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Art. 191 Codice della Strada — Anno 2025

Altri anni per Art. 191 Codice della Strada

Omicidio stradale: la visibilità è dovere del conducente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un conducente che aveva investito un pedone sulle strisce. La difesa, basata sulla presunta visibilità ridotta da un veicolo in sosta, è stata respinta. Secondo la Corte, la potenziale ostruzione visiva impone un dovere di maggiore prudenza e di rallentamento, non costituisce una scusante. La responsabilità del conducente in prossimità degli attraversamenti pedonali è massima.
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Prescrizione omicidio colposo: quando si raddoppia
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di primo grado che aveva erroneamente dichiarato estinto per prescrizione un reato di omicidio colposo aggravato. La Corte ha ribadito che, a seguito delle riforme normative, la prescrizione per l'omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla circolazione stradale è raddoppiata, passando a quattordici anni. Di conseguenza, il processo deve proseguire.
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Omicidio stradale: la colpa del pedone non basta
Un camionista, durante una retromarcia con scarsa visibilità, investe e uccide un pedone. Viene condannato per omicidio stradale e fuga. La Cassazione conferma la condanna, sottolineando che il conducente deve prevedere l'imprudenza altrui. Tuttavia, annulla l'applicazione della recidiva, poiché il reato principale è di natura colposa e non può costituirne il presupposto.
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Omicidio stradale: la condotta del pedone è prevedibile
Un automobilista, condannato per omicidio stradale per aver investito una persona anziana sulle strisce pedonali, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'imprevedibilità della condotta della vittima e la scarsa visibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la presenza di un pedone su un attraversamento è un evento prevedibile che impone al conducente la massima prudenza, non potendo la scarsa visibilità diventare una scusante ma, al contrario, un motivo per aumentare la cautela.
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Omicidio stradale: responsabilità anche con colpa pedone
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a un automobilista che aveva investito un pedone. La Corte ha stabilito che la responsabilità del conducente sussiste anche in presenza di un comportamento imprudente del pedone, qualora il guidatore non abbia adottato una condotta di guida adeguata alle condizioni ambientali (scarsa visibilità, strada trafficata) e al proprio stato (tasso alcolemico superiore al consentito), violando così il principio di massima prudenza.
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Violazione di sigilli: reato senza sigilli fisici
Un automobilista viene condannato per violazione di sigilli e sottrazione di cose sequestrate per aver guidato la sua auto sottoposta a sequestro amministrativo. La Cassazione annulla la condanna per la sottrazione (art. 334 c.p.), ritenendola assorbita nell'illecito amministrativo. Conferma però la condanna per violazione di sigilli (art. 349 c.p.), specificando che il reato sussiste anche senza l'apposizione materiale dei sigilli, poiché è sufficiente eludere il vincolo di immodificabilità del bene.
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Precedenza ciclista: chi ha ragione all’incrocio?
Un ciclista multato per non aver rispettato la precedenza si oppone, sostenendo che un'altra sanzione annullata avesse già definito i fatti a suo favore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la regola della precedenza ciclista impone di fermarsi e dare la precedenza quando ci si immette nel flusso di circolazione da un percorso laterale. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice d'appello può riesaminare i fatti relativi alla violazione impugnata, senza essere vincolato da decisioni su altre violazioni non appellate.
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