poi dichiarato estinto il processo, confermando di fatto la vittoria del dipendente, poiché l'azienda ha rinunciato al proprio ricorso.
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Risoluzione per mutuo consenso: tra rifiuto e nuovo impiego
Un lavoratore marittimo ha impugnato la cessazione del proprio rapporto di lavoro, sostenendo di essere stato vittima di un licenziamento illegittimo. La società armatrice ha invece eccepito che il rapporto si era estinto per una risoluzione per mutuo consenso. Il dipendente aveva infatti rifiutato ripetutamente di reiscriversi nel turno particolare della società e aveva accettato un nuovo imbarco presso un altro armatore. La Corte d'Appello ha ritenuto che tale condotta manifestasse una chiara volontà di sciogliere il vincolo contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa impostazione, dichiarando il ricorso inammissibile. La decisione ribadisce che la volontà di porre fine al rapporto può essere desunta da comportamenti concludenti che rendono impossibile la prosecuzione della collaborazione lavorativa.
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Indennità di mancato preavviso: il lavoratore vince sul fallimento
Un lavoratore ha impugnato l'esclusione del proprio credito per indennità di mancato preavviso dallo stato passivo di un'azienda tessile fallita. Il tribunale di merito aveva inizialmente negato il diritto, ritenendo il fallimento un evento non volontario e non risarcitorio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il fallimento non risolve automaticamente il rapporto ma lo sospende. Se il curatore decide di sciogliere il contratto, il dipendente matura il diritto alla indennità di mancato preavviso ai sensi dell'art. 2118 c.c. La Corte ha chiarito che tale indennità ha natura retributiva e non risarcitoria, rendendola pienamente compatibile con le procedure concorsuali e ammissibile al passivo in via privilegiata.
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Contratto di apprendistato: il rischio del ritardo nel recesso
Un lavoratore ha impugnato il licenziamento avvenuto al termine di un contratto di apprendistato professionalizzante durato tre anni. Il ricorrente sosteneva che la prestazione lavorativa fosse proseguita per due giorni oltre la scadenza naturale del termine, determinando così la trasformazione automatica del rapporto in un contratto a tempo indeterminato ordinario. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la questione è giunta in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando l'importanza della questione interpretativa riguardante l'esatto momento in cui il datore di lavoro può esercitare il recesso 'al termine' del periodo formativo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Il caso è stato rimesso alla pubblica udienza per definire se una minima prosecuzione dell'attività lavorativa impedisca o meno il recesso libero previsto dalla legge.
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Differenze retributive: azienda condannata e ricorso respinto
Una società in liquidazione è stata condannata a pagare oltre 200.000 euro a un ex dipendente per differenze retributive, TFR e indennità di preavviso. Il datore di lavoro ha presentato ricorso in Cassazione lamentando errori nel calcolo delle somme, in particolare l'inclusione dei ratei di tredicesima nel preavviso e dello straordinario nel TFR. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i motivi di ricorso. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare le assenze del lavoratore spetta al datore e che la mancata contestazione specifica delle motivazioni dei giudici di merito preclude il riesame in sede di legittimità. La decisione conferma la condanna basata sulla parola_chiave differenze retributive.
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Apprendistato e sgravi: la Cassazione apre il dibattito
La Corte di Cassazione affronta il tema della spettanza degli sgravi contributivi per l'assunzione di un lavoratore precedentemente occupato con contratto di apprendistato. Il caso nasce dall'opposizione di uno studio professionale contro l'Istituto previdenziale, che aveva negato l'esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilità 2015. La questione centrale riguarda la natura giuridica dell'apprendistato: se esso debba essere considerato un rapporto a tempo indeterminato già consolidato, precludendo così nuovi incentivi, o se la facoltà di recesso al termine della formazione lo renda assimilabile a un rapporto precario. Data la rilevanza della questione, la Corte ha rinviato la causa alla pubblica udienza.
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Credito contributivo prededucibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito contributivo vantato dall'ente previdenziale sull'indennità sostitutiva del preavviso è da considerarsi prededucibile. Ciò accade quando il rapporto di lavoro prosegue dopo la dichiarazione di fallimento e viene successivamente interrotto dal curatore. Secondo la Corte, tale debito sorge dalla gestione della procedura fallimentare e non dalla precedente attività dell'impresa, garantendogli così la massima priorità nel pagamento.
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Procedura disciplinare autoferrotranvieri: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non ogni irregolarità nella procedura disciplinare autoferrotranvieri comporta automaticamente la nullità del licenziamento. Analizzando il caso di un dipendente licenziato per gravi condotte extralavorative, la Corte ha chiarito che l'omissione della relazione scritta, prevista dall'art. 53 del R.D. 148/1931, non invalida il provvedimento se le indagini sono svolte direttamente dal direttore e se il diritto di difesa del lavoratore è stato pienamente garantito. La sentenza privilegia un approccio sostanziale, riservando la sanzione della nullità solo alle violazioni procedurali qualificate che ledono effettivamente e irrimediabilmente il diritto di difesa.
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Licenziamento autoferrotranvieri: regole procedurali
Un lavoratore del settore trasporti impugna il licenziamento disciplinare per vizi procedurali. La Cassazione analizza la normativa speciale per gli autoferrotranvieri (R.D. 148/1931), distinguendo tra violazioni procedurali sostanziali, che causano la nullità del licenziamento, e irregolarità formali. In questo caso, né la tardiva costituzione del Consiglio di Disciplina né la concentrazione di alcune funzioni istruttorie in un unico soggetto sono state ritenute lesive del diritto di difesa, portando al rigetto del ricorso del lavoratore e alla validazione del licenziamento.
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Onere della prova licenziamento: il ricorso generico
Un lavoratore ha impugnato un presunto licenziamento orale, ma la sua domanda è stata respinta a tutti i livelli di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova del licenziamento grava interamente sul lavoratore e che un ricorso basato su allegazioni generiche e contraddittorie non è sufficiente a soddisfarlo, portando alla dichiarazione di inammissibilità.
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Contratto a termine: quale prevale se ne firmi due?
La Cassazione ha stabilito che, in caso di successione di contratti, prevale il contratto a termine effettivamente eseguito dalle parti, anche se preceduto da un accordo a tempo indeterminato mai entrato in vigore perché sottoposto a condizione sospensiva. La volontà successiva delle parti e il comportamento concludente sono decisivi per determinare la natura del rapporto di lavoro.
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Impugnazione licenziamento e cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori licenziati da un'azienda prima che la cessione di quest'ultima diventi efficace non possono rivendicare la continuità del rapporto con l'acquirente se non hanno provveduto all'impugnazione del licenziamento entro il termine di decadenza di 60 giorni. La mancata impugnazione consolida l'effetto estintivo del rapporto, rendendo impossibile il suo trasferimento al nuovo datore di lavoro ai sensi dell'art. 2112 c.c.
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Trasferimento d’azienda e TFR: la Cassazione decide
Un lavoratore si dimette per essere immediatamente assunto da una nuova società che prosegue la stessa attività. L'INPS nega l'intervento del Fondo di Garanzia per il TFR. La Corte di Cassazione conferma che si tratta di un trasferimento d'azienda fraudolento, finalizzato a eludere la legge. Di conseguenza, il nuovo datore di lavoro è responsabile per il TFR maturato e l'operazione è inefficace.
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Trasferimento d’azienda: no al Fondo Garanzia INPS
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sul caso di un presunto trasferimento d'azienda mascherato da dimissioni di massa e successive riassunzioni. La Corte ha stabilito che, in caso di operazione elusiva volta a scaricare il TFR sul Fondo di Garanzia dell'Ente Previdenziale, quest'ultimo può legittimamente negare il pagamento, confermando la responsabilità solidale della società cessionaria.
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Responsabilità associazione non riconosciuta: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità dell'associazione non riconosciuta e di chi agisce in suo nome. In un caso di lavoro con gruppi parlamentari, la Corte ha stabilito che chi firma un contratto di lavoro per l'associazione è personalmente e solidalmente responsabile per le obbligazioni che ne derivano, ai sensi dell'art. 38 c.c., indipendentemente dalla gestione quotidiana del rapporto.
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Travisamento probatorio: limiti al ricorso in Cassazione
Un dirigente, licenziato a seguito di una riorganizzazione aziendale, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un travisamento probatorio da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove. La sentenza sottolinea che il vizio di travisamento probatorio può essere fatto valere solo in casi eccezionali e non per contestare la valutazione del merito fatta dal giudice precedente, confermando così la legittimità del licenziamento.
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